Visualizzazione post con etichetta Anna Piaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Anna Piaggi. Mostra tutti i post
giovedì 26 gennaio 2017
LEISURE_MANOLO BLAHNIK. The Art of Shoes
Etichette:
Anna Piaggi,
arte,
cultura,
eleganza,
emozione,
Franca Sozzani,
icona,
lusso,
Manolo Blahnik,
Milano,
moda,
mostra,
Palazzo Morando,
stile,
storia,
tradizione
lunedì 25 luglio 2016
ART & CULTURE_Il docu-film su Anna Piaggi
“Anna Piaggi, una visionaria della moda”. Questo il tiolo del docu-film su Anna Piaggi, giornalista, icona di stile, musa ed esteta, a firma
di Alina Marazzi e presentato il
mese scorso in anteprima assoluta al Biografilm
Festival di Bologna.
Celebre per i suoi look, soprattutto per gli inconfondibili
e originalissimi copricapi, amica intima di Karl Lagerfeld, che ne fece la sua
musa, Manolo Blahnik, Gianni Versace, Anna
Piaggi ha personificato la calibrata contaminazione tra arte e moda, storia e
società, raccontandone le evoluzioni e anticipandone le tendenze.
Il docu-film racconta e celebra la sua vita, ripercorrendone
le tappe fondamentali, prima fra tutte l’amore per la moda. Un amore nato nei
primi anni ’60 - complice la sollecitazione di Alfa Castaldi, indimenticato fotografo che divenne suo marito nel
1962 – e validato dagli anni seguenti della swinging London durante i quali
affinò sempre di più la sua attitudine estetica, dando vita, tra le altre cose,
al concetto di moda vintage. Per Anna
Piaggi la moda diventò arte e lei stessa si trasformò in un’opera d’arte,
complice il suo stile e il suo inimitabile modo di porsi, quintessenza di
un’immaginazione visionaria e di una creatività senza eguali. Un’immaginazione e
una creatività che si riflettevano anche nella sua rubrica “Doppie
Pagine” su Vogue Italia, incontri spaziali di parole e immagini,
connubio di idee e colori di moda come in un quadro di Jean Michel Basquiat,
spunto per numerosi stilisti, in cui leggeva le creazioni di moda, cogliendone
emozioni e riferimenti artistici.
Nulla di quello che indossava Anna Piaggi era casuale, ma la
spontaneità e la naturalezza con cui si
comportava facevano sembrare tutto estremamente fluido. E così l’eccentricità
diveniva regolarità, simbolo di una devota ricerca estetica e, al contempo, di
una naturale vocazione alla moda. Quella di Anna Piaggi non era ostentazione:
non ne aveva bisogno. Era l’amore per la moda intesa come forma d’arte; come
linguaggio espressivo della società, quintessenza di storia, tradizioni e
cultura. Un amore che la portò a sviluppare un’immagine che la rese unica e
famosa in tutto il mondo.
Il documentario di Alina Marazzi ripercorre tutto ciò,
ponendo l’accento sulla doppia carriera di giornalista e icona del fashion. In
quest’ottica, rilevatrici sono le interviste effettuate alle persone che l’hanno
amata e stimata. Da Karl Lagerfeld
che definisce la sua teatralità "un'irresistibile composizione grafica che ti
veniva voglia di fissare sulla carta" a Jean Charles De Castelbajac che confessa quanto fosse solito
guardarla per decifrarla, passando per le dichiarazioni rilasciare dal suo
entourage che ama ricordarla come “una
fabbrica quotidiana di creazioni…una prima attrice che cambiava look in ogni
momento della giornata, ma sempre seguendo un filo ideologico…un'amante
dell’originalità al punto da restare delusa se in un film la protagonista non
si cambiava d'abito abbastanza spesso”.
Un viaggio per immagini e narrazioni attraverso le
emozioni che una grande donna ha regalato al mondo della moda, ma non solo. A
dimostrazione, ancora una volta, che la moda non è semplice frivolezza, bensì
qualcosa che si spinge ben oltre, andando a lambire i confini dell’arte nella
sua autentica accezione.
