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lunedì 18 luglio 2016

ABOUT_La Bellezza



Per Oscar Wilde “La Bellezza è una forma del Genio, anzi, è più alta del Genio! Essa è uno dei grandi fatti del mondo. Non può essere interrogata: regna per diritto divino”. Seneca affermava già all’epoca che “Una donna bella non è colei di cui si lodano le gambe, ma quella il cui aspetto complessivo è di tale bellezza da togliere la possibilità di ammirare le singole parti.” Si può parlare quindi di bellezza come di un fatto divinamente eccelso, che non va indagato perché così è: non vi sono spiegazioni, né possibili tentativi di emulazione. Esiste e basta. Come valida alleata: la volontà divina. Un divino che ritorna anche in Jean Anouilh, secondo il quale “La bellezza è una di quelle rare cose che non portano a dubitare di Dio”, e in Robert Browning “Se hai bellezza e nient’altro, hai più o meno la miglior cosa inventata da Dio”. Prova pertanto tangibile del creato e del bene destinato all’umanità. Almeno in certi casi. E d’altronde anche nelle fiabe il bello è un concetto associato a un’idea di benevolenza, tipica di fate, principesse e dame dell’amor cortese; al contrario la bruttezza evoca malignità e odio, caratterizzando lo spirito e l’immagine di streghe, matrigne e meduse infernali. In questo senso Immanuel Kant docet “Il bello è simbolo del bene morale”. Un bello associato al bene tanto che secondo Dostoevskij “Non la forza, ma la bellezza, quella vera, salverà il mondo”.
Un concetto che, nonostante caricato spesso di valenze meramente estetiche, trasuda un’intrinseca connotazione etica e filosofica e accompagna la civiltà da secoli, tanto da disturbare il sommo Seneca che, lungimirante, poneva l’attenzione sull’importanza della proporzione delle parti. Bellezza come parte del tutto quindi. Pervade la persona che la possiede, evolve da essa, fino a involvere colui che la ammira. Strettamente legata a questa definizione si pone l’interpretazione secondo la quale la bellezza va oltre la semplice immagine e comprende ben altro - stile, portamento e movenze in primis. Christian Dior affermava “Il segreto della bellezza consiste nell’essere interessante. Nessun tipo di bellezza può essere attraente se non è interessante”. Un interessante che può scaturire da diversi fattori e che denota la nobiltà del concetto di bellezza, vittima solo negli ultimi tempi di una mercificazione ad aspetti tanto banali quanto volgari. Sulla stessa lunghezza d’onda Omero che associava la bellezza alla grazia - “La bellezza senza la grazia è un amo senza l’esca” - ponendo forse l’accento ancora su un aspetto per così dire divinatorio. Ma anche bellezza come Estetica intesa nel senso più puro del termine, come fattore capace di suscitare felicità, o addirittura come la manifestazione tangibile di quest’ultima. Ecco quindi Charles Baudelaire, le poète maudit, affermare che “Ci sono tanti tipi di bellezza quanti sono i modi abituali di cercare la felicità”, o ancora Stendhal “La bellezza non è che una promessa di felicità” e sulla scia di questa affermazione Marcel Proust “E’ stato detto che la bellezza è una promessa di felicità. Inversamente, la possibilità del piacere può essere un principio di bellezza” . Felicità e bellezza quindi legate in maniera indissolubile; addirittura l’una la causa dell’altra e viceversa. Ma nonostante induca la felicità, essa ha un volto velato di malinconia e mestizia, sublimi e raffinate espressioni di una qualità così divina ed irrinunciabile. “Non pretendo che la gioia non possa accompagnarsi alla bellezza; ma dico che la gioia è uno degli ornamenti più volgari, mentre la malinconia è della bellezza, per così dire, la nobile compagna, al punto che non so concepire un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore” affermava Baudelaire, e più ancora Benedetto Croce, che ne tracciava i reali connotati: “Un velo di mestizia par che avvolga la Bellezza, e non è velo, ma il volto stesso della Bellezza”. Un dolore forse legato alle difficoltà implicate nel suo raggiungimento dapprima e nel suo mantenimento poi, se si vuole evitare di ricorrere a metodi ispirati a Dorian Gray. Hermann Hesse forse più di tutti esprimeva il senso di una tale malinconia “La bellezza non rende felice colui che la possiede, ma colui che la può amare e desiderare”. Un’infelicità propria quindi che determina una felicità altrui: una sorta di felicità riflessa. E così si scopre l’inclinazione altruista della bellezza, con buona pace di quanti invece la tacciano di egocentrismo e cinismo.
Imperfezione per Marilyn Monroe, splendore del vero per Platone, ornamento della virtù per Leonardo, la bellezza ha sempre regnato sovrana nelle menti della civiltà, suscitando dibattiti e riflessioni. Nelle menti così come nell’anima e nella soggettività di ciascuno di noi: per Kahlil Gibran  “La bellezza delle cose varia secondo le emozioni; e così noi vediamo magia e bellezza in loro, ma in realtà, magia e bellezza sono in noi”, mentre per David Hume “La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla”. Per un’interiorità chiamata ad interpretare l’esteriorità, coniugando l’individuale con l’universale, in una resa armonica degli estremi che perdono il loro carattere di opposti a favore di una melodia di fondo. E se il genio stilistico Alexander McQueen la trovava nel grottesco, per Franz Kafka diveniva addirittura elisir di lunga vita “La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio”. Dello stesso avviso Oscar Wilde per il quale la tirannia del tempo si fermava di fronte la bellezza, per cui “Ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed è un possesso per tutta l’eternità”.
Bellezza quindi come divinità, bene morale, felicità per sé e per gli altri; tanto interessante quanto soggetta alle personali inclinazioni, quanto immortale nel tempo. Tanto immortale da aver attraversato nella sua longevità la storia della civiltà ed aver indotto un celebre dandy a scendere a patti col diavolo. Adesso tocca a noi! Cercando di capire nel frattempo se belli si nasce o si diventa. Senza dimenticare che, in ogni caso, se di bellezza si tratta, si intende una qualità talmente eterea da non poter conoscere la contaminazione di aspetti volgari tipicamente legati alla più banale umanità. 

