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martedì 26 luglio 2016

PEOPLE_Ugo Mulas



Ugo Mulas rappresenta a tuttotondo l’ideale di un artista legato al territorio e, al tempo stesso, devoto a una lungimiranza culturale che lo spinge a guardare oltre e a trasferirsi dalla provincia bresciana al fermento milanese, proprio negli anni del mitico Bar Jamaica, ritrovo d’intellettuali nonché soggetto privilegiato dei suoi primi scatti. Correva l’anno 1950 e oltre e, ben presto, Mulas comincia a dedicare anima e corpo al reportage e alla fotografia pubblicitaria e di moda, contribuendo a creare la nuova immagine internazionale dello stile italiano. I suoi lavori riscuotono subito l’approvazione del grande pubblico, occupando - di buon grado – le pagine di prestigiose riviste quali Illustrazione Italiana, Settimo Giorno, Domus, Rivista Pirelli e Novità, che nel 1966 diventerà Vogue Italia. Sulla scia di una sana contaminazione di visioni e interpretazioni, comincia a collaborare anche col mondo del teatro a fianco di Giorgio Strehler, realizzando per lui fotocronache di molti spettacoli. Affascinato dall’universo artistico, declinato in tutte le sue molteplici e differenti modalità d’espressione, segue personalmente tutte le Biennali di Venezia dal 1954 al 1972, mentre nella seconda metà degli anni ’60 si reca negli Stati Uniti per documentare la scena culturale newyorchese e personalità del calibro di Lichtenstein, Duchamp e Warhol. A causa di una grave malattia, nel 1970 è costretto a ridurre la sua attività: ciò non frena però il suo interesse per l’arte e inizia così la serie Verifiche, una riflessione sul lavoro svolto, visto attraverso una rilettura della storia della fotografia e improntato a scandagliare ogni implicazione concettuale. Una sorta di testamento artistico, summa esplicativa delle ispirazioni alla base del suo operato e della resa per immagini di stili, visioni e suggestioni. Il 2 marzo 1973 si spegne a Milano, ma il suo estro e la sua capacità visionaria non hanno mai smesso d’influenzare tutti coloro che nel tempo hanno deciso di seguire le sue orme. Numerose le mostre dedicate nei decenni al suo talento, tra cui New York: the New Art Scene (Milano, 1967), Ugo Mulas fotografo 1928-1973 (Ginevra, 1983 e Zurigo, 1985), Ugo Mulas. La scena dell’arte (Milano, Roma e Torino, 2007-2008), Ugo Mulas (Madrid, 2009). Esposizioni ma anche pubblicazioni, tra cui meritano di essere ricordate New York: arte e persone (varie edizioni, 1967), La fotografia (Einaudi, 1973), La scena dell’arte (Electa, 2007) e Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-1970 (Johan & Levi, 2010).
Celebrazioni visuali e illustrate di un genio artistico che non ha avuto eguali nell’evoluzione del linguaggio fotografico, nella sperimentazione e nello studio di tutti i possibili registri di un’arte ermetica ma precisa al punto stesso.
La sua è stata una carriera breve e da autodidatta, ma al tempo stesso folgorante, ricca di successi e apprezzamenti: in poco tempo, Mulas ha rivoluzionato il concetto di resa fotografica, indagandone gli aspetti più reconditi, immortalati nella loro più sublime essenzialità formale. Viaggiando per immagini, ne ha dimostrato le potenzialità intrinseche, svelandone la doppia natura di mezzo e idioma. La fotografia diviene così una sorta di Giano bifronte, dalle due facce sinergicamente ed eternamente legate a mostrare il meglio di sé in un’equilibrata convivenza, dove una implica l’esistenza dell’altra. Una compensazione d’intenti e ispirazioni dalla doppia natura, ma dall’unica finalità: ritrarre la vita e gli istanti che ne scandiscono lo scorrere.
Ugo Mulas ama indagare ed esplorare, scoprire nuove realtà e lambire confini sconosciuti, svelare verità altrimenti celate, invitare alla riflessione sull’arte contemporanea. È stato complice dell’arte per avventurarsi – al tempo stesso – nei tecnicismi del linguaggio, senza perdere d’occhio la tendenza a introdurre idee innovative. Gli stilisti più importanti hanno collaborato con lui, beneficiando della sua interpretazione intellettuale quel tanto che basta perché porti sempre con sé quel tratto di magnifica leggerezza con il quale nobilitare gli abiti per mezzo d’immagini che evocano molto di più di quello che ritraggono.
Affascinato da tutto quanto risuona come sconosciuto, Mulas si è avventurato nei meandri della fotografia di moda proprio in quegli anni in cui rappresentava un terreno della comunicazione ancora inesplorato. A lui, quindi, il plauso di averlo scoperto, dandogli dignità artistica e innalzandolo a strumento per antonomasia della rappresentazione illustrata dello stile.
Le sue immagini balzano all’occhio per chiarezza concettuale, forza espressiva e meticolosa composizione formale. Complice e protagonista dei suoi scatti - oltre che autore -, Mulas non lasciava nulla al caso: amava scegliere le inquadrature, controllare le luci e strutturare le immagini. Ogni fotografia non era mai uguale alle precedenti, ma brillava orgogliosa di luce propria: al centro l’esaltazione dell’abito, inteso come suprema sintesi di creatività progettuale e cura artigianale. A fare da contorno, le commistioni artistiche tanto care a Mulas e volte a enfatizzare ancora di più il soggetto immortalato.

