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venerdì 17 novembre 2017

ART & CULTURE_Paolo Roversi, Incontri


Paolo Roversi_Ravenna, Paris 2003 © Paolo Roversi

Milano in questi giorni è fotografia, complice Photo Vogue Festival, l’evento targato Vogue Italia e dedicato a questa splendida forma d’arte, capace di parlare con le immagini e la forza da esse sprigionata.
Nell’ambito di questa iniziativa sono numerose le attività in calendario, tra cui la mostra “Paolo Roversi, Incontri” allestita presso la Fondazione Sozzani (Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano) e visitabile fino all’11 febbraio 2018.
Un appuntamento dedicato all’estro visionario del fotografo che si svolge in concomitanza alla grande esposizione di Palazzo Reale “Paolo Roversi. Storie” (visitabile fino al 17 dicembre 2017) e mette in evidenza la struttura propriamente pittorica delle fotografie di Paolo Roversi.
Roversi è artista della composizione e della geometria, con un approccio astratto alla realtà. Fin dagli Anni '80 le sue fotografie rispondono a una costante esigenza formale che dà loro
un carattere sorprendentemente atemporale, in contraddizione con il gusto e gli usi della moda.
La sua familiarità con la storia dell'arte, e con la pittura italiana in particolare, gli permette di fotografare come un pittore. Lavora spesso a serie costruite attorno a un tema o a un modello, come se cercasse di estrarne tutte le possibilità plastiche.
Per questa esposizione Roversi ha raccolto le sue fotografie a due e a tre, in dittici e trittici. Questo procedimento, mai utilizzato prima in modo sistematico, offre uno sguardo inedito sul
suo lavoro, dandogli una dimensione monumentale.
La composizione a più elementi gli consente di dare un’attenzione maggiore al soggetto arricchendone la lettura. Come nei polittici del Rinascimento, che ricorrono ampiamente a questo metodo. In questa mostra la fotografia di Paolo Roversi appare più serena e controllata che mai.
Insieme a più di trenta dittici e trittici – realizzati appositamente per questa mostra a partire da alcune delle più importanti foto di Roversi – viene presentata per la prima volta una selezione di ritratti incrociati di Paolo Roversi e Robert Frank realizzati nel 2001 in Nova Scotia.

Paolo Roversi, Incontri

Fondazione Sozzani, Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano
Fino all’11 febbraio 2018

Paolo Roversi, Storie

a cura di Alessia Glaviano

Palazzo Reale
Fino al 17 dicembre 2017


Paolo Roversi (Ravenna, 1947) inizia a lavorare come fotoreporter per l’Associated Press negli anni Settanta. Nel novembre del 1973, su suggerimento di Peter Knapp, direttore creativo della rivista Elle, si trasferisce a Parigi dove lavora per la Huppert Agency.
Nel 1974 diventa assistente del fotografo inglese Laurence Sackman. Lasciato lo studio di Sackman, inizia a lavorare per Elle e Dépêche Mode. Il suo primo servizio fotografico importante è pubblicato su Marie Claire, e firma la campagna di Christian Dior.
Nel 1980 inizia a utilizzare la pellicola Polaroid 20x25 cm e collabora con le maggiori riviste di
moda: Elle, Marie Claire, Harper's Bazaar e Vogue. Negli stessi anni inizia a scattare per alcuni tra i più importanti nomi della moda: Yohji Yamamoto, Azzedine Alaïa, Comme des Garçons, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Hermès, Giorgio Armani e Valentino.
Vince nel 1996 il Trophée de la Mode di Parigi come miglior fotografo e nel 2001 è premiato dai China Nel 2000 espone a Milano alla Galleria Carla Sozzani;; nel 2002 a New
York alla Galleria Pace/MacGill;; nel 2006 in Giappone al Yokohama Red Brick Warehouse Number 1;; nel 2008 ai Rencontres Internationales de la Photographie d’Arles e nel 2009 a
Berlino alla Camera Work Galerie;; nel 2017 a Milano a Palazzo Reale e alla Fondazione Sozzani.
Tra le numerose pubblicazioni, Roversi ha pubblicato due libri dedicati al ritratto: “Angeli” nel 1994 e “Al Moukalla” nel 1995 per Camera Oscura e diverse monografie: “Una Donna”, Carla Sozzani Editore, 1989;; “Nudi”, Editions Stromboli, 1999;; “Libretto”, Editions Stromboli, 2000;; “Studio”, Steidlangin, 2005;; “Secrets”, Editions Stromboli, 2013;; “Dior Images”, Rizzoli International, 2018. 