mercoledì 18 maggio 2016

LEISURE_Human Dog





Il 13 e il 14 febbraio 2016, Coop Lombardia, La lega Nazionale del Cane e Radio Bau di Radio Montecarlo, con il patrocinio del Comune di Milano, hanno deciso di celebrare la giornata degli innamorati lanciando l’idea di un set fotografico completamente dedicato al migliore amico dell’uomo: il cane.
Centinaia di persone hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa, ospitata nella romantica cornice del Castello Sforzesco, sfilando con il proprio fedele (è proprio il caso di dirlo) amico a quattro zampe. Il risultato è andato oltre ogni più rosea previsione: oltre 140 sono state le fotografie, catturate dallo stile inconfondibile e sensibile della fotografa e giornalista Silvia Amodio, autrice nota anche per il suo impegno sociale e i suoi progetti zoo antropologici.
E sarà proprio presso il Castello Sforzesco, nella bellissima cornice del Cortile della Rocchetta, che Coop Lombardia, La lega Nazionale del Cane e Radio Bau di Radio Montecarlo restituiranno alla cittadinanza una selezione di questi scatti, attraverso una mostra dal titolo HUMANDOG, che sarà inaugurata il 19 maggio alle ore 17 e visitabile fino al 19 giugno 2016.
Il lavoro completo sarà inoltre pubblicato all’interno di un catalogo arricchito dai testi di alcuni noti autori, tra i quali Moni Ovadia, Roberto Marchesini, Elio Fiorucci e Chiara Oggioni Tiepolo.

HUMANDOG è una sorta di vero e proprio “censimento”, un racconto della presenza trasversale del cane nelle nostre famiglie.
Il lavoro offre, inoltre, lo spunto per riflettere anche sull’idea di famiglia - tema molto attuale in questo momento storico - il cui più profondo significato si può sintetizzare nell’osservazione di questi scatti dai quali emerge un’idea di amore e di rispetto reciproco. 
Single, anziani, famiglie “tradizionali” e famiglie composte di persone dello stesso sesso: tutti si sono prestati per questa sorta di “gioco” e hanno posato con entusiasmo, raccontandoci la loro visione sull’amore e la loro relazione “speciale”, quella tra l’uomo e il proprio cane, relazione che dura da oltre 15 mila anni.
Troppo spesso, però, ci dimentichiamo del ruolo che il cane ha avuto nella nostra evoluzione culturale e, grazie a questo progetto, intendiamo rendergli omaggio e ricordare che rispettare gli altri esseri viventi e prendersi cura dell’ambiente - di cui dobbiamo essere i custodi e non i saccheggiatori - significa prendersi cura di noi stessi.

In occasione della mostra, saranno presentate anche le tavole che i ragazzi della Scuola del Fumetto di Milano hanno realizzato appositamente per questa iniziativa, prendendo come spunto il tema dell’abbandono.
I lavori più interessanti diventeranno la campagna istituzionale della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, ente in prima linea per contrastare il triste fenomeno.


