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martedì 9 gennaio 2018

ART & CULTURE_My name is Style


Gian-Paolo-Barbieri-©-Sperimentazione-Milano-2001-Courtesy-29-ARTS-IN-PROGRESS-gallery-web


Fino al 10 febbraio 2018, 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13) ospita la mostra MY NAME IS STYLE, con le opere di cinque maestri della fotografia: Gian Paolo Barbieri, Lucien Clergue, Greg Gorman, William Klein, Amedeo Turello.
La rassegna ha inaugurato il format che 29 ARTS IN PROGRESS gallery proporrà annualmente in occasione del Photo Vogue Festival e che stimolerà un confronto tra gli autori più autorevoli del panorama artistico internazionale. L’iniziativa offre al pubblico uno sguardo inedito e profondo di come lo stile contemporaneo si sia diffuso attraverso la fotografia.
Il percorso espositivo vede alternarsi ritratti forti a nudi classici e dalla bellezza senza tempo: opere fotografiche che hanno segnato lo stile del XX secolo e che continuano ad influenzare e ispirare intere generazioni di fotografi ed artisti tout court. Non solo immagini epocali, chiave dell’evoluzione della fotografia e dello stile, ma anche sintesi estetica e anima della bellezza.
Gian Paolo Barbieri (Milano, 1938), fotografo italiano, ma ecletticamente produttivo nella scena della moda internazionale, ha saputo rappresentare lo spirito della fotografia di moda, in tutte le sue sfumature: dalla seduzione alla provocazione, dal mito all’eleganza. Le sue immagini sono fantastiche e magiche, oniriche e ludiche, ironiche e teatrali. Sono immagini seducenti. La superficie piatta dell’immagine fotografica diventa un “oggetto di fascino”, uno stimolante invito all’immaginazione e alla fantasia, un territorio che l’occhio si accinge ad esplorare per decifrarne i misteri.
Dal canto suo, Lucien Clergue (Arles, 1934 - Nîmes, 2014) ha rielaborato il nudo femminile, lavorando sull’aspetto chiaroscurale, per ottenere un fondo di ordine geometrico che domina la classicità del tema. Celeberrime restano, nell’ambito della sua vasta e multiforme produzione, le immagini della serie Nudo zebrato, nelle quali il corpo delle modelle appare sezionato e potenziato - nella struttura - dall’andamento di linee sinuose parallele create dalla luce e dalle ombre nette tagliate sulla pelle dalle veneziane delle finestre. E’ stato il fondatore, nel 1969, dei celebri “Rencontres Internationales de la Photographie” di Arles.
Greg Gorman (Kansas City, 1949), uno dei fotografi più noti della ritrattistica moderna e delle celebrità, presenta da 29 ARTS IN PROGRESS gallery i suoi scatti dallo stile inconfondibile, esigente e attento nelle messe in scena, studiatissimi in ogni minuscolo dettaglio, dall'ambiente alla postura, dall'espressione del volto all'esaltazione delle masse muscolari.
Immagini spogliate e anticonformiste che restituiscono tutto il sapore della complicità che si è instaurata tra il fotografo e il suo soggetto.
William Klein (New York, 1928), conosciuto per l’approccio ironico e l’utilizzo estensivo di tecniche fotografiche inusuali nel contesto del fotogiornalismo e della fotografia di moda, ha realizzato per Vogue una serie di servizi, in bianco nero e a colori, estremamente audaci e innovativi. Al venticinquesimo posto fra i cento fotografi più influenti da parte della rivistaProfessional Photographer Magazine, le immagini di Klein paiono spinte all’eccesso, frutto di arditi esercizi visivi di un artista la cui formazione da pittore lo ha portato a stravolgere le consuetudini della fotografia.
Amedeo Turello (Cuneo, 1964) fotografo di moda tra i più celebrati, con il suo obiettivo ha fotografato numerose celebrità quali Naomi Campbell, Valeria Mazza, Dita Von Teese e molte altre. Turello sa che la verità va cercata oltre le apparenze, ma soprattutto che l'apparenza non è così superficiale come sembra e che - ad osservarla da vicino - vi è una profondità insospettata. Di lui si ammirano queste donne mai del tutto vestite, mai del tutto nude, restituite così ad una specie di sottile verità.

