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lunedì 25 luglio 2016

ART & CULTURE_Il docu-film su Anna Piaggi



“Anna Piaggi, una visionaria della moda”. Questo il tiolo del docu-film su Anna Piaggi, giornalista, icona di stile, musa ed esteta, a firma di Alina Marazzi e presentato il mese scorso in anteprima assoluta al Biografilm Festival di Bologna.
Celebre per i suoi look, soprattutto per gli inconfondibili e originalissimi copricapi, amica intima di Karl Lagerfeld, che ne fece la sua musa, Manolo Blahnik, Gianni Versace, Anna Piaggi ha personificato la calibrata contaminazione tra arte e moda, storia e società, raccontandone le evoluzioni e anticipandone le tendenze.
Il docu-film racconta e celebra la sua vita, ripercorrendone le tappe fondamentali, prima fra tutte l’amore per la moda. Un amore nato nei primi anni ’60 - complice la sollecitazione di Alfa Castaldi, indimenticato fotografo che divenne suo marito nel 1962 – e validato dagli anni seguenti della swinging London durante i quali affinò sempre di più la sua attitudine estetica, dando vita, tra le altre cose, al concetto di moda vintage. Per Anna Piaggi la moda diventò arte e lei stessa si trasformò in un’opera d’arte, complice il suo stile e il suo inimitabile modo di porsi, quintessenza di un’immaginazione visionaria e di una creatività senza eguali. Un’immaginazione e una creatività che si riflettevano anche nella sua rubrica “Doppie Pagine” su Vogue Italia, incontri spaziali di parole e immagini, connubio di idee e colori di moda come in un quadro di Jean Michel Basquiat, spunto per numerosi stilisti, in cui leggeva le creazioni di moda, cogliendone emozioni e riferimenti artistici.
Nulla di quello che indossava Anna Piaggi era casuale, ma la spontaneità  e la naturalezza con cui si comportava facevano sembrare tutto estremamente fluido. E così l’eccentricità diveniva regolarità, simbolo di una devota ricerca estetica e, al contempo, di una naturale vocazione alla moda. Quella di Anna Piaggi non era ostentazione: non ne aveva bisogno. Era l’amore per la moda intesa come forma d’arte; come linguaggio espressivo della società, quintessenza di storia, tradizioni e cultura. Un amore che la portò a sviluppare un’immagine che la rese unica e famosa in tutto il mondo.
Il documentario di Alina Marazzi ripercorre tutto ciò, ponendo l’accento sulla doppia carriera di giornalista e icona del fashion. In quest’ottica, rilevatrici sono le interviste effettuate alle persone che l’hanno amata e stimata. Da Karl Lagerfeld che definisce la sua teatralità "un'irresistibile composizione grafica che ti veniva voglia di fissare sulla carta" a Jean Charles De Castelbajac che confessa quanto fosse solito guardarla per decifrarla, passando per le dichiarazioni rilasciare dal suo entourage che ama ricordarla come “una fabbrica quotidiana di creazioni…una prima attrice che cambiava look in ogni momento della giornata, ma sempre seguendo un filo ideologico…un'amante dell’originalità al punto da restare delusa se in un film la protagonista non si cambiava d'abito abbastanza spesso”.

Un viaggio per immagini e narrazioni attraverso le emozioni che una grande donna ha regalato al mondo della moda, ma non solo. A dimostrazione, ancora una volta, che la moda non è semplice frivolezza, bensì qualcosa che si spinge ben oltre, andando a lambire i confini dell’arte nella sua autentica accezione.

