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lunedì 20 febbraio 2017

ABOUT_Il pizzo



Pizzo, trina o merletto. Quale che sia l’appellativo utilizzato non cambia molto nell’immaginario collettivo, che lo vuole come una delle lavorazioni tra le più seducenti: intrigante ma raffinata, sensuale ma elegante. Un gioco studiato di rivelato e non svelato, che molto dice ma ancora di più evoca, che scopre sussurrando e copre con garbo e delicatezza. Il pizzo appare come una sorta di continua antitesi tra estremi che si respingono per attrarsi, quasi a suggellare la giusta convivenza di due anime in apparenza distanti e differenti, sulla scia di un’iconica commistione tra sacro e profano che, se ben riuscita, è in grado di dare strabilianti effetti di charme e incanto.
Tecnicamente parlando, le categorie di pizzo sono due: quello eseguito con l’ago (evoluzione del ricamo) e quello al tombolo (figlio della passamaneria). Per tre secoli, i pizzi sono stati eseguiti rigorosamente a mano, assurgendo a concreta manifestazione di una minuziosa abilità sartoriale, progenitrice della couture tout court, come ancora oggi la intendiamo. Solo all’inizio dell’800 compaiono le prime macchine, a Nottingham in Inghilterra, a opera di John Hethcoat e in seguito di Leavers, che battezzerà il pizzo oggi conosciuto come “pizzo di Calais”.
Da un punto di vista storico, il pizzo compare sulla scena del tessile e, di riflesso, del costume, relativamente tardi, nella seconda metà del ‘500. All’inizio due sono i poli di debutto: Venezia - all’epoca crocevia obbligato per ogni tipo di merce – per quanto concerne il pizzo all’ago e le Fiandre per quello al tombolo. Prima di allora, per ottenere l’effetto di trasparenza (nel pizzo dovuta alla struttura leggera con piccoli fori e vuoti) si ricamava un pezzo di lino a festoni, lo si tagliava e si tiravano i fili. Da una simile constatazione e invertendo il procedimento, ecco l’idea geniale: invece di distruggere il tessuto, si creava una griglia su cui ricamare.
Fino al ‘700 il merletto fu utilizzato anche dagli uomini per i jabot e i polsini arricciati che fuoriuscivano dalle giacche. Con i primi dell’800, diventa esclusiva del guardaroba femminile, usato per abiti, giacche, velette, ombrelli, scialli nonché come guarnizione di biancheria e accessori. Da Venezia e dalle Fiandre, conquista il mondo intero: si diffonde subito in Francia poi in Inghilterra, Spagna e Svizzera. In Asia e America del Sud fu probabilmente importato dai missionari. Fra i merletti più famosi ad ago, ci sono quelli di Alençon e Argentan in Normandia, fra i pizzi a tombolo, lo Chantilly, il Valenciennes e il merletto di Burano o pizzo veneziano. L’arte del pizzo a mano è ancora insegnata in molte scuole specializzate, mentre musei di tutto il mondo hanno ricche collezioni di merletti antichi. Uno dei più famosi fabbricanti è Riechers-Marescot a Calais, che lavora per i maggiori couturier del mondo.
Negli anni il pizzo ha contraddistinto le note più glamour della moda per la sua duplice anima grazie alla quale, mentre suggella una provocante sensualità, evoca un’eleganza raffinata, mixando sapientemente le carte in un calibrato gioco di stili e ispirazioni. Elemento di lusso per la couture, declina il suo aspetto sofisticato per merito dell’abilità manuale delle sarte che dedicano ore di lavoro alla più perfetta resa formale della sua essenza. Non meno prezioso sul versante prêt-à-porter, che lo vede trionfare in ogni dove e in ogni come, vuoi elemento preponderante di una creazione – abito, camicia, gonna, ecc. -, vuoi dettaglio lussuoso, volto a elogiare un capo d’abbigliamento piuttosto che un accessorio – bag, jabot, balze, scarpe. Intrigante ma mai volgare, sussurrato e mai gridato, il pizzo mantiene inalterato il suo fascino altero che rimanda ad antiche epoche aristocratiche. Ideale per il giorno se utilizzato nella sua variante più discreta, diviene un alleato insostituibile per la sera con total look capaci di incantare un’intera platea nelle occasioni più mondane. La sua azione nobilitante non si ferma davanti a nulla: dai look più formali arriva ad arricchire quelli più informali, donando in ogni caso quel tocco d’indiscussa preziosità.
Molte maison – da Valentino a Prada, passando per Louis Vuitton - lo utilizzano nelle loro collezioni, proponendolo di volta in volta declinato nelle stagioni e negli outfit. Per alcune – Dolce&Gabbana in testa – è divenuto un must della loro cifra stilistica: la coppia di stilisti made in Italy lo inserisce in ogni sfilata, donandogli ora un’anima dark, ora una imperiale, ora una sexy. Il pizzo è divenuto un elemento cardine della loro moda, un dettaglio di stile che evoca la tradizione della sicilianità più pura tanto cara alla coppia e prezioso bagaglio d’ispirazione per la loro moda. Dal classico tubino all’abito corto dal tocco bon ton, dalla longuette super femminile alla blusa très charmante, dall’inserto di gonne nelle fantasie più varie – animalier o floreali che siano – alle bag e alle scarpe, il pizzo rivela la sua anima versatile, pronta a sposare ogni linea e ogni forma. Per look dall’alto tasso sensuale a tutte le ore del giorno, che non perderono mai di vista l’eleganza più autentica.  

