Celebre per
le sue memorabili immagini cinematografiche, Peter Lindbergh è riconosciuto
come uno dei più
influenti fotografi contemporanei. Nato a Lissa (Germania) nel 1944, ha
trascorso l'infanzia
a Duisburg (Renania Settentrionale-Vestfalia). Ha lavorato come vetrinista per
un grande magazzino e
si è iscritto all'Accademia di Belle Arti di Berlino all'inizio degli anni 60. Ricorda
così quegli anni: "Preferivo seguire le orme di Van
Gogh, il mio idolo, piuttosto che dipingere i
classici ritratti e i paesaggi che ci insegnavano a scuola...". Ispirato
dal lavoro del grande pittore olandese, si trasferisce ad Arles per circa un
anno, per poi partire in
autostop alla volta di Spagna e Nord Africa. Più tardi studia pittura libera
alla Scuola d'Arte di Krefeld.
Influenzato da Joseph Kosuth e dal Movimento Concettuale, ancora prima di
diplomarsi viene
invitato a esporre alla galleria avanguardista di Denise René e Hans Mayer nel
1969. Si
trasferisce a Düsseldorf nel 1971, comincia a dedicarsi alla fotografia e
lavora per due anni come assistente
del fotografo tedesco Hans Lux, per poi aprire il suo studio nel 1973. Una
volta raggiunta la fama in
patria, entra a far parte della grande famiglia di collaboratori della rivista Stern, come altri
fotografi leggendari tra cui Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer e si
trasferisce a Parigi nel 1978 per seguire nuovi percorsi di
carriera. Ritenuto un pioniere della fotografia, introduce una forma di nuovo
realismo che ridefinisce i canoni della bellezza, da lui immortalati in immagini senza tempo.
L’approccio umanista e il concetto idealizzato di donna diventano caratteri distintivi del suo lavoro,
con una particolare enfasi sull'anima e sulla personalità. La sua visione unica presenta i soggetti in uno stato di purezza, "in
tutta onestà", lasciando da
parte qualsiasi stereotipo a favore di volti quasi totalmente privi di
trucco, spogliati in modo tale da esaltare l'autenticità e la bellezza naturale delle donne che fotografa.
Offre una nuova interpretazione della donna post-anni 80 senza prestare particolare
attenzione all'abbigliamento, convinto che "Solo dopo aver eliminato la moda
e l'artificio, si riesce finalmente a vedere la persona". La giornalista britannica Suzy Menkes afferma che "il
rifiuto di piegarsi alla perfezione della copertina
patinata è il marchio di fabbrica di Peter Lindbergh, l'essenza di immagini che
scrutano l'anima
più vera del soggetto, che si tratti di un personaggio più o meno famigliare o famoso." Lindbergh è stato il primo fotografo a inserire la dimensione
narrativa nelle serie fotografiche e questa forma di story-telling ha aperto le porte a una nuova
concezione della fotografia d'arte e di moda. Nell'arco degli anni ha creato immagini che hanno segnato la
storia della fotografia, caratterizzate da un approccio minimalista alla fotografia
post-modernista. Nel 1988, quando ha ormai conquistato la fama in ambito internazionale, lancia una nuova
generazione di modelle da lui scoperte di recente, che ritrae vestite soltanto di camicie bianche. L'anno successivo fotografa per la prima volta insieme Linda
Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington e Tatjana Patitz, all'epoca giovani
modelle, per la leggendaria copertina di gennaio
1990 di Vogue UK. Il cantante pop George Michael, che ha lanciato il "movimento
delle Supermodelle", seguito a ruota da Gianni Versace, si è ispirato proprio alle fotografie di Lindbergh
apparse su Vogue per il leggendario video di "Freedom '90", che ha sancito l'inizio
dell'era delle modelle-star e ha ridefinito l'immagine della donna moderna. Nel numero di maggio 2016 della prestigiosa rivista Art Forum,
Lindbergh dichiara in un'intervista con la giornalista Isabel Flower: "Un fotografo di
moda dovrebbe contribuire a definire l'immagine della
donna e dell'uomo contemporaneo nella loro epoca, riflettendo una particolare
realtà sociale e umana.
