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lunedì 13 aprile 2015

STYLE_Diane Von Fürstenberg e il wrap-dress







Stilista di origine belga, Diane von Fürstenberg è nota per i suoi meravigliosi abitini di jersey di seta a vestaglietta, forse meglio noti come wrap-dress.
A lei il plauso d’aver interpretato la femminilità sotto la chiave del confort e della praticità. Il suo vestito icona, infatti, esalta la silhouette femminile, vantando però, al contempo, una portabilità unica nel suo genere. Adatto a tutte le occasioni, da quelle più formali a quelle meno, da una matinée a un cocktail, il wrap-dress, complice il tessuto in cui è realizzato, abbraccia il corpo femminile, esaltandone le forme e la sinuosità, senza però ingessare i movimenti. Sensualità e raffinatezza divengono così le note di sottofondo di uno stile che ha fatto la storia della moda dagli anni ’70 e che ancora oggi risulta essere uno dei più apprezzati.
Il successo del wrap-dress, forse si stenterà a crederlo, è per così dire fortuito. Era, infatti, solo l'idea che un allora giovane Diane aveva provato a realizzare per sfondare sul mercato americano. Dopo un inizio costellato dall’indifferenza degli addetti ai lavori, provvidenziale si rivela l’intervento di Diana Vreeland, che in quei vestiti fluidi, colorati e sexy riconosce il genio: avuta la sua approvazione, la carriera di Diane decolla. Il vero boom arriva nel '74, quando il wrap-dress viene ufficialmente presentato sul mercato: semplice come un kimono, non ha zip né bottoni; basta un attimo a infilarlo. Pratico e sexy, è quello che le donne di quegli anni cercano: un passe-partout sensuale ed elegante, che stia bene e che le faccia sentire bene. Per Diane il wrap-dress è un abito femminista, un simbolo di libertà: in due anni ne vende 1 milione di pezzi e nel 1976 finisce sulla copertina di Newsweek, indicata come la donna della moda più potente del mondo nonché icona d'indipendenza e spirito imprenditoriale.

Con gli anni però Diane si stanca e decide di fermarsi; ci vuole la nuora, a metà degli anni '90, a farle capire che la nuova generazione di donne belle, sicure di sé e affascinanti ha bisogno di lei e dei suoi wrap-dress. Il marchio Diane von Fürstenberg così rinasce: è il 1997 e da allora la stilista non si è più fermata. Il wrap-dress rappresenta oggi il 15% delle sue vendite, e il suo successo non accenna a tramontare, nemmeno ora che è arrivato al quarto decennio di vita. L’anno scorso per celebrarne il 40esimo anniversario, sul sito della stilista è stata creata una sezione dedicata appositamente e a Los Angeles è stata organizzata la mostra “Journey of a dress”.

martedì 17 giugno 2014

STYLE_Rosa Castelbarco: bijoux peso piuma






Bigiotteria peso piuma realizzata con la fusione di materiali non convenzionali ma di tendenza, purezza nelle forme e design versatile da indossare in ogni occasione, per ogni età.
La collezione di Rosa Castelbarco porta il suo nome, il cui logo, è ripreso dal prezioso omaggio ricevuto da sua zia da parte di Guttuso: il disegno di una rosa.
Lunghe collane eteree, che con un semplice giro intorno al collo diventano un pezzo nuovo da indossare, braccialetti a fascia con chiusura ad oblò, orecchini scomponibili a cascata, ed anelli con cui giocare, per ogni dito, compongono la prima linea disegnata da Rosa.
Pezzi leggerissimi, versatili, creati dall'assemblaggio di fini catene in ottone bagnato in rodio e argento, e arricchiti, a seconda dei desideri, da zirconi o minerali.
Le collane si allungano o accorciano a seconda del gusto, i braccialetti si assemblano ed arricchiscono, gli orecchini si possono alleggerire trasformandoli in cerchi evergreen, gli anelli sono personalizzabili per ogni dito.
Uno stile pulito e rigoroso, che completa il look, con la possibilità di aggiungere pezzi di svariate lunghezze, o alleggerirli in un unico filo.
Rosa crea una collezione "24h", da indossare in ogni momento della giornata, per ogni occasione.

