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giovedì 14 settembre 2017

LEISURE_Dalla Testa ai Piedi



Per la settimana della moda di Milano, dal 20 al 27 settembre, si veste la donna contemporanea in modo esclusivo e originale: “Dalla Testa ai Piedi”.
In via della Moscova, 60, presso l'atelier della famosa modisteria Gallia e Peter, Bottega storica del Comune di Milano, Laura Marelli, titolare e stilista di cappelli, e Carla Foca, stilista di scarpe, presentano una collezione estrosa, sorprendente, per una femminilità pronta a rompere schemi e conformismi, composta dall’abbinamento di sei paia di scarpe e sei cappelli  ispirati ad animali, fiori e ortaggi. Un vero elogio a Madre Natura!
Due donne, due imprenditrici, con alle spalle storie ed esperienze diverse, si sono contagiate l’un l’altra. Laura, dopo anni di lavoro per grandi case della moda come Armani, Gigli, Versace, trova, nelle scarpe di Carla, una nuova occasione di sfida per il suo estro creativo. Carla, instancabile disegnatrice e stilista, decide, nella seconda parte della sua vita, di produrre scarpe che esprimono la donna contemporanea, rigorosamente senza età, con una femminilità sicura e dirompente, lontana dagli stereotipi di seduzione e che esalta il suo dialogo con la Natura.
Ma non è tutto…Laura e Carla insieme a questa visione della donna hanno condiviso anche l’interesse di esaltare la sapienza artigianale, la capacità creatività del Made in Italy e la moda fatta su misura.
Le scarpe sono tutte realizzate da maestri artigiani di Vigevano e di pelle finissima, mentre i copricapi sono il risultato di un’esperta e raffinata tecnica di modisteria che dagli anni 30, ad oggi, fa ancora grande nel mondo il marchio italiano Gallia e Peter.

Dalla Testa ai Piedi
Gallia e Peter, via della Moscova 60, Milano
Dal 21 al 27 settembre, dalle 10.00 alle 18.30

giovedì 2 marzo 2017

STYLE_Flapper



Creato nel 2013 da Genevieve Xhaet, Flapper è un marchio di copricapi che unisce eleganza sartoriale e gusto contemporaneo in un equilibrio versatile e raffinato tra forma e vestibilità.
Un progetto che la designer italo-belga – amante della cultura e dell’arte nelle loro molteplici forme di espressione – sviluppa partendo da Biella, sua città natale nonché patria dei più pregiati tessuti italiani, dove fin da giovanissima approfondisce la conoscenza dei processi e delle tecniche alla base delle sue esecuzioni.
Flapper si ispira all’immagine e al fascino delle protagoniste degli iconici anni ’20: un’epoca ruggente, vibrante di cambiamenti e rivoluzioni sociali, segnata dai primi passi di liberazione ed emancipazione femminile. Un’epoca sinonimo di uno spirito libero, indipendente, progressista e anticonformista.
Un modo di essere e pensare che il brand reinterpreta in chiave moderna per riflettere la personalità e la voglia di distinzione delle “flapper” di oggi: donne consapevoli e all’avanguardia, sofisticate e disinvolte, ironiche ed esuberanti, sempre slegate dalle regole e dalle convenzioni, sia nel carattere che nella scelta degli accessori più originali.
A loro Genevieve Xhaet dedica la passione, la ricerca e la qualità di ogni sua creazione, svelando un approccio estetico sensibile ed evocativo, che trova il suo modo di essere in turbanti, fasce, cerchietti e cappelli dall’allure unica. Tagli accurati, decorazioni esclusive, colori intensi, nuance delicate, materiali naturali e tessuti nobili come la lana, il cashmere e il lino, interamente reperiti, modellati e cuciti a mano, sono i tratti caratterizzanti il brand. Un brand che rispetta il valore e la sapienza artigianale del Made in Italy.
Una proposta estrosa e accattivante, in bilico tra passato e presente, tra innovazione e tradizione, tra vezzo e funzionalità.