Etichette:
abito,
Alfa Castaldi,
Anna Piaggi,
arte,
cinema,
cultura,
Gianni Versace,
Jean Charles De Castelbajac,
Karl Lagerfeld,
Londra,
Manolo Blahnik,
moda,
stile,
storia,
tradizione,
vintage,
Vogue
venerdì 22 luglio 2016
PEOPLE_Alfa Castaldi
Una storia durata oltre
quarant’anni, quella di Alfa Castaldi con la fotografia: dai
primi anni '50 fino al giorno della sua morte, nel dicembre del '95. Iscritto
all’università senza mai finirla, sulla scia di un percorso accidentato ma
affascinante passa per le facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, fervido
sostenitore che “la cultura serva a fare
bella figura nei salotti”. Allievo prediletto di Longhi in una Firenze del
dopoguerra, Alfa nei primi anni '50
abbandona l'idea di un impegno nella storia dell'arte per occuparsi di
fotografia. Insieme al collega e amico Ugo
Mulas, vive intensamente il periodo
del Bar Giamaica nel quartiere milanese di Brera – punto d’incontro dei
protagonisti di una fra le stagioni più vitali dal punto di vista intellettuale
e creativo – rientrando di diritto in quel gruppo di giovani che scelgono la
fotografia come la forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della
ricostruzione. Documenta la rinascita della vita culturale italiana, le
nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori e il giornalismo. Fino al 1959
si occupa di reportages, collaborando con l’Illustrazione
Italiana, diretta ai tempi da Livio
Garzanti ed in seguito da Pietro
Bianchi, Settimo Giorno di cui è
caporedattore Guido Rocca e,
saltuariamente, Oggi e Le Ore: sono gli anni in cui illustra
per immagini il Belpaese (personaggi della cultura, cinema, vita sociale
milanese, il sud Italia), ma anche l’estero (Parigi, la colonizzazione francese
in Algeria, Londra, le manifestazioni antinucleari in Inghilterra, il nord
Europa, l’architettura di Le Corbusier in Francia, ecc.). Nel 1958 conosce Anna Piaggi – allora collaboratrice della rivista Annabella (Rizzoli) - che
diventa la compagna della sua vita privata e professionale.
La moda non è
ancora parte integrante della loro comune attività. Nasce però una forma preliminare di fotografia quasi-artistica, il cui
contenuto, di oggetti (e, a volte, anche di cibo) segna l'inizio di una delle
discipline di Alfa Castaldi, lo "still-life", cui anni dopo, seguono i
"collages" di spirito cubista, da Juan Gris a Picasso, realizzati con
oggetti, tessuti e accessori della moda. Nel frattempo, i ritratti di artisti e personaggi della
cultura rappresenteranno una parte fondamentale del suo lavoro fotografico insieme
all'interesse etnografico per le radici del vestire italiano maschile, espresso
successivamente in una serie di scatti realizzati per l'Uomo Vogue negli anni
'70.
Alla fine degli anni ’60 apre un primo studio fotografico a Milano dove,
seguendo il costante filone delle sue multiformi passioni e delle sue
curiosità, si dedica alla fotografia di
moda, con continuità e con una costante evoluzione di stile e di tecnica. E, soprattutto, con estrema versatilità,
sempre affiancato dall’immancabile Anna Piaggi. La grande curiosità e la
cultura artistica sono sempre state per Alfa parte integrante del suo lavoro.
Emblematico, in questi termini, un
servizio realizzato a Praga nel 1968 per la rivista Arianna. Per la prima volta
un servizio di moda italiano viene ambientato nell'Europa orientale, in un
momento di grande cambiamento. I
dettagli dei monumenti e delle abitazioni storiche, dal municipio di Starè
Mesto alla casa natale di Franz Kafka, sono lo straordinario background della
new wave di "abiti d'avanguardia" disegnati da Walter Albini, Ken
Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont. Si tratta di uno dei primi grandi
casi di contaminazione tra due forme espressive come la moda e la fotografia:
un sodalizio che durerà in eterno, arrivando sino ai giorni nostri e alimentando
schiere di seguaci che nelle due discipline intra-vedono continui rimandi e
altrettante ispirazioni.
