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martedì 30 maggio 2017

LEISURE_Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni

Armando Testa, annuncio pubblicitario per tessuti Lanerossi, 1953


In occasione di Pitti Immagine Uomo 92 e di Pitti Filati 81, il Gruppo Marzotto e Filivivi celebrano il bicentenario di Lanerossi, fondata da Francesco Rossi a Schio, con la mostra “Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni”.
Dal 13 al 16 giugno 2017 a La Limonaia di Villa Vittoria (in occasione di Pitti Uomo) e dal 28 al 30 giugno 2017 al Teatrino Lorense della Fortezza da Basso (durante Pitti Filati), l’esposizione metterà in evidenza la notevole qualità della comunicazione che Lanerossi ha utilizzato nella sua storia, avvalendosi di materiali pressoché sconosciuti al grande pubblico.
La ricostruzione della storia degli artefatti comunicativi - ovvero di uno degli strumenti indispensabili per costruire l’identità e veicolare i valori aziendali - è la modalità scelta per raccontare i contesti economici, produttivi, sociali e culturali che hanno contraddistinto le vicende di una delle maggiori industrie italiane del settore tessile e leader europeo nei primi anni del Novecento.
E, attraverso la storia di questo marchio, raccontare anche quella, per certi versi intimamente legata, dell’intero Paese.
Il percorso espositivo privilegia l’intreccio fra le opere dei maggiori autori che hanno collaborato con l’azienda a partire dagli anni Trenta del Novecento – artisti e designer come Adolfo Busi, Studio Stile, Armando Testa, Pino Tovaglia, Severo Pozzati, Claudia Morgagni, o fotografi come Mauro Masera e Ugo Mulas – e alcuni strumenti specifici sviluppati già nel secolo precedente, fra i quali i campionari di tessuti, le etichette dei filati, la stampa aziendale o le iniziative calcistiche.
La mostra utilizza materiali provenienti dallo straordinario patrimonio rappresentato dall’Archivio Storico Lanerossi di Schio, di proprietà del Gruppo Marzotto.
Con il Marchio Lanerossi, Marzotto progetta, produce e commercializza coperte/plaid e tessuti.
Filivivi, licenziataria del marchio Lanerossi Filati di proprietà del Gruppo Marzotto, produce e distribuisce in esclusiva i filati di lana con questo brand.
La mostra è curata da Alessandra Bosco e Fiorella Bulegato e allestita dallo studio Rovai&Weber 
Si ringrazia il Comune di Schio per la fattiva collaborazione. 

Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni

In occasione di Pitti Immagine Uomo 92
13-16 giugno 2017
La Limonaia di Villa Vittoria, Firenze, orario 09.00-18.00; 09.00-16.00 (ultimo giorno)

In occasione di Pitti Filati 81
28-30 giugno 2017
Teatrino Lorense, Fortezza da Basso, Firenze, orario 09-18.00; 09.00-16.00 (ultimo giorno)


Gruppo Marzotto
Il Gruppo Marzotto è leader globale nel settore del tessile per abbigliamento e arredo, con un’ampia offerta che comprende tessuti di lana, seta, cotone, velluto, tessuti stampati, filati di lino, prodotti per arredo. Vocazione internazionale – circa il 70% dei ricavi sono realizzati all’estero -, collaborazione con i brand della Moda, ricerca, innovazione nel prodotto e nelle tecnologie , sono i tratti distintivi della impresa.   Nel 1987 il Gruppo ha acquisito la Lanerossi. Con il Marchio Lanerossi, Marzotto progetta, produce e commercializza coperte/plaid e tessuti.

Filivivi
Filivivi è leader europeo nel settore dei filati lanieri per maglieria, con una proposta di prodotti pettinati e cardati, tradizionali e innovativi, tutti offerti in una gamma di colori in stock service, che spazia dai toni classici a proposte più creative, e distribuiti su scala globale. Oltre al marchio Lanerossi Filati, di cui è licenziataria, produce e distribuisce filati a marchio Folco e Filivivi coprendo gran parte delle esigenze del mercato, a partire da mischie con fibre nobili, ai filati in lana merinos e fibra acrilica. Le nuove collezioni Lanerossi, Folco e Filivivi verranno presentate in occasione del prossimo Pitti Filati. 