Quanto è surreale invece l'attuale approccio commerciale che punta a ritoccare
e cancellare qualsiasi
traccia di vita ed esperienza, perfino la verità più intima del volto
stesso?" Celebre per le sue serie fotografiche narrative, Lindbergh è
conosciuto soprattutto per i ritratti essenziali e rivelatori, le nature morte, le forti influenze del
cinema tedesco degli inizi e il contesto industriale della sua infanzia, la danza e il cabaret, ma anche per i
paesaggi e lo spazio. A partire dalla fine degli anni 70 Lindbergh ha lavorato con le più famose case
e riviste di moda, tra cui varie edizioni internazionali di Vogue, The New Yorker, Rolling Stone,
Vanity Fair, Harper's Bazaar US, Wall
Street Journal Magazine, Visionaire, Interview e W. Nel 2016 è stato
scelto per la terza volta, un vero e proprio record, per realizzare l'edizione 2017 del
Calendario Pirelli, dopo essere stato il primo a firmarne per ben due volte le immagini nei cinquant'anni di
questo iconico calendario, di cui aveva in precedenza realizzato le edizioni 1996 e 2002. Le sue
fotografie si trovano nelle collezioni permanenti di molti musei d'arte di tutto il mondo e sono
state esposte in prestigiosi musei e
gallerie. Oltre all'esposizione A Different Vision on Fashion
Photography alla Kunsthal di Rotterdam e ora alla Reggia di Venaria, si ricordano le mostre al Victoria & Albert Museum (Londra), al
Centre Pompidou (Parigi), nonché varie personali all'Hamburger Bahnhof (Berlino), al Bunkamura Museum
of Art (Tokyo) e al Museo di Belle Arti Pushkin (Mosca). Lindbergh ha diretto numerosi film e documentari che hanno raccolto il
successo della critica, tra cui: Models, The Film (1991), Inner
Voices (1999) che ha vinto il premio come
Migliore Documentario al Festival Internazionale del Film di Toronto (TIFF) in
2000, Pina Bausch, Der Fensterputzer
(2001) e Everywhere
at Once (2007), con la voce narrante di Jeanne
Moreau, presentato al Festival di Cannes e al Tribeca Film Festival. Rappresentato
dalla Gagosian Gallery e da 2b Management, vive attualmente tra Parigi, Arles e New
York.
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bellezza. Mostra tutti i post
mercoledì 25 ottobre 2017
PEOPLE_Peter Lindbergh
Etichette:
arte,
bellezza,
Cindy Crawford,
cultura,
fotografia,
Gianni Versace,
Hans Feurer,
Harper's Bazaar,
Helmut Newton,
moda,
Naomi Campbell,
Parigi,
Peter Lindbergh,
Stern,
stile,
storia,
Suzy Menkes,
tradizione,
Vogue
lunedì 23 ottobre 2017
ART & CULTURE_Fendi Studios
FENDI da sempre è
attenta alle commistioni tra la moda e le molteplici forme d’arte, ponendo al
centro dell’attenzione una sensibilità per la bellezza autentica. Il cinema, in
particolare, ha rappresentato per la Maison una disciplina con la si è
confrontata diverse volte, dando vita a indimenticabili connubi, basti
ricordare “Gruppo di famiglia in un
interno” di Luchino Visconti con una raffinatissima Silvana Mangano. Per
celebrare questo profondo e duraturo legame, FENDI organizza una mostra
innovativa e sorprendente, intitolata FENDI STUDIOS, ospitata presso il Palazzo
della Civiltà Italiana, sede della Maison romana dal 27 ottobre 2017 al 25
marzo 2018 (ingresso libero). Complici le tecnologie digitali e immersive,
l’esposizione coinvolge il visitatore in un magico viaggio alla scoperta
dell’universo del marchio e, soprattutto, del suo legame indissolubile con il
cinema. Dislocata in diversi spazi, consente un’inedita esplorazione: in
particolare, negli studios è
possibile immergersi in alcuni set cinematografici interattivi tratti dai film
per i quali FENDI ha realizzato abiti, accessori e capi in pelliccia, come, per
esempio, Evita, Il diavolo veste Prada, Grand Budapest Hotel. A corollario, un
calendario di proiezioni quotidiane di film selezionati appositamente dalla
Maison.
