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giovedì 31 marzo 2016

ABOUT_Il Kimono


Il kimono è un abito tradizionale giapponese, tuttora utilizzato soprattutto in ambito cerimoniale. Morbido e sciolto, si caratterizza per le maniche molto ampie nonché per essere fermato in vita da una fascia (obì) alta 30 centimetri e lunga 4 metri, realizzata spesso in seta lavorata. I modi di annodarla e girarla alta intorno alla vita denotano significati diversi, raffigurazione simbolica di segreti tramandati di madre in figlia. Un abito che assurge quindi a specifici codici vestimentari, intesi sia in termini di costume che di tradizioni culturali. Meravigliosi esemplari, con la bellezza dei loro ricami e tessuti, costituiscono il patrimonio della storia e di molti musei nipponici. Spingendosi indietro nel tempo, per trovare la prima traccia di un kimono bisogna risalire sino al XII secolo, vedendolo indossato dai membri dell’aristocrazia, i quali erano soliti metterne parecchi di colori diversi, uno sopra l’altro, vuoi a testimoniare in modo opulento il loro rango sociale o ad affermare senza rischio di fraintendimenti la loro appartenenza nobiliare. Nei secoli seguenti si arricchisce di straordinari ricami, tripudio di maestria artigianale, e di variopinti elementi decorativi, trionfo di un accentuato e vivace cromatismo tipico da Sol levante. Nel 1600 una legge dei Samurai vieta colori e decori, relegando il kimono a uno di quei capi severi e austeri - ai limiti del monacale - declinato nelle sole tonalità di bianco e nero. Una ristrettezza che vincola anche il materiale in cui è realizzato: non più seta preziosa ma semplice cotone. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 viene riportato in auge in tutto il suo splendore, sulla scia dell’influenza impressa dalle stampe giapponesi all’arte e alla moda. Un fascino misterioso e una sensuale eleganza a cui difficilmente si può resistere, tanto da essere amato e ritratto da grandi pittori come Toulouse-Lautrec, che lo indossa come vestaglia, da Mucha e da Gustav Klimt, che nelle loro opere ne rendono la composita intensità delle forme e degli sfondi. Contemporaneamente, il kimono diviene per la donna occidentale un sofisticato abito da pomeriggio o da ricevimento in casa, per poi ispirare, con altri tessuti e maggiore semplicità, la vestaglia da camera. Si dice “a kimono” il taglio manica che ne riprende l’ampiezza allo scalfo: un dettaglio intramontabile insieme ad altri particolari – come l’obì e il suo gonfio e schiacciato fiocco – che hanno animato e ispirato la moda in un gioco divertito di passato e futuro, di rimandi - reinterpretati in chiave moderna - con cui far vivere e configurare la storia in capi d’abbigliamento dall’utilizzo pressoché quotidiano.

Molti gli stilisti che al kimono hanno reso omaggio, riprendendolo nella sua totalità piuttosto che in qualche aspetto particolare, sussurrato qua e là a suggellare uno stile sofisticato e ricercato, per una donna dall’eleganza innata e dal gusto eccelso: Mariano Fortuny gli dedica molta attenzione, facendone uno dei tratti caratteristici della sua cifra stilistica; Gianfranco Ferré lo ricorda in alcuni modelli appartenenti al periodo dei suoi frequenti viaggi in Estremo Oriente, tripudio di una colorata fluidità; Kenzo, complice con ogni probabilità la provenienza da quelle medesime terre, in ogni sua collezione gli rende omaggio con i tagli, i volumi e i colori delle sue creazioni; senza contare tutte quelle sfilate che più o meno esplicitamente lo citano, alcune in una chiara ispirazione, altre invece in maniera più celata per arrivare a quelle dal nitido mood geisha style. Perché la moda si sa…è la storia che ritorna ogni giorno ai nostri occhi, donandoci uno sguardo nuovo con cui conoscere il passato per guardare al futuro in modo consapevole.