Dal 1969 inizia un’importante collaborazione con Vogue Italia,
lavorando con Lagerfeld, Valentino, Krizia: le modelle,
sotto le sue luci attente, diventano “materia plasmabile”, adattandosi alle situazioni
meno consuete quali pose ironiche, allestimenti complessi, sfondi bianchi,
sottolineatura degli abiti come degli accessori, per creare le giuste
atmosfere. Ai grandi servizi di moda e di pubblicità si accompagnano incisive
"annotazioni fotografiche" per la rubrica Box, antesignana delle
doppie pagine (D.P.) di Anna Piaggi, iniziate nel 1988. Sempre nell'ambito
del gruppo Condé Nast, collabora anche a
Vogue Bambini, Vogue Sposa, Vogue Uomo.
Con una "mano"
proveniente dal reportage di attualità alterna
numerose riviste, annoverando importanti collaborazioni con i settimanali Panorama
ed Espresso nonché la realizzazione di
due libri fotografici sull'"Italian style": "I mass-moda" con il testo di Adriana Mulassano (ed. G.
Spinelli & C. Firenze 1979) e "L'Italia
della Moda" con il testo di Silvia Giacomoni (Gabriele Mazzotta
Editore, Milano 1984). Nel 1996, un anno dopo la sua scomparsa, nel testo
introduttivo di un premio AFIP (Associazione Fotografi Italiani Professionisti)
a lui dedicato per la fotografia di ricerca, si legge: "attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli
anni sessanta, settanta e ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole
outsider. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un'istintiva curiosità
per l'immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia
di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso
della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era
diventata per lui materia d’insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi
protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi
un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l'immagine.
Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i
suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi
creativi".
Nel corso della sua
carriera, Alfa ha fatto della fotografia
un’esperienza a tutto campo – reportages, ritratto, moda, still-life,
backstage -, frutto di una costante e
instancabile ricerca personale, proiettata al futuro, alla scoperta di luoghi,
volti e tempi sconosciuti. Dimensioni misteriose alle quali Alfa ha saputo dare un volto con il suo stile
profondamente innovativo, caratterizzato da un accentuato rigore formale e da
evidenti richiami alla più raffinata cultura delle differenti epoche che ha
immortalato e di cui è stato sempre impeccabile interprete.
Etichette:
Alfa Castaldi,
Anna Piaggi,
arte,
Bar Giamaica,
Brera,
Condé Nast,
cultura,
fotografia,
Karl Lagerfeld,
Krizia,
Milano,
moda,
stile,
storia,
tradizione,
Ugo Mulas,
Valentino,
Vogue,
Walter Albini
lunedì 20 ottobre 2014
STYLE_Giancarlo Petriglia meets Richard Grey
Giancarlo Petriglia per personalizzare con una stampa digitale la
sua shopping-bag più nuova ha chiamato l’artista inglese Richard Gray, uno dei grandi
illustratori della moda, il quale ha creato un disegno esclusivo che racconta,
con il suo tratto vittoriano e molto british, il mondo del designer di borse
haute gamme.
Da questo
fortunato incontro tra due sensibilità creative è nata la shopping in vitello nappato, must
have per la prossima stagione, che unisce in un'unica visione la tecnica
artigianale di Giancarlo all'estro creativo di Richard Gray.
"Ai tempi della scuola sfogliavo i giornali su cui venivano
riportati i lavori dei grandi illustratori internazionali e strappavo i disegni
di Richard Gray che poi catalogavo e collezionavo gelosamente” – racconta Giancarlo
Petriglia – “ancora oggi conservo le raccolte delle sue illustrazioni. Il suo tratto
e il suo stile mi hanno sempre emozionato, lavorare con lui è stata una grande
opportunità, mai nella vita avrei pensato di conoscerlo".