martedì 7 novembre 2017

LEISURE_New opening per Angeletti Roma



La famosa e storica gioielleria Angeletti, fondata nel 1940, la cui precedente sede era in Via Condotti, da sempre simbolo di eleganza e raffinatezza, inaugura il suo nuovo scintillante showroom in Via Bocca di Leone, nel cuore della dolce vita Romana. Una progettazione esclusiva creata ad hoc per questo New Opening. L’elemento caratterizzante della boutique è il cerchio, al fine di creare uno spazio unico nel suo genere. Ricalcando la linea curva, infatti, il visitatore sarà accompagnato e avvolto nei vari ambienti da un’aurea magica, con il pavimento in travertino romano e marmo emperador, che ne disegna la circolarità; ad enfatizzare la verticalità, invece, ci pensa l’interessante successione di elementi bronzei e i pannelli di ebano che ospitano le vetrine.
Prestigio, classe ed eleganza mostrano al loro pubblico, in tutto il loro splendore i più bei brand italiani di gioielli come Chantecler, Pasquale Bruni, Crivelli, Marco Bicego e i più importanti brand internazionali di orologi di precisione e stile come Blancpain, Franck Muller , Baume & Mercier, e Longines. Completano l’esposizione le divertenti creazioni di Anna & Alex.
Ma Angeletti non è solo questo. Da anni, infatti, vanta una lunga tradizione la celebre collezione di gioielli “Angeletti”, curata nei minimi dettagli e realizzata ad hoc, con materiali di alta qualità, per soddisfare ogni tipo di clientela. Oggi le loro creazioni sono conosciute in tutto il mondo per il loro stile e la loro preziosità.
L’appuntamento, organizzato da Tiziana Rocca Production è fissato per mercoledì 8 novembre dalle ore 18.00 nell’accogliente salotto del nuovo showroom, alla presenza della famiglia Angeletti, dove Marcello Angeletti accoglierà il ricco ed esclusivo parterre di invitati per ammirare in anteprima una selezione di gioielli e orologi di marchi italiani ed internazionali e gustare un frizzante cocktail di benvenuto.

Tra gli ospiti che saranno presenti: Matilde Brandi, Loredana Cannata, Milena Miconi, Cosima Coppola, Alessia Fabiani, Michelle Carpente, Ilaria Spada, Roberta Lanfranchi, Chiara Tomaselli, Francesca De Martini, Danilo Brugia, Eliana Miglio, Daria Baykalova, Luca Avallone,  Andrea Pirri Ardizzone e tanti altri.