FENDI STUDIOS
rappresenta un invitto a scoprire, in chiave moderna e contemporanea, la
passione di FENDI per il cinema e il legame che li lega. Una passione fatta di
glamour e creatività, dedizione ed emozione.
I visitatori hanno
la possibilità di vivere un’esperienza unica, interagendo con i film e
reinventandoli, entrando nelle scene e diventandone protagonisti. Il tutto,
condividendolo in tempo reale.
FENDI STUDIOS
Palazzo della Civiltà Italiana, Roma
Dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018
Ingresso libero
venerdì 20 ottobre 2017
LEISURE_Scatti di Cinema & Moda
Dal 26 ottobre al 5 novembre si svolgerà a Roma la dodicesima edizione
del Festival del Cinema di Roma. Un appuntamento dall’ampio respiro, ricco di
eventi, ospiti e proiezioni. Un fitto calendario, arricchito da interessanti
iniziative collaterali, volte a evidenziare il ruolo del cinema quale
collettore culturale nonché le sue molteplici commistioni con altre forme
artistiche. Tra queste, imperdibile è la mostra “Scatti di Cinema & Moda”, allestita con i più sofisticati scatti
fotografici a noti attori e attrici, realizzati e pubblicati dal magazine
Luxury Files Magazine, punto di riferimento per la comunicazione del made in
Italy e del savoir-faire italiano. Protagonisti, i volti inconfondibili di
coloro che interpretano quotidianamente il cinema, associando a se stessi
storie di bellezza e bravura e che per un giorno, sul set, hanno interpretato
il connubio tra la settima arte e la moda attraverso suggestioni oniriche. Emozioni in cui è protagonista indiscussa la luce. Fra i protagonisti
degli scatti in mostra: Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca,
Miriam Leone, Rocio Munoz Morales, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Anna
Foglietta, Elena Radonicich, Daniela Virgilio, Alessandro Roja, Tea Falco,
Giorgio Marchesi, Giulio Berruti, Vincenzo Amato e Gianmarco Tognazzi.
La mostra,
patrocinata dalla Festa del Cinema di Roma, sarà aperta al pubblico dal 26
ottobre al 5 novembre dalle 18.30 alle 21.00 nella splendida cornice dell’Hotel
de Russie, da sempre location amata dalle celebrities di tutto il mondo.
Scatti di Cinema & Moda
Hotel de Russie, via del Babuino 9, Roma
Dal 26 ottobre al 5 novembre 2017
Ingresso libero
Etichette:
arte,
bellezza,
cinema,
cultura,
evento,
festival,
fotografia,
made in Italy,
moda,
Roma,
tradizione
giovedì 18 maggio 2017
ART & CULTURE_“In viaggio” di Gian Paolo Barbieri
![]() |
Gian Paolo Barbieri - 1998 Seychelles - Hahnemuhle Fine Art Baryta 325 gsm - Courtesy by 29 ARTS IN PROGRESS gallery |
29 ARTS IN PROGRESS gallery (via San Vittore 13, Milano), in occasione della
prima edizione di Milano PhotoWeek 2017, rende omaggio a uno dei più grandi
maestri della fotografia contemporanea, Gian Paolo Barbieri e, in
particolare, al ciclo “tropical” del suo lungo itinerario fotografico:
quello che lo vede, a partire dagli anni Ottanta, in luoghi esotici e lontani,
a collezionare ritratti inediti di un’umanità e di una natura intatta,
frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un
processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile. Barbieri si trova dunque,
forse per la prima volta, completamente da solo dietro alla macchina
fotografica e davanti a un soggetto che non ha bisogno, anzi non concepisce
alcuna possibilità di alterazione o di setting.
