Visualizzazione post con etichetta Vogue. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vogue. Mostra tutti i post

venerdì 17 novembre 2017

ART & CULTURE_Paolo Roversi, Incontri


Paolo Roversi_Ravenna, Paris 2003 © Paolo Roversi

Milano in questi giorni è fotografia, complice Photo Vogue Festival, l’evento targato Vogue Italia e dedicato a questa splendida forma d’arte, capace di parlare con le immagini e la forza da esse sprigionata.
Nell’ambito di questa iniziativa sono numerose le attività in calendario, tra cui la mostra “Paolo Roversi, Incontri” allestita presso la Fondazione Sozzani (Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano) e visitabile fino all’11 febbraio 2018.
Un appuntamento dedicato all’estro visionario del fotografo che si svolge in concomitanza alla grande esposizione di Palazzo Reale “Paolo Roversi. Storie” (visitabile fino al 17 dicembre 2017) e mette in evidenza la struttura propriamente pittorica delle fotografie di Paolo Roversi.
Roversi è artista della composizione e della geometria, con un approccio astratto alla realtà. Fin dagli Anni '80 le sue fotografie rispondono a una costante esigenza formale che dà loro
un carattere sorprendentemente atemporale, in contraddizione con il gusto e gli usi della moda.
La sua familiarità con la storia dell'arte, e con la pittura italiana in particolare, gli permette di fotografare come un pittore. Lavora spesso a serie costruite attorno a un tema o a un modello, come se cercasse di estrarne tutte le possibilità plastiche.
Per questa esposizione Roversi ha raccolto le sue fotografie a due e a tre, in dittici e trittici. Questo procedimento, mai utilizzato prima in modo sistematico, offre uno sguardo inedito sul
suo lavoro, dandogli una dimensione monumentale.
La composizione a più elementi gli consente di dare un’attenzione maggiore al soggetto arricchendone la lettura. Come nei polittici del Rinascimento, che ricorrono ampiamente a questo metodo. In questa mostra la fotografia di Paolo Roversi appare più serena e controllata che mai.
Insieme a più di trenta dittici e trittici – realizzati appositamente per questa mostra a partire da alcune delle più importanti foto di Roversi – viene presentata per la prima volta una selezione di ritratti incrociati di Paolo Roversi e Robert Frank realizzati nel 2001 in Nova Scotia.

Paolo Roversi, Incontri

Fondazione Sozzani, Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano
Fino all’11 febbraio 2018

Paolo Roversi, Storie

a cura di Alessia Glaviano

Palazzo Reale
Fino al 17 dicembre 2017


Paolo Roversi (Ravenna, 1947) inizia a lavorare come fotoreporter per l’Associated Press negli anni Settanta. Nel novembre del 1973, su suggerimento di Peter Knapp, direttore creativo della rivista Elle, si trasferisce a Parigi dove lavora per la Huppert Agency.
Nel 1974 diventa assistente del fotografo inglese Laurence Sackman. Lasciato lo studio di Sackman, inizia a lavorare per Elle e Dépêche Mode. Il suo primo servizio fotografico importante è pubblicato su Marie Claire, e firma la campagna di Christian Dior.
Nel 1980 inizia a utilizzare la pellicola Polaroid 20x25 cm e collabora con le maggiori riviste di
moda: Elle, Marie Claire, Harper's Bazaar e Vogue. Negli stessi anni inizia a scattare per alcuni tra i più importanti nomi della moda: Yohji Yamamoto, Azzedine Alaïa, Comme des Garçons, Christian Dior, Yves Saint Laurent, Hermès, Giorgio Armani e Valentino.
Vince nel 1996 il Trophée de la Mode di Parigi come miglior fotografo e nel 2001 è premiato dai China Nel 2000 espone a Milano alla Galleria Carla Sozzani;; nel 2002 a New
York alla Galleria Pace/MacGill;; nel 2006 in Giappone al Yokohama Red Brick Warehouse Number 1;; nel 2008 ai Rencontres Internationales de la Photographie d’Arles e nel 2009 a
Berlino alla Camera Work Galerie;; nel 2017 a Milano a Palazzo Reale e alla Fondazione Sozzani.
Tra le numerose pubblicazioni, Roversi ha pubblicato due libri dedicati al ritratto: “Angeli” nel 1994 e “Al Moukalla” nel 1995 per Camera Oscura e diverse monografie: “Una Donna”, Carla Sozzani Editore, 1989;; “Nudi”, Editions Stromboli, 1999;; “Libretto”, Editions Stromboli, 2000;; “Studio”, Steidlangin, 2005;; “Secrets”, Editions Stromboli, 2013;; “Dior Images”, Rizzoli International, 2018. 