Secondo l’ultimo rapporto Eurispes, il 43,3%, degli italiani vive con un animale domestico, per la maggior parte cani (60,8%) e gatti (49,3 %), che sono considerati membri della famiglia a tutti gli effetti. Nonostante la crisi, i proprietari spendono molto per i propri amici a quattro zampe, tanto da rendere il settore del pet food un vero e proprio business.
Le complesse dinamiche che regolano il rapporto tra l’uomo e gli animali sono un fenomeno che merita la nostra attenzione, soprattutto in una grande città come Milano, dove la convivenza tra cittadini e quattro zampe non è sempre facile. E se da una parte amare gli animali e avere rispetto e compassione per loro sono atteggiamenti giusti, dall’altra questi non possono prescindere dal rispettare la natura e le specifiche individualità di ciascuno.
Il legame dell’uomo con il cane si perde nella notte dei tempi e rafforzandosi nei millenni è diventato oggi più solido più che mai.
In questo progetto fotografico il cane diventa il testimone di una società che cambia e che si trasforma velocemente: sono sempre più numerosi i single che vivono in compagnia di un animale e le coppie che dopo una separazione gestiscono insieme il cane e/o i figli. Su tutti vi sono sicuramente gli anziani che, spesso, rimasti soli, hanno come unico riferimento affettivo proprio un pet che per loro incarna l’idea di famiglia.


In collaborazione con Radio Bau di Radio Montecarlo e con la Lega Nazionale del Cane.
Per Info:

www.alimentalamore.it

mercoledì 20 maggio 2015

LEISURE_Yoko Ono e illy Art Collection



Guarire e proteggere dalle fratture sono i concetti base delle creazioni di Yoko Ono per la nuova illy Art Collection, presentata in occasione dell’imminente mostra dell’artista, “Yoko Ono: One Woman Show, 1960–1971”, al Museum of Modern Art (MoMA), New York fino al 7 settembre 2015.
MENDED CUPS, la nuova illy Art Collection firmata da Yoko Ono è composta da sei tazzine che mostrano delle crepe aggiustate con l’oro, accompagnate da sei diversi piattini che raccontano, scritte a mano da lei, sei eventi catastrofici che hanno colpito la terra; alcuni hanno avuto un impatto diretto sulla sua vita, altri solo indiretto, portando la morte a milioni di persone. Ogni piattino riporta la data e il luogo del tragico evento e chiude con le parole “... riparato nel 2015”.
La settima tazzina della collezione, UNBROKEN CUP, è intatta, senza crepe né riparazioni ed esprime pace e speranza con le parole di Ono scritte sul piattino: “This cup will never be broken as it will be under your protection” (“Questa tazza non si romperà mai finché sarà sotto la tua protezione”).
Per MENDED CUPS, Ono ha usato la metafora dell’antica arte giapponese del Kintsugi, una tecnica di riparazione delle ceramiche rotte o incrinate che usa l’oro come collante: una filosofia che concepisce la rottura e la riparazione come parti integranti della storia di un oggetto, un dettaglio prezioso, importante e non un elemento da nascondere.
È dai primi anni sessanta che Yoko Ono fa sentire la sua presenza sulla scena artistica internazionale, contribuendo a ridefinire il rapporto tra artista e società con il suo personale apporto di arte, spettacolo, musica, femminismo e attivismo contro la guerra. Proprio questo decennio ha ispirato la sua opera del 1966 Mend Piece per la prima mostra personale tenuta a Londra alla Indica Gallery, e un lavoro precedente, Promise Piece (1961); nel 1997 Ono ha creato Crickets, che rappresenta il silenzio e il vuoto lasciati dalla distruzione umana. 
Illycaffè, inoltre, sta lavorando direttamente con il MoMA come sponsor principale della mostra di Yoko Ono. In virtù di questa sponsorizzazione, durante i primi mesi estivi dell’esposizione, la illy Art Collection firmata dall’artista sarà disponibile in USA esclusivamente nei Design Store del Museum of Modern Art (MoMA) agli indirizzi 11 e 44 West 53rd Street, e 81 Spring Street, oltre che su MoMAStore.org.  
La Yoko Ono: Mended Cups – illy Art Collection sarà disponibile a settembre a livello internazionale nei negozi illycaffè e online su www.illy.com.
Il set completo, composto da sette tazzine da espresso con i relativi piattini, firmate dall’artista e numerate, e da un booklet sulla collezione, ha un costo di € 120,00.  Sarà disponibile anche la tazza singola UNBROKEN CUP al costo di €25,00.