Quel che resta è la qualità dell’attenzione e l’onestà intelligente di
uno sguardo capace di accedere autenticamente all’interiorità del soggetto.
Il
fotografo, però, non crede romanticamente che esista ancora una natura
incontaminata popolata di selvaggi senza cultura: il tempo è implacabilmente
trascorso e il flusso delle cose trascina continuamente forme e linguaggi con
sé verso il nulla. Per questo il vuoto lasciato dall’irrecuperabile è da lui
riempito di senso estetico, di gusto, di allusioni alla storia dell’arte.
La fotografia di Barbieri condivide con il Barocco la fisicità
ipertrofica, l’esigenza monumentale, la vocazione estatica, la simbiosi fra
forma plastica e forma luministica, e il sentimento del sublime; condivide con
Gauguin certe fughe appassionate nel lontano e l’insostenibile dolcezza del
temperamento contemplativo. Tuttavia, coerente con la propria intelligenza,
osserva la metamorfosi della natura in oggetto e la registra con estetica
implacabile.
Il rapporto di Barbieri con la storia - e con la storia della pittura
- è dichiarato e disincantato.
Dei fotografi contemporanei Barbieri è senz’altro
tra coloro che hanno sempre manipolato la libertà d’invenzione con più maestria
e più coraggio, incurante, anzi compiaciuto, di elidere i confini fra vero e
falso, fra spazio artificiale e spazio praticabile. A questo punto sono le
immagini a condurre il gioco e la realtà, a inseguirle. In mondi lontani,
sospesi sul crinale della bellezza. Barbieri non parte per salutare nuovi mondi
mai visti e sfruttare il vantaggio che una presunta superiorità culturale
potrebbe assicurargli. Egli parte solo per avvicinarsi a loro, affettuosamente
e dolorosamente, prima che siano scomparsi. Per scrivere i loro nomi
sull’acqua: forse su quella stessa onda levata che fra poco avrà travolto i
suoi soggetti. Per dirci che talvolta le cose inattingibili ci sono assai più
vicine di quelle vicine, impregnate come sono di una familiarità basata sul
contatto e del respiro di un’attenta e ricercata meditazione sulla pittura.
GIAN PAOLO BARBIERI. In viaggio
29 ARTS IN PROGRESS Gallery, Via San
Vittore 13, Milano
7 giugno – 14 luglio 2017
Orari: dal martedì al sabato, 11.00-19.00.
Altri giorni e orari su appuntamento
Ingresso libero
Etichette:
29 Arts in Progress,
arte,
bellezza,
cultura,
eleganza,
emozione,
fotografia,
Gian Paolo Barbieri,
Milano,
Milano Photo Week,
moda,
mostra,
stile,
storia,
tradizione,
viaggio
lunedì 27 marzo 2017
ART & CULTURE_I disegni di Gianfranco Ferré in mostra
Cremona, città di musica, di violini e di studio del suono, ma anche
splendido centro del territorio di origine della famiglia materna di Gianfranco
Ferré.
La Fondazione che porta il suo nome si fa protagonista, in sinergia e in
collaborazione con l’Amministrazione della città, di un significativo ritorno
alle radici, sempre vive nella memoria dello stilista, affettivamente molto
legato a quest’angolo di Lombardia.