Rosa viaggia tra i ricordi della sua infanzia, con l'immagine della tanto amata nonna, che ogni giorno, di primo mattino, appoggiava da una parte del letto i vestiti da indossare e, dall'altro, gli accessori che avrebbero completato la sua mise: gioielli di famiglia, che si divertiva a personalizzare con pezzi di bigiotteria più "leggeri ed informali".
Da qui il grande amore per il mondo bijoux: Rosa Castelbarco crea la sua prima collezione, che porta il suo nome.
Giovane designer milanese, dopo aver completato i suoi studi alla Cattolica a Milano, parte per New York, dove studia alla N.Y. Film Accademy.
Le sue prime esperienze lavorative la indirizzano al mondo moda, cominciando da Walter Steiger, dove intraprende la sua prima attività nel press office lato celebrities.

Rientra a Milano - e dopo l'esperienza maturata nella Grande Mela - decide di lanciare il proprio marchio di bijoux.

martedì 13 maggio 2014

LEISURE_Como celebra Emilio Pucci







L’estro stilistico di Emilio Pucci si è sempre contraddistinto oltre che per l’eleganza delle forme e lo stile senza tempo dei suoi capi per l’utilizzo di sete e stampe fantasiose che hanno contrassegnato in maniera indelebile il tracciato della Maison. E parlando di sete, quale città se non Como, capitale della seta, poteva rendere omaggio allo stilista? Ha inaugurato, infatti, lo scorso 7 maggio al Museo Studio del Tessuto di Villa Sucota (MuST) la mostra “Emilio Pucci e Como, 1950-1980” a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara. Un'esposizione che analizza e approfondisce i rapporti di Pucci con le industrie tessili di Como: una collaborazione iniziata negli anni ‘50 e mai interrotta nei decenni successivi.
La rassegna, in particolare, intende valorizzare i risultati degli studi svolti sui libri campionario della Ravasi di Como, la prima industria tessile del distretto comasco a collaborare con il couturier dagli inizi degli anni ’50 fino alla metà dei ’60. Attraverso un percorso espositivo diviso in sezioni, si ripercorre quello creativo di Emilio Pucci, dagli esordi al successo, mostrando creazioni e disegni ispirati dai paesaggi italiani e dal folklore locale: il mare di Capri, le famose località sciistiche delle Alpi, il Palio di Siena, le tradizioni siciliane, le bellezze di Firenze, ecc.
Campioni tessili, disegni originali, carte-prova, accessori e capi di abbigliamento, mettono a fuoco il processo di lavorazione dello stilista: dall’idea originale agli abiti e ai foulard di seta stampata, passando per la creazione di nuove tonalità di colore quali il “rosa Emilio” o il “blu Capri”. A corollario, numerose fotografie messe a disposizione dall’archivio della Fondazione Emilio Pucci di Firenze e da POLIteca (Design Knowledge Centre) – Dipartimento Design e Archivi Storici/ASBA/Politecnico di Milano. I materiali in mostra, oltre che dalle raccolte del MuST, provengono dalle collezioni del Museo didattico della Seta di Como, Enrico Quinto e Paolo Tinarelli di Roma, A.N.G.E.L.O. Vintage Archive di Lugo, Masciadri di Bellagio e da altre collezioni private.
Dall’archivio della Fondazione Emilio Pucci di Firenze, inoltre, numerose immagini di abiti e foulard che permettono di comprendere meglio l’utilizzo dei tessuti esposti. Questi lavori, che fanno parte delle serie Planisfero e Bar Singapore Palermo, partono da alcuni foulard di Emilio Pucci su cui l’artista è intervenuto disegnando con pennarelli colorati. Scelti da Favelli per il loro stile “fuori dal tempo”, le sete di Pucci si trasformano e assumono nuovi significati, costituendo un ponte diretto con la contemporaneità.

Emilio Pucci e Como, 1950-1980
Museo Studio del Tessuto di Villa Sucota (MuST)