martedì 24 ottobre 2017

ART & CULTURE_I costumi della Scala in mostra



Arte, moda, teatro: diverse forme di espressione con cui parlare di cultura a tutto tondo, valorizzando un patrimonio di inestimabile valore, frutto di anni e anni di produzioni senza eguali che hanno caratterizzato le programmazioni del Teatro alla Scala di Milano.
Un’eredità che trova oggi valorizzazione con la mostra “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi”: ventiquattro straordinari costumi esposti nelle sale degli Arazzi di Palazzo Reale, selezionati e restaurati tra i numerosi abiti di scena custoditi nei magazzini del Teatro alla Scala. L’esposizione e il restauro sono promossi dall’Associazione Amici della Scala che celebra i 40 anni di attività, proseguendo nell’impegno di valorizzazione del patrimonio storico scaligero.
I costumi esposti si devono alle firme più celebri nella storia del teatro. Caramba, mago della Scala negli anni di Toscanini; Franco Zeffirelli, uomo di spettacolo tout court; Anna Anni, attenta e poetica indagatrice delle epoche storiche; i premi Oscar Piero Tosi, Gabriella Pescucci e Franca Squarciapino; Pier Luigi Pizzi, artefice di fasti barocchi; Gianni Versace, con le sue creazioni per Robert Wilson, sono solo alcuni dei nomi che in teatro hanno goduto della libertà di osare, sperimentando forme e materie nuove che solo la realtà immaginifica del palcoscenico rende possibili.
In quattro sezioni tematiche la mostra celebra la storia e l’identità del Teatro, dagli anni Trenta fino ai nostri giorni. Ogni costume rimanda alla creazione di storici spettacoli per la regia di Visconti, Strehler, Ronconi, Wilson, Carsen e molti altri. Ad indossarli, divi quali Callas, Tebaldi, Fracci, Nureyev.
L’esposizione a cura di Vittoria Crespi Morbio, storica della scenografia teatrale ed esperta dei rapporti tra arti figurative e teatro musicale, è una finestra sulla storia del costume che intende mostrare l’evoluzione del gusto e dello stile, tagli e tessuti attraverso la creatività dei più grandi costumisti e il lavoro delle maestranze scaligere.
Firmato da Anusc Castiglioni,  Luca Scarzella, Massimo Zanelli, l’allestimento evoca un palcoscenico di teatro che si estende per 4 sale, con la sfilata dei costumi illuminati come se abitassero la scena. Sullo sfondo le immagini dei grandi interpreti, in un gioco raffinato di proiezioni.
Il restauro e la valorizzazione di gran parte dei costumi esposti sono stati affidati all'“Atelier Brancato”.
Palazzo reale, Milano

Fino al 28 gennaio 2018 

lunedì 23 ottobre 2017

ART & CULTURE_Fendi Studios



FENDI da sempre è attenta alle commistioni tra la moda e le molteplici forme d’arte, ponendo al centro dell’attenzione una sensibilità per la bellezza autentica. Il cinema, in particolare, ha rappresentato per la Maison una disciplina con la si è confrontata diverse volte, dando vita a indimenticabili connubi, basti ricordare “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti con una raffinatissima Silvana Mangano. Per celebrare questo profondo e duraturo legame, FENDI organizza una mostra innovativa e sorprendente, intitolata FENDI STUDIOS, ospitata presso il Palazzo della Civiltà Italiana, sede della Maison romana dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018 (ingresso libero). Complici le tecnologie digitali e immersive, l’esposizione coinvolge il visitatore in un magico viaggio alla scoperta dell’universo del marchio e, soprattutto, del suo legame indissolubile con il cinema. Dislocata in diversi spazi, consente un’inedita esplorazione: in particolare, negli studios è possibile immergersi in alcuni set cinematografici interattivi tratti dai film per i quali FENDI ha realizzato abiti, accessori e capi in pelliccia, come, per esempio, Evita, Il diavolo veste Prada, Grand Budapest Hotel. A corollario, un calendario di proiezioni quotidiane di film selezionati appositamente dalla Maison.
FENDI STUDIOS rappresenta un invitto a scoprire, in chiave moderna e contemporanea, la passione di FENDI per il cinema e il legame che li lega. Una passione fatta di glamour e creatività, dedizione ed emozione.
I visitatori hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica, interagendo con i film e reinventandoli, entrando nelle scene e diventandone protagonisti. Il tutto, condividendolo in tempo reale.