Un ritorno articolato in due momenti. In primo luogo, fino al 18 giugno
2017 la mostra “Gianfranco Ferré. Moda, un racconto nei disegni” presenta
oltre cento schizzi autografi dello stilista, esposti in gruppi sulla base dei
affinità tematiche o cromatiche, per comunanza di tratti o di accorgimenti
grafici, nello spazio straordinario del Centro Culturale Santa Maria della
Pietà, in Piazza Giovanni XXIII, ambito di riferimento per fumetto, grafica,
incisione e disegno. Il percorso espositivo include anche alcuni abiti, che
sono autentica trasposizione del progetto e della poesia, espressi nei disegni,
nella realtà: volumi e forme, lavorazioni, pizzi e ricami. Stilista e
disegnatore, Gianfranco Ferré ha sempre riposto grande attenzione nei confronti
del disegno. Dagli appunti di Gianfranco Ferré emerge l’importanza che il
disegno ha sempre avuto per lui “Il
disegno per me è anche consapevolezza del corpo, con le sue naturali necessità
di movimento, nella convinzione che al presente esso abbia necessità di forme
d’abito sempre più immediate ed essenziali. In una sintonia pressoché totale e
quasi sorprendente con le linee e i tratti dei miei schizzi”. Ma non
solo…il disegno rivelava di possedere una stretta affinità con l’architettura “nel mio percorso formativo l’esercizio al
disegno è norma e pratica quotidiana. A questo devo la definizione di architetto
della moda, che, confesso, qualche volta mi va un po’ stretta, perché mi
insegue dall’inizio della mia carriera e soprattutto perché sottolinea
maggiormente l’aspetto logico-razionale del mio lavoro, adombrandone invece la
componente di passione, di fascinazione e di incanto, indispensabile per
completare la determinazione progettuale”. E ancora, “spesso lo stimolo che
mi spinge a disegnare è un’impressione, una suggestione che per qualche
inspiegabile ragione rimane impressa nella mente più di altre e dà il via a
un’idea, a un sogno. È l’emozione di un attimo che diventa segno su carta…una
sfumatura di colore, il contatto tattile con un materiale, il fruscio di una
stoffa, le movenze di una persona che capita di osservare mentre cammina…”. Non
da ultimo “segni sulla carta come poesia:
il disegno per me riesce a essere espressione individuale di aspettative,
aspirazioni e desideri, legati al mio modo di intendere la bellezza, l’armonia
e lo stile, più ancora che non la moda. Una poesia che fa di quest’ultima un
mezzo per raccontarsi, per tradurre in immagini, manifestare nella realtà e
condividere il mio mondo interiore”.
In seconda istanza, il 18 maggio, in omaggio a Cremona e alle sue
Celebrazioni per i 450 anni della nascita di Claudio Monteverdi, padre del
melodramma e della canzone, verrà organizzata la conferenza “Gianfranco Ferré.
Moda, un racconto nella musica”, dedicata al ruolo delle colonne sonore nelle
sfilate. In altre parole, si spiegherà come, con l’aiuto di straordinari sound
designer, lo stilista riuscisse a ottenere inediti arrangiamenti, mixaggi
arditi, sonorità inattese e derivate da mondi diversi. Musica come parte
complementare dell’emozione che scaturisce dall’abito.
Gianfranco
Ferré. Moda, un racconto nei disegni
Centro Culturale Santa Maria della Pietà, Cremona
Fino al 18 giugno 2017
Etichette:
architettura,
arte,
bellezza,
Cremona,
cultura,
disegno,
eleganza,
emozione,
Gianfranco Ferré,
lusso,
made in Italy,
moda,
mostra,
stile,
stilista,
storia,
tradizione
lunedì 6 febbraio 2017
LEISURE_Aldo Coppola "Bellezza senza tempo"
La Bellezza. Uno dei grandi temi che da sempre impegna il
genere umano nella ricerca di definizioni che combinano emozione e vissuto,
filosofia e quotidianità. Le implicazioni con la sofisticazione dell’intelletto
sono notevoli, al punto da invitare a interessanti digressioni attorno al tema.