illy Art Collection

La tensione verso la perfezione, la passione per il bello e il ben fatto hanno spinto illy ad amplificare il piacere sensoriale dato dal caffè coinvolgendo anche la vista e l’intelletto, attraverso l’arte. Nascono così nel 1992, da un’idea di Francesco Illy, le illy Art Collection, le celebri tazzine d’artista che hanno trasformato un oggetto quotidiano in una tela bianca su cui, negli anni, si sono cimentati oltre 70 noti e apprezzati artisti di fama internazionale: da Michelangelo Pistoletto a Marina Abramović, da Anish Kapoor a Daniel Buren, da Robert Rauschenberg a Jeff Koons, da Jan Fabre a James Rosenquist, da Jannis Kounellis a Julian Shnabel, da Louise Bourgeois a William Kentridge. Il progetto ha coinvolto anche giovani artisti, come Norma Jeane o Shizuka Yokomizo per i quali la collaborazione con illy è stata un’importante occasione di visibilità e di crescita nel panorama dell’arte internazionale.

lunedì 3 novembre 2014

BOOK_Pier Paolo Pasolini: 
La lunga strada di sabbia


A 39 anni dalla morte, il genio di Pier Paolo Pasolini torna più forte che mai con una pubblicazione - La lunga strada di sabbia - che, per immagini, ripercorre un’esperienza vissuta in prima persona dall’intellettuale.
Pubblicato in edizione limitata fuori catalogo nove anni fa e ora finalmente disponibile per la libreria, consiste in un testo di grande bellezza che colpisce per la sua profondità e la sua poesia, complici le fotografie di Philippe Séclier che lo completano e ne esaltano l’intensità narrativa e documentaristica.
Il pubblico ha così il privilegio e la possibilità di sfogliare il reportage che Pasolini realizzò nell’estate del 1959 come inviato speciale della rivista “Successo”, quando percorse tutta la costa italiana da Nord a Sud, al volante di un Fiat Millecento. “Successo” pubblicò alcuni estratti del lungo lavoro di Pasolini, tra cui le spiagge della nostra penisola, in tre numeri speciali, accompagnandolo con le foto che al tempo realizzò Paolo di Paolo.
Quest’edizione per la prima volta riporta integralmente i testi, riproducendo il dattiloscritto autentico, e le immagini che il fotografo francese Philippe Séclier ha realizzato quaranta anni più tardi, nel 2001. Séclier ha ripercorso la stessa “lunga linea di sabbia” narrata da Pasolini, ritrovando tracce, immagini e memoria del grande autore e del suo memorabile ritratto dell’Italia.

La lunga strada di sabbia è uno dei primi reportage che si è concentrato sul concetto di vacanza in un’Italia, quella del 1959, che ormai si era lasciata alle spalle il dopoguerra e cominciava ad assaporare il gusto del boom economico, dove la “vacanza al mare” era diventata per la prima volta un fenomeno di massa. Nel suo lungo viaggio Pasolini conosce e racconta gli italiani sorpresi sulle spiagge della Versilia, come in quelle dell’Adriatico o della Sicilia.

Un documento unico per tornare a conoscere, a quasi quarant’anni dalla sua morte, l’arte di un grande scrittore e intellettuale e riscoprire il forte legame che lo univa al nostro paese.

Pier Paolo Pasolini 
La lunga strada di sabbia
Fotografie di Philippe Séclier

Contrasto editore

venerdì 20 giugno 2014

LEISURE_La Milanesiana 2014



La 15° edizione de La Milanesiana, dal 23 giugno al 10 luglio 2014 a Milano e Torino, è dedicata alla Fortuna/Destino. In programma più di 40 appuntamenti, con più di 160 artisti pluripremiati da 32 Paesi diversi. Oltre agli incontri con gli autori, il cartellone è composto da 6 mostre, 7 appuntamenti teatrali (di cui 2 prime), 19 concerti e 10 proiezioni, con spettacoli in gran parte commissionati dalla Milanesiana e qui presentati per la prima volta.

 Accanto agli storici luoghi della città che da sempre la ospitano, come il Teatro Dal Verme, la Sala Buzzati del Corriere della Sera e lo Spazio Oberdan, La Milanesiana entrerà in molti spazi inediti: Palazzo Edison, Palazzo Corio-Casati della Banca Popolare di Milano, la Pinacoteca di Brera, il Piccolo Teatro Paolo Grassi, l’Università IULM, il Politecnico, lo Spazio TeatroNo’hma e la Cavallerizza del FAI.

3 le sezioni che compongono la Milanesiana 2014, a cui si aggiungono gli eventi di Torino.