martedì 26 luglio 2016

PEOPLE_Ugo Mulas



Ugo Mulas rappresenta a tuttotondo l’ideale di un artista legato al territorio e, al tempo stesso, devoto a una lungimiranza culturale che lo spinge a guardare oltre e a trasferirsi dalla provincia bresciana al fermento milanese, proprio negli anni del mitico Bar Jamaica, ritrovo d’intellettuali nonché soggetto privilegiato dei suoi primi scatti. Correva l’anno 1950 e oltre e, ben presto, Mulas comincia a dedicare anima e corpo al reportage e alla fotografia pubblicitaria e di moda, contribuendo a creare la nuova immagine internazionale dello stile italiano. I suoi lavori riscuotono subito l’approvazione del grande pubblico, occupando - di buon grado – le pagine di prestigiose riviste quali Illustrazione Italiana, Settimo Giorno, Domus, Rivista Pirelli e Novità, che nel 1966 diventerà Vogue Italia. Sulla scia di una sana contaminazione di visioni e interpretazioni, comincia a collaborare anche col mondo del teatro a fianco di Giorgio Strehler, realizzando per lui fotocronache di molti spettacoli. Affascinato dall’universo artistico, declinato in tutte le sue molteplici e differenti modalità d’espressione, segue personalmente tutte le Biennali di Venezia dal 1954 al 1972, mentre nella seconda metà degli anni ’60 si reca negli Stati Uniti per documentare la scena culturale newyorchese e personalità del calibro di Lichtenstein, Duchamp e Warhol. A causa di una grave malattia, nel 1970 è costretto a ridurre la sua attività: ciò non frena però il suo interesse per l’arte e inizia così la serie Verifiche, una riflessione sul lavoro svolto, visto attraverso una rilettura della storia della fotografia e improntato a scandagliare ogni implicazione concettuale. Una sorta di testamento artistico, summa esplicativa delle ispirazioni alla base del suo operato e della resa per immagini di stili, visioni e suggestioni. Il 2 marzo 1973 si spegne a Milano, ma il suo estro e la sua capacità visionaria non hanno mai smesso d’influenzare tutti coloro che nel tempo hanno deciso di seguire le sue orme. Numerose le mostre dedicate nei decenni al suo talento, tra cui New York: the New Art Scene (Milano, 1967), Ugo Mulas fotografo 1928-1973 (Ginevra, 1983 e Zurigo, 1985), Ugo Mulas. La scena dell’arte (Milano, Roma e Torino, 2007-2008), Ugo Mulas (Madrid, 2009). Esposizioni ma anche pubblicazioni, tra cui meritano di essere ricordate New York: arte e persone (varie edizioni, 1967), La fotografia (Einaudi, 1973), La scena dell’arte (Electa, 2007) e Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-1970 (Johan & Levi, 2010).
Celebrazioni visuali e illustrate di un genio artistico che non ha avuto eguali nell’evoluzione del linguaggio fotografico, nella sperimentazione e nello studio di tutti i possibili registri di un’arte ermetica ma precisa al punto stesso.
La sua è stata una carriera breve e da autodidatta, ma al tempo stesso folgorante, ricca di successi e apprezzamenti: in poco tempo, Mulas ha rivoluzionato il concetto di resa fotografica, indagandone gli aspetti più reconditi, immortalati nella loro più sublime essenzialità formale. Viaggiando per immagini, ne ha dimostrato le potenzialità intrinseche, svelandone la doppia natura di mezzo e idioma. La fotografia diviene così una sorta di Giano bifronte, dalle due facce sinergicamente ed eternamente legate a mostrare il meglio di sé in un’equilibrata convivenza, dove una implica l’esistenza dell’altra. Una compensazione d’intenti e ispirazioni dalla doppia natura, ma dall’unica finalità: ritrarre la vita e gli istanti che ne scandiscono lo scorrere.
Ugo Mulas ama indagare ed esplorare, scoprire nuove realtà e lambire confini sconosciuti, svelare verità altrimenti celate, invitare alla riflessione sull’arte contemporanea. È stato complice dell’arte per avventurarsi – al tempo stesso – nei tecnicismi del linguaggio, senza perdere d’occhio la tendenza a introdurre idee innovative. Gli stilisti più importanti hanno collaborato con lui, beneficiando della sua interpretazione intellettuale quel tanto che basta perché porti sempre con sé quel tratto di magnifica leggerezza con il quale nobilitare gli abiti per mezzo d’immagini che evocano molto di più di quello che ritraggono.
Affascinato da tutto quanto risuona come sconosciuto, Mulas si è avventurato nei meandri della fotografia di moda proprio in quegli anni in cui rappresentava un terreno della comunicazione ancora inesplorato. A lui, quindi, il plauso di averlo scoperto, dandogli dignità artistica e innalzandolo a strumento per antonomasia della rappresentazione illustrata dello stile.
Le sue immagini balzano all’occhio per chiarezza concettuale, forza espressiva e meticolosa composizione formale. Complice e protagonista dei suoi scatti - oltre che autore -, Mulas non lasciava nulla al caso: amava scegliere le inquadrature, controllare le luci e strutturare le immagini. Ogni fotografia non era mai uguale alle precedenti, ma brillava orgogliosa di luce propria: al centro l’esaltazione dell’abito, inteso come suprema sintesi di creatività progettuale e cura artigianale. A fare da contorno, le commistioni artistiche tanto care a Mulas e volte a enfatizzare ancora di più il soggetto immortalato.