martedì 22 aprile 2014

STYLE_Valentino: Rosso Iconico













Rosso Valentino: un colore che si spinge oltre i meri significati cromatici, evocando un ensemble di stile e valori che identificano la Maison in tutto il mondo. Ora la famosa cromia diviene anche la declinazione della special collection Shanghai, presentata lo scorso ottobre nell’omonima città nell’ambito di una sfilata-evento. Porpora, carminio, vermiglio, papavero: nuances che amplificano il Rosso Valentino, eliminando ogni latitudine e celebrando la storia del marchio.
Un connubio tanto ideale quanto sorprendente di haute couture e prêt-à-porter, tulle e pelle, vernice e visone, opulenza e urban style. Una contaminazione di generi, visioni e ispirazioni grazie alla quale rileggere in chiave inedita capi iconici della Maison, acquistabile dal mese di aprile in alcuni selezionati monomarca del mondo.
Emblematico manifesto creativo, la collezione Shanghai rappresenta la concreta mise en scène del trittico Valentino-Cina-Rosso. Opulenta nei materiali così come nelle forme, reinterpreta in ottica contemporanea i must have, spaziando in ogni angolo del guardaroba femminile. Cappe di cashmere double, abiti in pizzo o in tulle ricamato con rose sartoriali, trench luccicanti, camicie abbinate a pants rock per un glamour unconventional, felpe red-camo, ça va sans dire…per un tripudio di pelliccia, chiffon, piume. Più di 80 capi in armoniosa simbiosi, composti tra loro al ritmo della sinfonia del rosso.
Un rosso per ogni esigenza, verrebbe da dire, ma soprattutto per ogni donna…anche per le più scettiche a cedere alle tentazioni del colore della passione.

A corollario, la Rouge Absolute Signature, capsule collection di accessori personalizzabili con le proprie iniziali o una selezione di simboli, in vendita anch’essa da aprile, che valida i concetti della linea Shanghai, rafforzando con energica creatività anche i più minuziosi dettagli di stile.

lunedì 10 febbraio 2014

STYLE_Espadrilles. Naturalmente originali. Collezione PE 2014





Un gran classico, che non è mai passato di moda, attraversando epoche e luoghi, ma mantenendo intatto il suo stile connaturato: le Espadrilles.
Anche per la prossima primavera-estate tornano in grande spolvero, con una vasta gamma di calzature da indossare in tutte le occasioni dal tempo libero a quelle più mondane, al mare o in città. La nuova collezione si presenta per essere versatile e ricca di spunti creativi ispirata ad uno stile romantico e natural-folk, il mood è dissacrare materiali importanti e raffinati per realizzare una serie di modelli unici e ricercati.
Grande attenzione viene data ai dettagli: colori in contrasto, distorsioni nelle grafiche, applicazioni glitter, tagli decisi e geometrici. Le contaminazioni degli elementi folk si esprimono al meglio attraverso l’uso di stampe Patchwork, dai colori accesi, mentre gli elementi naturali ci riportano alle atmosfere dell’Africa grazie all’uso di texture con le tonalità tipiche dell’aurora boreale.