venerdì 22 luglio 2016

PEOPLE_Alfa Castaldi



Una storia durata oltre quarant’anni, quella di Alfa Castaldi con la fotografia: dai primi anni '50 fino al giorno della sua morte, nel dicembre del '95. Iscritto all’università senza mai finirla, sulla scia di un percorso accidentato ma affascinante passa per le facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, fervido sostenitore che “la cultura serva a fare bella figura nei salotti”. Allievo prediletto di Longhi in una Firenze del dopoguerra, Alfa nei primi anni '50 abbandona l'idea di un impegno nella storia dell'arte per occuparsi di fotografia. Insieme al collega e amico Ugo Mulas, vive intensamente il periodo del Bar Giamaica nel quartiere milanese di Brera – punto d’incontro dei protagonisti di una fra le stagioni più vitali dal punto di vista intellettuale e creativo – rientrando di diritto in quel gruppo di giovani che scelgono la fotografia come la forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della ricostruzione. Documenta la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori e il giornalismo. Fino al 1959 si occupa di reportages, collaborando con l’Illustrazione Italiana, diretta ai tempi da Livio Garzanti ed in seguito da Pietro Bianchi, Settimo Giorno di cui è caporedattore Guido Rocca e, saltuariamente, Oggi e Le Ore: sono gli anni in cui illustra per immagini il Belpaese (personaggi della cultura, cinema, vita sociale milanese, il sud Italia), ma anche l’estero (Parigi, la colonizzazione francese in Algeria, Londra, le manifestazioni antinucleari in Inghilterra, il nord Europa, l’architettura di Le Corbusier in Francia, ecc.). Nel 1958 conosce Anna Piaggi – allora collaboratrice della rivista Annabella (Rizzoli) - che diventa la compagna della sua vita privata e professionale.
La moda non è ancora parte integrante della loro comune attività. Nasce però una forma preliminare di fotografia quasi-artistica, il cui contenuto, di oggetti (e, a volte, anche di cibo) segna l'inizio di una delle discipline di Alfa Castaldi, lo "still-life", cui anni dopo, seguono i "collages" di spirito cubista, da Juan Gris a Picasso, realizzati con oggetti, tessuti e accessori della moda. Nel frattempo, i ritratti di artisti e personaggi della cultura rappresenteranno una parte fondamentale del suo lavoro fotografico insieme all'interesse etnografico per le radici del vestire italiano maschile, espresso successivamente in una serie di scatti realizzati per l'Uomo Vogue negli anni '70.
Alla fine degli anni ’60 apre un primo studio fotografico a Milano dove, seguendo il costante filone delle sue multiformi passioni e delle sue curiosità, si dedica alla fotografia di moda, con continuità e con una costante evoluzione di stile e di tecnica. E, soprattutto, con estrema versatilità, sempre affiancato dall’immancabile Anna Piaggi. La grande curiosità e la cultura artistica sono sempre state per Alfa parte integrante del suo lavoro. Emblematico, in questi termini, un servizio realizzato a Praga nel 1968 per la rivista Arianna. Per la prima volta un servizio di moda italiano viene ambientato nell'Europa orientale, in un momento di grande cambiamento. I dettagli dei monumenti e delle abitazioni storiche, dal municipio di Starè Mesto alla casa natale di Franz Kafka, sono lo straordinario background della new wave di "abiti d'avanguardia" disegnati da Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont. Si tratta di uno dei primi grandi casi di contaminazione tra due forme espressive come la moda e la fotografia: un sodalizio che durerà in eterno, arrivando sino ai giorni nostri e alimentando schiere di seguaci che nelle due discipline intra-vedono continui rimandi e altrettante ispirazioni.
Dal 1969 inizia un’importante collaborazione con Vogue Italia, lavorando con Lagerfeld, Valentino, Krizia: le modelle, sotto le sue luci attente, diventano “materia plasmabile”, adattandosi alle situazioni meno consuete quali pose ironiche, allestimenti complessi, sfondi bianchi, sottolineatura degli abiti come degli accessori, per creare le giuste atmosfere.  Ai grandi servizi di moda e di pubblicità si accompagnano incisive "annotazioni fotografiche" per la rubrica Box, antesignana delle doppie pagine (D.P.) di Anna Piaggi, iniziate nel 1988. Sempre nell'ambito del gruppo Condé Nast, collabora anche a Vogue Bambini, Vogue Sposa, Vogue Uomo.
Con una "mano" proveniente dal reportage di attualità alterna numerose riviste, annoverando importanti collaborazioni con i settimanali Panorama ed Espresso nonché la realizzazione di due libri fotografici sull'"Italian style": "I mass-moda" con il testo di Adriana Mulassano (ed. G. Spinelli & C. Firenze 1979) e "L'Italia della Moda" con il testo di Silvia Giacomoni (Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1984). Nel 1996, un anno dopo la sua scomparsa, nel testo introduttivo di un premio AFIP (Associazione Fotografi Italiani Professionisti) a lui dedicato per la fotografia di ricerca, si legge: "attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni sessanta, settanta e ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un'istintiva curiosità per l'immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia d’insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l'immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi".