Immagini che appaiono come raffigurazioni essenziali, tripudio di scenografie inconsuete, che svelano tracce del linguaggio dell’arte contemporanea e un’immaginazione sconfinata.

venerdì 22 luglio 2016

PEOPLE_Alfa Castaldi



Una storia durata oltre quarant’anni, quella di Alfa Castaldi con la fotografia: dai primi anni '50 fino al giorno della sua morte, nel dicembre del '95. Iscritto all’università senza mai finirla, sulla scia di un percorso accidentato ma affascinante passa per le facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, fervido sostenitore che “la cultura serva a fare bella figura nei salotti”. Allievo prediletto di Longhi in una Firenze del dopoguerra, Alfa nei primi anni '50 abbandona l'idea di un impegno nella storia dell'arte per occuparsi di fotografia. Insieme al collega e amico Ugo Mulas, vive intensamente il periodo del Bar Giamaica nel quartiere milanese di Brera – punto d’incontro dei protagonisti di una fra le stagioni più vitali dal punto di vista intellettuale e creativo – rientrando di diritto in quel gruppo di giovani che scelgono la fotografia come la forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della ricostruzione. Documenta la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori e il giornalismo. Fino al 1959 si occupa di reportages, collaborando con l’Illustrazione Italiana, diretta ai tempi da Livio Garzanti ed in seguito da Pietro Bianchi, Settimo Giorno di cui è caporedattore Guido Rocca e, saltuariamente, Oggi e Le Ore: sono gli anni in cui illustra per immagini il Belpaese (personaggi della cultura, cinema, vita sociale milanese, il sud Italia), ma anche l’estero (Parigi, la colonizzazione francese in Algeria, Londra, le manifestazioni antinucleari in Inghilterra, il nord Europa, l’architettura di Le Corbusier in Francia, ecc.). Nel 1958 conosce Anna Piaggi – allora collaboratrice della rivista Annabella (Rizzoli) - che diventa la compagna della sua vita privata e professionale.
La moda non è ancora parte integrante della loro comune attività. Nasce però una forma preliminare di fotografia quasi-artistica, il cui contenuto, di oggetti (e, a volte, anche di cibo) segna l'inizio di una delle discipline di Alfa Castaldi, lo "still-life", cui anni dopo, seguono i "collages" di spirito cubista, da Juan Gris a Picasso, realizzati con oggetti, tessuti e accessori della moda. Nel frattempo, i ritratti di artisti e personaggi della cultura rappresenteranno una parte fondamentale del suo lavoro fotografico insieme all'interesse etnografico per le radici del vestire italiano maschile, espresso successivamente in una serie di scatti realizzati per l'Uomo Vogue negli anni '70.
Alla fine degli anni ’60 apre un primo studio fotografico a Milano dove, seguendo il costante filone delle sue multiformi passioni e delle sue curiosità, si dedica alla fotografia di moda, con continuità e con una costante evoluzione di stile e di tecnica. E, soprattutto, con estrema versatilità, sempre affiancato dall’immancabile Anna Piaggi. La grande curiosità e la cultura artistica sono sempre state per Alfa parte integrante del suo lavoro. Emblematico, in questi termini, un servizio realizzato a Praga nel 1968 per la rivista Arianna. Per la prima volta un servizio di moda italiano viene ambientato nell'Europa orientale, in un momento di grande cambiamento. I dettagli dei monumenti e delle abitazioni storiche, dal municipio di Starè Mesto alla casa natale di Franz Kafka, sono lo straordinario background della new wave di "abiti d'avanguardia" disegnati da Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont. Si tratta di uno dei primi grandi casi di contaminazione tra due forme espressive come la moda e la fotografia: un sodalizio che durerà in eterno, arrivando sino ai giorni nostri e alimentando schiere di seguaci che nelle due discipline intra-vedono continui rimandi e altrettante ispirazioni.
Dal 1969 inizia un’importante collaborazione con Vogue Italia, lavorando con Lagerfeld, Valentino, Krizia: le modelle, sotto le sue luci attente, diventano “materia plasmabile”, adattandosi alle situazioni meno consuete quali pose ironiche, allestimenti complessi, sfondi bianchi, sottolineatura degli abiti come degli accessori, per creare le giuste atmosfere.  Ai grandi servizi di moda e di pubblicità si accompagnano incisive "annotazioni fotografiche" per la rubrica Box, antesignana delle doppie pagine (D.P.) di Anna Piaggi, iniziate nel 1988. Sempre nell'ambito del gruppo Condé Nast, collabora anche a Vogue Bambini, Vogue Sposa, Vogue Uomo.
Con una "mano" proveniente dal reportage di attualità alterna numerose riviste, annoverando importanti collaborazioni con i settimanali Panorama ed Espresso nonché la realizzazione di due libri fotografici sull'"Italian style": "I mass-moda" con il testo di Adriana Mulassano (ed. G. Spinelli & C. Firenze 1979) e "L'Italia della Moda" con il testo di Silvia Giacomoni (Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1984). Nel 1996, un anno dopo la sua scomparsa, nel testo introduttivo di un premio AFIP (Associazione Fotografi Italiani Professionisti) a lui dedicato per la fotografia di ricerca, si legge: "attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni sessanta, settanta e ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un'istintiva curiosità per l'immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia d’insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l'immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi".