FENDI STUDIOS
Palazzo della Civiltà Italiana, Roma
Dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018

Ingresso libero

giovedì 19 ottobre 2017

ART & CULTURE_Peter Lindbergh in mostra alla Venaria



Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Charlotte Rampling sono solo alcune delle magnifiche donne che hanno trovato in Peter Lindbergh uno dei principali interpreti della loro bellezza. Modelle, attrici, ballerine e icone, il fotografo ha immortalato le donne più belle di sempre, dando vita a un nuovo modo di vivere la fotografia di moda: non più scatti algidi e in posa, bensì immagini che hanno utilizzato un linguaggio disinibito, ispirato al mondo cinematografico e della danza, col quale esprimere la grazia oltre all’aspetto meramente estetico. Niente trucco, massima spontaneità, bianco e nero: questi i tratti caratteristici di Lindbergh, che ne hanno fatto una delle più autorevoli firme della fotografia di moda e che sono ammirabili ora nella mostra “Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography” presso la Reggia di Venaria (Torino) fino al 4 febbraio 2018. Esposte, 220 delle sue migliori fotografie, realizzate dal 1978 ad oggi: non solo le immagini iconiche di quattro decenni di lavoro, ma anche materiali esclusivi come appunti personali, dettagli di allestimenti scenografici, provini, polaroid, spezzoni di film, gigantografie.
Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni, arricchite da interviste video, storyboard nonché da una video-installazione interattiva che coinvolge i visitatori in un’immersione emozionale nel mondo di Peter Lindbergh. Si inizia con “Supermodel”, ossia con le foto delle super top, fenomeno al quale ha dato vita insieme ad altri importanti e indimenticabili interpreti della moda italiana: siamo all’inizio degli anni ’90 e all’epoca queste bellezze erano ancora sconosciute. Si prosegue, poi, con “Stilisti”, che pone l’accento sulle collaborazioni del fotografo tedesco con venticinque fashion designer in epoche diverse e sul modo in cui ha contributo a definire l’immagine dei vari brand. Si indagano, quindi, le questioni di genere e le affermazioni politiche con la sezione “Zeitgeist”, che affronta tabù in maniera anticonvenzionale, esponendo immagini come “Give Peace a Chance”, scattata per Harper’s Bazaar nel 2004, e la serie “New Age”, realizzata per Vogue Italia nel 2014. Si continua con “L’ignoto”, che rivela l’interesse di Peter Lindbergh per la fantascienza e presenta la famosa serie di foto del 1990 con protagoniste la modella canadese Helena Christensen e l’attrice Debbie Lee Carrington, considerata il caposaldo del racconto fotografico nelle riviste di moda. Un obiettivo visionario quello di Lindbergh, come viene confermato anche dalla sezione “Icone”, un percorso visivo che propone le immagini di figure iconiche della cultura pop: da Kate Winslet a Charlotte Rampling, passando da Eddie Redmayne a Keith Richards. Passando alla sezione “Il Grande Schermo”, si evincono le influenze delle produzioni cinematografiche tedesche degli inizi e dei set sul lavoro del fotografo.
Un’occasione imperdibile per esplorare l’universo di Peter Lindbergh. Un viaggio immaginifico, emozionante e suggestivo, durante il quale esplorare quattro decenni non solo di lavoro, ma anche, di cultura, storia, arte e società. Il tutto all’insegna della cifra stilistica di questo inconfondibile interprete, firma di The Cal 2017, ultimo tassello che valida specificamente le sue innumerevoli collaborazioni con Pirelli e, generalmente, con l’arte in tutte le sue molteplici forme di espressione.
La mostra “Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography”, ideata dal Kunsthal di Rotterdam in collaborazione con il curatore Thierry-Maxime Loriot e Peter Lindbergh, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, con il Patrocinio della Camera di Commercio di Torino.

Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography
Fino al 4 febbraio 2018

Reggia di Venaria, Sala delle Arti

mercoledì 18 ottobre 2017

LEISURE_The Open House



Elle Decor Grand Hotel torna a Palazzo Morando, a un anno dal suo debutto, con il progetto-installazione ‘The Open House’ firmato da Antonio Citterio Patricia Viel, studio di architettura di fama internazionale, che vanta realizzazioni fiore all’occhiello nel settore hôtellerie (suoi, infatti, sono il milanese Mandarin Oriental, i Bulgari di Milano, Londra, Bali e Pechino, giusto per citarne qualcuno).
Un allestimento, quello ospitato a Palazzo Morando fino al 22 ottobre, che esplora un concetto di public hotel, buttando l’occhio sulle possibilità e funzioni degli spazi pubblici, ed offre al visitatore una vera e propria esperienza. Negli ultimi tempi, infatti, gli hotel hanno assunto un nuovo ruolo, rendendo fruibile il luogo in cui sorgono vuoi per una colazione di lavoro piuttosto che per un aperitivo o un thè, per una gym session o un pomeriggio alla spa. L’hotel, quindi, come luogo di socialità e non più solo come struttura dedita all’ospitalità alberghiera. Un’evoluzione interessante, che lo porta ad assumere una veste nuova e a creare un’atmosfera accogliente sotto diversi punti di vista.
L’accesso all’installazione avviene dal cortile dove si trova l’Open Bar; si passa quindi nella lounge La Biblioteca per poi entrare nel ristorante, visitare la Wunderkammer con oggetti in vendita e il Flower Market per acquistare un bouquet tailor-made; si attraversa quindi la Spa, dove l’elemento dell’acqua è trasfigurato nel marmo di Lehanneur e nel vetro di de Santillana, per poi sostare negli spazi Wellness, dove si parla della cura del corpo e si giunge al Concept Store. Lungo il percorso, i video di Davide Rapp dedicati ai 4 elementi.

Elle Decor Grand Hotel “The Open House”
Palazzo Morando, via Sant’Andrea 6, Milano
Fino al 22 ottobre 2017

Ingresso libero, 10.00 – 21.00 

mercoledì 11 ottobre 2017

LEISURE_Nuovo store Louis Vuitton alla Rinascente di Roma





Louis Vuitton rinnova il proprio legame con la Città Eterna inaugurando il terzo store della Maison nella capitale, dopo quelli di Via Condotti e Piazza San Lorenzo in Lucina. Situato all’interno della nuova Rinascente di Via del Tritone, il negozio si colloca nel cuore dell’edificio principale, in una costruzione dei primi del ‘900 denominata “Palazzetto”, un vero e proprio palazzo nel palazzo. La facciata del Palazzetto, su cui si aprono gli ingressi e le vetrine del negozio, diventa parte integrante e suggestiva dell’architettura del department store.  A metà strada tra la Fontana di Trevi e Piazza di Spagna, La Rinascente si trova in un luogo altamente simbolico per Roma  e sorge su un importante sito archeologico riportato alla luce durante i lavori di restauro, un tesoro della Roma Antica ora visibile al pubblico: l’Acquedotto Vergine inaugurato da Augusto nel 19 a.C. che ancora oggi alimenta le fontane del centro storico.

Una nuova destinazione di viaggio
L’acquedotto costeggia un intero lato dell’edificio, lo abbraccia definendone la linea. La pianta del negozio Louis Vuitton, che sorge al livello stradale superiore a quello dell’acquedotto, segue anch’essa la linea curva del tracciato dell’acquedotto. Si delinea così uno spazio straordinario, eclettico, raccolto tra le vestigia del passato: l’acquedotto Vergine da un lato e la facciata del “Palazzetto” dall’altro.  Il soffitto, dall’importante altezza di sei metri, è il risultato dell’unione di due piani in un unico, maestoso ambiente in cui la luce naturale irrompe da cinque grandi finestre che affacciano sul lato dell’acquedotto. Caratteristica questa che rende il negozio un “unicum” all’interno de La Rinascente. Basati sul nuovo concept sviluppato per Louis Vuitton dall’architetto Peter Marino, gli interni sono un chiaro omaggio alla vocazione della Maison per l’unione di tradizione e innovazione, per l’utilizzo di materiali e lavorazioni preziosi e utilizzati sin dall’antichità accanto ad altri che guardano al futuro.  I monumentali pilastri, che scandiscono lo spazio replicando la teoria di colonne esterne, sono rivestiti in pietra di Trani, mentre il pavimento in pregiato seminato alla veneziana ricrea un disegno di fiori del Monogram nelle tonalità del beige e del marrone. I fiori ritornano in un delicato motivo sulle pareti, questa volta realizzati in stucco color crema. La vera nota distintiva è data dalla mescolanza di molteplici materiali e texture: legni dalle differenti lavorazioni sono accostati alla pelle pregiata, carta da parati a effetto stucco a futuristiche mensole high-tech rivestite da un film che riproduce la fibra di carbonio. Una sobria combinazione di proporzioni neoclassiche e forme contemporanee, di materiali tradizionali e tecniche innovative, permette di fondere passato e presente, la storia e l'artigianato francese e italiano con il design ultra-moderno.