Nel corso della sua carriera, Alfa ha fatto della fotografia un’esperienza a tutto campo – reportages, ritratto, moda, still-life, backstage -, frutto di una costante e instancabile ricerca personale, proiettata al futuro, alla scoperta di luoghi, volti e tempi sconosciuti. Dimensioni misteriose alle quali Alfa ha saputo dare un volto con il suo stile profondamente innovativo, caratterizzato da un accentuato rigore formale e da evidenti richiami alla più raffinata cultura delle differenti epoche che ha immortalato e di cui è stato sempre impeccabile interprete.

mercoledì 20 febbraio 2013

LEISURE_Alfa Castaldi in mostra a Milano







Fotografo curioso, completo e colto, Alfa Castaldi nella sua carriera professionale ha esplorato vari generi con grande passione e competenza. Arriva, però, alla fotografia attraverso un percorso formativo particolare, che vede nello studio della storia dell’arte e nella presenza di Roberto Longhi - colui al quale va riconosciuto il merito d’aver rivoluzionato la critica d’arte in Italia -, due capisaldi fondamentali per lo sviluppo della sua inconfondibile cifra stilistica.
Giovane brillante, di origini milanesi, è solito recarsi al Bar Giamaica di via Brera, ritrovo obbligato per coloro che diventeranno i migliori fotografi di un’epoca: da Ugo Mulas a Mario Dondero a Carlo Bavagnoli, passando per pittori, scrittori e giornalisti, è un crocevia di idee, interpretazioni, ispirazioni e visioni che daranno vita al rinnovamento della cultura milanese.
Alfa Castaldi, da subito, subisce il fascino della fotografia, per la quale decide addirittura di abbandonare gli studi d’arte tradizionali, destinando tempo, risorse ed energie a questa nuova espressione artistica, tutta da scoprire e apprezzare.
Si dedica dapprima ai reportages nel sud del l’Italia per poi volare verso Parigi, Londra e l’Algeria, e infine alla moda, declinando il suo stile in still life, ritratti e sperimentazioni.
Tutto questo – e molto altro ancora – in mostra dal 17 febbraio alla Galleria Carla Sozzani con un’esauriente retrospettiva che indaga gli aspetti meno noti e più intimi di Alfa Castaldi, complice l’allestimento composto da alcune immagini di nudo inedite e una sezione personale di fotografie scattate alla moglie Anna Piaggi, importante giornalista di moda.
Un omaggio, prima ancora che al fotografo, alla stessa Piaggi, scomparsa di recente: compagna di vita oltre che musa ispiratrice, con la quale Alfa Castaldi ha condiviso l’amore per una cultura autentica, fatta di sane contaminazioni tra discipline assai dissimili, ma determinanti per contemplare e affinare una visione estetica ricca e multiforme con la quale approcciare la bellezza nella sua quotidiana straordinarietà.
Proprio per merito di Anna Piaggi, Alfa Castaldi si avvicina al mondo della moda, dedicandosi appieno fino a diventarne uno dei più versatili e inventivi interpreti.