mercoledì 25 ottobre 2017

PEOPLE_Peter Lindbergh



Celebre per le sue memorabili immagini cinematografiche, Peter Lindbergh è riconosciuto come uno dei più influenti fotografi contemporanei. Nato a Lissa (Germania) nel 1944, ha trascorso l'infanzia a Duisburg (Renania Settentrionale-Vestfalia). Ha lavorato come vetrinista per un grande magazzino e si è iscritto all'Accademia di Belle Arti di Berlino all'inizio degli anni 60. Ricorda così quegli anni: "Preferivo seguire le orme di Van Gogh, il mio idolo, piuttosto che dipingere i classici ritratti e i paesaggi che ci insegnavano a scuola...". Ispirato dal lavoro del grande pittore olandese, si trasferisce ad Arles per circa un anno, per poi partire in autostop alla volta di Spagna e Nord Africa. Più tardi studia pittura libera alla Scuola d'Arte di Krefeld. Influenzato da Joseph Kosuth e dal Movimento Concettuale, ancora prima di diplomarsi viene invitato a esporre alla galleria avanguardista di Denise René e Hans Mayer nel 1969. Si trasferisce a Düsseldorf nel 1971, comincia a dedicarsi alla fotografia e lavora per due anni come assistente del fotografo tedesco Hans Lux, per poi aprire il suo studio nel 1973. Una volta raggiunta la fama in patria, entra a far parte della grande famiglia di collaboratori della rivista Stern, come altri fotografi leggendari tra cui Helmut Newton, Guy Bourdin e Hans Feurer e si trasferisce a Parigi nel 1978 per seguire nuovi percorsi di carriera. Ritenuto un pioniere della fotografia, introduce una forma di nuovo realismo che ridefinisce i canoni della bellezza, da lui immortalati in immagini senza tempo. L’approccio umanista e il concetto idealizzato di donna diventano caratteri distintivi del suo lavoro, con una particolare enfasi sull'anima e sulla personalità. La sua visione unica presenta i soggetti in uno stato di purezza, "in tutta onestà", lasciando da parte qualsiasi stereotipo a favore di volti quasi totalmente privi di trucco, spogliati in modo tale da esaltare l'autenticità e la bellezza naturale delle donne che fotografa. Offre una nuova interpretazione della donna post-anni 80 senza prestare particolare attenzione all'abbigliamento, convinto che "Solo dopo aver eliminato la moda e l'artificio, si riesce finalmente a vedere la persona". La giornalista britannica Suzy Menkes afferma che "il rifiuto di piegarsi alla perfezione della copertina patinata è il marchio di fabbrica di Peter Lindbergh, l'essenza di immagini che scrutano l'anima più vera del soggetto, che si tratti di un personaggio più o meno famigliare o famoso." Lindbergh è stato il primo fotografo a inserire la dimensione narrativa nelle serie fotografiche e questa forma di story-telling ha aperto le porte a una nuova concezione della fotografia d'arte e di moda. Nell'arco degli anni ha creato immagini che hanno segnato la storia della fotografia, caratterizzate da un approccio minimalista alla fotografia post-modernista. Nel 1988, quando ha ormai conquistato la fama in ambito internazionale, lancia una nuova generazione