Un’offerta personalizzata
Uno spazio meravigliosamente arioso fa da cornice all'intera gamma di accessori, pelletteria, calzature femminili e maschili, articoli da viaggio, tessili, orologi, gioielli e fragranze. I clienti potranno scoprire le ultime novità della Maison come “My World Tour”, la collezione di accessori da viaggio personalizzabili con divertenti stickers e iniziali del proprietario, i trolley “Horizon” disegnati da Marc Newson e una calzatura in edizione limitata creata appositamente per il negozio di Roma Tritone.

My World Tour, la nuova frontiera della personalizzazione
La collezione My World Tour, ispirata al viaggio, insito nel DNA della Maison e alla storica tradizione di apporre delle etichette sui bagagli dei viaggiatori di inizio Novecento, come ricordo del loro passaggio nelle località più belle del mondo, prende ispirazione dalla raccolta di più di tremila etichette originali dei grandi hotel di tutto il mondo appartenute a Gaston Vuitton – nipote di Louis -  e ancora oggi meticolosamente conservate negli archivi della Maison.  Con My World Tour la personalizzazione dei bagagli fa un balzo in avanti verso l’innovazione e l’high-tech. I clienti potranno personalizzare alcuni modelli iconici della Maison tra cui le borse Speedy e Neverfull, la sacca da viaggio Keepall e il trolley Horizon, con una speciale tecnica di serigrafia che permette di stampare le etichette direttamente sulla tela originale, sia essa Monogram o Damier Graphite, che verrà in seguito tagliata e cucita per realizzare l’articolo personalizzato. Louis Vuitton ha creato cinque famiglie di etichette, posizionabili in punti predefiniti dei prodotti: LV Heritage, Cities, LV Pop, Grand Hotels e Make it your own. L’ultima categoria, Make it your own, permette ai clienti di personalizzare ulteriormente i prodotti My World Tour con lettere e date a loro care, rendendoli davvero unici. È possibile realizzare da più di 537 mila combinazioni sul portafoglio Victorine (per un massimo di 5 etichette), fino a più di 289 miliardi di combinazioni sulla borsa Speedy (per un massimo di 10 etichette).


Una calzatura in edizione limitata dedicata a Roma
Lo stivaletto Star Trail, disegnato da Nicolas Ghesquière, Direttore Artistico delle Collezioni Donna, è diventato in pochissimo tempo un’icona tra le calzature Louis Vuitton. Amato dalle celebrities di tutto il mondo, lo Star Trail è stato realizzato in edizione limitata in un inedito blu notte eclusivamente per il negozio di Roma Rinascente. Lo Star Trail, come tutte le calzature Louis Vuitton è prodotto in Italia, nella Manufacture de Souliers Louis Vuitton a Fiesso d’Artico in provincia di Venezia.