Il suo stile si caratterizza per la ricerca quasi spasmodica di tutti quei dettagli che spingono l’occhio oltre la mera resa formale. Alfa Castaldi non si accontenta di riprendere abiti e modelle nel rispetto dei canoni tradizionali, bensì è un ricercatore. Di tutta quella meraviglia che non trapela nell’immediato, ma va colta con una scrupolosa meticolosità, frutto di un esemplare sodalizio tra la tecnica più sofisticata e la passionale proveniente dall’interiorità. Alfa Castaldi esce dagli schemi pre condizionati per creare uno stile tutto suo: unico, inconfondibile e irripetibile. Devoto alla contaminazione tra le arti, nei suoi scatti rivela l’amore per un’espressione culturale multi sfaccettata, tripudio di tempi e luoghi diversi, e che trova in una dirompente visione unificante la validazione della sua ragione d’essere. Alfa Castaldi è proprio questa visione unificante, capace di raggruppare in sé stimoli ed espressioni, rimandi e suggestioni, dando loro una nuova interpretazione che conta delle rispettive reminiscenze e, al contempo, dona uno slancio vitale a una lettura che contempli una singolare e inedita armonia tra realtà fino ad allora inesplorate.
Correva l’anno 1968 quando, con Anna Piaggi, realizza un servizio a Praga con gli abiti di Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont, ambientandoli fra monumenti e dimore storiche come la casa natale di Franz Kafka. E’ la prima volta che un servizio di moda per una rivista italiana viene realizzato nell’Europa dell’Est.
Negli anni Ottanta svolge, per l’Uomo Vogue, quello che appare come un reportage antropologico sulle radici popolari dello stile maschile, la “Compagnia di Stile Popolare”.
Si delinea così nel tempo l’unione sempre più forte tra moda e analisi del quotidiano, due elementi solo in apparenza inconciliabili, ma tra i quali Alfa Castaldi riesce a creare un’autentica sintonia, caratterizzata dalle note dominanti di entrambi e dalla loro assonanza.
La sua curiosità non ha limiti, tanto da indurlo a riprendere il "dietro le quinte" nelle redazioni di Donna, Mondo Uomo e Vanity; il backstage delle sfilate; i pranzi di lavoro tra stilisti, buyers e giornalisti, ma anche le fasi di produzione delle collezioni; ritratti di protagonisti del mondo della moda e del design come Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Andrea Branzi, Michele De Lucchi, le sorelle Fendi, Gianfranco Ferré, Karl Lagerfeld, Ottavio e Rosita Missoni, Cinzia Ruggeri, Ettore Sottsass e molti altri.  E, come se non bastasse, i graffiti sui muri di Parigi.
Il suo occhio indagatore si spinge sempre oltre, non si ferma mai alle apparenze, andando a scovare, nella quotidianità delle situazioni, l’eccezionalità della cultura e dell’arte. Una sorta di ordinaria meraviglia che enfatizza come in ogni piccola sfumatura vi sia racchiuso un valore enorme: per coglierlo, è sufficiente armarsi di curiosità, alimentando lo spirito critico con cui approcciarsi alla vita intesa in ogni suo piccolo dettaglio e il desiderio di vedere, sapere e conoscere. Una sete infinita che, conquista dopo conquista, stimola a intraprendere un nuovo viaggio alla scoperta di tutto quanto di inesplorato si cela nel mondo e nella società. Nulla è scontato, al contrario porta con sé un carico di significati per nulla banale, ma profondamente legato a una super dimensione dove tutto regna e ha ragione d’esistere.
Uno spirito libero ed eclettico, incapace di fermarsi o rimanere imprigionato dentro specifici e standardizzati ranghi, ma sempre devoto alla ricerca: le sue scelte si affinano col tempo, divenendo sofisticate. Una raffinatezza che non si scorda mai dello scorrere del tempo, coniugandosi con la sapiente osservazione dei segni della fugacità esistenziale.