In vendita in negozi selezionati in Italia (tra cui Antonia, Corso Como 10, G&B) e all’estero.

lunedì 5 settembre 2016

ART & CULTURE_Boccioni, Gallia e Peter e Francesca Fossati






La mostra dedicata a Umberto Boccioni e allestita nelle stanze di Palazzo Reale a Milano nei mesi passati è stata un successo. Un successo che andrà replicandosi dal 4 novembre 2016 al 19 febbraio 2017 al Mart di Rovereto.
Sulla scia di quest’entusiasmo la Galleria Fatto ad Arte (via Moscova 60, Milano) presenta l’esposizione “L’artigiano si innamora dell’arte. Umberto Boccioni nei cappelli di Gallia e Peter e nell’abito sartoriale dell’Atelier di Francesca Fossati”. Inaugurata il prossimo 19 settembre 2016, sarà possibile visitarla sino al 21 ottobre (da martedì a venerdì 15.30-19.30, sabato e mattina su appuntamento, apertura straordinaria 11.00-19.00 durante la settimana della moda, dal 21 al 27 settembre).
Una mostra che svela come il legame tra arte e moda sia indissolubile e influenzi oggi come nel passato l’estro creativo di menti visionarie, che, ispirandosi a quello che è stato, danno vita a capi ed accessori unici. Veri e propri capolavori artistici, per l’appunto.
Laura Marelli, erede di Gallia e Peter, una delle più famose e antiche modisterie di Milano, e Francesca Fossati, dress teller con atelier a Monza, fresca di master dedicato al ricamo per haute couture alla Saint Martins, si sono ispirate alle opere pittoriche di uno dei grandi maestri del Futurismo, Umberto Boccioni, rievocandone lo stile visionario. In particolare, i cappelli presentati da Gallia e Peter fanno parte di una storica collezione presentata da Laura Marelli nel 1986 per la mostra “Velocità accelerate. La prima idea che ci siamo messe in testa” al Centro Domus Milano. Accessori che vanno oltre la moda: indagano, esplorano, rielaborano, prevedono, enfatizzando la ricchezza dell’archivio storico e del lavoro firmato Gallia e Peter. Perché dal lontano 1930 rappresenta Milano nel campo dell’alta modisteria a livello mondiale, tanto da essere divenuta punto di riferimento per attente signore di stile così come per tutto il mondo della moda, musei di costume compresi. Bottega Storica di Milano, ha saputo mantenere valori come qualità, tailor made, esclusività. Un atelier, quello di Gallia e Peter, dove i sogni prendono vita, dove ogni donna è ispiratrice e protagonista della creazione per lei realizzata.
Per quanto concerne Francesca Fossati, l’altra grande protagonista di questa speciale mostra, l’alta sartoria è pensata per una donna dalla forte personalità, che ricerca la sua unicità attraverso il valore identitario dell’abito. Ogni sua creazione è una storia, tanto che la designer è stata definita "Dress teller".
I suoi capi sono il racconto unico della donna che lo indossa, un percorso infinito di intuizioni al singolare in cui le forme preziose e i materiali pregiati creano un mondo ricco di tradizione e innovazione. Il lavoro di Francesca Fossati è una sorta di narrazione, di racconto tra l'abito e la donna che lo indossa.
Una mostra unica nel suo genere, che vede la moda declinata nelle creazioni rifarsi in maniera inesorabile all’arte. Laura Marelli si è lasciata ispirare soprattutto dall'emozione dell'opera in stretta relazione con essa, i colori, le linee sinuose, le forme che sembrano vere e proprie sculture.
Così Francesca Fossati che, in coerenza con l'amore per il dettaglio e la minuziosa perizia artigianale, parte dai motivi ispiratori del movimento. Pensiamo al tema della 'Citta che sale' rievocato nei minuziosi e preziosi ricami o alla suggestione cromatica Boccioniana: i blu, i gialli caldi e intensi che frammentano la luce e la segmentano. Li ritroviamo strutturalmente nell'abito concepito per cunei e tagli: segmenti appunto
Una bella realtà, un felice incontro tra arte-progetto e lavorazione artigianale nel cuore di una Milano che attraverso la galleria Fatto ad Arte trova concretezza, passione e visibilità.