"Serate" e "Aperitivi con l'autore", dal 23 al 26 giugno.
 La prima sezione è costituita dalle tradizionali Serate al Teatro Dal Verme. Aprirà il Festival Dario Franceschini, Ministro dei Beni culturali. In scena Jonathan Lethem ed Edoardo Nesi. Con loro l’amatissima voce di Gino Paoli per l’occasione insieme a Danilo Rea. Fra gli ospiti delle serate successive: il Premio Strega 2003 Melania Mazzucco e il Premio Pulitzer 1999 Michael Cunningham, il Premio Nobel per la letteratura 2000 Gao Xingjian, oltre a Ute Lemper, l’Ensemble Berlin e il pianista RaminBahrami. Alle serate sono associati i tradizionali Aperitivi con l’Autore che si tengono presso la Sala Buzzati. In contemporanea al Circolo dei Lettori di Torino, a partire dal 25 giugno, oltre all’inaugurazione della mostra su Luigi Serafini si svolgono tre serate dedicate al tema "Il destino dei libri", con ospiti, tra gli altri, Ivan Cotroneo, Tricarico, David Lodge, Howard Jacobson e Roberto Cacciapaglia.

"Orariocontinuato", dal 27 giugno al 3 luglio. La seconda sezione del Festival ripropone la formula di Orariocontinuato, nata nella XIII edizione de La Milanesiana per esprimere l’inesauribilità di una proposta culturale che attraversa e occupa tutta la giornata. Le prime tre giornate, all’interno del ciclo Il respiro della Musica, sono dedicate la mattina a "Le ragioni del canto", a cura di Paolo Terni, il cui programma riscuote ormai da anni una straordinaria partecipazione del pubblico nella Sala Otto Colonne di Palazzo Reale. Le serate si aprono come già negli anni scorsi alla Filosofia, nella sede inedita dell’Università IULM. Fra gli ospiti: il Premio Nobel per l’economia 2005 Robert Aumann, il filosofo Giovanni Reale, il sociologo francese Michel Maffesoli, l’antichista Eva Cantarella, dalla cui riscrittura dei testi di Euripide e Seneca è nato lo spettacolo Fedra - Diritto all’amore, interpretato da Galatea Ranzi, Premio Eleonora Duse. La seconda parte di Orariocontinuato (dal 30 giugno al 1° luglio), invece, è dedicata al viaggio. Negli appuntamenti diurni sarà protagonista il Viaggio in Italia: si percorrono la Liguria e il Piemonte e anche Milano con le voci, tra gli altri, di Sabrina Colle, Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Philippe Daverio e Aldo Grasso. Negli appuntamenti serali è invece protagonista il Viaggio in Europa e nel Mondo. Nell'occasione, il 30 giugno, viene assegnato il Premio letterario “Fernanda Pivano”. Gli appuntamenti pomeridiani sono invece dedicati al Viaggio nella Parola e nell’Arte. In questo contesto avviene l’inaugurazione della mostra "Cena per due, pittura della realtà", da un’idea di Vittorio Sgarbi. Grazie alla collaborazione della Pinacoteca di Brera, dal primo luglio, per due mesi, l’opera "La cena" di Antonio Lopez Garcia (col suo disegno preparatorio) viene esposta nella sala che ospita la "Cena in Emmaus" del Caravaggio, in un inedito e sorprendente dialogo iconografico, su un tema che evoca e rimanda a quello della prossima Expo 2015. Il 2 e 3 luglio, una due giorni inedita dal titolo L’energia della città prevede visite ai luoghi simbolo dell’energia a Milano, a cura di Edison, che si concludono a Palazzo Edison con appuntamenti dedicati all’energia della musica: una speciale lezione con ascolto a cura di Paolo Terni, seguita dai concerti di Andrés Locatelli, solista al flauto diritto, e Francesco Corti, solista al clavicembalo.