Immagini che appaiono come raffigurazioni essenziali, tripudio di scenografie inconsuete, che svelano tracce del linguaggio dell’arte contemporanea e un’immaginazione sconfinata.

venerdì 22 luglio 2016

PEOPLE_Alfa Castaldi



Una storia durata oltre quarant’anni, quella di Alfa Castaldi con la fotografia: dai primi anni '50 fino al giorno della sua morte, nel dicembre del '95. Iscritto all’università senza mai finirla, sulla scia di un percorso accidentato ma affascinante passa per le facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, fervido sostenitore che “la cultura serva a fare bella figura nei salotti”. Allievo prediletto di Longhi in una Firenze del dopoguerra, Alfa nei primi anni '50 abbandona l'idea di un impegno nella storia dell'arte per occuparsi di fotografia. Insieme al collega e amico Ugo Mulas, vive intensamente il periodo del Bar Giamaica nel quartiere milanese di Brera – punto d’incontro dei protagonisti di una fra le stagioni più vitali dal punto di vista intellettuale e creativo – rientrando di diritto in quel gruppo di giovani che scelgono la fotografia come la forma di giornalismo più adatta a raccontare l’Italia della ricostruzione. Documenta la rinascita della vita culturale italiana, le nuove forme di espressione pittorica, gli scrittori e il giornalismo. Fino al 1959 si occupa di reportages, collaborando con l’Illustrazione Italiana, diretta ai tempi da Livio Garzanti ed in seguito da Pietro Bianchi, Settimo Giorno di cui è caporedattore Guido Rocca e, saltuariamente, Oggi e Le Ore: sono gli anni in cui illustra per immagini il Belpaese (personaggi della cultura, cinema, vita sociale milanese, il sud Italia), ma anche l’estero (Parigi, la colonizzazione francese in Algeria, Londra, le manifestazioni antinucleari in Inghilterra, il nord Europa, l’architettura di Le Corbusier in Francia, ecc.). Nel 1958 conosce Anna Piaggi – allora collaboratrice della rivista Annabella (Rizzoli) - che diventa la compagna della sua vita privata e professionale.
La moda non è ancora parte integrante della loro comune attività. Nasce però una forma preliminare di fotografia quasi-artistica, il cui contenuto, di oggetti (e, a volte, anche di cibo) segna l'inizio di una delle discipline di Alfa Castaldi, lo "still-life", cui anni dopo, seguono i "collages" di spirito cubista, da Juan Gris a Picasso, realizzati con oggetti, tessuti e accessori della moda. Nel frattempo, i ritratti di artisti e personaggi della cultura rappresenteranno una parte fondamentale del suo lavoro fotografico insieme all'interesse etnografico per le radici del vestire italiano maschile, espresso successivamente in una serie di scatti realizzati per l'Uomo Vogue negli anni '70.
Alla fine degli anni ’60 apre un primo studio fotografico a Milano dove, seguendo il costante filone delle sue multiformi passioni e delle sue curiosità, si dedica alla fotografia di moda, con continuità e con una costante evoluzione di stile e di tecnica. E, soprattutto, con estrema versatilità, sempre affiancato dall’immancabile Anna Piaggi. La grande curiosità e la cultura artistica sono sempre state per Alfa parte integrante del suo lavoro. Emblematico, in questi termini, un servizio realizzato a Praga nel 1968 per la rivista Arianna. Per la prima volta un servizio di moda italiano viene ambientato nell'Europa orientale, in