L’Arte del Viaggio, la passione per il volo rivivono a Roma
Superato il primo impatto visivo con l’incredibilmente luminoso volume e la sobria eleganza degli spazi, l’attenzione del visitatore viene catturata dalla riproduzione originale in scala uno ad uno di un monoplano di inizio Novecento, che “sorvola” il negozio, appeso al soffitto. 
Questi primi esemplari di aerei monomotore sono stati protagonisti, nei primi anni del XX Secolo, di imprese epiche come nel 1909 la prima traversata aerea della Manica. Il modello in mostra a Roma è stato realizzato in Francia sulla base di disegni originali dell'epoca.
A fare da sfondo al volo dell’aereo una veduta di Roma dal Colle del Pincio opera del fotografo di architettura tedesco Hans Georg Esch, “Panoramic Rome” (2004).
Il richiamo al mondo dell’aviazione è un omaggio al legame di Louis Vuitton con l’Arte del Viaggio. Da sempre attenti all’evoluzione dei modi di viaggiare e dei mezzi di trasporto, i Vuitton furono entusiasti spettatori di queste imprese. I figli di Georges Vuitton, i gemelli Pierre e Jean, appassionati di meccanica, nel 1909 avevano rappresentato il brand al Grand Palais all’Exposition Internationale de Locomotion Aérienne con un modello di elicottero da loro progettato il Vuitton–Huber.
E prima ancora che i viaggi in aereo divenissero un mezzo di trasporto per i civili i Vuitton avevano immaginato dei bagagli che potessero adattarsi a dirigibili e aerei. Nel 1910 la Maison aveva creato il primo baule Aéro. Due di questi speciali bauli, leggeri, compatti e versatili, potevano essere fissati ai lati sul cesto di una mongolfiera. Arrivavano a pesare solamente ventisei chilogrammi riempiti alla loro massima capacità.
Vero e proprio fan delle imprese dell’aviatore americano Charles Lindbergh, il primo a volare da New York a Parigi nel 1927 con il monoplano Spirit of Saint Louis, Gaston-Louis Vuitton fu parte della delegazione che accolse il pilota al suo arrivo all’aeroporto di Le Bourget. Prima di tornare in America in nave, Lindbergh visitò in negozio di Louis Vuitton sugli Champs-Élysées dove acquistò due bauli guardaroba, divenendo uno degli illustri clienti della Maison.

I bauli storici
Per introdurre i clienti al ricco patrimonio di Louis Vuitton, gli archivi della Maison hanno scelto due bauli storici da esibire nel negozio di Roma Tritone.

Baule per auto in tela Vuittonite (1923)
I bauli per auto erano progettati da Louis Vuitton per adattarsi sia all’esterno che all’interno dell’abitacolo delle prime automobili. Antenati erano i pesanti bauli che si caricavano sul lato posteriore delle carrozze.
Non solo contenitori per abiti e accessori, Louis Vuitton creò una serie di bauli per auto adatti a tutte le esigenze: set da pic-nic per i viveri, cassette degli attrezzi per l’autista che doveva essere all’epoca anche meccanico e una geniale invenzione, la Driver Bag dalla forma di una cappelliera poteva contenere numerosi accessori ed essere alloggiata all’interno della ruota di scorta per occupare meno spazio. 

Porta abiti speciale in tela Vuittonite (1930)
Alle fine del XIX Secolo, Louis Vuitton iniziò a offrire ai viaggiatori una linea di bagagli indicati con il nome generico di porte-habits, ispirati al britannico suitcase tanto caro ai Lord inglesi e apparso in Francia attorno al 1865.
Questo bagaglio a mano, che il viaggiatore poteva portare senza l’aiuto di un facchino, conteneva un determinato numero di abiti e si armonizzava alla figura del suo proprietario: le dimensioni del porta abiti dovevano infatti corrispondere alla larghezza delle spalle. Geneticamente maschile, il porta abiti venne successivamente declinato in versioni per signore e per la sua comodità, resistenza ed eleganza si impose presto come il bagaglio del nuovo Secolo. Il modello esposto a Roma riporta bande colorate e iniziali del proprietario originario. 

Louis Vuitton presso Rinascente – Via del Tritone, 61  - 00187 Roma

Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 23.00 - Servizio clienti 800 30 89 80