di modelle da lui scoperte di recente, che ritrae vestite soltanto di camicie bianche. L'anno successivo fotografa per la prima volta insieme Linda Evangelista, Naomi Campbell, Cindy Crawford, Christy Turlington e Tatjana Patitz, all'epoca giovani modelle, per la leggendaria copertina di gennaio 1990 di Vogue UK. Il cantante pop George Michael, che ha lanciato il "movimento delle Supermodelle", seguito a ruota da Gianni Versace, si è ispirato proprio alle fotografie di Lindbergh apparse su Vogue per il leggendario video di "Freedom '90", che ha sancito l'inizio dell'era delle modelle-star e ha ridefinito l'immagine della donna moderna. Nel numero di maggio 2016 della prestigiosa rivista Art Forum, Lindbergh dichiara in un'intervista con la giornalista Isabel Flower: "Un fotografo di moda dovrebbe contribuire a definire l'immagine della donna e dell'uomo contemporaneo nella loro epoca, riflettendo una particolare realtà sociale e umana. Quanto è surreale invece l'attuale approccio commerciale che punta a ritoccare e cancellare qualsiasi traccia di vita ed esperienza, perfino la verità più intima del volto stesso?" Celebre per le sue serie fotografiche narrative, Lindbergh è conosciuto soprattutto per i ritratti essenziali e rivelatori, le nature morte, le forti influenze del cinema tedesco degli inizi e il contesto industriale della sua infanzia, la danza e il cabaret, ma anche per i paesaggi e lo spazio. A partire dalla fine degli anni 70 Lindbergh ha lavorato con le più famose case e riviste di moda, tra cui varie edizioni internazionali di Vogue, The New Yorker, Rolling Stone, Vanity Fair, Harper's Bazaar US, Wall Street Journal Magazine, Visionaire, Interview e W. Nel 2016 è stato scelto per la terza volta, un vero e proprio record, per realizzare l'edizione 2017 del Calendario Pirelli, dopo essere stato il primo a firmarne per ben due volte le immagini nei cinquant'anni di questo iconico calendario, di cui aveva in precedenza realizzato le edizioni 1996 e 2002. Le sue fotografie si trovano nelle collezioni permanenti di molti musei d'arte di tutto il mondo e sono state esposte in prestigiosi musei e gallerie. Oltre all'esposizione A Different Vision on Fashion Photography alla Kunsthal di Rotterdam e ora alla Reggia di Venaria, si ricordano le mostre al Victoria & Albert Museum (Londra), al Centre Pompidou (Parigi), nonché varie personali all'Hamburger Bahnhof (Berlino), al Bunkamura Museum of Art (Tokyo) e al Museo di Belle Arti Pushkin (Mosca). Lindbergh ha diretto numerosi film e documentari che hanno raccolto il successo della critica, tra cui: Models, The Film (1991), Inner Voices (1999) che ha vinto il premio come Migliore Documentario al Festival Internazionale del Film di Toronto (TIFF) in 2000, Pina Bausch, Der Fensterputzer (2001) e Everywhere at Once (2007), con la voce narrante di Jeanne Moreau, presentato al Festival di Cannes e al Tribeca Film Festival. Rappresentato dalla Gagosian Gallery e da 2b Management, vive attualmente tra Parigi, Arles e New York.