un momento di grande cambiamento. I dettagli dei monumenti e delle abitazioni storiche, dal municipio di Starè Mesto alla casa natale di Franz Kafka, sono lo straordinario background della new wave di "abiti d'avanguardia" disegnati da Walter Albini, Ken Scott, Krizia, Jean-Baptiste Caumont. Si tratta di uno dei primi grandi casi di contaminazione tra due forme espressive come la moda e la fotografia: un sodalizio che durerà in eterno, arrivando sino ai giorni nostri e alimentando schiere di seguaci che nelle due discipline intra-vedono continui rimandi e altrettante ispirazioni.
Dal 1969 inizia un’importante collaborazione con Vogue Italia, lavorando con Lagerfeld, Valentino, Krizia: le modelle, sotto le sue luci attente, diventano “materia plasmabile”, adattandosi alle situazioni meno consuete quali pose ironiche, allestimenti complessi, sfondi bianchi, sottolineatura degli abiti come degli accessori, per creare le giuste atmosfere.  Ai grandi servizi di moda e di pubblicità si accompagnano incisive "annotazioni fotografiche" per la rubrica Box, antesignana delle doppie pagine (D.P.) di Anna Piaggi, iniziate nel 1988. Sempre nell'ambito del gruppo Condé Nast, collabora anche a Vogue Bambini, Vogue Sposa, Vogue Uomo.
Con una "mano" proveniente dal reportage di attualità alterna numerose riviste, annoverando importanti collaborazioni con i settimanali Panorama ed Espresso nonché la realizzazione di due libri fotografici sull'"Italian style": "I mass-moda" con il testo di Adriana Mulassano (ed. G. Spinelli & C. Firenze 1979) e "L'Italia della Moda" con il testo di Silvia Giacomoni (Gabriele Mazzotta Editore, Milano 1984). Nel 1996, un anno dopo la sua scomparsa, nel testo introduttivo di un premio AFIP (Associazione Fotografi Italiani Professionisti) a lui dedicato per la fotografia di ricerca, si legge: "attraverso un lungo percorso fotografico, Alfa Castaldi diventò una figura chiave della fotografia italiana degli anni sessanta, settanta e ottanta, restandone al tempo stesso un consapevole outsider. Tra le sue grandi qualità ricordiamo lo spirito libero e intellettuale delle origini, un'istintiva curiosità per l'immagine, sense of humour e un grande piacere personale per la fotografia di ricerca. La storia della fotografia di moda si era aggiunta, nel corso della sua carriera ai molteplici interessi culturali e negli ultimi anni era diventata per lui materia d’insegnamento. Rivisitando le immagini dei grandi protagonisti della fotografia di moda, Alfa sapeva trasmettere ai suoi allievi un patrimonio di conoscenza, di esperienza personale e di gusto per l'immagine. Le sue analisi critiche e la sua profonda cultura fotografica sono state, per i suoi giovani allievi, altrettanti stimoli a portare avanti nuovi messaggi creativi".

Nel corso della sua carriera, Alfa ha fatto della fotografia un’esperienza a tutto campo – reportages, ritratto, moda, still-life, backstage -, frutto di una costante e instancabile ricerca personale, proiettata al futuro, alla scoperta di luoghi, volti e tempi sconosciuti. Dimensioni misteriose alle quali Alfa ha saputo dare un volto con il suo stile profondamente innovativo, caratterizzato da un accentuato rigore formale e da evidenti richiami alla più raffinata cultura delle differenti epoche che ha immortalato e di cui è stato sempre impeccabile interprete.

