giovedì 30 gennaio 2014

PEOPLE_Pierre Cardin









Pierre Cardin, italiano di nascita ma francese d’adozione, nella sua carriera di stilista ha saputo riassumere il meglio di due tradizioni sartoriali – quella del Belpaese e quella d’oltralpe - che hanno segnato le basi della storia del costume. Ripercorrere la sua storia è un po’ come rileggere le evoluzioni non solo del tempo ma, soprattutto, dello stile, avventurandosi nell’epopea di un secolo che ha fatto da sfondo a notevoli mutamenti.
A soli 23 anni, nel 1945, si trasferisce a Parigi dove lavora prima per Paquin poi per Schiaparelli. Conosce Jean Cocteau e Christian Berard, con i quali realizza diversi costumi e maschere per film come “La Bella e la Bestia”. Nel 1946 inizia la sua avventura chez Christian Dior e nel 1950 fonda il proprio atelier dove crea, principalmente,  costumi e maschere per il teatro. Tre anni dopo è la volta della presentazione della sua prima collezione. Da lì in poi è un successo continuo: nel 1954 i suoi vestiti “bulles” trionfano in tutto il mondo; sulla scia di un simile entusiasmo, inaugura la prima boutique “Eve” a Parigi, mente nel 1957 la seconda - “Adam” - dedicata all’abbigliamento maschile. Non mancano anche i riconoscimenti per così dire istituzionali: viene infatti nominato Professore Ordinario alla scuola di stilismo di Bunka  Fukusou in Giappone e nel 1958 riceve a Boston il premio dei “giovani stilisti”. La sua carriera stilitica prosegue rapidamente, tanto che nel 1959 presenta la prima collezione di prêt-à-porter femminile nel grande magazzino parigino “Au Printemps” e, l’anno seguente, quella maschile. Siamo così giunti ai mitici anni ’70, spartiacque per la definizione della moda e la sua affermazione presso il pubblico. Complice la sua mente avveniristica e lungimirante, nel 1970 apre a Parigi l’“Espace Pierre Cardin” che comprende un teatro, un ristorante, una galleria d’arte e uno studio di creazione di arredamento. Nel 1977, riceve il premio “d’or” dell’Alta Moda francese destinato alla collezione più creativa della stagione. Nel frattempo, presenta la prima linea di mobili - sculture Utilitaires – e apre la Boutique Maxim a Parigi. Nel 1979 riceve per la seconda volta il premio dell’Alta Moda francese “Dé D’or”. La sua spinta a varcare i confini nazionali è irrefrenabile: presenta così le collezioni uomo e donna a Pechino e Shanghai, mentre a New York nel 1980 celebra i suoi trent’anni di attività al Metropolitan Museum e inaugura la sua sede nella 57ma Strada. Il suo amore per Parigi non smette di farsi sentire e così, nel 1981, rileva il famoso ristorante Maxim’s in rue Royal a Parigi. È la volta di un altro grande evento: al Grand Palais presenta la retrospettiva sui 30 anni di carriera che, l’anno seguente, fa tappa in Giappone. Riceve il suo terzo “Dé d’or” dell’Alta Moda Francese e nel 1983 la Légion d’Honneur. Inaugura un ristorante Maxim’s a Pechino e a Rio de Janeiro. È nominato “Commandeur de l’ordre du Mérite” dal Presidente della Repubblica francese nel 1985 e riceve l’Oscar della Moda all’Opéra di Parigi. Nel 1986 firma di un contratto con l’Urss per la fabbricazione in loco del prêt-à-porter uomo, donna e bambino e per l’apertura di un esclusivo show room. Nel 1988 è nominato Grande Ufficiale del merito della Repubblica italiana. Nel 1990 il Victoria & Albert Museum di Londra ospita la retrospettiva sui suoi quarant’anni di moda femminile e trent’anni di moda maschile. È promosso al grado di “Officier” della Légion d’Honneur nel 1991. Riceve il premio dell’Ordine del Sacro Tesoro e la Stella d’oro e d’argento, la maggiore onorificenza del governo giapponese. Nel 1992 è eletto membro dell’Accademia delle Belle Arti. Nel 1994, invece, la sua moda sbarca in Sud America con l’organizzazione di una retrospettiva a San Paolo. Nel 1995 inaugura la prima boutique Pierre Cardin a San Pietroburgo. Due anni dopo è elevato al grado di Commendatore della Légion d’Honneur. All’Espace Pierre Cardin viene inaugurata una retrospettiva sui cinquant’anni di carriera. Il nuovo secolo inizia all’insegna delle celebrazioni: nel 2000 è la volta di una retrospettiva a Shangai e Pechino; nel 2002, a Los Angeles e Tokio; mentre nel 2003, a Firenze. Ultima, ma solo in ordine cronologico, la nomina nel 2009 di Goodwill Ambassador of the Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO).

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