L'artigiano si innamora dell'arte
Umberto Boccioni nei cappelli di Gallia e Peter 
e nell’abito sartoriale dell'Atelier di Francesca Fossati
Galleria Fatto ad Arte
Via Moscova, 60 - Milano
info 348 3015889 info@fattoadarte.com
inaugurazione 19 settembre 2016
visitabile sino al 21 ottobre 2016

orari: martedì-venerdì, 15.30-19.30; sabato e mattina, su appuntamento. Apertura straordinaria durante la settimana della moda: 21-27 settembre 2016, 11.00-19.00

venerdì 28 marzo 2014

LEISURE_Chapeau Madame!















A Torino sono in scena i cappelli delle signore con la mostra “Chapeau Madame! Cappelli di signore torinesi 1920-1970”. Un volo pindarico che ripercorre 50 anni del secolo scorso, attraversando i decenni che più di tutti hanno comportato cambiamenti significativi in fatto di moda e stile. Fino al 1° marzo 2015, la Sala dei Tessuti di Palazzo Madama illustra la varietà delle forme più amate: le cloches degli anni ‘20, le forme classiche rivisitate, i baschi alla Greta Garbo e i volumi azzardati alla Schiaparelli degli anni ‘30; i modelli semplici e arditi realizzati con materiali poveri del tempo di guerra; le toques, le calotte fiorite, le piume e le velette degli anni ‘50, fino ai ballon di pelliccia e i cappelli a larga tesa della fine degli anni ‘60.
Complemento abituale del vestire della signora del XIX secolo, il cappello diventa nel Novecento accessorio indispensabile per le donne di ogni classe sociale. Negli anni ‘20 nascono una nuova immagine della donna e l’abito moderno: il cappello segue da vicino il mutamento, con la libertà e la fantasia consentite dalla sua funzione puramente estetica.
I cappelli provengono dalla collezione del Liceo Artistico Musicale “A. Passoni” di Torino, formatasi grazie a donazioni cittadine, e mettono in evidenza la particolare sfumatura di stile delle signore torinesi, note per l’eleganza aggiornata sul gusto internazionale, che si servono da modisterie di alto livello, come Vassallo e David, o acquistano a Parigi presso le case più prestigiose: Caroline Reboux, collaboratrice d Worth per l’imperatrice Eugenia, Maria Guy, sua allieva, la Maison Lewis, in rue Royale. Anche nei decenni successivi, le modisterie eccellenti, quali Cerrato, Maria Volpi, Chiusano e Rigo, Gina Faloppa, mantengono un rapporto privilegiato con la capitale francese e propongono, accanto alle proprie creazioni, modelli originali o copie su licenza di maison come Pierre Balmain, Christian Dior, Jean Barthet, Claude Saint Cyr.
Insieme alla mostra Palazzo Madama lancia il progetto Storie di moda. I mestieri della moda a Torino 1860-1960, mirato all’indagine sulle sartorie, le modisterie e le calzolerie torinesi. Il museo mira a coinvolgere il pubblico, chiedendo aiuto e collaborazione per censire e raccogliere documentazione e testimonianze sulle attività che hanno rappresentato un’eccellenza della creatività e dell’industria torinese. L’obiettivo è creare un nuovo archivio di comunità da rendersi disponibile sulle piattaforme web di Palazzo Madama: un modo per ritrovare momenti importanti della nostra storia e per condividerli con le nuove generazioni vicine e lontane.

Chapeau Madame! Cappelli di signore torinesi 1920-1970
Fino al 1° marzo 2015
Palazzo Madama – Sala tessuti
Piazza Castello – Torino
Ingresso: intero € 10, ridotto € 8, gratuito fino ai 18 anni. Visita guidata: € 4