martedì 24 maggio 2016

LEISURE_Safari Tortona



Il quartiere che fa riferimento alle vie Tortona – Solari - Savona è oggi uno dei più noti punti di riferimento della creatività milanese. I ragazzi del liceo Brera si sono confrontati con esso per diventare nuovi testimoni di una rigenerazione ancora in corso, di un’identità, quella di Zona Tortona, ancora in via di sviluppo, peculiarità di una città sempre più viva e dinamica.
Tre classi, le quarte di scenografia e di multimediale e la quinta di architettura, per un totale di 80 ragazzi, si sono avventurate in esplorazioni urbane per restituirci una personale visione della trasformazione della zona in quest’ultimo ventennio. Il risultato finale è una mostra che ha luogo dal 25 al 31 maggio 2016 al MUDEC Museo delle Culture, la cui progettazione dei contenuti e allestimento sono curati dagli studenti e dai docenti del Liceo Artistico statale di Brera di via Papa Gregorio, con il supporto di Paola Boccaletti, curatore, Francesco Bertocco, videoartista, il coordinamento e supervisione di Elena Conte, responsabile settore cultura del Consorzio Poliedra del Politecnico di Milano.
Il lavoro di ricerca da parte dei ragazzi per l’elaborazione dei materiali è avvenuto attraverso l’approfondimento del passato industriale (planimetrie, fotografie d’epoca, documenti d’archivio, scritti e racconti) che ha permesso di ricostruire la storia del quartiere. L’esperienza diretta durante le esplorazioni urbane ha portato alla raccolta di materiali inediti, presenti in mostra sotto forma di interviste, brevi documentari, fotografie e rielaborazioni di planimetrie, progetti architettonici e ambientali, maquette.
Il progetto SAFARI TORTONA, avviato nel 2015, anno europeo del patrimonio industriale e tecnico, si conclude nel 2016, anno in cui a Milano avviene la 24 Conferenza ICOM sul tema “Musei e Paesaggi culturali”. Il lavoro compiuto in questo anno scolastico si è proposto di costruire un percorso di educazione al patrimonio culturale rivolto ai giovani cittadini, per incentivarne il protagonismo culturale attraverso la co-progettazione, la conoscenza e valorizzazione delle risorse patrimoniali del territorio.
Il focus territoriale del progetto riguarda la zona 6 di Milano, che ha vissuto tra gli anni ’80 e 2000 un passaggio da luogo di produzione per l’industria pesante a laboratorio di idee e immagini per la moda, l’arte, il cinema, la fotografia e il design. Si tratta di una fase storica in cui si è avviato uno dei primi importanti processi di riutilizzo produttivo e creativo del patrimonio edilizio di archeologia industriale della città di Milano, partendo da alcune grandi e significative opere di dismissione e riqualificazione nel settore artistico e creativo, come quella della Riva Calzoni e dell’Ansaldo.
Tra i protagonisti del racconto in mostra compaiono alcuni di coloro che hanno assistito e in parte contribuito al “cambiamento di pelle” del quartiere: la direttrice Anna Maria Maggiore del MUDEC, lo studio di Arnaldo Pomodoro, gli abitanti delle case dell’Umanitaria, l’ex casellante Francesco Tusino del “Casello Giallo” di via Savona, l’architetto Tiziana Monterisi de “la Risaia sul tetto” di SuperstudioPiù, e l’imprenditore Alessandro Cajrati Crivelli uno dei fautori di questa importante trasformazione del quartiere. I ragazzi inoltre si sono cimentati in nuove progettualità, tentando una personale rielaborazione di alcuni edifici o spazi in dialogo tra pubblico e privato. In mostra, accanto alle testimonianze video, cinque isole raccontano passato, presente e un possibile futuro di cinque punti nodali del quartiere: ex Ansaldo, ex Riva Calzoni, ex Fabbrica lombarda di prodotti chimici, Case dell’Umanitaria, Stazione di Porta Genova e ex Casello ferroviario di via Savona.
Una sezione in mostra viene dedicata alle memorie visive del quartiere attraverso la proiezione di docufilm storici quali Officine meccaniche Riva Calzoni di Ermanno Olmi (1956) e riletture attuali del contesto come i documentari Oltre il Ponte di Sabina Bologna (2011), Porta Genova di Memomi (2009), La casa della Scultura di Luca Cerri (2005).
La mostra apre mercoledì 25 maggio alle ore 12.00 con una “Conversazione dell’artista Michelangelo Pistoletto con i ragazzi del Liceo di Brera” sui temi dell’arte e della cultura come motori della trasformazione e rigenerazione urbana. L’incontro prevede l’intervento di personalità creative/economiche significative per zona Tortona e Milano come Gisella Borioli, CEO di Superstudio Group, e Tiziana Monterisi fondatore dell’associazione Coltivare la città, promotrice de “La Risaia sul tetto” di SuperstudioPiù.
I materiali esposti alla mostra sono prodotti dal Liceo di Brera in collaborazione con Fondazione Arnaldo Pomodoro, Tiziana Monterisi Coltivare la città - Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Superstudio Group, Comitato Inquilini “1° Quartiere Umanitaria”, Tortona Locations, Alessandro Cajrati Crivelli, MUDEC Museo delle culture.
SAFARI TORTONA rappresenta l’esito finale del progetto Raccontastorie. Memoria per il cambiamento che contribuisce al cantiere del nascente Ecomuseo MUMI Milano Sud, a cura di Poliedra Politecnico di Milano.
Il progetto è patrocinato da ICOM Italia (International Council of Museums)