Nel corso della sua carriera, Alfa ha fatto della fotografia un’esperienza a tutto campo – reportages, ritratto, moda, still-life, backstage -, frutto di una costante e instancabile ricerca personale, proiettata al futuro, alla scoperta di luoghi, volti e tempi sconosciuti. Dimensioni misteriose alle quali Alfa ha saputo dare un volto con il suo stile profondamente innovativo, caratterizzato da un accentuato rigore formale e da evidenti richiami alla più raffinata cultura delle differenti epoche che ha immortalato e di cui è stato sempre impeccabile interprete.

mercoledì 20 febbraio 2013

LEISURE_Alfa Castaldi in mostra a Milano







Fotografo curioso, completo e colto, Alfa Castaldi nella sua carriera professionale ha esplorato vari generi con grande passione e competenza. Arriva, però, alla fotografia attraverso un percorso formativo particolare, che vede nello studio della storia dell’arte e nella presenza di Roberto Longhi - colui al quale va riconosciuto il merito d’aver rivoluzionato la critica d’arte in Italia -, due capisaldi fondamentali per lo sviluppo della sua inconfondibile cifra stilistica.
Giovane brillante, di origini milanesi, è solito recarsi al Bar Giamaica di via Brera, ritrovo obbligato per coloro che diventeranno i migliori fotografi di un’epoca: da Ugo Mulas a Mario Dondero a Carlo Bavagnoli, passando per pittori, scrittori e giornalisti, è un crocevia di idee, interpretazioni, ispirazioni e visioni che daranno vita al rinnovamento della cultura milanese.
Alfa Castaldi, da subito, subisce il fascino della fotografia, per la quale decide addirittura di abbandonare gli studi d’arte tradizionali, destinando tempo, risorse ed energie a questa nuova espressione artistica, tutta da scoprire e apprezzare.
Si dedica dapprima ai reportages nel sud del l’Italia per poi volare verso Parigi, Londra e l’Algeria, e infine alla moda, declinando il suo stile in still life, ritratti e sperimentazioni.
Tutto questo – e molto altro ancora – in mostra dal 17 febbraio alla Galleria Carla Sozzani con un’esauriente retrospettiva che indaga gli aspetti meno noti e più intimi di Alfa Castaldi, complice l’allestimento composto da alcune immagini di nudo inedite e una sezione personale di fotografie scattate alla moglie Anna Piaggi, importante giornalista di moda.
Un omaggio, prima ancora che al fotografo, alla stessa Piaggi, scomparsa di recente: compagna di vita oltre che musa ispiratrice, con la quale Alfa Castaldi ha condiviso l’amore per una cultura autentica, fatta di sane contaminazioni tra discipline assai dissimili, ma determinanti per contemplare e affinare una visione estetica ricca e multiforme con la quale approcciare la bellezza nella sua quotidiana straordinarietà.
Proprio per merito di Anna Piaggi, Alfa Castaldi si avvicina al mondo della moda, dedicandosi appieno fino a diventarne uno dei più versatili e inventivi interpreti.