MY NAME IS STYLE
Gian Paolo Barbieri, Lucien Clergue, Greg Gorman, William Klein, Amedeo Turello
Milano, 29 ARTS IN PROGRESS gallery - Via San Vittore 13
Fino al 10 febbraio 2018
Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00.
Altri giorni e orari su appuntamento
Ingresso libero


Informazioni: tel. 02 94387188 - info@29artsinprogress.com - www.29artsinprogress.com

LEISURE_SCATTI DI CINEMA & MODA a Firenze



Cinema e Moda: due eccellenze italiane, due mondi che hanno da sempre un legame speciale. Da qui l’idea molti anni fa di raccontare questo incontro fra le pagine di Luxury files magazine. Un modo per comunicare il Made in Italy e il savoir-faire italiano, attraverso la bellezza e la bravura di noti volti del cinema contemporaneo, che raccontano storie affascinanti con un sottile gioco di sguardi e complicità. Da questo percorso ha preso vita la mostra ‘Scatti di Cinema & Moda’, una rassegna dei più sofisticati scatti fotografici a noti attori ed attrici realizzati e pubblicati dal magazine, che sul set per un giorno hanno interpretato il connubio fra cinema e moda attraverso suggestioni oniriche. Emozioni in cui è protagonista indiscussa la luce del grande fotografo Fulvio Maiani. Fra i protagonisti degli scatti in mostra: Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Miriam Leone, Rocio Munoz Morales, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Elena Radonicich, Daniela Virgilio, Alessandro Roja, Tea Falco, Giorgio Marchesi, Giulio Berruti, Vincenzo Amato, Gianmarco Tognazzi e Giampaolo Morelli. La mostra Scatti di Cinema & Moda, a grande richiesta, dopo il successo ottenuto durante la recente Festa del Cinema di Roma, giunge a Firenze - meravigliosa città che vanta uno storico legame con la grande tradizione artigianale e sartoriale del Made in Italy - in occasione del Pitti Uomo di Gennaio, il cui tema è proprio il ‘Grande Cinema’. il salone si trasformerà in uno straordinario Film Festival, i padiglioni diventeranno sale in cui godersi lo spettacolo di un incontro speciale fra cinema e moda. Il piazzale centrale della Fortezza da Basso evocherà una scintillante Times Square. La storia, il fascino e il glamour vintage chic di Palazzo San Niccolò saranno il suggestivo set della mostra. Per l’esclusivo vernissage, un incontro di eccellenze e raffinate degustazioni toscane: dai tartufi Savini, tartufai da quattro generazioni e simbolo della migliore imprenditorialità toscana, al pregiato cioccolato toscano del grande Maestro Cioccolatiere Andrea Slitti, pluripremiato ed apprezzato in Italia e all’estero. Gli ospiti brinderanno con un’accattivante selezione dei vini de La Tognazza, un sogno realizzato di un grande volto del cinema italiano ma anche ‘wine lover’ ed imprenditore del vino - Gianmarco Tognazzi.
Ma non è tutto. Il Cinema, infatti, assomiglia all'orologeria: per ispirare il pubblico è necessaria una meticolosa attenzione ai dettagli tecnici e stilistici. E la mostra sarà l’occasione per ammirare da vicino anche alcune collezioni di orologi Hamilton, brand svizzero dalle radici americane, da sempre legato al mondo del Cinema. In oltre 60 anni, gli orologi Hamilton sono apparsi in più di 400 film. Il loro inconfondibile stile li ha resi protagonisti in molti ruoli, nei più diversi generi cinematografici, dai film d’azione come Die Hard o Ocean’s Eleven ai film di fantascienza come Men in Black, Indipendence Day, 2001: Odissea nello Spazio, Spider Man II fino alla commedia classica come C’è Posta per te, Hairspray, Blue Hawaii, al genere drammatico di A Beautiful Mind o Intrigo a Berlino fino ai più recenti The Martian e Interstellar . Hamilton ospita da nove edizioni a Hollywood la manifestazione Hamilton Behind the Camera Awards per premiare gli artisti e le figure professionali che hanno lasciato un’impronta personale nell’industria del cinema. Celebrities e star del cinema lasciano per una sera il red carpet e i riflettori a chi lavora dietro le quinte. E dal 2013 Hamilton celebra la partnership fra l’internazionalità degli Hamilton Behind the Camera Awards e i Nastri d’Argento dando vita a un riconoscimento speciale.
La mostra Scatti di Cinema & Moda by Luxury files magazine resterà visitabile a Firenze nei giorni dell’11 e 12 gennaio dalle 10 alle 20 nella straordinaria cornice di Palazzo San Niccolò ad ingresso libero.

