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martedì 7 novembre 2017

LEISURE_New opening per Angeletti Roma



La famosa e storica gioielleria Angeletti, fondata nel 1940, la cui precedente sede era in Via Condotti, da sempre simbolo di eleganza e raffinatezza, inaugura il suo nuovo scintillante showroom in Via Bocca di Leone, nel cuore della dolce vita Romana. Una progettazione esclusiva creata ad hoc per questo New Opening. L’elemento caratterizzante della boutique è il cerchio, al fine di creare uno spazio unico nel suo genere. Ricalcando la linea curva, infatti, il visitatore sarà accompagnato e avvolto nei vari ambienti da un’aurea magica, con il pavimento in travertino romano e marmo emperador, che ne disegna la circolarità; ad enfatizzare la verticalità, invece, ci pensa l’interessante successione di elementi bronzei e i pannelli di ebano che ospitano le vetrine.
Prestigio, classe ed eleganza mostrano al loro pubblico, in tutto il loro splendore i più bei brand italiani di gioielli come Chantecler, Pasquale Bruni, Crivelli, Marco Bicego e i più importanti brand internazionali di orologi di precisione e stile come Blancpain, Franck Muller , Baume & Mercier, e Longines. Completano l’esposizione le divertenti creazioni di Anna & Alex.
Ma Angeletti non è solo questo. Da anni, infatti, vanta una lunga tradizione la celebre collezione di gioielli “Angeletti”, curata nei minimi dettagli e realizzata ad hoc, con materiali di alta qualità, per soddisfare ogni tipo di clientela. Oggi le loro creazioni sono conosciute in tutto il mondo per il loro stile e la loro preziosità.
L’appuntamento, organizzato da Tiziana Rocca Production è fissato per mercoledì 8 novembre dalle ore 18.00 nell’accogliente salotto del nuovo showroom, alla presenza della famiglia Angeletti, dove Marcello Angeletti accoglierà il ricco ed esclusivo parterre di invitati per ammirare in anteprima una selezione di gioielli e orologi di marchi italiani ed internazionali e gustare un frizzante cocktail di benvenuto.

Tra gli ospiti che saranno presenti: Matilde Brandi, Loredana Cannata, Milena Miconi, Cosima Coppola, Alessia Fabiani, Michelle Carpente, Ilaria Spada, Roberta Lanfranchi, Chiara Tomaselli, Francesca De Martini, Danilo Brugia, Eliana Miglio, Daria Baykalova, Luca Avallone,  Andrea Pirri Ardizzone e tanti altri.

lunedì 23 ottobre 2017

ART & CULTURE_Fendi Studios



FENDI da sempre è attenta alle commistioni tra la moda e le molteplici forme d’arte, ponendo al centro dell’attenzione una sensibilità per la bellezza autentica. Il cinema, in particolare, ha rappresentato per la Maison una disciplina con la si è confrontata diverse volte, dando vita a indimenticabili connubi, basti ricordare “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti con una raffinatissima Silvana Mangano. Per celebrare questo profondo e duraturo legame, FENDI organizza una mostra innovativa e sorprendente, intitolata FENDI STUDIOS, ospitata presso il Palazzo della Civiltà Italiana, sede della Maison romana dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018 (ingresso libero). Complici le tecnologie digitali e immersive, l’esposizione coinvolge il visitatore in un magico viaggio alla scoperta dell’universo del marchio e, soprattutto, del suo legame indissolubile con il cinema. Dislocata in diversi spazi, consente un’inedita esplorazione: in particolare, negli studios è possibile immergersi in alcuni set cinematografici interattivi tratti dai film per i quali FENDI ha realizzato abiti, accessori e capi in pelliccia, come, per esempio, Evita, Il diavolo veste Prada, Grand Budapest Hotel. A corollario, un calendario di proiezioni quotidiane di film selezionati appositamente dalla Maison.
FENDI STUDIOS rappresenta un invitto a scoprire, in chiave moderna e contemporanea, la passione di FENDI per il cinema e il legame che li lega. Una passione fatta di glamour e creatività, dedizione ed emozione.
I visitatori hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica, interagendo con i film e reinventandoli, entrando nelle scene e diventandone protagonisti. Il tutto, condividendolo in tempo reale.

