Celebre
per gli estrosi cappelli e le magnificenti mantelle, ad Anna Piaggi va senza dubbio attribuito
il plauso d’aver portato una ventata di stile provocatoria, eccentrica e
innovativa nel mondo della moda quel tanto che basta per battezzarla a ragion
veduta personaggio emblematico, con il culto della provocazione colta e
irriverente. Appassionata raccoglitrice e collezionista di pezzi
d’abbigliamento ma anche di rarità in senso lato quali libri, oggetti, musica,
cimeli, ecc., in poche parole, di tutto ciò che soltanto un gusto subliminale
come il suo può scovare dalla mischia e proiettare nel firmamento dei
desiderata, interpretandoli liberamente con una precisa finalità: estetizzare il momento. Un po’ per
vocazione personale ed inclinazione estetica, un po’ per professione
editoriale, Anna Piaggi – esteta per antonomasia della seconda metà del ‘900 – ha cominciato a girare per il mondo alla
ricerca di veri e propri pezzi unici che potessero immortalare e rappresentare
istanti, cenni, parole, armonizzati da una comune nota di sottofondo: quel “quid” in grado di fare la differenza,
di tributare un prestigio quasi naturale, indipendente dal valore economico
associato ma piuttosto legato a caratteristiche quali la storia,
l’artigianalità, la cultura, ecc. Un viaggio che l’ha portata da un capo
all’altro del mondo sotto l’egida di due
maestri d’eccezione: il marito Alfa Castaldi (sposato a New York nel 1962),
fotografo, personaggio di vasta ed eclettica cultura, e l’inglese Vern Lambert, eccentrico collezionista di abiti
antichi. Guidata da un personale quanto fantasioso filone di sottile humour,
mix&match di moderno e ironico divertimento, in una particolare
logica-illogica, gli abiti da collezione
di Anna Piaggi sono via via usciti da armadi e meticolose catalogazioni per
animarsi nel vissuto quotidiano. Abiti fantasiosi, da indossare su un ideale
palcoscenico, in un’immaginifica interpretazione sospesa tra razionale e
irrazionale, avente - come punto di riferimento - la moda e come finalità
estrema la provocazione tradotta in termini moderni. Abiti ma non solo…abbinamenti, contaminazioni, accostamenti
che coinvolgono anche il linguaggio creativo, come per esempio le sue
personalissime presentazioni per le collezioni Missoni. Ripercorrere la sua carriera è un po’ come fare un viaggio attraverso
le mises più eccentriche, che spaziano dalle geometrie in stile
astrattismo russo alle mantelline in pelliccia a stampa animalier, passando per
vistosi e vaporosi colletti in tulle rosso e rouches in pizzo: in ogni caso, le sue scelte rappresentano
un melange sano ed equilibrato di gusto,
ricerca e capacità di guardare oltre, anticipando
ciò che sarà o anche non sarà nel puro culto dell’eccelsa spettacolarizzazione
estetica. Una rara
sensibilità personale per il senso del bello e dello stile, divenuta una vera e
propria vocazione professionale, contrassegnata da un’inventiva capace di
interpretare mode, tendenze, epoche, musica, oggetti, segni. Anna Piaggi è
perfettamente consapevole della
spettacolarizzazione e dell’effetto da lei suscitati, ma si muove indifferente
e padrona al tempo stesso, calcando la scena con maestrale disinvoltura, non
preoccupandosi delle reazioni ma curandosi soltanto dell’estetizzazione momentanea.
La sua passione conclamata per i cappelli,
in particolare, riflette la personalissima concezione che ha
della moda, un universo in cui tutto “parte
dalla testa”. E sicuramente dalla fantasia, con la
quale, in bilico tra razionale e irrazionale, ha sempre cercato di interpretare la società, lasciandone emergere l'anima più profonda,
quella ingabbiata dalle regole e dalle convenzioni.
Milanese di nascita, un’educazione di
stampo classico, inizia come traduttrice per la casa editrice Mondadori, dove diventa
giornalista di moda negli anni ’60 quando viene chiamata a svolgere il ruolo di
fashion-editor per l’allora esordiente mensile Arianna, a cui in breve tempo imprime un segno forte e innovativo,
dal gusto moderno – proprio come la sua personalità – e dove lavora con il
marito Alfa Castaldi, destinato a divenire uno dei più noti e intelligenti
fotografi italiani. Con lei collabora come redattrice Anna Riva. Negli anni ’70, Anna Piaggi diviene editor at large per la Condé Nast,
introducendo con i suoi servizi grandi fotografi come Chris von Wangenheim,
Gian Paolo Barbieri e, ça va sans dire,
Alfa Castaldi. Dal 1981 al 1984
studia e dirige il progetto Vanity (Condé Nast), un sofisticato e
interessante esperimento di ricerca impostato su un linguaggio nuovo, una trama
di straordinari disegni e l’introduzione di argomenti alla volte fin troppo
sofisticati per il tempo. A collaborare con lei, il grande artista americano Antonio Lopez. Nel 1988 inizia su Vogue Italia la sua rubrica divenuta un vero e
proprio cult: “D.P. Doppie Pagine di Anna
Piaggi”, 4 pagine ancora oggi
seguitissime e che dopo dieci anni hanno dato vita al libro Fashion Algebra (Leonardo Arte, 1999),
un ricco crocevia di personaggi, spunti, rimandi, citazioni, accompagnato da un
linguaggio reinventato, dalla sonorità personalissima, ma sempre estremamente
informato, documentato, dal mood Anna Piaggi.
Per
diversi anni (1993-1997) è stata opinionista
di moda e società su Panorama e ha collaborato
ai vari Vogue internazionali. Dal 1987 al 1989 cura una rubrica di moda e costume per L’Espresso Più.
Karl Lagerfeld – secondo il quale “Anna inventa la moda. Nel vestirsi fa
automaticamente quello che noi faremo domani” - l’ha eletta a sua musa, dedicandole, negli anni ’80, un fantasioso
libro Anna-Chronique (Longanesi,
1986) di cui Anna Piaggi è l’assoluta eroina-interprete, raccontata tramite i
disegni dello stilista, eventi straordinari e situazioni oniriche: la ricerca è
di Vern Lambert, il testo della stessa Anna Piaggi. Nel 2006 il Victoria&Albert Museum di Londra inaugura Fashion-ology: protagonista lo stile visionario di Anna Piaggi, che
diventa la prima e unica giornalista a cui il celebre museo londinese abbia mai
dedicato una mostra
Giornalista-esteta, prima ancora che scrittrice
sofisticata, Anna Piaggi è una ricercatrice acuta di fatti, misfatti, cose,
personaggi noti e meno noti, emergenti e affermati. Nell’approccio agli
argomenti così come nella scrittura brillante e negli accostamenti che
coinvolgono gli ambiti più diversi della cultura moderna, raggiunge un raro e inconfondibile livello di stimoli visuali, volti ad
azionare un virtuoso andirivieni di reminiscenze e valenze concettuali.
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