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mercoledì 25 ottobre 2017

PEOPLE_Peter Lindbergh



Celebre per le sue memorabili immagini cinematografiche, Peter Lindbergh è riconosciuto come uno dei più influenti fotografi contemporanei. Nato a Lissa (Germania) nel 1944, ha trascorso l'infanzia a Duisburg (Renania Settentrionale-Vestfalia). Ha lavorato come vetrinista per un grande magazzino e si è iscritto all'Accademia di Belle Arti di Berlino all'inizio degli anni 60. Ricorda così quegli anni: "Preferivo seguire le orme di Van Gogh, il mio idolo, piuttosto che dipingere i classici ritratti e i paesaggi che ci insegnavano a scuola...". Ispirato dal lavoro del grande pittore olandese, si trasferisce ad Arles per circa un anno, per poi partire in autostop alla volta di Spagna e Nord Africa. Più tardi studia pittura libera alla Scuola d'Arte di Krefeld. Influenzato da Joseph Kosuth e dal Movimento Concettuale, ancora prima di diplomarsi viene invitato a esporre alla galleria avanguardista di Denise René e Hans Mayer nel 1969. Si trasferisce a Düsseldorf nel 1971, comincia a dedicarsi alla fotografia e lavora per due anni come assistente del fotografo tedesco Hans Lux, per poi aprire il suo studio nel 1973. Una volta raggiunta la fama in patria, entra a far parte della grande famiglia di collaboratori della rivista Stern, come altri fotografi leggendari tra cui Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer e si trasferisce a Parigi nel 1978 per seguire nuovi percorsi di carriera. Ritenuto un pioniere della fotografia, introduce una forma di nuovo realismo che ridefinisce i canoni della bellezza, da lui immortalati in immagini senza tempo. L’approccio umanista e il concetto idealizzato di donna diventano caratteri distintivi del suo lavoro, con una particolare enfasi sull'anima e sulla personalità. La sua visione unica presenta i soggetti in uno stato di purezza, "in tutta onestà", lasciando da parte qualsiasi stereotipo a favore di volti quasi totalmente privi di trucco, spogliati in modo tale da esaltare l'autenticità e la bellezza naturale delle donne che fotografa. Offre una nuova interpretazione della donna post-anni 80 senza prestare particolare attenzione all'abbigliamento, convinto che "Solo dopo aver eliminato la moda e l'artificio, si riesce finalmente a vedere la persona". La giornalista britannica Suzy Menkes afferma che "il rifiuto di piegarsi alla perfezione della copertina patinata è il marchio di fabbrica di Peter Lindbergh, l'essenza di immagini che scrutano l'anima più vera del soggetto, che si tratti di un personaggio più o meno famigliare o famoso." Lindbergh è stato il primo fotografo a inserire la dimensione narrativa nelle serie fotografiche e questa forma di story-telling ha aperto le porte a una nuova concezione della fotografia d'arte e di moda. Nell'arco degli anni ha creato immagini che hanno segnato la storia della fotografia, caratterizzate da un approccio minimalista alla fotografia post-modernista. Nel 1988, quando ha ormai conquistato la fama in ambito internazionale, lancia una nuova generazione di modelle da lui scoperte di recente, che ritrae vestite soltanto di camicie bianche. L'anno successivo fotografa per la prima volta insieme Linda Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington e Tatjana Patitz, all'epoca giovani modelle, per la leggendaria copertina di gennaio 1990 di Vogue UK. Il cantante pop George Michael, che ha lanciato il "movimento delle Supermodelle", seguito a ruota da Gianni Versace, si è ispirato proprio alle fotografie di Lindbergh apparse su Vogue per il leggendario video di "Freedom '90", che ha sancito l'inizio dell'era delle modelle-star e ha ridefinito l'immagine della donna moderna. Nel numero di maggio 2016 della prestigiosa rivista Art Forum, Lindbergh dichiara in un'intervista con la giornalista Isabel Flower: "Un fotografo di moda dovrebbe contribuire a definire l'immagine della donna e dell'uomo contemporaneo nella loro epoca, riflettendo una particolare realtà sociale e umana. Quanto è surreale invece l'attuale approccio commerciale che punta a ritoccare e cancellare qualsiasi traccia di vita ed esperienza, perfino la verità più intima del volto stesso?" Celebre per le sue serie fotografiche narrative, Lindbergh è conosciuto soprattutto per i ritratti essenziali e rivelatori, le nature morte, le forti influenze del cinema tedesco degli inizi e il contesto industriale della sua infanzia, la danza e il cabaret, ma anche per i paesaggi e lo spazio. A partire dalla fine degli anni 70 Lindbergh ha lavorato con le più famose case e riviste di moda, tra cui varie edizioni internazionali di Vogue, The New Yorker, Rolling Stone, Vanity Fair, Harper's Bazaar US, Wall Street Journal Magazine, Visionaire, Interview e W. Nel 2016 è stato scelto per la terza volta, un vero e proprio record, per realizzare l'edizione 2017 del Calendario Pirelli, dopo essere stato il primo a firmarne per ben due volte le immagini nei cinquant'anni di questo iconico calendario, di cui aveva in precedenza realizzato le edizioni 1996 e 2002. Le sue fotografie si trovano nelle collezioni permanenti di molti musei d'arte di tutto il mondo e sono state esposte in prestigiosi musei e gallerie. Oltre all'esposizione A Different Vision on Fashion Photography alla Kunsthal di Rotterdam e ora alla Reggia di Venaria, si ricordano le mostre al Victoria & Albert Museum (Londra), al Centre Pompidou (Parigi), nonché varie personali all'Hamburger Bahnhof (Berlino), al Bunkamura Museum of Art (Tokyo) e al Museo di Belle Arti Pushkin (Mosca). Lindbergh ha diretto numerosi film e documentari che hanno raccolto il successo della critica, tra cui: Models, The Film (1991), Inner Voices (1999) che ha vinto il premio come Migliore Documentario al Festival Internazionale del Film di Toronto (TIFF) in 2000, Pina Bausch, Der Fensterputzer (2001) e Everywhere at Once (2007), con la voce narrante di Jeanne Moreau, presentato al Festival di Cannes e al Tribeca Film Festival. Rappresentato dalla Gagosian Gallery e da 2b Management, vive attualmente tra Parigi, Arles e New York.