Lo storico modello Alpargata, la calzatura rasoterra in cotone e corda, viene proposto con tessuti rigati, lavati, piquet, materiali polverosi, come se fossero lavati dal mare, colori degradèe per effetti di sicuro impatto, ma anche paillettes, lurex e pizzi non mancano.
La linea uomo, dall’evidente anima casual, si caratterizza per le immancabili sneakers, i sandali e la slip-on, su un nuovo fondo interamente in corda, nonché per l’uso di tessiture rustiche che conferiscono alle calzature un effetto vintage.
Per la donna non mancano le zeppe molto alte, sulle altezze tre/cinque/sette corde, con tocchi di nuovi materiali e abbinamenti di colori molto sobri. Accanto alla tipica suola flat via libera dunque ai sandali con plateau, alle zeppe, ricoperte da differenti texture, pelli e corde per renderle sempre più femminili. Materiali naturali come il sughero fanno invece da contorno ai tessuti colorati, etnici e dall’aspetto dipinto a mano con mix di colori sempre
in gradazione, blu/celeste che degradano fino al beige
o rosa/senape beige. Cotoni tramati a telaio grande con effetti delavati naturale, nei colori blu/beige/rosso/nero.
La tavolozza di colori per la nuova collezione è molto variegata e sarà all’insegna dei colori beige-rosati, 
delle tonalità dal verde al blu, rossi, giallo senape. Non mancheranno i metallizzati e i laminati schiariti, le nappe morbide con toni naturali ed effetti cerati.
L’originale marchio Espadrilles è stato ideato all’inizio degli anni ‘70 dal gruppo emiliano Ferrari & Zenobi, il quale da sempre ha saputo valorizzare al massimo le potenzialità del prodotto, basti ricordare il boom ottenuto durante gli anni 80’ quando le Espadrilles rappresentavano il must have dell’estate. Ancora oggi Ferrari & Zenobi riesce a farci amare queste calzature proponendoci, stagione dopo stagione, una collezione ricercata dalle sempre più evidenti escursioni modaiole.

mercoledì 5 febbraio 2014

STYLE_SuperDuper Hats














Sulla scena dello stile si è imposto un nuovo brand, visionario quel tanto che basta per affondare il proprio stile nella tradizione del passato e reinterpretarla in chiave contemporanea: SuperDuper Hats. Nato un po’ per gioco e un po’ per passione, in men che non si dica ha attirato l’attenzione di buyer, stampa e fashion estimatori, ritagliandosi un ruolo di tutto rispetto nel panorama internazionale della moda. Il tutto nell’osservanza di un autentico savoir-faire e di una dedizione per il bello declinato in tutte le sue forme. Un connubio d’ineguagliabile valore con il quale, complice un’abilità manifatturiera di raro valore e la ricerca di materiali nobili, realizzare cappelli unici nel loro genere.
SuperDuper dona all’accessorio di stile per antonomasia un’anima nuova, rinvigorendolo nello spirito ed enfatizzandolo nel fascino. Ogni cappello SuperDuper è realizzato interamente a mano e ha ragione di esistere grazie alla sua natura intrinseca di prodotto artigianale autentico.

La collezione donna primavera/estate 2014 si ispira a “Libere!” di Paula Izquieredo, saggio che racconta la storia di 21 donne che hanno affermato la loro personalità in un mondo pieno di pregiudizi. Mata Hari, Simone de Beauvoir, Joséphine Baker, Edhit Piaf e Janis Joplin diventano così le nuove muse di SuperDuper Hats nonché il punto di partenza per ripensare ad una nuova idea di donna. Dalle storie di queste eroine nate “comuni” e divenute nel tempo leggenda, SuperDuper coglie i tratti di diverse femminilità accomunate dal medesimo coraggio, intraprendendo così un viaggio che le riporta ai giorni nostri.
I materiali e i colori spaziano dai tessuti jacquard alle paglie intrecciate, fino ad arrivare a trasparenze metalliche e fiori di vernice, dipingendo, in tal modo, le molteplici sfaccettature dell’universo femminile.