giovedì 19 ottobre 2017

ART & CULTURE_Peter Lindbergh in mostra alla Venaria



Naomi Campbell, Cindy Crawford, Linda Evangelista, Charlotte Rampling sono solo alcune delle magnifiche donne che hanno trovato in Peter Lindbergh uno dei principali interpreti della loro bellezza. Modelle, attrici, ballerine e icone, il fotografo ha immortalato le donne più belle di sempre, dando vita a un nuovo modo di vivere la fotografia di moda: non più scatti algidi e in posa, bensì immagini che hanno utilizzato un linguaggio disinibito, ispirato al mondo cinematografico e della danza, col quale esprimere la grazia oltre all’aspetto meramente estetico. Niente trucco, massima spontaneità, bianco e nero: questi i tratti caratteristici di Lindbergh, che ne hanno fatto una delle più autorevoli firme della fotografia di moda e che sono ammirabili ora nella mostra “Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography” presso la Reggia di Venaria (Torino) fino al 4 febbraio 2018. Esposte, 220 delle sue migliori fotografie, realizzate dal 1978 ad oggi: non solo le immagini iconiche di quattro decenni di lavoro, ma anche materiali esclusivi come appunti personali, dettagli di allestimenti scenografici, provini, polaroid, spezzoni di film, gigantografie.
Il percorso espositivo è suddiviso in sezioni, arricchite da interviste video, storyboard nonché da una video-installazione interattiva che coinvolge i visitatori in un’immersione emozionale nel mondo di Peter Lindbergh. Si inizia con “Supermodel”, ossia con le foto delle super top, fenomeno al quale ha dato vita insieme ad altri importanti e indimenticabili interpreti della moda italiana: siamo all’inizio degli anni ’90 e all’epoca queste bellezze erano ancora sconosciute. Si prosegue, poi, con “Stilisti”, che pone l’accento sulle collaborazioni del fotografo tedesco con venticinque fashion designer in epoche diverse e sul modo in cui ha contributo a definire l’immagine dei vari brand. Si indagano, quindi, le questioni di genere e le affermazioni politiche con la sezione “Zeitgeist”, che affronta tabù in maniera anticonvenzionale, esponendo immagini come “Give Peace a Chance”, scattata per Harper’s Bazaar nel 2004, e la serie “New Age”, realizzata per Vogue Italia nel 2014. Si continua con “L’ignoto”, che rivela l’interesse di Peter Lindbergh per la fantascienza e presenta la famosa serie di foto del 1990 con protagoniste la modella canadese Helena Christensen e l’attrice Debbie Lee Carrington, considerata il caposaldo del racconto fotografico nelle riviste di moda. Un obiettivo visionario quello di Lindbergh, come viene confermato anche dalla sezione “Icone”, un percorso visivo che propone le immagini di figure iconiche della cultura pop: da Kate Winslet a Charlotte Rampling, passando da Eddie Redmayne a Keith Richards. Passando alla sezione “Il Grande Schermo”, si evincono le influenze delle produzioni cinematografiche tedesche degli inizi e dei set sul lavoro del fotografo.
Un’occasione imperdibile per esplorare l’universo di Peter Lindbergh. Un viaggio immaginifico, emozionante e suggestivo, durante il quale esplorare quattro decenni non solo di lavoro, ma anche, di cultura, storia, arte e società. Il tutto all’insegna della cifra stilistica di questo inconfondibile interprete, firma di The Cal 2017, ultimo tassello che valida specificamente le sue innumerevoli collaborazioni con Pirelli e, generalmente, con l’arte in tutte le sue molteplici forme di espressione.
La mostra “Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography”, ideata dal Kunsthal di Rotterdam in collaborazione con il curatore Thierry-Maxime Loriot e Peter Lindbergh, è organizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, con il Patrocinio della Camera di Commercio di Torino.

Peter Lindbergh. A different Vision on Fashion Photography
Fino al 4 febbraio 2018

Reggia di Venaria, Sala delle Arti

lunedì 2 ottobre 2017

ART & CULTURE_Davide Mosconi - Moda, Arte, Pubblicità


Moda misteriosa
, 1991
Stampa ektachrome su carta , cm 30 x 30
(servizio per “Myster”, anno 2 , n. 4, gennaio 1991)