SCATTI DI CINEMA & MODA
MOSTRA FOTOGRAFICA a cura di Luxury files magazine
PALAZZO SAN NICCOLO’ - FIRENZE
VIA DI SAN SAN NICCOLO’, 79

11 - 12 Gennaio 2018 - dalle 10 alle 20 - ingresso libero

lunedì 23 ottobre 2017

ART & CULTURE_Fendi Studios



FENDI da sempre è attenta alle commistioni tra la moda e le molteplici forme d’arte, ponendo al centro dell’attenzione una sensibilità per la bellezza autentica. Il cinema, in particolare, ha rappresentato per la Maison una disciplina con la si è confrontata diverse volte, dando vita a indimenticabili connubi, basti ricordare “Gruppo di famiglia in un interno” di Luchino Visconti con una raffinatissima Silvana Mangano. Per celebrare questo profondo e duraturo legame, FENDI organizza una mostra innovativa e sorprendente, intitolata FENDI STUDIOS, ospitata presso il Palazzo della Civiltà Italiana, sede della Maison romana dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018 (ingresso libero). Complici le tecnologie digitali e immersive, l’esposizione coinvolge il visitatore in un magico viaggio alla scoperta dell’universo del marchio e, soprattutto, del suo legame indissolubile con il cinema. Dislocata in diversi spazi, consente un’inedita esplorazione: in particolare, negli studios è possibile immergersi in alcuni set cinematografici interattivi tratti dai film per i quali FENDI ha realizzato abiti, accessori e capi in pelliccia, come, per esempio, Evita, Il diavolo veste Prada, Grand Budapest Hotel. A corollario, un calendario di proiezioni quotidiane di film selezionati appositamente dalla Maison.
FENDI STUDIOS rappresenta un invitto a scoprire, in chiave moderna e contemporanea, la passione di FENDI per il cinema e il legame che li lega. Una passione fatta di glamour e creatività, dedizione ed emozione.
I visitatori hanno la possibilità di vivere un’esperienza unica, interagendo con i film e reinventandoli, entrando nelle scene e diventandone protagonisti. Il tutto, condividendolo in tempo reale.

FENDI STUDIOS
Palazzo della Civiltà Italiana, Roma
Dal 27 ottobre 2017 al 25 marzo 2018