Il suo stile si caratterizza per la ricerca quasi spasmodica di tutti quei dettagli che spingono l’occhio oltre la mera resa formale. Alfa Castaldi non si accontenta di riprendere abiti e modelle nel rispetto dei canoni tradizionali, bensì è un ricercatore. Di tutta quella meraviglia che non trapela nell’immediato, ma va colta con una scrupolosa meticolosità, frutto di un esemplare sodalizio tra la tecnica più sofisticata e la passionale proveniente dall’interiorità. Alfa Castaldi esce dagli schemi pre condizionati per creare uno stile tutto suo: unico, inconfondibile e irripetibile. Devoto alla contaminazione tra le arti, nei suoi scatti rivela l’amore per un’espressione culturale multi sfaccettata, tripudio di tempi e luoghi diversi, e che trova in una dirompente visione unificante la validazione della sua ragione d’essere. Alfa Castaldi è proprio questa visione unificante, capace di raggruppare in sé stimoli ed espressioni, rimandi e suggestioni, dando loro una nuova interpretazione che conta delle rispettive reminiscenze e, al contempo, dona uno slancio vitale a una lettura che contempli una singolare e inedita armonia tra realtà fino ad allora inesplorate.
Correva l’anno 1968 quando, con Anna Piaggi, realizza un servizio a Praga con gli abiti di Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont, ambientandoli fra monumenti e dimore storiche come la casa natale di Franz Kafka. E’ la prima volta che un servizio di moda per una rivista italiana viene realizzato nell’Europa dell’Est.
Negli anni Ottanta svolge, per l’Uomo Vogue, quello che appare come un reportage antropologico sulle radici popolari dello stile maschile, la “Compagnia di Stile Popolare”.
Si delinea così nel tempo l’unione sempre più forte tra moda e analisi del quotidiano, due elementi solo in apparenza inconciliabili, ma tra i quali Alfa Castaldi riesce a creare un’autentica sintonia, caratterizzata dalle note dominanti di entrambi e dalla loro assonanza.
La sua curiosità non ha limiti, tanto da indurlo a riprendere il "dietro le quinte" nelle redazioni di Donna, Mondo Uomo e Vanity; il backstage delle sfilate; i pranzi di lavoro tra stilisti, buyers e giornalisti, ma anche le fasi di produzione delle collezioni; ritratti di protagonisti del mondo della moda e del design come Giorgio Armani, Laura Biagiotti, Andrea Branzi, Michele De Lucchi, le sorelle Fendi, Gianfranco Ferré, Karl Lagerfeld, Ottavio e Rosita Missoni, Cinzia Ruggeri, Ettore Sottsass e molti altri.  E, come se non bastasse, i graffiti sui muri di Parigi.
Il suo occhio indagatore si spinge sempre oltre, non si ferma mai alle apparenze, andando a scovare, nella quotidianità delle situazioni, l’eccezionalità della cultura e dell’arte. Una sorta di ordinaria meraviglia che enfatizza come in ogni piccola sfumatura vi sia racchiuso un valore enorme: per coglierlo, è sufficiente armarsi di curiosità, alimentando lo spirito critico con cui approcciarsi alla vita intesa in ogni suo piccolo dettaglio e il desiderio di vedere, sapere e conoscere. Una sete infinita che, conquista dopo conquista, stimola a intraprendere un nuovo viaggio alla scoperta di tutto quanto di inesplorato si cela nel mondo e nella società. Nulla è scontato, al contrario porta con sé un carico di significati per nulla banale, ma profondamente legato a una super dimensione dove tutto regna e ha ragione d’esistere.
Uno spirito libero ed eclettico, incapace di fermarsi o rimanere imprigionato dentro specifici e standardizzati ranghi, ma sempre devoto alla ricerca: le sue scelte si affinano col tempo, divenendo sofisticate. Una raffinatezza che non si scorda mai dello scorrere del tempo, coniugandosi con la sapiente osservazione dei segni della fugacità esistenziale.