"La Rosa monografica", dal 4 al 10 luglio

. Infine, la terza e ultima sezione, La Rosa monografica. Si comincia con il cinema di Edgar Reitz, regista e sceneggiatore tedesco, noto per la trilogia epica di Heimat, della durata totale di cinquantaquattro ore, di cui La Milanesiana propone il quarto “capitolo”, presentato quest’anno al Festival di Venezia. Si continua il 5 luglio con il cinema di Tinto Brass, quello quasi inedito e più sperimentale degli anni ’60. Si prosegue quindi il 6 luglio allo Spazio Teatro No’hma, luogo in cui La Milanesiana arriva per la prima volta, con l'anteprima dello spettacolo di Tony Laudadio "Luiz torna a casa", da un testo di Maurizio de Giovanni, con lo stesso Laudadio e le musiche di Ferruccio Spinett. Il 7 luglio, al Politecnico di Milano, Mario Monti dialoga di temi economici e del futuro delle città con Vittorio Gregotti, seguito da un concerto di Michele Campanella e Monica Leone. La serata dell’8 luglio vede invece in scena al Teatro Franco Parenti Sergio Rubini, protagonista dello spettacolo "Finalmente Truffaut", di Mario Sesti e Valerio Cappelli, un’altra anteprima assoluta per Milanesiana. Il 9 luglio due incontri: alle 18, in un appuntamento curato da Luigi Orlotti e dal Fai/Fondo Ambiente Italiano, dedicato al WikiPhilo, una filosofia dell'ambiente. Si parlerà del futuro della filosofia e di come è legato alle nuove tecnologie. La sera, invece, in Sala Buzzati sul palco, fra gli altri, Michela Cescon nello spettacolo Goodpeople di Roberto Andò, tratto dal testo del Premio Pulitzer David Lindsay-Abaire.

A corollario del sì fitto programma, gli Aperitivi in città, nelle giornate del 4, 5 e 7 luglio, dedicati, rispettivamente, alla fortuna dell’umorismo, con una lettura scenica di Tony Laudadio presso la biblioteca Valvassori Peroni, alla fortuna del Made in Italy, con Oscar Farinetti tra gli altri, e alla fortuna degli esordienti con i finalisti di Masterpiece in Sala Buzzati insieme ad Andrea De Carlo e Giancarlo De Cataldo.


A chiudere La Milanesiana 2014 sarà la lunga notte dedicata ai 25 anni di Blob, con una proiezione a cura di enrico ghezzi e una lettura concerto con Marco Morgan Castoldi. Questa non è la sola ricorrenza che La Milanesiana ha la fortuna di incrociare e valorizzare nel suo fitto programma: verranno ricordati anche i 50 anni dell'inaugurazione della Linea 1 della Metropolitana di Milano con una mostra in Sala Buzzati, in collaborazione con Metropolitana Milanese, e i 40 anni del best-seller Paura di Volare, con il ritorno al La Milanesiana di Erika Jong, già Premio Pivano nel 2009.

La Milanesiana 2014
Dal 23 giugno al 10 luglio 2014
Milano, sedi varie

giovedì 6 giugno 2013

LEISURE_Festival Filosofi lungo l'Oglio: al via oggi l'VIII edizione



Al via oggi l’VIII edizione del Festival Filosofi lungo l’Oglio, incentrato quest’anno sulla tematica Noi e gli altri. Un Simposio di Pensiero e di Parole; una manifestazione che, senza mai perdere la sua freschezza, torna ogni anno ad animare la valle resa feconda dal Sommo Vegliardo, il Fiume Oglio, mirando ad una fecondità di ordine superiore: offrire lezioni magistrali di alta divulgazione – tutte ad ingresso libero – su temi fortemente legati all’esistenza di ognuno, affidandone la disamina ai grandi maestri del pensiero contemporaneo e portando il filosofo in mezzo alla gente, nella consapevolezza che la diffusa richiesta di senso sia un bisogno sociale da soddisfare e da prendersi sul serio.
Un evento itinerante, in tour tra le province di Brescia e Cremona, nell’ambito del quale, fino al 25 luglio 2013, si susseguiranno relatori di elevata levatura, come vuole la tradizione, pronti a illuminare con le loro acute riflessioni quanti interverranno. Per il mondo francese torneranno, nella splendida cornice della Chiesa S. Maria del Carmine di Brescia, l’antropologo dei nonluoghi Marc Augé e la pensatrice Danielle Cohen-Levinas, nuora del grande filosofo Emmanuel Levinas. Per la scuola tedesca ha confermato la sua presenza uno dei massimi filosofi della religione, Bernhard Casper, vincitore con il suo volume: Das Dialogische Denken. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner und Martin Buber (Alber 1967; 2002) tr. it. Il pensiero dialogico. Franz Rosenzweig, Ferdinand Ebner e Martin Buber (Morcelliana 2009) della Prima Edizione del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente. Interverrà poi il meglio del pensiero italiano: Salvatore Natoli, Maria Rita Parsi – rispettivamente padrino e madrina del Festival – Edoardo Boncinelli, Vanni Codeluppi, Duccio Demetrio, Massimo Donà, Umberto Curi, Massimo Cacciari, Francesca Rigotti, Remo Bodei, Adriano Fabris, Stefano Semplici, Piero Coda.
Domenica 16 giugno, inoltre, avrà luogo la cerimonia di proclamazione del vincitore della II edizione del Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente. Il conferimento della prestigiosa benemerenza si terrà, a partire dalle ore 18, nell’Aula Magna del Centro Pastorale Paolo VI a Brescia, alla presenza dell’intera giuria composta dai Professori: Ilario Bertoletti – direttore editoriale Morcelliana e Scuola, Azzolino Chiappini – Magnifico Rettore della Facoltà di Teologia di Lugano, Adriano Fabris (Presidente) dell’Università di Pisa, Amos Luzzatto – Presidente emerito dell’UCEI, Aldo Magris dell’Università di Trieste, Salvatore Natoli dell’Università Milano-Bicocca, Maria Rita Parsi – Presidente Fondazione Movimento Bambino e psicoterapeuta e da Francesca Nodari, direttore scientifico del Festival e segretario del Premio.