SAFARI TORTONA. Esplorazione urbana del Liceo Brera
MUDEC Museo delle culture, via Tortona 56, Milano

25 – 31 maggio 2016


giovedì 6 novembre 2014

LEISURE_Lo Spazio al Museo










È stata inaugurata lo scorso 28 ottobre la nuova area Spazio al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano: un’attesissima esposizione permanente dedicata allo Spazio e all’Astronomia, dove immergersi in storie e tecnologie relative all’esplorazione del cosmo.  Affascinanti oggetti originali e inediti, esperienze interattive, approfondimenti e curiosità affiancano l’unico frammento di roccia lunare presente in Italia, raccolto nel 1972 dalla missione Apollo 17.
Un avvenimento epocale per un luogo più unico che raro, realizzato con il contributo di partner istituzionali e privati tra cui aziende italiane leader nel settore aerospaziale.
L’inaugurazione dell’area Spazio è un evento speciale” ha dichiarato Fiorenzo Galli, Direttore Generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologiaperché si tratta di un’esposizione di grande fascino, molto richiesta e attesa dai nostri pubblici. Fa parte della nostra missione raccontare le frontiere della ricerca e della tecnologia. L’esplorazione spaziale risponde a un bisogno dell’umanità di conoscere l’ignoto ma ha anche importanti ricadute sulla nostra vita che i cittadini devono conoscere. In questo settore il contributo dell’Italia in termini scientifici e industriali è di grande rilievo e la nostra esposizione intende valorizzarlo. Siamo inoltre orgogliosi di poter rendere visibile per tutti il frammento di roccia lunare portato a Terra dalla missione Apollo 17, l’ultima in cui l’uomo ha messo piede sulla Luna, ed esposto grazie al contributo di oltre mille sostenitori”.
L’esplorazione spaziale si sta riaccendendo dopo una fase di rallentamento” ha commentato Giovanni Caprara, curatore della nuova esposizione e Presidente Italian Space Societye nuove missioni sono all’orizzonte. Entro l’anno compirà il primo volo la nuova capsula Orion della Nasa destinata a portare gli astronauti oltre l’orbita della stazione spaziale internazionale e verso gli asteroidi, la Luna e in prospettiva Marte. La Cina prepara altri sbarchi di sonde automatiche sulla Luna e la Russia guarda al nostro satellite naturale per le nuove strategie. L’Esa europea sta per lanciare missioni verso Marte e Mercurio. L’Asi italiana condivide queste sfide della scienza e della tecnologia comprendenti dai vettori spaziali all’osservazione della Terra impegnando il mondo industriale alla frontiera della conoscenza. La nuova area Spazio del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci seguirà con le sue iniziative le nuove imprese proiettate nel futuro. Nello stesso tempo racconta la partecipazione dei nostri scienziati e tecnologi alle grandi esplorazioni spaziali compiute negli ultimi cinquant’anni le quali hanno collocato l’Italia tra le nazioni protagoniste dell’avventura cosmica”.  
Sono molto orgoglioso” ha commentato intervenendo all’inaugurazione Eugene Cernan, comandante della missione Apollo 17 e brand ambassador Omegache un campione lunare riportato dalla nostra ultima missione sia esposto e condiviso con tutti coloro che visitano il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. L’apertura di questa nuova esposizione interattiva sarà d’ispirazione ai giovani per sognare e accrescere il loro interesse verso l’esplorazione spaziale”.