Tuttavia, essa implica innumerevoli contaminazioni anche con il nostro quotidiano,
ossia con chi siamo, con quello che facciamo, con che modo e atteggiamento ci
proponiamo e presentiamo alla società. Un concetto autentico di bellezza, che
si spinge oltre la mera superficialità per lambire territori più aulici e
soavi.
Utili in tal senso le argomentazioni portate avanti nella
storia dai grandi pensatori. Per Oscar Wilde “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del
Genio perché non necessita di spiegazioni. Essa è uno dei grandi fatti del
mondo, come la luce solare, la primavera, il riflesso nell’acqua scura di
quella conchiglia d’argento che chiamiamo luna”, così come “La
Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino” e ancora “La Bellezza è l'unica cosa contro cui la forza del
tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si
succedono l'una sull'altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le
stagioni, ed un possesso per tutta l'eternità”. Per Fëdor Dostoevskij “La Bellezza salverà il mondo”, mentre per
Emir Kusturica “La Bellezza femminile è il punto più vicino fra il genere umano
e l’eternità”. Per concludere questo breve excursus filosofico con Arthur
Schopenhauer e Hermann Hesse per i quali, rispettivamente, “La Bellezza è una lettere aperta di raccomandazione che conquista
subito i cuori” e “La Bellezza rende
felice non colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare”.
Per tornare ai giorni nostri, la bellezza è stata cara
anche a un grande interprete di una delle sue forme di espressione più forte ed
emblematica, dall’intensa ed indiscussa valenza comunicativa: Aldo Coppola. Non un semplice
parrucchiere o hairstylist che dir si voglia, bensì un innovatore nel mondo dei
capelli, sia in termini operativi che di prodotto. Una personalità poliedrica
che ha combinato l’attività professionale con la formazione, collaborando con
la stampa e i più importanti eventi glamour. Il tutto nell’ottica di una visione
dallo stampo mondiale, che l’ha condotto a conquistare numerosi mercati esteri,
complice la sua cultura del capello.
Per lui e la sua attività la Bellezza è sempre stata
centrale, ricoprendo un ruolo di spicco sia in termini estetici che artistici. Ma
quanto dura la bellezza? La bellezza è un attimo fugace che un cuore, una mente o un
grande fotografo possono rendere eterno.
Ed è proprio questo che Aldo Coppola a essere raccontato
nella mostra Aldo Coppola “Bellezza senza tempo”, visitabile sino al 2 marco
2017 alla Triennale di Milano. Esposti oltre 250 scatti d’autore: un percorso
emozionale che narra della bellezza senza tempo e della sua evoluzione
attraverso le immagini immortalate da Oliviero
Toscani, Javier Vallhonrat, Fabrizio Ferri, Giampaolo Barbieri, Carlo Orsi,
David Bailey e molti altri, protagoniste delle sue campagne di
comunicazione.
Proiezioni e reportage della sua vita frenetica fra saloni, backstage
delle sfilate e dei set fotografici, beauty show testimoniano il suo
instancabile lavoro con i magazine, gli stilisti e i fotografi più importanti
del mondo. Dai confronti artistici con Giorgio Armani al rapporto da fratello
con Oliviero Toscani, Aldo non era un uomo che si fermava alla mera performance
professionale, era un uomo con cui non potevi fare a meno di voler esplorare
l’universo della bellezza. Quella senza tempo.
La mostra è un percorso multi-sensoriale che attraverso dodici
temi, racconta cinque decenni di storia italiana.
Un viaggio nella vena artistica dell’uomo che ha saputo
diventare un punto di riferimento della coiffeur, della moda e del costume
internazionale.
Un viaggio attraverso le sfumature della colorimetria, la
metamorfosi delle forme, la magia della fotografia.
Un viaggio di condivisione dell’amore per il proprio lavoro.
Un viaggio di innovazione e avanguardismo tangibile e
trasferibile.
Un viaggio di tenacia, ricerca e successi.