In linea di continuità con le edizioni precedenti, quest’anno il Festival propone riflessioni strettamente legate all’esistenza di ciascuno, rinvenendo nella problematizzazione della relazione – dimensione costitutiva del rapporto che intercorre tra noi e gli altri – la sfida che il nostro mondo globalizzato pone o, se così si può dire, ripropone all’uomo del XXI secolo. Un mondo ove ad entrare in crisi sono le agenzie educative: la famiglia, la scuola, l’università; le grandi narrazioni della politica, delle ideologie, delle religioni e, da ultimo, e non certo per minor importanza, la crisi della comunità. Una temperie culturale dove la cifra dominante sembra quella del disorientamento del soggetto in preda, per usare un’espressione kierkegaardiana, a una sempre più impellente “disperazione della possibilità”. Lasciato solo dalle scienze – perlopiù permeate da una visione della realtà nei termini di un mero more geometrico – dinnanzi alla domanda cruciale “che cosa devo fare, come mi devo comportare in questa situazione?”; iperstimolato dai nuovi mezzi di comunicazione ove all’abbattimento delle distanze e all’accelerazione dei trasferimenti corrisponde un ulteriore sfasamento - con internet e i social media si può interagire in tempo reale, anche a distanza di migliaia di km - l’esserci rischia di cadere preda del cosiddetto paradosso della planetarizzazione. E il pedaggio da pagare per percorrere le autostrade informatiche, apparentemente attraenti e comode – in fondo basta sedersi davanti al proprio pc o disporre di un iphone per coltivare l’illusione di comunicare davvero col mondo – si traduce spesso in una pericolosa frantumazione della propria identità tra nicknames e profili immaginari, con un progressivo sconfinamento del reale nel virtuale.
Non si intende certo demonizzare le nuove possibilità della comunicazione, ma appunto di possibilità si tratta. Di mezzi e non di fini, di strumenti e non di mondi alternativi a quello in cui ci è dato vivere. Di qui la tentazione sempre più frequente di fuga dalla realtà con il risultato di ottenere l’effetto contrario a quello voluto: la soggettività, pervenendo sartrianamente ad una sorta di autoimprigionamento della propria coscienza, si consegna ad un’icona, ad un’immagine muta che si pone, si espone o addirittura si dà in pasto all’anonimato delle comunità virtuali.
Già qui la relazione è messa prepotentemente in scacco e, quel che è peggio, rischia di sostituire quella reale: chi c’è dietro quell’avatar, da dove viene, qual è la sua storia? Domande che, in molti casi, restano senza risposta o che forse l’homo consumans, immerso com’è nella liquidità odierna, neppure ritiene di porsi teso ad indossare, di volta in volta, maschere che riproducano certi modelli, perpetuino la finzione, promettano l’euforia a quelle che, ormai, come nota Bauman sono vite di corsa. Vite isolate, deserte ove la minaccia de La morte del prossimo, come avverte Luigi Zoja, sembra palpabile. Di qui l’urgenza di riflettere su noi e gli altri, sulla messa in crisi dell’uomo come animale politico e come essere parlante, ossia come colui che, per dirla con Natoli, coglie nella trama delle relazioni “un appartenersi e un appartenere a” e, insieme, come colui che presta ascolto a ciò che l’altro dice e che ascolta l’altro mentre questi si rivolge a lui e lo invoca.
Riflettere sulla relazione, quindi, è una sfida che richiede una tematizzazione di che cosa si deve intendere oggi per soggetto e per Altro, e dunque per umanità dell’uomo, per libertà, per volontà, per tolleranza, per rispetto, per convivenza civile e pacifica e che necessita, altresì, di essere indagata a partire da prospettive diverse: da quella antropologica a quella etica, da quella fenomenologico-ermeneutica a quella teologica, da quella sociologica a quella politica.