venerdì 14 marzo 2014

ABOUT_Grevi: l'arte di creare cappelli









Correva l’anno 1875. L’Italia era ancora tutta da costruire e una nuova classe borghese andava affermandosi. Nello stesso anno il primo cappello da uomo usciva da una fabbrica di Signa, nei pressi di Firenze. Un momento che segna l’inizio della storia di un marchio destinato a dominare la scena del costume oltre i confini nazionali e a vestire le donne più chic d’Europa e d’America: Grevi.
Tutto ha inizio con Attilio Grevi, mente visionaria e lungimirante al punto da essere la prima a credere che i cappelli fossero il tesoro della personalità, dicendo molto di chi li indossa. Partendo da questa concreta consapevolezza, avvia un’attività arrivata ai giorni nostri con la quarta generazione della sua famiglia. A lui è seguito il figlio Silvano che insieme alla moglie Ada, modista, ha allargato la produzione al côté femminile. Cominciano così ad uscire in commercio cappelli dedicati alle donne: raffinati, curati nei dettagli e pensati per soddisfare ogni esigenza.
Segue la terza generazione con Alfonso. Grevi inizia a farsi conoscere in tutto il mondo, complice il lancio del primo cappello di agnello toscano. Una scoperta che segna per sempre il destino dell’azienda, ponendola ai vertici della produzione mondiale, anche se la linea tradizionale rimane intatta, quasi a suggellare, nella sua preziosa vitalità, il dna del marchio stesso.
Sotto l’egida dei tre figli di Alfonso, Grevi completa la sua ascesa all’olimpo, divenendo la realtà di riferimento per l’ideazione e la produzione di copricapi unici nel loro genere: ricchi ma raffinati, eleganti ma innovativi, guardano sempre in chiave prospettica senza, però, abbandonare l’affezione per la tradizionale artigianale e la manualità.
Giuseppe, Silvana e Roberta vestono teste di divi e divine: da Brad Pitt a Laetitia Casta, da Naomi Campbell a Charlotte Casiraghi, da Sergio Castellitto a Christine Scott Thomas, solo per citarne qualcuno. Così come, a note di charme e stile, calcano le scene di produzioni teatrali italiane straniere, tra le quali è doveroso citare la recente “Manon Lescaut” andata in scena a Roma la settimana scorsa con la regia di Chiara Muti. Dulcis in fundo, il cinema: firmato Grevi, per esempio, il cappello di rose indossato da Sofia Loren nel film “La mia casa è piena di specchi” e ispirato a quello che la madre dell’attrice indossò al matrimonio della sorella Maria.
Ancora oggi le collezioni sono prodotte utilizzando le antiche tecniche di lavorazione basate sull’utilizzo di manodopera altamente specializzata che si tramanda, di generazione in generazione, l’heritage di un’esperienza fondata sulla manualità e sulla capacità di realizzare ogni tipo di cappello. Tutte le lavorazioni sono realizzate a mano al punto di essere diventate esse stesse patrimonio della cultura del marchio Grevi.
L’azienda è presente sul mercato in modo diretto, senza l’ausilio di agenti o showroom, attraverso la partecipazione alle più importanti Fiere di settore: Pitti Uomo e Pitti Bimbo a Firenze, il Clear a New York, Première Classe a Parigi e White a Milano. Per la vendita delle sue collezioni si avvale di oltre 900 punti vendita situati sui principali mercati mondiali. Nel 2004, inoltre, Grevi ha aperto il suo primo negozio monomarca a Firenze, in via Spada 11. Un luogo esperienziale nel quale andare oltre il mero acquisto e calarsi in un’atmosfera particolare, attraverso la quale ricostruire un percorso filologico, una ricca ambientazione che combina passato, tradizione e storia. Nel settembre 2006, invece, l’apertura del secondo monomarca a Parigi, nel cuore di Saint Germain. Complice la combinazione di materia, luce e texture, questo luogo incantato riporta nel ventre di un sito urbano industriale, ricco di vissuti e gestualità umane, e legato indiscutibilmente alla natura. Il giglio, simbolo di Firenze ma anche della Città del Re Sole, si ripete nella decorazione del pavimento, accompagnato dai motivi floreali delle crisalidi luminose intrecciate di midollino, dalle maniglie speculari in foglie di ferro e dalla trasparente luce centrale dell’ingresso. Il cemento intarsiato di madreperla e di tagli luminosi, concede allo sguardo prospettive continue, prive di un limite effettivo tra pavimento e pareti. Spunti architettonici dei primi decenni del ‘900, anni vitali nella storia dell’azienda Grevi, si leggono negli arredi originali in legno di rovere e pioppo, mescolando la loro presenza a strutture di ferro ossidato che ricordano la Bauhaus e le sue forme utili e pulite.
135 anni e non sentirli. Tanto è passato dall’uscita del primo copricapo. Oggi come allora Grevi mantiene intatto il suo stile, scandendolo al ritmo di un figlio di paglia, quintessenza di classe, raffinatezza ed eleganza.