Ingresso libero

martedì 17 ottobre 2017

ART & CULTURE_Mantova celebra Antonio Ratti



Palazzo Te a Mantova, fino al 7 gennaio 2018, ospita la mostra “Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate”. L’esposizione, a cura di Lorenzo Benedetti, Annie Ratti e Maddalena Terragni, è prodotta e realizzata dal Comune di Mantova, dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, dal Museo Civico di Palazzo Te e dalla Fondazione Antonio Ratti.
Un’esposizione che celebra il ruolo di Antonio Ratti, la cui vita è un intreccio tra impresa e arte, creatività e promozione culturale, pubblico e privato. Il suo pensiero nasce dall’idea che la cultura, la conoscenza e l’arte siano strumenti fondamentali per interpretare il proprio tempo.
Sperimentazione e innovazione sono le caratteristiche che distinguono l’operare di Antonio Ratti, raccontate trasversalmente in un percorso che prevede un dialogo con le sale monumentali per poi svilupparsi negli spazi espositivi delle Fruttiere. La mostra intende restituire il ritratto di un personaggio raffinato ed elegante, poliedrico ed eclettico, che, investendo nella formazione delle risorse umane e nella valorizzazione del tessuto come arte, ha saputo dare risalto alla qualità dei prodotti tessili. 
Grazie al contributo dell’architetto Philippe Rahm, l’esposizione racconta il tessuto nelle sue varie forme: dalla ricca collezione di reperti antichi della Fondazione Antonio Ratti ai grandi archivi dell’azienda Ratti; sarà possibile fare un’esperienza tattile delle diverse stoffe messe a disposizione del visitatore su una pedana centrale che attraversa lo spazio delle Fruttiere, restituendo un’idea sinestetica del tessuto.
L’arte contemporanea è presente con opere di artisti coinvolti nelle numerose attività della FAR, tra questi alcuni artisti invitati a condurre e a partecipare alle 23 edizioni del workshop
CSAV-Artists Research Laboratory, tra cui: John Armleder, Julia Brown, Jimmie Durham, Mario Garcia Torres, Melanie Gilligan, Renée Green, Joan Jonas, Giulio Paolini, Diego Perrone, Yvonne Rainer e Gerhard Richter.  Negli spazi esterni di Palazzo Te sono presenti importanti installazioni di Yona Friedman, Hans Haacke, Richard Nonas, Matt Mullican e Liliana Moro.

Il tessuto come arte: Antonio Ratti imprenditore e mecenate
Palazzo Te, Mantova
fino al 07 gennaio 2018
ORARI: lunedì 13.00 – 19.30; da martedì a domenica 9.00 – 19.30 (ultimo ingresso 18.30), A partire da domenica 29 ottobre 2017: lunedì 13.00 – 18.30; da martedì a domenica 9.00 – 18.30 (ultimo ingresso 17.30)

venerdì 6 ottobre 2017

ART & CULTURE_Franco Pagetti in mostra Milano


Franco Pagetti seduto con un soldato

Al CMC Centro Culturale di Milano (Largo Corsia dei Servi 4) torna la grande fotografia con la mostra di Franco Pagetti. Ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, e curata da Enrica Viganò con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano e l’adesione di importanti partner come Arriva Italia e Unipol, l’esposizione Franco Pagetti “Tutti i confini ci attraversano” permette di incontrarne da vicino la forza e l’originalità. Fotogiornalista di prestigiose testate internazionali, come The New York Times, Newsweek, TIME, The New Yorker, Stern, Le Figaro, Paris Match, The Times of London, Franco Pagetti è presente - spesso per primo - nei teatri di guerra e conflitto del pianeta: dall’Afghanistan al Kosovo, da Timor Est al Kashmir; Palestina, Sierra Leone, Sudan del Sud; oltre che, con temi diversi, in altri Paesi quali Cambogia, Laos, Vaticano, Arabia Saudita, Indonesia. Nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo, Pagetti è riconoscibile per quella capacità di trovare l’umanità nelle situazioni più difficili, di vivere il proprio ambiente attraversato da “confini” visibili e invisibili. Come lui dice: “C’è sempre la persona anche nel soldato che esegue degli ordini, c’è il volto dell’uomo che combatte, che fugge, che soffre”.
Pagetti ci mostra i confini che “ci attraversano” nei monti e villaggi dell’Afghanistan, paesaggi silenziosi come quelli del pastore errante di Giacomo Leopardi; nei ritratti in bianco e nero di uomini e donne in preghiera nelle loro case, mentre fuori imperversa la battaglia, rivelandoci così quella differenza (minima) tra Sciiti e Sunniti che si manifesta nel culto; negli orizzonti dei muri di separazione di Palestina, Irlanda, Afghanistan o ancora nel paradossale confine fragile dell’amore che ha cucito le tende colorate che campeggiano nelle vie sventrate di Aleppo, dono delle donne per proteggere i loro mariti e figli dai cecchini nemici. Franco Pagetti, che aveva iniziato negli anni ’80 come fotografo di moda per poi scegliere di dedicarsi al reportage dalla fine degli anni ’90, è tornato alla moda firmando per il secondo anno consecutivo la campagna di Dolce&Gabbana. Riuscendo ad applicare con genialità le tecniche tipiche del reportage di stampo giornalistico al patinato mondo del fashion, ha realizzato degli scatti che hanno saputo destare la curiosità di molte fra le più importanti testate giornalistiche al mondo. Franco Pagetti è stato inoltre recentemente protagonista del film-documentario “Shooting War” della regista canadese di origine irachena Aeyliya Husain. Il documentario è stato presentato in anteprima mondiale alla XVI edizione del Tribeca Film Festival, la celebre rassegna ideata da Robert De Niro che si è tenuta a New York nell’aprile 2017. In Italia il cortometraggio verrà presentato in anteprima nazionale al Torino Film Festival. Con la mostra milanese il discorso si allarga, si incontra “il pensiero” che sta dentro ogni immagine di Pagetti, si rivela la sua preparazione e capacità di informazione che interroga il metodo dei media oggi, argomento di grande attualità insieme a quell’uso moltiplicato dell’immagine nei social. La grande forza di questa rassegna permette di reinterrogarsi sulla fotografia, sulle sue radici e sulle possibilità per il futuro, che il lavoro di Pagetti documenta proprio in relazione a questi ulteriori “confini”. Durante i mesi di mostra si terranno una serie di eventi di incontro e dialogo per il pubblico e per le scuole. Accompagnerà l’esposizione il decimo volume della collana I Quaderni del CMC, pubblicato da Admira Edizioni; all’interno l’introduzione di Camillo Fornasieri, un testo critico a cura di Elena dell’Agnese, docente di geografia politica e culturale nell’Università di Milano-Bicocca e Vice Presidente della International Geographical Union, e un’intervista di Enrica Viganò a Franco Pagetti.