Una sfida che si deve affrontare senza alcuna possibilità di procrastinazione e che si afferma anche quando la si nega degradando, ad esempio, il tu ad esso. Di qui il darsi di una fenomenologia della relazione: come nasce? Quali sono le sue condizioni? In quali forme si esplica? E se l’individualismo, l’egoismo, il solipsismo ne decretano lo scacco, la prossimità, l’apertura ad altri - in quanto ne siamo debitori sin dal nascere- non ne favoriscono, al contrario, il suo instaurarsi concreto? Un instaurarsi che rinvia ad un’altra sfida, altrettanto urgente, quella del dialogo, che si declina in maniera plurivoca, attraversando trasversalmente le sfere del nostre essere in società con gli altri: con i genitori, con i figli, con il partner, con le vecchie e nuove generazioni, con chi ha usi, costumi e abitudini diversi dai nostri, con chi appartiene a un altro credo o, affermando la propria laicità, si apre all’incontro e al confronto con l’altro. Non si sottrae, ma al contrario, si mette in gioco, entra in relazione. Ma quali sono i luoghi del dialogo e in che modo se ne può favorire la pratica nella cosiddetta età del rischio? In che termini, oggi, attraverso il rapporto dialogico si possono “gettare ponti” tra gli uomini nell’ambito personale e comunitario, ma anche in quello della mediazione tra popoli e culture? Interrogativi che stanno alla base di un esistere plurale e condiviso.
Parlare oggi di noi e gli altri significa avere il coraggio, come ha mostrato Adriano Fabris nel suo illuminante volume TeorEtica, di portare alla luce ciò che nei luoghi classici del pensare risulta come l’impensato: il concetto di relazione, appunto. E di declinarlo attraverso il coinvolgimento del soggetto nella teoria e nella decisione morale. Coinvolgimento che va oltre la dimensione meramente psicologica, afferendo a qualcosa di strutturale, come ciò senza cui non si da relazione.
La teoria, anche nelle sue elaborazioni più alte, non è in grado di coinvolgere. Può convincere, può persuadere. La teoria non riesce a motivare all’azione. Se infatti so cosa è bene, non è detto che non faccia il male: ciò accade non tanto perché sono libero di comportarmi in modi diversi da quelli indicati dal sapere, piuttosto perché la teoria risulta davvero impotente sul piano della messa in opera di azioni responsabili. La teoria, pertanto, può dare il via ad azioni efficaci ed efficienti, basate, più o meno specificamente, sul principio di causalità. La motivazione della teoria, invece, è il controllo dei processi che essa ha spiegato. E questo controllo è fornito oggi dagli strumenti tecnologici. Ma ciò che manca, qui, è la messa in gioco di una responsabilità più ampia: quella che si assume il compito di realizzare i principi, che magari la teoria ha contribuito a chiarire, all’interno dell’agire quotidiano. Questa responsabilità deriva dal riconoscimento della struttura relazionale da parte di ciascuno di noi e dall’assunzione, riflessiva e libera, di tale struttura in ogni occasione del nostro agire. Ma non è tutto...intendendo dare una risposta fattiva al diffuso senso di indifferenza dinnanzi a tutte le questioni che riguardano le scelte fondamentali della nostra vita, la TeorEtica presuppone un concetto impegnato di teoresi e diffusivo di etica. Di qui il ruolo fondamentale giocato da questa fondazione del principio etico della relazione come relazione capace di promuovere relazioni.
E se è vero che solo le relazioni feconde sono relazioni buone, intendendo levinasianamente per fecondità “avere possibilità oltre ogni possibile, al di là di tutto il possibile”, questo Simposio di Pensiero e di Parole costituirà sicuramente un laboratorio in cui la filosofia della relazione viene esperita e messa in pratica. Una sorta di risposta all’inesauribile richiesta di senso, che è il bisogno quanto mai attuale della filosofia.

Festival Filosofi lungo l’Oglio – Noi e gli altri
VIII edizione
Dal 6 giugno al 25 luglio 2013, ore 21.15

Per il programma completo degli appuntamenti www.filosofilungologlio.it

Iniziativa realizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con il Patrocinio del MIBAC, della Prefettura di Brescia, della Consigliera di Parità della Provincia di Brescia, dell’Assessorato Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, delle Province di Brescia e Cremona, dei Parchi Oglio Nord e Sud nonché degli enti ospitanti e in partnership con la Fondazione Movimento Bambino