Biografia

Alfa Castaldi nasce a Milano nel 1926. Gli anni ’40 rappresentano il periodo della sua formazione: consegue la maturità al liceo classico Berchet di Milano e compie studi universitari, senza laurearsi, presso la facoltà di architettura, sempre a Milano. Decide poi di trasferirsi a Firenze dove frequenta la facoltà di lettere e filosofia, diventando allievo dello storico dell’arte Roberto Longhi.
Gli anni ’50 sono quelli delle frequentazioni del Bar Jamaica, l’ambiente intellettuale e artistico per antonomasia del quartiere di Brera, dove comincia a svilupparsi il rinnovamento culturale della seconda metà del ‘900. Proprio in questi anni avviene l’incontro con la fotografia, di cui rimane folgorato: inizia, così, a dedicarsi ai reportages e a collaborare con L'Illustrazione Italiana, Settimo Giorno e Annabella, pubblicando servizi sulla vita sociale milanese e sui personaggi della cultura e del cinema. Sulle medesime riviste appaiono anche reportage sul sud italiano, l'Europa del nord, la Francia e l’Inghilterra.
Nel 1958 l’incontro con la donna che diventerà, oltre che musa ispiratrice, compagna di vita: Anna Piaggi. Un legame che rafforza ulteriormente il suo eclettismo e lo avvicina al mondo della moda. negli anni ’60 collabora con le riviste Arianna, Linea Italiana e Novità anche dopo la sua trasformazione in Vogue Italia nel 1966. Un culto per il costume che lo porta ad ampliare la sua collaborazione con Vogue Italia: servizi, campagne pubblicitarie e gli appunti fotografici della rubrica intitolata "Box", l'antesignana di "D.P." – le doppie pagine di Anna Piaggi per Vogue – collage creativi, realizzate accostando frammenti di carta, tessuti e fotografie di oggetti scattate da Castaldi. Contemporaneamente, apre il proprio studio a Milano.
Negli anni ’70, pubblica l’immagine degli hot pants di Krizia, scelta come copertina per il catalogo della retrospettiva "Krizia, una storia" (1995).
Le sue collaborazioni si infittiscono sempre di più: L'Uomo Vogue, Vanity, Vogue Bambini, Vogue Sposa, Amica, Panorama e L'Espresso. Un impegno che non gli proibisce, però, di pubblicare libri come "I mass-moda: Fatti e personaggi dell'Italian look" (1979), con testo di Adriana Mulassano e prefazione di Anna Piaggi, e "L'Italia della moda" (1984), con testo di Silvia Giacomoni.
Negli anni ’80, il suo lavoro per Vogue è esposto a Milano con l’esposizione “20 anni di Vogue Italia 1964-1984”. Nel 1994, L'Associazione fotografi italiani professionisti gli assegna il premio per la ricerca e gli dedica il libro "Per la fotografia di ricerca: Premio AFIP/ADCL 1996”. Queste le motivazioni: "Attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider”. Nel 1995 muore a Milano. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un’istintiva curiosità per l’immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia di insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l’immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi”.
Il suo archivio è raccolto e conservato dal figlio Paolo presso la Blue Box di Certaldo, in provincia di Firenze. Le immagini, consultabili all’indirizzo www.alfacastaldi.com, sono una selezione dalle circa 12.000 immagini archiviate negli ultimi anni.


Alfa Castaldi
fino al 30 marzo 2013
martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
lunedì, ore 15.30 – 19.30

Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 – 20154 Milano, Italia
tel. +39 02.653531 - fax +39 02.29004080 - press@galleriacarlasozzani.org