Biografia

Alfa Castaldi nasce a Milano nel 1926. Gli anni ’40 rappresentano il periodo della sua formazione: consegue la maturità al liceo classico Berchet di Milano e compie studi universitari, senza laurearsi, presso la facoltà di architettura, sempre a Milano. Decide poi di trasferirsi a Firenze dove frequenta la facoltà di lettere e filosofia, diventando allievo dello storico dell’arte Roberto Longhi.
Gli anni ’50 sono quelli delle frequentazioni del Bar Jamaica, l’ambiente intellettuale e artistico per antonomasia del quartiere di Brera, dove comincia a svilupparsi il rinnovamento culturale della seconda metà del ‘900. Proprio in questi anni avviene l’incontro con la fotografia, di cui rimane folgorato: inizia, così, a dedicarsi ai reportages e a collaborare con L'Illustrazione Italiana, Settimo Giorno e Annabella, pubblicando servizi sulla vita sociale milanese e sui personaggi della cultura e del cinema. Sulle medesime riviste appaiono anche reportage sul sud italiano, l'Europa del nord, la Francia e l’Inghilterra.
Nel 1958 l’incontro con la donna che diventerà, oltre che musa ispiratrice, compagna di vita: Anna Piaggi. Un legame che rafforza ulteriormente il suo eclettismo e lo avvicina al mondo della moda. negli anni ’60 collabora con le riviste Arianna, Linea Italiana e Novità anche dopo la sua trasformazione in Vogue Italia nel 1966. Un culto per il costume che lo porta ad ampliare la sua collaborazione con Vogue Italia: servizi, campagne pubblicitarie e gli appunti fotografici della rubrica intitolata "Box", l'antesignana di "D.P." – le doppie pagine di Anna Piaggi per Vogue – collage creativi, realizzate accostando frammenti di carta, tessuti e fotografie di oggetti scattate da Castaldi. Contemporaneamente, apre il proprio studio a Milano.
Negli anni ’70, pubblica l’immagine degli hot pants di Krizia, scelta come copertina per il catalogo della retrospettiva "Krizia, una storia" (1995).
Le sue collaborazioni si infittiscono sempre di più: L'Uomo Vogue, Vanity, Vogue Bambini, Vogue Sposa, Amica, Panorama e L'Espresso. Un impegno che non gli proibisce, però, di pubblicare libri come "I mass-moda: Fatti e personaggi dell'Italian look" (1979), con testo di Adriana Mulassano e prefazione di Anna Piaggi, e "L'Italia della moda" (1984), con testo di Silvia Giacomoni.
Negli anni ’80, il suo lavoro per Vogue è esposto a Milano con l’esposizione “20 anni di Vogue Italia 1964-1984”. Nel 1994, L'Associazione fotografi italiani professionisti gli assegna il premio per la ricerca e gli dedica il libro "Per la fotografia di ricerca: Premio AFIP/ADCL 1996”. Queste le motivazioni: "Attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider”. Nel 1995 muore a Milano. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un’istintiva curiosità per l’immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia di insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l’immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi”.
Il suo archivio è raccolto e conservato dal figlio Paolo presso la Blue Box di Certaldo, in provincia di Firenze. Le immagini, consultabili all’indirizzo www.alfacastaldi.com, sono una selezione dalle circa 12.000 immagini archiviate negli ultimi anni.


Alfa Castaldi
fino al 30 marzo 2013
martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
lunedì, ore 15.30 – 19.30

Galleria Carla Sozzani
Corso Como 10 – 20154 Milano, Italia
tel. +39 02.653531 - fax +39 02.29004080 - press@galleriacarlasozzani.org