FENDI STUDIOS
Palazzo della Civiltà Italiana, Roma
Dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018

Ingresso libero

venerdì 20 ottobre 2017

LEISURE_Scatti di Cinema & Moda



Dal 26 ottobre al 5 novembre si svolgerà a Roma la dodicesima edizione del Festival del Cinema di Roma. Un appuntamento dall’ampio respiro, ricco di eventi, ospiti e proiezioni. Un fitto calendario, arricchito da interessanti iniziative collaterali, volte a evidenziare il ruolo del cinema quale collettore culturale nonché le sue molteplici commistioni con altre forme artistiche. Tra queste, imperdibile è la mostra “Scatti di Cinema & Moda”, allestita con i più sofisticati scatti fotografici a noti attori e attrici, realizzati e pubblicati dal magazine Luxury Files Magazine, punto di riferimento per la comunicazione del made in Italy e del savoir-faire italiano. Protagonisti, i volti inconfondibili di coloro che interpretano quotidianamente il cinema, associando a se stessi storie di bellezza e bravura e che per un giorno, sul set, hanno interpretato il connubio tra la settima arte e la moda attraverso suggestioni oniriche. Emozioni in cui è protagonista indiscussa la luce. Fra i protagonisti degli scatti in mostra: Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Miriam Leone, Rocio Munoz Morales, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Elena Radonicich, Daniela Virgilio, Alessandro Roja, Tea Falco, Giorgio Marchesi, Giulio Berruti, Vincenzo Amato e Gianmarco Tognazzi.
La mostra, patrocinata dalla Festa del Cinema di Roma, sarà aperta al pubblico dal 26 ottobre al 5 novembre dalle 18.30 alle 21.00 nella splendida cornice dell’Hotel de Russie, da sempre location amata dalle celebrities di tutto il mondo.

Scatti di Cinema & Moda
Hotel de Russie, via del Babuino 9, Roma
Dal 26 ottobre al 5 novembre 2017
Ingresso libero

mercoledì 11 ottobre 2017

LEISURE_Nuovo store Louis Vuitton alla Rinascente di Roma





Louis Vuitton rinnova il proprio legame con la Città Eterna inaugurando il terzo store della Maison nella capitale, dopo quelli di Via Condotti e Piazza San Lorenzo in Lucina. Situato all’interno della nuova Rinascente di Via del Tritone, il negozio si colloca nel cuore dell’edificio principale, in una costruzione dei primi del ‘900 denominata “Palazzetto”, un vero e proprio palazzo nel palazzo. La facciata del Palazzetto, su cui si aprono gli ingressi e le vetrine del negozio, diventa parte integrante e suggestiva dell’architettura del department store.  A metà strada tra la Fontana di Trevi e Piazza di Spagna, La Rinascente si trova in un luogo altamente simbolico per Roma  e sorge su un importante sito archeologico riportato alla luce durante i lavori di restauro, un tesoro della Roma Antica ora visibile al pubblico: l’Acquedotto Vergine inaugurato da Augusto nel 19 a.C. che ancora oggi alimenta le fontane del centro storico.

Una nuova destinazione di viaggio
L’acquedotto costeggia un intero lato dell’edificio, lo abbraccia definendone la linea. La pianta del negozio Louis Vuitton, che sorge al livello stradale superiore a quello dell’acquedotto, segue anch’essa la linea curva del tracciato dell’acquedotto. Si delinea così uno spazio straordinario, eclettico, raccolto tra le vestigia del passato: l’acquedotto Vergine da un lato e la facciata del “Palazzetto” dall’altro.  Il soffitto, dall’importante altezza di sei metri, è il risultato dell’unione di due piani in un unico, maestoso ambiente in cui la luce naturale irrompe da cinque grandi finestre che affacciano sul lato dell’acquedotto. Caratteristica questa che rende il negozio un “unicum” all’interno de La Rinascente. Basati sul nuovo concept sviluppato per Louis Vuitton dall’architetto Peter Marino, gli interni sono un chiaro omaggio alla vocazione della Maison per l’unione di tradizione e innovazione, per l’utilizzo di materiali e lavorazioni preziosi e utilizzati sin dall’antichità accanto ad altri che guardano al futuro.  I monumentali pilastri, che scandiscono lo spazio replicando la teoria di colonne esterne, sono rivestiti in pietra di Trani, mentre il pavimento in pregiato seminato alla veneziana ricrea un disegno di fiori del Monogram nelle tonalità del beige e del marrone. I fiori ritornano in un delicato motivo sulle pareti, questa volta realizzati in stucco color crema. La vera nota distintiva è data dalla mescolanza di molteplici materiali e texture: legni dalle differenti lavorazioni sono accostati alla pelle pregiata, carta da parati a effetto stucco a futuristiche mensole high-tech rivestite da un film che riproduce la fibra di carbonio. Una sobria combinazione di proporzioni neoclassiche e forme contemporanee, di materiali tradizionali e tecniche innovative, permette di fondere passato e presente, la storia e l'artigianato francese e italiano con il design ultra-moderno.