Franco Pagetti “Tutti i confini ci attraversano”
CMC Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi, 4 (MM1 San Babila, MM3 Duomo)
Fino al 21 gennaio 2018
Ingresso gratuito, con Donazione gradita
Orari: da martedì a venerdì 10.00–19.00 sabato e domenica 15,30 – 19,30 lunedì chiuso

giovedì 5 ottobre 2017

ART & CULTURE_Ferré in mostra a Torino



Nell’aulica Sala del Senato di Palazzo Madama, dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 2018 va in scena la mostra Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti. L’esposizione - organizzata e prodotta da Fondazione Gianfranco Ferré e Fondazione Torino Musei - presenta in anteprima mondiale 200 oggetti-gioiello che ripercorrono per intero la vicenda creativa del celebre stilista italiano.
Per Ferré l’ornamento è stata sempre una passione, legata in modo inscindibile alle collezioni moda e risultato di un approccio appassionato e spesso innovativo, mai inferiore a quella riservata all’abito. Come sottolinea la curatrice della mostra Francesca Alfano Miglietti: “Ferré costruisce una zona franca all’interno di un proprio mondo di riferimento, elaborando ogni oggetto sulla scia di un sistema di classificazione generale di concetti che diventano oggetti. E così pietre lucenti, metalli smaltati, conchiglie levigate, legni dipinti, vetri di Murano, ceramiche retrò, cristalli Swarovski, e ancora legno e cuoio e ferro e rame e bronzo, nel susseguirsi di un incantato orizzonte di spille, collane, cinture, anelli, bracciali, monili. Per Ferré l’ornamento non è il figlio minore di un prezioso, ma un concetto di eternità che deve rappresentare l’immanenza del presente”.
Una mostra unica nel suo genere, che, come afferma Guido Curto, Direttore di Palazzo Madama, “ci offre l’occasione di conoscere e ammirare questo grande stilista “sotto un’altra luce”; perché ne svela il lato più intensamente ed emotivamente artistico, in una progettazione che non cerca il lusso ostentativo e la mera apparenza, bensì la sostanza di una espressione poetica correlata ai materiali e alle forme intensamente vivide di colori e di “luce”, appunto”.
Rita Airaghi, Direttore della Fondazione Gianfranco Ferré, ci tiene a sottolineare come la mostra si proponga di offrire al pubblico, per la prima volta in assoluto, la visione di un aspetto specifico della creatività e della progettualità di Gianfranco Ferré - quello che riguarda l’oggetto-gioiello - con l’intento chiaro e fermo di sottolineare come a esso lo stilista abbia riservato sempre un’attenzione speciale, in termini di ricerca applicata sia alla forma che alla materia e in termini di ispirazione, con risultati quasi sempre innovativi e sorprendenti. Non solo: il percorso espositivo intende dimostrare come anche nella progettazione dell’ornamento Ferré si attiene con rigore e coerenza ai dati costitutivi del suo background formativo, legati all’architettura e al design.
Inoltre, va tenuta in considerazione una seconda ragione che rafforza il perché della mostra, legata in termini particolari e persino personali all’intensa vicenda di Gianfranco Ferré nell’universo della creazione. L’evento, infatti, si propone di essere un doveroso tributo all’inizio del suo percorso, che esattamente negli ornamenti, nei bijoux e negli accessori ha la sua prima tappa. Una partenza motivata più dalla curiosità che da una convinzione già consolidata, più dal gusto di manipolare la materia che non dalla determinazione di divenire stilista, raggiunta solo diversi anni più tardi. Un primo amore diventato un amore di sempre di uno dei protagonisti di prima grandezza del lusso e dello stile contemporanei.
Gli oggetti in mostra, realizzati per sfilate dal 1980 al 2007, sono raccontati come complemento dell’abito e suo accessorio ma vengono esposti insieme ad alcuni capi in cui è proprio la materia-gioiello a inventare e costruire l’abito, diventandone sostanza e anima. Anche in questo caso l’attenzione di Gianfranco Ferré ai materiali è determinante, come parte essenziale della sua ricerca.
Il progetto espositivo – realizzato dall’architetto Franco Raggi - gioca sul contrasto tra la Sala del Senato di Palazzo Madama, ambiente di immenso pregio architettonico, e le strutture minimaliste ed essenziali in ferro e vetro dell’allestimento, mettendo in risalto la fantasiosa bellezza dei gioielli disegnati da Ferré che sembrano librarsi in volo nella penombra.

Gianfranco Ferré. Sotto un’altra luce: Gioielli e Ornamenti
Palazzo Madama, Piazza Castello, Torino
Dal 12 ottobre 2017 al 19 febbraio 2018
Lunedì – Domenica 10.00-18.00, martedì chiuso


Biografia
Gianfranco Ferré nasce a Legnano (MI) il 15 agosto 1944. Dopo la Laurea in Architettura conseguita nel 1969 al Politecnico di Milano, ottiene un primissimo successo come creatore di bijoux ed accessori. Seguono la lezione fondamentale dell’India dove vive e lavora per lunghi periodi, la nascita del suo Prêt à Porter femminile - nel 1978 - e la fondazione della società che porta il suo nome. Al lancio dell’abbigliamento maschile, nel 1982, e alla creazione di una gamma articolata di collezioni e accessori realizzati su licenza, si aggiungono l’esperienza dell’Alta Moda, tra il 1986 ed il 1989, le cui collezioni vengono presentate a Roma. A seguire, il prestigioso incarico presso la maison Christian Dior, di cui Gianfranco Ferré è Direttore Creativo per le linee femminili dal 1989 al 1996. Negli anni successivi vengono sviluppate numerose altre linee e si susseguono altrettanti significativi progetti. Nel marzo 2007 lo stilista è nominato Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera. Gianfranco Ferré muore prematuramente il 17 giugno di quello stesso anno.