Il disegno, una
libera interpretazione del logo del brand da parte di Richard, rappresenta due
grifoni immersi in un bosco di bacche e fiori con forti grafismi in bianco e
nero e nuances della palette di colori della nuova collezione primavera/estate
2015.
Richard Gray
Richard Gray si
è laureato alla Middlesex University nel 1990, anno in cui le sue illustrazioni
partecipano alla competizione mondiale commemorativa per l'artista Antonio
Lopez. Scoperto dalla giornalista Anna Piaggi, che gli ha affidato i suoi primi
incarichi come illustratore per la rivista Vanity (e in seguito per "Le
Doppie Pagine di Anna Piaggi" su Vogue Italia) ha collaborato con
designers del calibro di Alexander McQueen, Givenchy, De Beers, Julien
MacDonald. Boudicca e Antonio Berardi. Le sue illustrazioni dall'inconfondibile
tratto vittoriano sono apparse, tra gli altri, su Vogue, V Magazine, The Sunday
Telegraph Magazine, Madame Figaro e ha illustrato le sfilate couture per
l'Observer Magazine e The Independent onn Saturday Magazine. tra i recenti
lavori di Richard Gray va segnalata l'illustrazione per la campagna mondiale e
il packaging del profumo "Sauce" di Agent Provocateur.
Giancarlo Petriglia
Giancarlo
Petriglia nasce a Milano e fin da piccolo dimostra avere un’attitude
particolare nei confronti della moda accompagnata da una grande sensibilità
artistica. Compie i suoi studi presso la NABA di Milano, diplomandosi con il
massimo dei voti, e da qui, passa immediatamente a lavorare all’interno
dell’ufficio stile di Trussardi, dove resterà in qualità di direttore artistico
per 8 anni. Dopo una stretta collaborazione accanto a figure di riferimento nel
target del lusso, come Nicolas Ghesquière, Vincent Darre’, Mariuccia Casadio,
solo per citarne qualcuna, decide nel Settembre del 2011 di metter mano alla
propria linea di borse, firmandola con il suo nome. La collezione S/S 2012
riscontra subito il favore del mercato, soprattutto grazie alla sua marcata
identità data dalla lavorazione artigianale dei pellami, curata da esperti
manifatturieri del settore. Giancarlo si qualifica come finalista e vincitore
nella categoria accessori all’edizione 2012 del concorso Who is on Next?,
promosso da Vogue Italia ed AltaRoma ed è oggi creative director del progetto
Piquadro Opera.
Etichette:
Alexander McQueen,
Anna Piaggi,
Antonio Lopez,
arte,
artista,
bag,
collezione,
creatività,
Giancarlo Petriglia,
Givenchy,
internazionale,
Milano,
moda,
Richard Grey,
stile,
Vogue
lunedì 28 ottobre 2013
LEISURE_Hat-ology - Anna Piaggi e i suoi cappelli
Anna Piaggi,
giornalista e scrittrice italiana di moda dallo stile incommensurabile e
imparagonabile, aveva una venerazione per i cappelli, contenitori esclusivi dell’anima,
del sentimento e delle sensazioni che muovono il nostro mondo. I cappelli
per lei erano qualcosa di personale, si spingevano oltre la mera foggia
stilistica per condensare significati e valori di un’epoca e delle relative
implicazioni sociali. Talmente personale che a un anno dalla sua scomparsa, viene esposta la sua leggendaria ed
eclettica collezione negli spazi di Palazzo Morando a Milano, con la mostra
intitolata “Hat-ology”,
visitabile fino al 30 novembre. Dalle creazioni di Chanel per l’Alta Moda
al cappello da baseball di Prada, l’esposizione rappresenta un volo pindarico
nel magico mondo di Anna Piaggi: un progetto ambizioso, perseguito e realizzato
grazie alla collaborazione tra l’Associazione Culturale Anna Piaggi, il Comune
di Milano, la Camera Nazionale della Moda Italiana e il Curatore della Mostra,
Stephen Jones. Fil rouge, i cappelli di
Anna, che guidano il visitatore in un viaggio onirico attraverso la sua magica
vita, complice un allestimento molto speciale, che ripropone l’atmosfera del
suo appartamento milanese. Esplorare la mostra è come assaporare poco alla
volta il fascino del mondo di Anna, un
mondo fatto di contaminazioni artistiche, di conoscenza e cultura.