La Galleria Milano torna ad esporre il lavoro di Davide Mosconi (Milano, 1941-2002), sperimentatore instancabile ed artista poliedrico. Nel 2014 gli era stata dedicata in galleria un’ampia antologica, curata da Elio Grazioli, che cercava di ricostruire il percorso dell’artista tra fotografia, musica e design. La mostra attuale, sempre a cura di Grazioli, intende indagare per la prima volta altri aspetti del suo lavoro non ancora approfonditi, ma centrali, in particolare la sua attività come fotografo di moda e di pubblicità, attività che ha sempre considerato come un mestiere per guadagnarsi da vivere e finanziare la sua attività artistica, ma che in realtà in molti casi si intrecciano perfettamente con la sua ricerca artistica e la sua poetica. Mosconi non ha conservato molto di questi materiali, la mostra è pertanto esito di una ricerca ad hoc.
Nato e cresciuto a Milano, formatosi a Londra, nel 1964 Mosconi si trasferisce a New York per qualche anno per lavorare come assistente di Richard Avedon. La sua prima uscita in ambito artistico è alla Galleria Vismara nel 1967 con la mostra Creazioni applicate ai foulards di Giorgio Dall’Alba, fatto che dimostra fin dall’inizio il legame tra moda e arte nella sua carriera. Tornato a Milano apre nel 1969 un’agenzia propria, lo “Studio X”, presso la quale realizzerà negli anni seguenti campagne pubblicitarie per Fiat, Olivetti, Cassina, Campari, Sip, Rinascente, Brancamenta e altri, oltre a numerosi servizi di moda e di costume.
In tutte queste attività troviamo il tema ricorrente e centrale del corpo, da inserirsi nel contesto dell’antidesign, per il quale «il corpo è il mezzo di azione sul reale e nel reale», portatore di complessità, «per i suoi moti e desideri, tanto da esasperarlo negli esiti più radicali con l’inclusione della distruzione come fase necessaria per la ridefinizione dell’oggetto» (Elio Grazioli). Questa possibilità di rottura porta con sé motivazioni anche politiche.
Nella fotografia di moda troviamo lo stesso trattamento, facendo adottare ai modelli e agli oggetti posizioni insolite e talvolta esasperate. Ciò è visibile nei molti servizi usciti su numerose riviste, tra cui “Vogue Italia”, “Harpers & Queen”, “Linea Italiana”, “Sette”, “Amica”, “Esquire & Derby”, “Myster”. Servizi tutt’altro che frivoli: Mosconi, uomo di grande eleganza, porta l’abito al suo limite e lo interroga criticamente in ogni suo scatto, fatto ben visibile nel libro Cravatte e colletti (1984), realizzato con Riccardo Villarosa, dove l’ultimo nodo della lunga sequenza non è più una cravatta o papillon ma un cappio da impiccato, «cravatta finale e definitiva nella vita di un uomo».
Le opere di Davide Mosconi sono state esposte in prestigiose istituzioni e gallerie in tutto il mondo, tra cui la National Gallery di Bruxelles, l’I.C.A. di Londra, la Guggenheim Foundation di Venezia, la Biennale di Venezia (1991, 1993, 2001, 2003), la Rayburn Foundation di New York.
La Galleria Milano gli ha dedicato due personali nel 1998 e nel 1999 e ha esposto più volte le sue fotografie in mostre collettive. A partire dal 2006 ha ospitato una serie di concerti con l’intento di eseguire tutti i brani contenuti ne LASTORIADELLAMUSICADIDAVIDEMOSCONI, libro d’artista realizzato da Mosconi e pubblicato con Do-Soul nel 1989. Nel 2014 l’ampia monografica Davide Mosconi: fotografia, musica, design.
In occasione della mostra verrà presentata la monografia di Elio Grazioli Davide Mosconi: moda, arte, pubblicità, edita da Tip.Le.Co.