lunedì 16 luglio 2012

PEOPLE_Alfa Castaldi: scatti d'arte















Una storia durata oltre quarant’anni, quella di Alfa Castaldi con la fotografia: dai primi anni '50 fino al giorno della sua morte, nel dicembre del '95. Iscritto all’università senza mai finirla, sulla scia di un percorso accidentato ma affascinante passa per le facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, fervido sostenitore che “la cultura serva a fare bella figura nei salotti”. Allievo prediletto di Longhi in una Firenze del dopoguerra, Alfa nei primi anni '50 abbandona l'idea di un impegno nella storia dell'arte per occuparsi di fotografia. Insieme al collega e amico Ugo Mulas, vive intensamente il periodo del Bar Giamaica nel quartiere milanese di Brera – punto d’incontro dei protagonisti di una fra le stagioni più vitali dal punto di vista intellettuale e creativo – rientrando di diritto in quel gruppo di giovani che scelgono la fotografia come la forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della ricostruzione. Documenta la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori e il giornalismo. Fino al 1959 si occupa di reportages, collaborando con l’Illustrazione Italiana, diretta ai tempi da Livio Garzanti ed in seguito da Pietro Bianchi, Settimo Giorno di cui è caporedattore Guido Rocca e, saltuariamente, Oggi e Le Ore: sono gli anni in cui illustra per immagini il Belpaese (personaggi della cultura, cinema, vita sociale milanese, il sud Italia), ma anche l’estero (Parigi, la colonizzazione francese in Algeria, Londra, le manifestazioni antinucleari in Inghilterra, il nord Europa, l’architettura di Le Corbusier in Francia, ecc.). Nel 1958 conosce Anna Piaggi – allora collaboratrice della rivista Annabella (Rizzoli) - che diventa la compagna della sua vita privata e professionale. 
La moda non é ancora parte integrante della loro comune attività. Nasce però una forma preliminare di fotografia quasi-artistica, il cui contenuto, di oggetti (e, a volte, anche di cibo) segna l'inizio di una delle discipline di Alfa Castaldi, lo "still-life", cui anni dopo, seguono i "collages" di spirito cubista, da Juan Gris a Picasso, realizzati con oggetti, tessuti e accessori della moda. Nel frattempo, i ritratti di artisti e personaggi della cultura rappresenteranno una parte fondamentale del suo lavoro fotografico insieme all'interesse etnografico per le radici del vestire italiano maschile, espresso successivamente in una serie di scatti realizzati per l'Uomo Vogue negli anni '70.
 Alla fine degli anni ’60 apre un primo studio fotografico a Milano dove, seguendo il costante filone delle sue multiformi passioni e delle sue curiosità, si dedica alla fotografia di moda, con continuità e con una costante evoluzione di stile e di tecnica. E, soprattutto, con estrema versatilità, sempre affiancato dall’immancabile Anna Piaggi. La grande curiosità e la cultura artistica sono sempre state per Alfa parte integrante del suo lavoro. Emblematico, in questi termini, un servizio realizzato a Praga nel 1968 per la rivista Arianna. Per la prima volta un servizio di moda italiano viene ambientato nell'Europa orientale, in un momento di grande cambiamento. I dettagli dei monumenti e delle abitazioni storiche, dal municipio di Starè Mesto alla casa natale di Franz Kafka, sono lo straordinario background della new wave di "abiti d'avanguardia" disegnati da Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont. Si tratta di uno dei primi grandi casi di contaminazione tra due forme espressive come la moda e la fotografia: un sodalizio che durerà in eterno, arrivando sino ai giorni nostri e alimentando schiere di seguaci che nelle due discipline intra-vedono continui rimandi e altrettante ispirazioni.
Dal 1969 inizia un’importante collaborazione con Vogue Italia, lavorando con Lagerfeld, Valentino, Krizia: le modelle, sotto le sue luci attente, diventano “materia plasmabile”, adattandosi alle situazioni meno consuete quali pose ironiche, allestimenti complessi, sfondi bianchi, sottolineatura degli abiti come degli accessori, per creare le giuste atmosfere.  Ai grandi servizi di moda e di pubblicità si accompagnano incisive "annotazioni fotografiche" per la rubrica Box, antesignana delle doppie pagine (D.P.) di Anna Piaggi, iniziate nel 1988. Sempre nell'ambito del gruppo Condé Nast, collabora anche a Vogue Bambini, Vogue Sposa, Vogue Uomo.
Con una "mano" proveniente dal reportage di attualità alterna numerose riviste, annoverando importanti collaborazioni con i settimanali Panorama ed Espresso nonché la realizzazione di due libri fotografici sull'"Italian style": "I mass-moda" con il testo di Adriana Mulassano (ed. G. Spinelli & C. Firenze 1979) e "L'Italia della Moda" con il testo di Silvia Giacomoni (Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1984). Nel 1996, un anno dopo la sua scomparsa, nel testo introduttivo di un premio AFIP (Associazione Fotografi Italiani Professionisti) a lui dedicato per la fotografia di ricerca, si legge: "attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni sessanta, settanta e ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un'istintiva curiosità per l'immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia d’insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l'immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi".
Nel corso della sua carriera, Alfa ha fatto della fotografia un’esperienza a tutto campo – reportages, ritratto, moda, still-life, backstage -, frutto di una costante e instancabile ricerca personale, proiettata al futuro, alla scoperta di luoghi, volti e tempi sconosciuti. Dimensioni misteriose alle quali Alfa ha saputo dare un volto con il suo stile profondamente innovativo, caratterizzato da un accentuato rigore formale e da evidenti richiami alla più raffinata cultura delle differenti epoche che ha immortalato e di cui è stato sempre impeccabile interprete.