Un’offerta personalizzata
Uno spazio meravigliosamente arioso fa da cornice all'intera gamma di accessori, pelletteria, calzature femminili e maschili, articoli da viaggio, tessili, orologi, gioielli e fragranze. I clienti potranno scoprire le ultime novità della Maison come “My World Tour”, la collezione di accessori da viaggio personalizzabili con divertenti stickers e iniziali del proprietario, i trolley “Horizon” disegnati da Marc Newson e una calzatura in edizione limitata creata appositamente per il negozio di Roma Tritone.

My World Tour, la nuova frontiera della personalizzazione
La collezione My World Tour, ispirata al viaggio, insito nel DNA della Maison e alla storica tradizione di apporre delle etichette sui bagagli dei viaggiatori di inizio Novecento, come ricordo del loro passaggio nelle località più belle del mondo, prende ispirazione dalla raccolta di più di tremila etichette originali dei grandi hotel di tutto il mondo appartenute a Gaston Vuitton – nipote di Louis -  e ancora oggi meticolosamente conservate negli archivi della Maison.  Con My World Tour la personalizzazione dei bagagli fa un balzo in avanti verso l’innovazione e l’high-tech. I clienti potranno personalizzare alcuni modelli iconici della Maison tra cui le borse Speedy e Neverfull, la sacca da viaggio Keepall e il trolley Horizon, con una speciale tecnica di serigrafia che permette di stampare le etichette direttamente sulla tela originale, sia essa Monogram o Damier Graphite, che verrà in seguito tagliata e cucita per realizzare l’articolo personalizzato. Louis Vuitton ha creato cinque famiglie di etichette, posizionabili in punti predefiniti dei prodotti: LV Heritage, Cities, LV Pop, Grand Hotels e Make it your own. L’ultima categoria, Make it your own, permette ai clienti di personalizzare ulteriormente i prodotti My World Tour con lettere e date a loro care, rendendoli davvero unici. È possibile realizzare da più di 537 mila combinazioni sul portafoglio Victorine (per un massimo di 5 etichette), fino a più di 289 miliardi di combinazioni sulla borsa Speedy (per un massimo di 10 etichette).


Una calzatura in edizione limitata dedicata a Roma
Lo stivaletto Star Trail, disegnato da Nicolas Ghesquière, Direttore Artistico delle Collezioni Donna, è diventato in pochissimo tempo un’icona tra le calzature Louis Vuitton. Amato dalle celebrities di tutto il mondo, lo Star Trail è stato realizzato in edizione limitata in un inedito blu notte eclusivamente per il negozio di Roma Rinascente. Lo Star Trail, come tutte le calzature Louis Vuitton è prodotto in Italia, nella Manufacture de Souliers Louis Vuitton a Fiesso d’Artico in provincia di Venezia.

L’Arte del Viaggio, la passione per il volo rivivono a Roma
Superato il primo impatto visivo con l’incredibilmente luminoso volume e la sobria eleganza degli spazi, l’attenzione del visitatore viene catturata dalla riproduzione originale in scala uno ad uno di un monoplano di inizio Novecento, che “sorvola” il negozio, appeso al soffitto. 
Questi primi esemplari di aerei monomotore sono stati protagonisti, nei primi anni del XX Secolo, di imprese epiche come nel 1909 la prima traversata aerea della Manica. Il modello in mostra a Roma è stato realizzato in Francia sulla base di disegni originali dell'epoca.
A fare da sfondo al volo dell’aereo una veduta di Roma dal Colle del Pincio opera del fotografo di architettura tedesco Hans Georg Esch, “Panoramic Rome” (2004).
Il richiamo al mondo dell’aviazione è un omaggio al legame di Louis Vuitton con l’Arte del Viaggio. Da sempre attenti all’evoluzione dei modi di viaggiare e dei mezzi di trasporto, i Vuitton furono entusiasti spettatori di queste imprese. I figli di Georges Vuitton, i gemelli Pierre e Jean, appassionati di meccanica, nel 1909 avevano rappresentato il brand al Grand Palais all’Exposition Internationale de Locomotion Aérienne con un modello di elicottero da loro progettato il Vuitton–Huber.
E prima ancora che i viaggi in aereo divenissero un mezzo di trasporto per i civili i Vuitton avevano immaginato dei bagagli che potessero adattarsi a dirigibili e aerei. Nel 1910 la Maison aveva creato il primo baule Aéro. Due di questi speciali bauli, leggeri, compatti e versatili, potevano essere fissati ai lati sul cesto di una mongolfiera. Arrivavano a pesare solamente ventisei chilogrammi riempiti alla loro massima capacità.
Vero e proprio fan delle imprese dell’aviatore americano Charles Lindbergh, il primo a volare da New York a Parigi nel 1927 con il monoplano Spirit of Saint Louis, Gaston-Louis Vuitton fu parte della delegazione che accolse il pilota al suo arrivo all’aeroporto di Le Bourget. Prima di tornare in America in nave, Lindbergh visitò in negozio di Louis Vuitton sugli Champs-Élysées dove acquistò due bauli guardaroba, divenendo uno degli illustri clienti della Maison.