Fino al 31 ottobre 2014

mercoledì 23 aprile 2014

LEISURE_Ferré, il Fascino della Seta


Lo stile e l’eleganza di Gianfranco Ferré, oltre a non avere tempo, hanno scritto la storia della moda italiana, gettando le basi per il moderno concetto di prêt-à-porter, ma più ancora, le regole del vestir bene. Un prestigio di forme, tagli, volumi e tessuti che ha accompagnato un ideale di donna femminile ma al tempo stesso dinamica, sensuale e conquistatrice del mondo, intrigante e intraprendente. Una donna amante del fare, che dagli anni ’70 in avanti si è ritagliata un ruolo sociale di spicco, connotandosi di caratteristiche e tratti unici che l’hanno resa protagonista a tutto tondo di un cambiamento culturale tanto inevitabile quanto inconfutabile.
Il mito Ferré rivive ora attraverso le stoffe. Fino al 29 giugno, infatti, a Villa Mazzucchelli (Ciliverghe, Brescia), è visitabile la mostra “Ferré, il fascino della seta”. Esposti oltre cento abiti provenienti da una collezione appartenuta in prima istanza a una tessitura comasca e ora di proprietà privata, caratterizzati per le preziose trame di seta che hanno affascinato uno dei più grandi creatori della moda italiana. 
Gianfranco Ferré ha saputo valorizzare con le sue creazioni e innovazioni tecniche le caratteristiche di questo filato, declinandolo nelle sue opere in forme diverse. La brillantezza e la lucentezza del materiale conferiscono eleganza alle fantasie geometriche e floreali dei suoi abiti sia da giorno che da cocktail. Lo stilista apprezza della seta la leggerezza e la trasparenza, che sceglie per le sue camicie, ma anche la forza e la versatilità, quando decide di lavorarla con fitte impunture nei tailleur strutturati degli anni ’80.
E proprio sulla base alla scelta dei materiali e della loro lavorazione nascono le quattro sezioni della mostra. Il percorso espositivo inizia con Geometrie, a dimostrazione del minimalismo geometrico che caratterizza gli esordi della carriera di Ferré: un’eredità della sua formazione da architetto. Col passare degli anni la sua produzione si arricchisce di nuovi spunti creativi, motori, in ogni caso, dell’interesse per le geometrie tout court. È così che anche le rigide maglie dei pied de poule, i pois e le righe si stemperano nella fantasia del creatore in composizioni dinamiche che assecondano e arricchiscono i tagli sartoriali delle creazioni. 
Si prosegue con Il giardino fiorito, nucleo di opere caratterizzate per l’impiego di tessuti con fantasie floreali. La lucentezza e la sinuosità della seta si prestano per dare vita a questi temi naturalistici: rose definite nei più minuziosi dettagli, fiori stilizzati e dipinti con piccole ma incisive pennellate sulla stoffa, preziosi boccioli filati con trame dorate e assimilati a forme geometriche compongono un bucolico giardino, dando spazio alla creatività nella sua accezione più autentica. Un tema, quello floreale, rappresentato dalle fantasie nonché dagli abiti tagliati e costruiti per essere veri fiori, dove la seta si presta a vestire di delicati e avvolgenti petali la donna che li indossa.
È quindi la volta di Ferré, maestro di taglio. Qui trovano spazio veri capolavori sartoriali, opere nelle quali la forza e l’incisività del modello nascono da tagli sapienti dei tessuti. Linee geometriche taglienti e vigorose, talvolta sottolineate da bordi e passamanerie, disegnano sul corpo femminile volumi e forme dalla personalità inconfondibile. Nascono così i grandi colli, i tailleur asimmetrici, i contrasti tra le lunghezze, destinati a diventare le cifre stilistiche del vocabolario di Gianfranco Ferré.

Quarta e ultima tappa, Sperimentazioni e contaminazioni
. Lo stilista fu certamente un grande sperimentatore. Ai materiali tradizionali accostò spesso materiali presi in prestito dal design, sempre con un occhio di riguardo all’innovazione e alla modernità. Sulla scia di questa ispirazione, nascono i completi impreziositi da inserti in raffia o paglia, ma anche gli accostamenti stranianti e originali tra materiali che per peso e struttura difficilmente trovano occasione di incontro. Così, per esempio, la seta si sposa alla pelliccia o alla pelle, dando vita a creazioni originali e inconfondibili.
Un viaggio nell’estro di Gianfranco Ferré e del lessico della sua eleganza. A fare da fil rouge, è proprio il caso di dirlo, i tessuti, che tanto dicono di un abito, ma ancor più di uno stile. Passato e presente, tradizione e innovazione, magnificenza e ricerca si sposano in un gioco degli opposti, dove un elemento attrae e respinge il suo estremo in un’armonica combinazione di gusto e tendenza. Nulla è gridato nello stile Ferré: tutto parla con voce propria e vive di una luce immensa…quella stessa luce che ha portato le note della sua eleganza ai giorni nostri, validandone la preziosità e innalzandola a verità dogmatica del senso del vestir bene.

Ferré. Il fascino della seta
Villa Mazzucchelli, Ciliverghe (Brescia)
Fino al 29 giugno 2014