lunedì 23 ottobre 2017

ART & CULTURE_Fendi Studios



FENDI da sempre è attenta alle commistioni tra la moda e le molteplici forme d’arte, ponendo al centro dell’attenzione una sensibilità per la bellezza autentica. Il cinema, in particolare, ha rappresentato per la Maison una disciplina con la si è confrontata diverse volte, dando vita a indimenticabili connubi, basti ricordare “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti con una raffinatissima Silvana Mangano. Per celebrare questo profondo e duraturo legame, FENDI organizza una mostra innovativa e sorprendente, intitolata FENDI STUDIOS, ospitata presso il Palazzo della Civiltà Italiana, sede della Maison romana dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018 (ingresso libero). Complici le tecnologie digitali e immersive, l’esposizione coinvolge il visitatore in un magico viaggio alla scoperta dell’universo del marchio e, soprattutto, del suo legame indissolubile con il cinema. Dislocata in diversi spazi, consente un’inedita esplorazione: in particolare, negli studios è possibile immergersi in alcuni set cinematografici interattivi tratti dai film per i quali FENDI ha realizzato abiti, accessori e capi in pelliccia, come, per esempio, Evita, Il diavolo veste Prada, Grand Budapest Hotel. A corollario, un calendario di proiezioni quotidiane di film selezionati appositamente dalla Maison.
FENDI STUDIOS rappresenta un invitto a scoprire, in chiave moderna e contemporanea, la passione di FENDI per il cinema e il legame che li lega. Una passione fatta di glamour e creatività, dedizione ed emozione.
I visitatori hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica, interagendo con i film e reinventandoli, entrando nelle scene e diventandone protagonisti. Il tutto, condividendolo in tempo reale.