I bauli storici
Per introdurre i clienti al ricco patrimonio di Louis Vuitton, gli archivi della Maison hanno scelto due bauli storici da esibire nel negozio di Roma Tritone.

Baule per auto in tela Vuittonite (1923)
I bauli per auto erano progettati da Louis Vuitton per adattarsi sia all’esterno che all’interno dell’abitacolo delle prime automobili. Antenati erano i pesanti bauli che si caricavano sul lato posteriore delle carrozze.
Non solo contenitori per abiti e accessori, Louis Vuitton creò una serie di bauli per auto adatti a tutte le esigenze: set da pic-nic per i viveri, cassette degli attrezzi per l’autista che doveva essere all’epoca anche meccanico e una geniale invenzione, la Driver Bag dalla forma di una cappelliera poteva contenere numerosi accessori ed essere alloggiata all’interno della ruota di scorta per occupare meno spazio. 

Porta abiti speciale in tela Vuittonite (1930)
Alle fine del XIX Secolo, Louis Vuitton iniziò a offrire ai viaggiatori una linea di bagagli indicati con il nome generico di porte-habits, ispirati al britannico suitcase tanto caro ai Lord inglesi e apparso in Francia attorno al 1865.
Questo bagaglio a mano, che il viaggiatore poteva portare senza l’aiuto di un facchino, conteneva un determinato numero di abiti e si armonizzava alla figura del suo proprietario: le dimensioni del porta abiti dovevano infatti corrispondere alla larghezza delle spalle. Geneticamente maschile, il porta abiti venne successivamente declinato in versioni per signore e per la sua comodità, resistenza ed eleganza si impose presto come il bagaglio del nuovo Secolo. Il modello esposto a Roma riporta bande colorate e iniziali del proprietario originario. 

Louis Vuitton presso Rinascente – Via del Tritone, 61  - 00187 Roma

Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 23.00 - Servizio clienti 800 30 89 80