Immagini, suoni e colori rievocano il suo universo e la sua persona, parlano e
raccontano di un personaggio che ha
scritto, letteralmente, le pagine più importanti della moda italiana,
portandola oltre i confini nazionali fino a farla diventare punto di
riferimento a livello mondiale. Nei suoi
scritti, in fatti, ancora oggi vivono tempi e luoghi andati, si riscontrano
ricordi e magie della storia del costume, si scorrono le evoluzioni in termini
di gusto e tendenze. Il tutto con estrema e stupefacente naturalezza. Perché
l’ostentazione non apparteneva ad Anna
Piaggi: il suo stile e la sua immagine inconfondibili e inimitabili erano tali
perché così era lei. Lontana anni luce dagli eccessi fini a se stessi e
destinati a un mero desiderio di stupire, Anna
Piaggi dava voce a quello che sentiva dentro di sé, alle emozioni e ai ricordi,
interpretando con uno stile unico capi e accessori e più in generale la moda.
Proprio per questo, per la sua spontaneità nell’approcciarsi alla vita, è
divenuta una figura fondamentale del giornalismo di moda - e soprattutto della
moda - della seconda metà del ‘900. L’invito, pertanto, è quello di visitare la
mostra abbandonandosi alla magia evocata, cercando di cogliere l’eterea
bellezza della persona Anna Piaggi e fare tesoro della strepitosa lettura del
costume che ha portato avanti nel corso della sua vita con visionaria
ispirazione.
Dal
1950 al 2012 Anna Piaggi ha vissuto una lunga e intensa carriera di giornalista
e scrittrice di moda. L’innata sensibilità estetica, unita ad una
particolarissima cultura dell’immagine, le hanno consentito di creare visioni, narrazioni, interpretazioni
del tutto nuove e personali nel panorama del costume internazionale. Su espressa volontà dei famigliari e degli
amici, l’eredità culturale di Anna vive ancora oggi: la vastissima produzione
editoriale, le eccezionali collezioni di abiti, accessori, foto e disegni,
costituiscono, infatti, un racconto unico e straordinario di creatività e
sperimentazione. Allo scopo di valorizzare e far conoscere il lascito di
Anna, il fratello Alberto e la famiglia
Piaggi hanno costituito, nel maggio 2013, l’Associazione
Culturale Anna Piaggi. Al centro delle attività dell’Associazione,
le collezioni di Anna e il lavoro editoriale da lei svolto, che si traducono
nell’organizzazione di mostre ed eventi in Italia e all’estero, nella pubblicazione
di libri e cataloghi di testi e immagini, nei rapporti con le scuole di moda. Sulla
scia di questi intenti, l’Associazione ha organizzato in collaborazione con il
London College of Fashion – University of Arts, la catalogazione ed archiviazione delle collezioni di abbigliamento di
Anna, attualmente in svolgimento a Milano e i cui risultati saranno
prossimamente pubblicati su un sito internet dedicato. La mostra “Hat-ology” si
presenta come la prima di una serie di iniziative dedicate alla personalità
versatile e geniale di Anna, tra le prime giornaliste e scrittrici in grado di
decriptare i codici stilistici della moda, creando collegamenti con altre forme
di arte e mettendo in evidenza l’importanza della street culture.
Hat-ology,
Anna Piaggi e i suoi cappelli
Palazzo Morando Costume Moda Immagine, via
Sant’Andrea 6, ingresso da via Bagutta 24, piano terra
Orari: 9.00-13.00/14.00-17.30 da martedì a
domenica, ingresso libero
Fino al 30 novembre 2013
Etichette:
Anna Piaggi,
cappelli,
collezione,
cultura,
emozione,
evento,
immagine,
Milano,
moda,
Stephen Jones,
stile,
storia,
viaggio
Iscriviti a:
Post (Atom)


