FENDI STUDIOS
Palazzo della Civiltà Italiana, Roma
Dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018

Ingresso libero

venerdì 20 ottobre 2017

LEISURE_Scatti di Cinema & Moda



Dal 26 ottobre al 5 novembre si svolgerà a Roma la dodicesima edizione del Festival del Cinema di Roma. Un appuntamento dall’ampio respiro, ricco di eventi, ospiti e proiezioni. Un fitto calendario, arricchito da interessanti iniziative collaterali, volte a evidenziare il ruolo del cinema quale collettore culturale nonché le sue molteplici commistioni con altre forme artistiche. Tra queste, imperdibile è la mostra “Scatti di Cinema & Moda”, allestita con i più sofisticati scatti fotografici a noti attori e attrici, realizzati e pubblicati dal magazine Luxury Files Magazine, punto di riferimento per la comunicazione del made in Italy e del savoir-faire italiano. Protagonisti, i volti inconfondibili di coloro che interpretano quotidianamente il cinema, associando a se stessi storie di bellezza e bravura e che per un giorno, sul set, hanno interpretato il connubio tra la settima arte e la moda attraverso suggestioni oniriche. Emozioni in cui è protagonista indiscussa la luce. Fra i protagonisti degli scatti in mostra: Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Miriam Leone, Rocio Munoz Morales, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Elena Radonicich, Daniela Virgilio, Alessandro Roja, Tea Falco, Giorgio Marchesi, Giulio Berruti, Vincenzo Amato e Gianmarco Tognazzi.
La mostra, patrocinata dalla Festa del Cinema di Roma, sarà aperta al pubblico dal 26 ottobre al 5 novembre dalle 18.30 alle 21.00 nella splendida cornice dell’Hotel de Russie, da sempre location amata dalle celebrities di tutto il mondo.

Scatti di Cinema & Moda
Hotel de Russie, via del Babuino 9, Roma
Dal 26 ottobre al 5 novembre 2017
Ingresso libero

giovedì 18 maggio 2017

ART & CULTURE_“In viaggio” di Gian Paolo Barbieri

Gian Paolo Barbieri - 1998 Seychelles - Hahnemuhle Fine Art Baryta 325 gsm -
Courtesy by 29 ARTS IN PROGRESS gallery


29 ARTS IN PROGRESS gallery (via San Vittore 13, Milano), in occasione della prima edizione di Milano PhotoWeek 2017, rende omaggio a uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, Gian Paolo Barbieri e, in particolare, al ciclo “tropical” del suo lungo itinerario fotografico: quello che lo vede, a partire dagli anni Ottanta, in luoghi esotici e lontani, a collezionare ritratti inediti di un’umanità e di una natura intatta, frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile. Barbieri si trova dunque, forse per la prima volta, completamente da solo dietro alla macchina fotografica e davanti a un soggetto che non ha bisogno, anzi non concepisce alcuna possibilità di alterazione o di setting.
Quel che resta è la qualità dell’attenzione e l’onestà intelligente di uno sguardo capace di accedere autenticamente all’interiorità del soggetto.
Il fotografo, però, non crede romanticamente che esista ancora una natura incontaminata popolata di selvaggi senza cultura: il tempo è implacabilmente trascorso e il flusso delle cose trascina continuamente forme e linguaggi con sé verso il nulla. Per questo il vuoto lasciato dall’irrecuperabile è da lui riempito di senso estetico, di gusto, di allusioni alla storia dell’arte.
La fotografia di Barbieri condivide con il Barocco la fisicità ipertrofica, l’esigenza monumentale, la vocazione estatica, la simbiosi fra forma plastica e forma luministica, e il sentimento del sublime; condivide con Gauguin certe fughe appassionate nel lontano e l’insostenibile dolcezza del temperamento contemplativo. Tuttavia, coerente con la propria intelligenza, osserva la metamorfosi della natura in oggetto e la registra con estetica implacabile.
Il rapporto di Barbieri con la storia - e con la storia della pittura - è dichiarato e disincantato.
Dei fotografi contemporanei Barbieri è senz’altro tra coloro che hanno sempre manipolato la libertà d’invenzione con più maestria e più coraggio, incurante, anzi compiaciuto, di elidere i confini fra vero e falso, fra spazio artificiale e spazio praticabile. A questo punto sono le immagini a condurre il gioco e la realtà, a inseguirle. In mondi lontani, sospesi sul crinale della bellezza. Barbieri non parte per salutare nuovi mondi mai visti e sfruttare il vantaggio che una presunta superiorità culturale potrebbe assicurargli. Egli parte solo per avvicinarsi a loro, affettuosamente e dolorosamente, prima che siano scomparsi. Per scrivere i loro nomi sull’acqua: forse su quella stessa onda levata che fra poco avrà travolto i suoi soggetti. Per dirci che talvolta le cose inattingibili ci sono assai più vicine di quelle vicine, impregnate come sono di una familiarità basata sul contatto e del respiro di un’attenta e ricercata meditazione sulla pittura.