mercoledì 15 febbraio 2017

ABOUT_Via Montenapoleone



Dici Milano e pensi al Duomo, al Castello Sforzesco, al Cenacolo Vinciano, alla Basilica di Sant’Ambrogio, al fascinoso quartiere di Brera con la sua Accademia. Inevitabilmente però, il pensiero corre anche allo shopping e al famoso “Quadrilatero”, mecca degli acquisti di lusso, crocevia delle più prestigiose firme internazionali, andirivieni di mode e stili: una tappa obbligata per chiunque decida di farsi un “bagno” di tendenze, comprando capi must piuttosto che le ultime novità viste in passerella o sulle riviste patinate. Una zona universalmente nota, che si dirama in celeberrime vie quali Spiga, Gesù, Borgospesso, Sant’Andrea, Santo Spirito. Al centro, a fare da spina dorsale, lei: Via Montenapoleone. Una strada che nel suo percorso – come raccontano Guido Lopez e Silvestro Severgnini nel volume Milano in mano (Mursia) – “percorre il fosso, tuttora esistente nel sottosuolo, che circondava le mura romane e di queste rimane traccia qua e là nelle cantine del lato dispari”. Nel tempo, quello che amabilmente era definito il “salotto di Milano” si è trasformato nel vortice della moda, assumendo spesso le caratteristiche di una passerella a cielo aperto, dove fare sfoggio di scarpe, borse, tailleur, cachemire, completi da uomo, gioielli, orologi. A contestualizzare il tutto, qualche automobile – di lusso, ça va sans dire – disseminata qua e là. Via Montenapoleone è stata protagonista di un significativo mutamento, concomitante con lo sviluppo del made in Italy e, in particolare a Milano, del prêt-à-porter: due fenomeni che hanno eletto a proprio proscenio la strada in questione e le arterie limitrofe, per tutta una serie di considerazioni d’immagine e d’esclusività che è inutile citare o illustrare ora…basta infatti farsi un giro per il Quadrilatero per capire immediatamente le motivazioni che hanno spinto a scegliere questa zona. E per un’evoluzione che avviene, necessariamente se ne verifica un’altra: se Montenapoleone diviene il fulcro della vita modaiola, la Galleria Vittorio Emanuele, fino agli anni ’70 asse centrale del passeggio, perde la sua naturale vocazione di ritrovo cittadino. Modifiche nei comportamenti urbani da cui ne sono scaturite altrettante nelle abitudini dei cittadini e in generale di Milano, con tanto di note malinconiche da parte di molti bon vivants nonché memorialisti dell’epoca come lo scrittore Raffaele Calzini, che nel 1950 scriveva: “Era ancora, attorno al 1920, una pacifica e signorile via che raccoglieva come un maggior fiume gli affluenti solitari e aristocratici di via Borgospesso, di via Santo Spirito, di via Gesù, di via Sant’Andrea. Per un fenomeno urbanistico imponderabile, dapprima timidamente, poi con maggior coraggio, infine con spavalderia e tra poco con sfacciataggine, Montenapoleone si mise in gara con altre eleganti vie italiane: con la fiorentina via Tornabuoni, la romana via Condotti, la palermitana Quattro Cinti, la napoletana via Chiaia”. Parole che suonano quanto mai attuali, da un lato nel mostrare il modo in cui il prestigio della via sia divenuto sempre più ostentato, dall’altro come sia entrata di diritto nel firmamento della mappa dello shopping internazionale, rubando la scena oltre alle appena citate vie italiane anche alle internazionali Bond Street (New e Old), Sloane Street, Avenue Montaigne, Faubourg Saint-Honoré, la 5th Avenue. Un tracciato immaginifico e magnifico del consumismo dal retrogusto modaiolo.
Ma tornando alla nostra Milano, celeberrime sono state le tappe del mutamento di Montenapoleone documentate anche giornalisticamente: negli anni ’70 e ’80, la drogheria Parini – una sorta di Fauchon milanese nel campo delle spezie e delle salse, ha lasciato il posto a Valentino e il fruttivendolo Moretti con le sue primizie a prezzi da carato alle calze Fogal. Versace ha poi spodestato Ricordi, mentre il Salumaio – un’istituzione gastronomica di Montenapoleone – ha traslocato all’interno di un cortile per far posto all’insegna di Corneliani. Una metamorfosi per così dire però preannunciata. A ben vedere, infatti, già negli anni ’20, Bottega di Poesia, una libreria-galleria d’arte fondata da Enrico Somaré, Emanuele Castelbarco e Walter Toscanini, era stata costretta a chiudere alla volta dell’insediamento di Marco, un negozio di stoffe. Un segno del destino? Sicuramente la naturale inclinazione di Montenapoleone nel ritagliarsi un ruolo da protagonista nello scenario della moda e, ancor più, delle abitudini di consumo internazionali. Un mutamento seguito per linee interne, che ha affinato il prestigio e l’esclusività della Via, traino dell’intera zona attigua, proiettandola nella piena notorietà mondiale. Con l’assunzione di tutto il carico valoriale annesso e buona pace delle altrettanto eleganti strade milanesi. Un destino segnato ma sicuramente un’attitudine specifica di Montenapoleone nel divenire asse strategico dell’universo di stile, tanto da dar vita nel tempo a un’Associazione destinata – l’Associazione della Via Montenapoleone – che ne tutela l’immagine, coordinando le azioni dei singoli attori coinvolti e promuovendo interventi sinergici e mirati, volti ad avvalorarne lo spirito prestigioso. 