Un viaggio che racconta la storia di un uomo ma anche di
molti uomini.
Un viaggio di passione per l’arte e per la sua semplicità.
Un viaggio attraverso la bellezza come forma di genio che non
necessita spiegazioni.
Un viaggio dedicato alle donne, alla loro capacità di
trasformare e trasformarsi.
Un viaggio che Aldo Coppola presenta attraverso immagini,
video, parole e racconti.
Un viaggio semplice, meraviglioso ed eterno… proprio come lo
è una rosa rossa.
Aldo Coppola “Bellezza senza tempo”
Triennale di Milano, viale
Alemagna 6, Milano
Fino al 2 marzo 2017
Ingresso libero
Etichette:
Aldo Coppola,
arte,
bellezza,
comunicazione,
David Bailey,
Fabrizio Ferri,
fotografia,
Gian Paolo Barbieri,
Milano,
moda,
Oliviero Toscani,
stile,
storia,
Triennale
mercoledì 5 ottobre 2016
BEAUTY_PARCO1923
PARCO1923 è il profumo di una storia antica, fatta di boschi
millenari, piante magiche e uniche al mondo che crescono nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
L’anno che dà il nome alla nuovissima fragranza - profumo corpo, profumo
ambiente e saponetta - è la data di nascita di uno dei parchi più antichi
d’Europa.
L’inimitabilità
del profumo è data dalla piramide olfattiva unica che racchiude un mix di
piante, che crescono per la maggior parte all’interno dell’Area Protetta. Il
cuore del profumo è composto dal misterioso Maggiociondolo, letale per
gli uomini e benefico per gli animali, dall’essenza delle Bacche di Ginepro addolcita
dall’inebriante Caprifoglio che si sposa con l’intensità della Ginestra
Odorosa. E ancora gli effetti benefici dell’Angelica Selvatica,
impreziosite dal rarissimo Giaggiolo e dagli effetti terapeutici del Muschio.
Il fondo non poteva che essere di Faggio, albero rappresentativo del
parco e della sua tradizione che popola il 60% dei boschi del territorio.
Basterà
chiudere gli occhi per immergersi in uno dei tanti sentieri che portano all’interno
delle foreste, dove si può avvertire la presenza dei cervi e sperare di
intravedere l’Orso Bruno Marsicano, timido e pacifico, da sempre simbolo di
questi territori e ora anche del profumo. La confezione di PARCO1923 richiama
il legame con un territorio unico e antico, attraverso il colore verde e l’oro
dell’orso. Infine, segno distintivo che sorregge il tappo della boccetta è un
anello di pietra gentile, elemento decorativo portante della cultura abruzzese:
principio irresistibile di classe e freschezza.
La
scelta delle piante che compongono PARCO1923 è stata realizzata in
collaborazione con il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
Nel
1922, su iniziativa privata di illuminati, guidati dall’onorevole Erminio
Sipari e dalla Federazione Pro Montibus et Silvis, fu avviata la gestione del
nucleo iniziale del Parco, affittando i primi 500 ettari della Costa
Camosciara; l’istituzione vera e propria ebbe luogo l’anno seguente e, ad oggi,
è uno dei più antichi parchi d’Italia noto a livello internazionale per il
ruolo avuto nella conservazione di alcune tra le specie faunistiche italiane
più importanti.
PARCO1923
sancisce ulteriormente il legame con il Parco Nazionale devolvendo alla
conservazione della flora 1€ per ogni profumo venduto. Dal 2 ottobre in vendita
in esclusiva a Milano in 10 Corso Como, presso l’original store di
Pescasseroli nel Parco e sul sito www.parco1923.com.
Eau de toilette € 85
Profumazione Ambiente € 47
Saponette € 9
Etichette:
10 Corso Como,
bellezza,
eleganza,
immagine,
Italia,
lusso,
made in Italy,
Milano,
profumo,
stile,
storia,
tradizione
Iscriviti a:
Post (Atom)