GIAN PAOLO BARBIERI. In viaggio

29 ARTS IN PROGRESS Gallery, Via San Vittore 13, Milano
7 giugno – 14 luglio 2017
Orari: dal martedì al sabato, 11.00-19.00. Altri giorni e orari su appuntamento
Ingresso libero


lunedì 27 marzo 2017

ART & CULTURE_I disegni di Gianfranco Ferré in mostra




Cremona, città di musica, di violini e di studio del suono, ma anche splendido centro del territorio di origine della famiglia materna di Gianfranco Ferré.
La Fondazione che porta il suo nome si fa protagonista, in sinergia e in collaborazione con l’Amministrazione della città, di un significativo ritorno alle radici, sempre vive nella memoria dello stilista, affettivamente molto legato a quest’angolo di Lombardia.
Un ritorno articolato in due momenti. In primo luogo, fino al 18 giugno 2017 la mostra “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” presenta oltre cento schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base dei affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o di accorgimenti grafici, nello spazio straordinario del Centro Culturale Santa Maria della Pietà, in Piazza Giovanni XXIII, ambito di riferimento per fumetto, grafica, incisione e disegno. Il percorso espositivo include anche alcuni abiti, che sono autentica trasposizione del progetto e della poesia, espressi nei disegni, nella realtà: volumi e forme, lavorazioni, pizzi e ricami. Stilista e disegnatore, Gianfranco Ferré ha sempre riposto grande attenzione nei confronti del disegno. Dagli appunti di Gianfranco Ferré emerge l’importanza che il disegno ha sempre avuto per lui “Il disegno per me è anche consapevolezza del corpo, con le sue naturali necessità di movimento, nella convinzione che al presente esso abbia necessità di forme d’abito sempre più immediate ed essenziali. In una sintonia pressoché totale e quasi sorprendente con le linee e i tratti dei miei schizzi”. Ma non solo…il disegno rivelava di possedere una stretta affinità con l’architettura “nel mio percorso formativo l’esercizio al disegno è norma e pratica quotidiana. A questo devo la definizione di architetto della moda, che, confesso, qualche volta mi va un po’ stretta, perché mi insegue dall’inizio della mia carriera e soprattutto perché sottolinea maggiormente l’aspetto logico-razionale del mio lavoro, adombrandone invece la componente di passione, di fascinazione e di incanto, indispensabile per completare la determinazione progettuale”. E ancora, “spesso lo stimolo che mi spinge a disegnare è un’impressione, una suggestione che per qualche inspiegabile ragione rimane impressa nella mente più di altre e dà il via a un’idea, a un sogno. È l’emozione di un attimo che diventa segno su carta…una sfumatura di colore, il contatto tattile con un materiale, il fruscio di una stoffa, le movenze di una persona che capita di osservare mentre cammina…”. Non da ultimo “segni sulla carta come poesia: il disegno per me riesce a essere espressione individuale di aspettative, aspirazioni e desideri, legati al mio modo di intendere la bellezza, l’armonia e lo stile, più ancora che non la moda. Una poesia che fa di quest’ultima un mezzo per raccontarsi, per tradurre in immagini, manifestare nella realtà e condividere il mio mondo interiore”.
In seconda istanza, il 18 maggio, in omaggio a Cremona e alle sue Celebrazioni per i 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, padre del melodramma e della canzone, verrà organizzata la conferenza “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nella musica”, dedicata al ruolo delle colonne sonore nelle sfilate. In altre parole, si spiegherà come, con l’aiuto di straordinari sound designer, lo stilista riuscisse a ottenere inediti arrangiamenti, mixaggi arditi, sonorità inattese e derivate da mondi diversi. Musica come parte complementare dell’emozione che scaturisce dall’abito.

Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni
Centro Culturale Santa Maria della Pietà, Cremona

Fino al 18 giugno 2017

lunedì 6 febbraio 2017

LEISURE_Aldo Coppola "Bellezza senza tempo"



La Bellezza. Uno dei grandi temi che da sempre impegna il genere umano nella ricerca di definizioni che combinano emozione e vissuto, filosofia e quotidianità. Le implicazioni con la sofisticazione dell’intelletto sono notevoli, al punto da invitare a interessanti digressioni attorno al tema. Tuttavia, essa implica innumerevoli contaminazioni anche con il nostro quotidiano, ossia con chi siamo, con quello che facciamo, con che modo e atteggiamento ci proponiamo e presentiamo alla società. Un concetto autentico di bellezza, che si spinge oltre la mera superficialità per lambire territori più aulici e soavi.
Utili in tal senso le argomentazioni portate avanti nella storia dai grandi pensatori. Per Oscar Wilde “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna”, così come “La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino” e ancora La Bellezza è l'unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l'una sull'altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l'eternità”. Per Fëdor Dostoevskij “La Bellezza salverà il mondo”, mentre per Emir Kusturica “La Bellezza femminile è il punto più vicino fra il genere umano e l’eternità”. Per concludere questo breve excursus filosofico con Arthur Schopenhauer e Hermann Hesse per i quali, rispettivamente, “La Bellezza è una lettere aperta di raccomandazione che conquista subito i cuori” e “La Bellezza rende felice non colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare”.
Per tornare ai giorni nostri, la bellezza è stata cara anche a un grande interprete di una delle sue forme di espressione più forte ed emblematica, dall’intensa ed indiscussa valenza comunicativa: Aldo Coppola. Non un semplice parrucchiere o hairstylist che dir si voglia, bensì un innovatore nel mondo dei capelli, sia in termini operativi che di prodotto. Una personalità poliedrica che ha combinato l’attività professionale con la formazione, collaborando con la stampa e i più importanti eventi glamour. Il tutto nell’ottica di una visione dallo stampo mondiale, che l’ha condotto a conquistare numerosi mercati esteri, complice la sua cultura del capello.
Per lui e la sua attività la Bellezza è sempre stata centrale, ricoprendo un ruolo di spicco sia in termini estetici che artistici. Ma quanto dura la bellezza? La bellezza è un attimo fugace che un cuore, una mente o un grande fotografo possono rendere eterno.
Ed è proprio questo che Aldo Coppola a essere raccontato nella mostra Aldo Coppola “Bellezza senza tempo”, visitabile sino al 2 marco 2017 alla Triennale di Milano. Esposti oltre 250 scatti d’autore: un percorso emozionale che narra della bellezza senza tempo e della sua evoluzione attraverso le immagini immortalate da Oliviero Toscani, Javier Vallhonrat, Fabrizio Ferri, Giampaolo Barbieri, Carlo Orsi, David Bailey e molti altri, protagoniste delle sue campagne di comunicazione.
Proiezioni e reportage della sua vita frenetica fra saloni, backstage delle sfilate e dei set fotografici, beauty show testimoniano il suo instancabile lavoro con i magazine, gli stilisti e i fotografi più importanti del mondo. Dai confronti artistici con Giorgio Armani al rapporto da fratello con Oliviero Toscani, Aldo non era un uomo che si fermava alla mera performance professionale, era un uomo con cui non potevi fare a meno di voler esplorare l’universo della bellezza. Quella senza tempo.
La mostra è un percorso multi-sensoriale che attraverso dodici temi, racconta cinque decenni di storia italiana.
Un viaggio nella vena artistica dell’uomo che ha saputo diventare un punto di riferimento della coiffeur, della moda e del costume internazionale.
Un viaggio attraverso le sfumature della colorimetria, la metamorfosi delle forme, la magia della fotografia.
Un viaggio di condivisione dell’amore per il proprio lavoro.
Un viaggio di innovazione e avanguardismo tangibile e trasferibile.
Un viaggio di tenacia, ricerca e successi.
Un viaggio che racconta la storia di un uomo ma anche di molti uomini.
Un viaggio di passione per l’arte e per la sua semplicità.
Un viaggio attraverso la bellezza come forma di genio che non necessita spiegazioni.
Un viaggio dedicato alle donne, alla loro capacità di trasformare e trasformarsi.
Un viaggio che Aldo Coppola presenta attraverso immagini, video, parole e racconti.
Un viaggio semplice, meraviglioso ed eterno… proprio come lo è una rosa rossa.