mercoledì 1 febbraio 2017

ABOUT_La stampa periodica femminile



Nel corso degli anni Sessanta la capacità di attrazione delle sfilate fiorentine s’indebolisce progressivamente. Di contro, proprio in quel periodo, le case di moda romane - che si servono anche del cinema come efficacissimo strumento di comunicazione delle proprie creazioni - contribuiscono a fare di Roma la capitale dell’Alta Moda, tanto da renderla nel 1967 centro nevralgico di tutte le sfilate. A seguito di una simile metamorfosi strutturale, Firenze si specializza nella presentazione delle collezioni da boutique e maglieria, fino ad ospitare dal 1972 Pitti Uomo, la rassegna di abbigliamento e accessori maschili giunta a noi con qualche recente aggiornamento che vuole le linee kids e qualche accenno di womenswear.
All’inizio degli anni Settanta alcuni stilisti – Walter Albini, Missoni, Krizia, Ken Scott – lasciano le passerelle della Sala Bianca per sfilare a Milano, provocando nella storia della moda italiana un cambiamento paragonabile a quello che nel 1951 ha fatto vacillare la leadership parigina. In men che non si dica, Milano diviene la capitale internazionale per antonomasia del prêt-à-porter, vantando un calendario d’appuntamenti strutturato. Nel 1979 tre sono gli eventi complementari: Milano Collezioni – vetrina di presentazione per le griffe più prestigiose del settore, Milanovendemoda – di vocazione squisitamente commerciale – e Modit – caratterizzata per l’enfasi posta sul rapporto tra stilismo e industria. Una moda che sceglie lo strumento della fiera – in particolare la Fiera Campionaria – per presentarsi e aprirsi al pubblico di addetti ai lavori, creando una filiera di professionalità e un indotto del tutto nuovo per un Paese come l’Italia.
Questo il quadro d’insieme che caratterizza la seconda metà del ‘900 modaiolo italiano, seguito sempre e comunque dalla stampa, che con meticolosa precisione ne ha documentato ogni fase evolutiva, parola dopo parola, fatto dopo fatto. Defilato dai riflettori e dalle atmosfere più patinate - senza avere l’enfasi gridata dello stilismo in sé - ha però avuto un ruolo strategico e fondamentale nello sviluppo del costume italiano. “Se questo giornale parlasse unicamente di mode, anziché di letteratura, di morale, di patria, e fosse scritto in francese, non ci sarebbe toccato il dolore di pubblicare il presente avviso” (cit. in R. Carrarini, La stampa di moda dall’Unità ad oggi). Con questo laconico messaggio si annunciava la cessazione della pubblicazione della rivista genovese «La donna» che, privilegiando il taglio politico e culturale rispetto a quello di costume, si era condannata ad avere breve vita. A dimostrazione quindi dell’importanza e della considerazione della stampa di moda, che nei decenni successivi all’Unità diviene un vero e proprio fenomeno editoriale di successo. Si stima che tra il 1861 e il 1920 siano nate in Italia 116 riviste di moda, di cui 75 solo a Milano. La loro proliferazione va messa n relazione all’ampliamento del mercato, stimolato dall’affermazione dei grandi magazzini e dagli strumenti che spingono per una “democratizzazione” della moda: il figurino e il cartamodello. Realizzati da pittori e incisori che riproducono fedelmente i modelli delle case di moda parigine, i figurini mettono in evidenza con grande cura i dettagli dell’abito indossato da figure femminili collocate all’interno di ambientazioni borghesi. Questi rafforzano il messaggio degli articoli pubblicati dalla rivista a cui sono allegati, rivolte alle lettrici con lo scopo di educarle all’idea che l’eleganza – alla portata di tutte – non è da confondersi con il lusso e la ricchezza. Complementare al figurino, il cartamodello – un foglio di carta leggera su cui sono riprodotti i contorni e le linee principali della foggia dell’abito – è invece il supporto che guida la lettrice nell’esecuzione dell’abito.
Durante il ventennio fascista, l’introduzione del sistema della stampa a rotocalco e l’affermazione di due grandi case editrici specializzate nella pubblicazione di periodici illustrati a grande tiratura – Rizzoli e Mondadori – portano alla concentrazione a Milano dell’editoria di consumo che, nel 1938, si arricchisce di due nuove testateAnnabella e Graziacomplementari a quelle specializzate nella diffusione dell’Alta Moda, tra cui Aracne, Lidel e alle riviste dell’Editoriale Domus. Complessivamente, tra il 1920 e il 1945 nascono a Milano 52 nuove testate.

Ma è nella seconda metà del ‘900, sulla scia dello sviluppo della moda italiana, che le pubblicazioni periodiche femminili italiane si arricchiscono in contenuti e materiali: qualità della fotografia, degli argomenti trattati dalle rubriche, del linguaggio, dell’impostazione grafica. Diversi nella forma ma identici nello spirito, perché proprio come nell’800 i periodici femminili contribuiscono a costruire l’immagine della donna, sia fisica che comportamentale.