Davide Mosconi – Moda, Arte, Pubblicità
Galleria Milano, via Manin 13, Milano

Fino al 18 novembre 2017 

martedì 19 settembre 2017

LEISURE_Consegnati i Chi è Chi Awards 2017




Chi è Chi Awards  ideati da Cristiana Schieppati e organizzati da Crisalide Press in collaborazione con il Comune di Milano, aprono, anche quest'anno, la Milano Fashion Week. La XVII° edizione, patrocinata da Regione Lombardia e Comune di Milano, presso la Sala Azionisti di Palazzo Edison.
Da sempre i temi del Chi è Chi Awards precorrono le tendenze, questa edizione pone l'accento sulla comunicazione moda nell'era del web 3.0: "MILLENNIALS VS BLOGGERS, LA MODA NELL'ERA #DIGITAL."   Un argomento di stretta attualità che vedrà protagonisti i brand e le aziende che hanno maggiormente investito in questo settore, le star dei social network e gli interpreti di questo nuovo modo di fare comunicazione attraverso il web.
Ricevono i CHI E' CHI AWARDS 2017 nelle seguenti categorie:
Best Digital Brand e Premio Elio Fiorucci - Marco Bizzarri - Gucci
Best Communications to Millennials - Dolce & Gabbana
Miglior sito e-commerce - Yoox  
Marchio beauty più amato dai Millennials - Sephora 
Best Millennials communications: Sofia Viscardi
Web Designer - Sergio Calatroni
Influencer sportivo Generazione Y - Filippo Bologni
Blogger - Mariano Di Vaio
Volto cinema e tv social - Elisabetta Pellini
Assegnati anche i PREMI BARBARA VITTI votati attraverso la newsletter Chi è Chi News agli uffici stampa Prada, premiato come miglior ufficio stampa moda per le attività digital e Attila & Co, migliore agenzia digital PR moda e bellezza.
La giuria tecnica che ha assegnato i premi è composta da Benedetta Barzini - Docente ed esperta in cultura della moda; Mario Boselli -  Presidente  Onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana; Michele Ciavarella Style Magazine - Corriere della Sera; Emanuele Farneti  -  Direttore di Vogue Italia; Antonio Mancinelli  caporedattore Marie Claire - Cristina Milanesi - beauty director Io Donna; Giuseppe Modenese - Presidente Onorario della Camera della Moda; Cristina Morozzi - Giornalista e critica di design e design director of education della design school di Istituto Marangoni; Giuliana Parabiago - giornalista e pr & marketing consultant di Pitti Immagine; Massimiliano Sortino -Fashion Editor di Vogue.it.
Main partner il brand Lancia Ypsilon, che rinnova anche quest'anno la partecipazione ai CHI E' CHI AWARDS. I premiati e la giuria viaggiano a bordo di Lancia Ypsilon Unyca, la serie speciale dedicata a chiunque desideri una vettura pratica e moderna. Nel corso della premiazione Antonella Bruno, Head Lancia/Chrysler Brand - Emea Fiat Group Automobiles svelerà "Generazione Y", il nuovo contest cinematografico realizzato con lo IED che darà voce ai Millennials.
HP è presente all'evento con la nuova stampante fotografica portatile HP Sprocket: grazie alla tecnologia Bluethooth e all'applicazione mobile puoi scattare, personalizzare, condividere e stampare le tue foto preferite direttamente dallo smartphone e dagli account social, ovunque ti trovi. La stampa non è mai stata così social.
Filorga, primo laboratorio francese di medicina estetica fondato nel 1978, partecipa a questa edizione premiando vincitori e giuria con un prodotto della linea cosmetica Medi-Cosmetique: la novità Oil Absolute, siero olio anti-età globale in grado di contrastare lo stato di burn-out cutaneo, un vero e proprio elisir di giovinezza.
Tutti gli ospiti riceveranno un esclusivo kit "wrinkle free" per una settimana di trattamento con i best seller del marchio.
Collistar, azienda italiana leader da 14 anni in profumeria, é il make up partner dell'evento. Per l'occasione ha pensato alle signore presenti offrendo Collezione Caffè, la nuova capsule collection per l'A/I 2017 realizzata in collaborazione con illy. La nuova tappa del viaggio Ti Amo Italia, il progetto di Collistar che celebra le eccellenze italiane, prende vita in una collezione intensa e appassionata, che parla agli amanti della bellezza, del gusto, dell'arte, della qualità.
BKR, la bottiglia made in USA più fotografata sui social, nuova ossessione di celebrities, beauty editors e fashion insider omaggia vincitori e giuria della nuova collezione A/W ispirata alle tendenze delle sfilate di New York, Londra, Parigi e Milano. Super healthy, in vetro e silicone, sono in vendita esclusiva per l'Italia sul sito beautyaholicshop.com.
The Leading Hotels of the World (www.LHW.com), la collezione di alberghi che riunisce oltre 375 hotel indipendenti, di lusso e fuori dal comune in più di 80 Paesi, ha messo a disposizione due meravigliosi soggiorni, il primo a Villa La Massa, sulle dolci colline fiorentine e il secondo a Villa & Palazzo Aminta a Stresa, sul lago Maggiore. I premi saranno consegnati da Federica Damiani, Director, Consumer Marketing Italy.
Edizioni Condè Nast, presente con il nuovo Vogue Italia, omaggia vincitori e giuria di un abbonamento annuale.