Aldo Coppola “Bellezza senza tempo”
Triennale di Milano, viale Alemagna 6, Milano
Fino al 2 marzo 2017
Ingresso libero

mercoledì 5 ottobre 2016

BEAUTY_PARCO1923



PARCO1923 è il profumo di una storia antica, fatta di boschi millenari, piante magiche e uniche al mondo che crescono nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. L’anno che dà il nome alla nuovissima fragranza - profumo corpo, profumo ambiente e saponetta - è la data di nascita di uno dei parchi più antichi d’Europa.
L’inimitabilità del profumo è data dalla piramide olfattiva unica che racchiude un mix di piante, che crescono per la maggior parte all’interno dell’Area Protetta. Il cuore del profumo è composto dal misterioso Maggiociondolo, letale per gli uomini e benefico per gli animali, dall’essenza delle Bacche di Ginepro addolcita dall’inebriante Caprifoglio che si sposa con l’intensità della Ginestra Odorosa. E ancora gli effetti benefici dell’Angelica Selvatica, impreziosite dal rarissimo Giaggiolo e dagli effetti terapeutici del Muschio. Il fondo non poteva che essere di Faggio, albero rappresentativo del parco e della sua tradizione che popola il 60% dei boschi del territorio.
Basterà chiudere gli occhi per immergersi in uno dei tanti sentieri che portano all’interno delle foreste, dove si può avvertire la presenza dei cervi e sperare di intravedere l’Orso Bruno Marsicano, timido e pacifico, da sempre simbolo di questi territori e ora anche del profumo. La confezione di PARCO1923 richiama il legame con un territorio unico e antico, attraverso il colore verde e l’oro dell’orso. Infine, segno distintivo che sorregge il tappo della boccetta è un anello di pietra gentile, elemento decorativo portante della cultura abruzzese: principio irresistibile di classe e freschezza.
La scelta delle piante che compongono PARCO1923 è stata realizzata in collaborazione con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Nel 1922, su iniziativa privata di illuminati, guidati dall’onorevole Erminio Sipari e dalla Federazione Pro Montibus et Silvis, fu avviata la gestione del nucleo iniziale del Parco, affittando i primi 500 ettari della Costa Camosciara; l’istituzione vera e propria ebbe luogo l’anno seguente e, ad oggi, è uno dei più antichi parchi d’Italia noto a livello internazionale per il ruolo avuto nella conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane più importanti.
PARCO1923 sancisce ulteriormente il legame con il Parco Nazionale devolvendo alla conservazione della flora 1€ per ogni profumo venduto. Dal 2 ottobre in vendita in esclusiva a Milano in 10 Corso Como, presso l’original store di Pescasseroli nel Parco e sul sito www.parco1923.com.

Eau de toilette € 85
Profumazione Ambiente € 47

Saponette € 9