Fondazione Gianfranco Ferré

La Fondazione Gianfranco Ferré nasce nel 2008 con lo scopo di conservare, ordinare e mettere a disposizione del pubblico – in primo luogo sotto forma di archivio virtuale – tutto ciò che documenta l’attività creativa dello stilista. A ciò si affianca l’obiettivo di promuovere e svolgere iniziative che abbiano attinenza con la filosofia di Gianfranco Ferré, con la sua cultura progettuale e con la sua concezione della moda e dell’estetica. La Fondazione si occupa inoltre della cura e della gestione dell’archivio vestimentario che comprende circa 3.000 tra capi e accessori appartenenti alle collezioni Gianfranco Ferré Donna, Uomo e Alta Moda.

giovedì 15 giugno 2017

LEISURE_White Essentials



In occasione dell’imminente edizione di giugno di WHITE, Albini Group porta l’eccellenza del tessuto in cotone per camiceria all’interno del salone con uno speciale progetto espositivo.
La mostra, intitolata “White Essentials, Stile e Materia nella Camicia Bianca” – curata da Federico Poletti – è un percorso narrativo emozionale e sensoriale che parte dalla materia prima, ossia il seme del cotone che diventa fiore e poi fiocco, per trasformarsi in filato e poi in tessuto, grazie all’expertise di Albini Group, realtà bergamasca fiore all’occhiello nella produzione di tessuti in cotone per camicie tra i più belli al mondo. Ogni passaggio del processo produttivo – interamente controllato dall’azienda – è eseguito in maniera sostenibile, con una grandissima attenzione alle persone, all’ambiente, al territorio.
Focus della mostra, il bianco, scelto non solo per l’assonanza con il nome del salone, ma anche perché il puro tessuto candido rappresenta la sfida più difficile, che permette di raccontare le moltissime declinazioni “white” che Albini può ottenere.
Il tessuto bianco diventa così l’ingrediente indispensabile di base per realizzare capi molto diversi tra loro, come dimostrano le 15 creazioni di differenti designer coinvolti nel progetto. Ogni stilista ha saputo interpretare alcuni degli innumerevoli tessuti bianchi delle collezioni Albini 1876 e Albini Donna, dando vita a capi iper-creativi e contemporanei, ognuno con uno stile ben definito. Tra i marchi selezionati: MSGM, Fabio Quaranta, Vittorio Branchizio, ShirtStudio di Alfredo Fabrizio e A-LAB Milano, oltre due giovani neolaureate in Design della Moda al Politecnico di Milano, da poco in forza nel team creativo di Albini Group, che, per la prima volta, si cimentano sperimentalmente in un esercizio di stile con un capo finito anziché con un tessuto.
“Raccontare i nostri tessuti bianchi all’interno di White ci è sembrato un connubio perfetto – ha affermato Silvio Albini, Presidente di Albini Group – Per noi il tessuto bianco è l’essenza della camicia e deve essere come il più bello dei diamanti: puro, perfetto e brillante. Sono felice che giovani designer abbiano interpretato in maniera così personale i ‘bianchi’, dando vita a creazioni molto diverse tra loro, ma che rappresentano grande sapienza e creatività”.
Le 15 camicie bianche realizzate ad hoc per la mostra sono raggruppate in tre macro aree tematiche in cui il protagonista rimane il bianco assoluto: Material Connection, ossia il mix tra cotone e filati speciali come il lino, la ciniglia, il bouclé; Mixed Pattern, stoffe con speciali lavorazioni e armature; Puro White, in cui sono sovrani tessuti bianchi lavorati in giochi di pesi diversi, dall’ultra leggero al più corposo.
In poche parole, un viaggio verso l’essenza del tessuto, chiave di volta per ottenere creazioni uniche ed eterne.

White Essentials, Stile e Materia nella Camicia Bianca
WHITE MAN & WOMAN
17 – 19 giugno 2017
Superstudio Più, via Tortona 27, Milano


Albini Group: dal 1876 i tessuti per camicia più belli al mondo
Fondato nel 1876 ad Albino (Bergamo), il Gruppo Albini è da sempre un’impresa familiare ed oggi, giunta al 141° anno di attività, è guidata dalla quinta generazione della famiglia rappresentata da Silvio, Fabio, Andrea e Stefano Albini. Gruppo Albini conta attualmente su sette stabilimenti (quattro in Italia), con oltre 1300 dipendenti ed è il maggior produttore europeo di tessuti per camiceria.