Edizioni Condè Nast, presente con il nuovo Vogue Italia, omaggia vincitori e giuria di un abbonamento annuale.

giovedì 23 febbraio 2017

PEOPLE_Richard Avedon




Fotografo americano, tra i più grandi nel panorama della moda, ha avuto il grande plauso di rendere i modelli delle sue immagini – scattate a partire dagli anni ’40 – attori di scenari inusuali per le abitudini dell’epoca: zoo, circhi, piste di lancio, discariche di rifiuti. Antesignano di quello che poi diventerà il moderno concetto di redazionale di moda, Richard Avedon fa uscire il set dallo studio, ambientandolo in luoghi sempre diversi, originali e, proprio per questo, fascinosi. Uno sguardo visionario sulla fotografia, autenticato dall’incoraggiamento dei suoi soggetti a muoversi il più liberamente possibile, in modo da ottenere immagini spontanee, veritiere e di grande naturalezza.
Dopo aver studiato filosofia alla Columbia University, parte per la guerra. Al suo ritorno, nel 1944, inizia a occuparsi di fotografia e conosce Alexey Brodovitch, il direttore artistico di Harper’s Bazaar, per cui inizia a lavorare nel 1945. Un’atmosfera dai toni intellettuali, quella di Brodovitch, dalla quale Avedon non si distacca più.  La collaborazione con la rivista prosegue anche con i successivi direttori, sino al 1984: un lavoro portato avanti in tandem – dal 1966 al 1990 - con Vogue.
Avedon nelle sue fotografie punta l’obiettivo sulla “geografia emozionale” del viso e del corpo; utilizza particolari ottiche grandangolari, profonde angolature e luci stroboscopiche. Tratto distintivo del suo stile, lo sfondo: quasi sempre bianco, svuota l’immagine, per privarla di qualsiasi riferimento.
Ha scoperto e lanciato le modelle più importanti, da Dovina a Suzy Parker a Veruschka, da Twiggy a Penelope Tree, passando per Lauren Hutton e Benedetta Barzini.
Al grande pubblico il suo lavoro è balzato agli occhi attraverso campagne pubblicitarie e spot televisivi per Revlon, Chanel, Dior e Versace nonché per oi calendari Pirelli del 1995 e del 1997. Devoto alla novità in tout court intesa, è stato il primo a fotografare un uomo per la copertina di una rivista femminile: si trattava di Steve McQueen.

Innumerevoli i suoi scatti così come le rassegne a lui dedicate: nel 1974, i suoi ritratti del padre Jacob Jsrael al Metropolitan of Modern Art (Moma); nel 1978, una retrospettiva delle sue foto di moda al Metropolitan Museum of Art di New York; nel 1994, invece, una grande mostra itinerante, intitolata Evidence, 1944-1994.