Ma SuperDuper Hats si spinge anche oltre….ha sviluppato, infatti, il progetto SuperD, nato con l’intento di sperimentare nuovi e inusuali materiali per il cappello declinati in un monoprodotto “easy to wear”: il CAP. Punto focale, la rielaborazione di forme pop. Questo permette alle texture e al colore di essere protagonisti assoluti della collezione insieme al culto del marchio per la ricercatezza del dettaglio. Rete da sdraio, pelle a specchio, seta da cravatta, tessuto da ombrellone, juta, pizzo in plastica, intrecci di papier sono solo alcuni dei materiali utilizzati da SuperDuper per creare un magico caleidoscopio che mixa sapientemente esperienza cromatica e tattile, dando vita a un attraente labirinto .

venerdì 6 dicembre 2013

PEOPLE_Stuart Weitzman: scarpe per ogni occasione











Nome dal suono tedesco, ma Stuart Weitzman è nato a New York dove tuttora vive per la metà del suo tempo, trascorrendo il restante a Elda, nella zona di Alicante in Spagna, dove produce le sue seicento paia di scarpe all’anno, tanto da essere diventato “Don Stuart Weitzman”, massimo titolo d’onore spagnolo conferitogli per il contributo che con la sua attività dona all’industria calzaturiera iberica.
Figlio d’arte, Weitzman ha preso le redini dell’attività paterna insieme al fratello maggiore a soli ventiquattro anni, alla morte del padre Seymour, complice l’innata passione per la calzatura e la preparazione imprenditoriale ottenuta con gli studi in economica alla Wharton School of Business. Figura originale ed eclettica, Weitzman oltre a essere un talentuoso designer e un abile modellista, è anche un oculato imprenditore. Sin da subito, la scarpa di lusso si rivela il suo obiettivo, con una predilezione per il red carpet, ma senza discriminare, al contempo, le donne normali, celebrandole come dive, complice un paio delle sue meravigliose stiletto. Se infatti il suo nome è legato a grandi successi mediatici come il sandalo in platino e sessantaquattro carati di diamanti indossato da Laura Elena Harring (l’attrice di Mulholland Drive) agli Oscar del 2002 (battuto poi all’asta per beneficenza e immortalato in un francobollo del governo spagnolo nel 2009), la sua produzione copre in realtà tutte le tipologie di calzature, dalla ballerina ai cuissard, con un’attenzione particolare al comfort e alla vestibilità qualunque sia il modello e l’altezza.
Amante di virtuosismi come i tacchi scolpiti, realizzati spesso con materiali inusuali come il cromo, l’acciaio e il bambù, Weitzman si distingue per il mix innovativo delle materie utilizzate, dalle pelli di rettile colorate, come il pitone dipinto a mano, alla seta, al pizzo, alla rete di alluminio, alla carta da parati e al vinile (nel 1982 le sue décolletées Cenerentola, in plastica trasparente, vendettero oltre settantamila paia).
Tra i modelli must del passato si trovano anche le décolletées Sheer Delight con ricami e merletti nonché i modelli disegnati negli anni ’80, tra i quali la rivisitazione di una linea di scarpe da sera resa famosa da Delman e Levine negli anni ’50 con esemplari tempestati di cristalli Swarovski. Segue poi la notorietà guadagnata con le calzature rétro rispolverate negli anni ’90, con la reintroduzione di décolletées e stivali con tacchi “Luigi”, fino alla rivisitazione della pump anni ’60 a tacco basso e punta quadra del 1995.
Al brand, inoltre, va riconosciuto il plauso di aver creato un mercato per le scarpe da sposa, offrendo un’ampia gamma di modelli decorati con dettagli in pizzo , satin e strass. Oltre alle due collezioni stagionali e alla linea “bridal”, Weitzman dedica alla notte degli Oscar e alle celebrities estimatrici delle sue creazioni (tra le altre Angelina Jolie, Eva Mendez, Eva Longoria, Kate Winslet) modelli speciali e unici. Tra questi, la scarpa-gioiello del 2006 realizzata utilizzando preziosi orecchini con rubini, zaffiri e diamanti appartenuti a Rita Hayworth. Una volta l’anno, inoltre, Weitzman coinvolge le clienti più famose in una serata di beneficenza da lui organizzata, la Celebrity Breast Cancer Auction, in cui mette all’asta modelli in raso bianco decorati o semplicemente firmati di persona da ogni attrice.