L’area Spazio si trova accanto alla Galleria Leonardo nell’Edificio Monumentale del monastero olivetano in cui ha sede il Museo. Racconta quattro secoli di ricerca astronomica e spaziale, da Galileo ai giorni nostri con uno sguardo anche al futuro.
Attraverso due nuclei principali, Osservare lo Spazio e Andare nello Spazio, il visitatore viene accompagnato in questa esplorazione cosmica. I temi sono presentati secondo una modalità immersiva, interattiva e fortemente suggestiva grazie a Samsung, partner tecnologico del progetto, che mette a disposizione dei visitatori della nuova area i propri dispositivi e soluzioni all’avanguardia.
La prima parte dell’esposizione racconta l’osservazione dello Spazio dalla Terra con un particolare focus sugli “strumenti del mestiere” e sulle attività dell’astronomo del passato e della contemporaneità: osservare, misurare, interpretare e rappresentare gli oggetti celesti e lo Spazio nel suo insieme. Vengono esposti affascinanti oggetti originali tra cui i due globi celesti e i due terrestri di Coronelli e Moroncelli del XVII secolo, il modello di legno dell’Osservatorio Astronomico di Brera, il settore equatoriale di Sisson del 1774 - usato per i primi studi di Urano e per la scoperta dell’asteroide Esperia, prima scoperta scientifica dell’Italia unita ad opera di Giovanni Virginio Schiaparelli. Le postazioni interattive, progettate dal Museo insieme a ETT, mostrano ad adulti e bambini il mondo dell’astronomia nella sua concretezza e attualità.
Il visitatore entra poi in contatto con le tecnologie che permettono di esplorare lo Spazio e migliorare la conoscenza del Cosmo e della Terra, oltre che attivare servizi indispensabili per la vita di tutti i giorni. Viene introdotta inoltre la dimensione umana della conquista dello Spazio: da un lato i personaggi, gli oggetti, l’avventura e il sogno, dall’altro l’esperienza dell’ISS (International Space Station) e la professione dell’astronauta. Poiché i viaggi nello Spazio sono parte dell’immaginario collettivo, non mancano riferimenti alla letteratura, al cinema e ai videogiochi. Grazie alla partnership con Destiny sono esposti tre artwork e un’intervista esclusiva: per la prima volta un museo italiano di ambito scientifico espone in una collezione permanente contenuti speciali inerenti a un videogioco.
Sono qui esposti l’imponente Z9 - uno dei tre stadi del lanciatore Vega, il satellite San Marco per lo studio dell’atmosfera, il satellite Sirio per le telecomunicazioni e alcuni straordinari oggetti legati alle missioni lunari, tra cui la rarissima tuta Krechet che avrebbe dovuto essere indossata dai cosmonauti russi nel progetto poi abbandonato di sbarco sulla Luna. È inoltre riprodotta una porzione della Stazione Spaziale Internazionale con la cupola e una ricca selezione di contenuti legati a questo eccezionale laboratorio nello Spazio. Tra un countdown di lancio e i satelliti in sospensione, il visitatore può confrontarsi con le tecnologie fornite dalle aziende partner che permettono di raggiungere e lavorare nello Spazio.
Lungo il percorso di visita 27 postazioni multimediali Samsung, che includono large screen full HD, monitor Touch professionali e tablet, consentono di approfondire la conoscenza dello Spazio e la storia dell’Astronomia e di simulare in modo realistico l’osservazione e l’esplorazione del cosmo. Inoltre, grazie ad un’applicazione mobile Android, è possibile accedere a contenuti multimediali esclusivi.

Spazio
Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

Via San Vittore 21, Milano