giovedì 23 aprile 2015

LEISURE_Kris Ruhs: Hanging Garden









Fino al 26 aprile la Galleria Carla Sozzani ospita Hanging Garden la nuova installazione ambientale di Kris Ruhs.
Un giardino sospeso di fiori di porcellana e foglie di fili di ottone leggerissimi, piegati a mano, con cui l’artista prosegue la sua ricerca al di là delle vie tradizionali della pittura e della scultura in una continua sollecitazione visiva.
In Hanging Garden la fragilità apparente dei fiori di filo metallico e delle piante di ceramica crea un equilibrio sottile tra la delicatezza della visione e la forza della materia nonché della natura stessa.
Ruhs costruisce una foresta inedita di forme e materia, quasi un richiamo a una natura ossessiva e magnifica. Questo lavoro riflette la sua costante attenzione per il regno naturale e, più in generale, la bellezza e le forze primarie che lo governano.
La manualità e il culto della materia sono le caratteristiche essenziali della ricerca e del linguaggio espressivo di Kris Ruhs. Le sue istallazioni sono spesso riconoscibili per l'utilizzo dei colori della terra, per i disegni fluidi e per le forme sinuose e leggere. La sua sperimentazione di forme e materiali si fonda su un lavoro artigianale sapientemente condotto, frutto di dedizione e passione, coinvolgendo elementi primari quali fuoco, terra, acqua, ferro, aria e luce. Questo consente all’artista di applicare con maestria qualsiasi tecnica per adattarla al proprio processo creativo.
L'approccio di Kris Ruhs fa sì che le idee circolino libere e si trasformano senza sforzo apparente, quasi per gioco, in una riflessione costante sulla natura e sullo spazio. Disegni, progetti, materiali di recupero, modelli e prototipi costruiscono passo dopo passo il suo fare: “non parto mai dai disegni” - afferma Ruhs – “gli oggetti si formano mentre lavoro”.

Nota biografica
Artista, scultore e designer, Kris Ruhs nasce nel 1952 a New York da una famiglia di origine tedesca e studia alla School of Visual Arts. Dal 1996 ad oggi vive fra l’ Italia, la Francia e il Marocco. Dal 1980, partecipa a mostre personali e collettive presso importanti gallerie americane, dalla Richard Green Gallery di Los Angeles (1988), alla Wapping Idraulic Station di Londra (2012), alle mostre personali alla Galleria Carla Sozzani, ultima New Series (2015).

Kris Ruhs – Hanging Garden, 2015
Fino al 26 aprile 2015
Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano

mercoledì 21 gennaio 2015

ART & CULTURE_Kris Ruhs New Series








È stata inaugurata sabato 17 gennaio alla Galleria Carla Sozzani di Milano la mostra dedicata a Kris Ruhs, pittore e scultore americano dall’estro eclettico e visionario.
Kris Ruhs vive a New York nell’epoca in cui la scena delle arti era dominata dal colore e dal minimalismo: Stella e Kusama usavano le forme sulla tela per espanderle al di fuori delle pareti e le vecchie guardie Pollock e Frankenthaler continuavano a inasprire la controversia fra l’espressionismo astratto e le nuove istanze del minimalismo.
Mentre, negli anni ‘80, gli artisti esploravano i processi per forzare l’evidenza delle due dimensioni con la relazione tridimensionale fra la tela, lo spazio e il soggetto, Ruhs ruppe le divergenze attraverso la costruzione di ‘schermi’ al di sotto dei quali si svelavano altre superfici.
Crede nel riciclo dei materiali per la loro intrinseca bellezza e molte di queste costruzioni erano - ed ancora sono - realizzate con materiali recuperati per strada. La mano dell’artista è concreta e visibile, un aspetto della realizzazione dell’opera che Ruhs continua ad adottare e non importa quale sia il mezzo espressivo, conferendo ad ogni opera una ‘umana e personale’ qualità inconfondibile.
Non significa che un’opera abbia una denominazione o un titolo che possa aiutare a guidarci nell’esperienza visuale. In queste opere le astrazioni sono come sempre rigorose, ma l’estensione della gamma dei colori e la delicatezza degli equilibri fra gli elementi, che catturano e fermano l’attenzione, ci trasportano in nuove e sottili relazioni con l’interesse di Kris Ruhs per la superficie e il fondo che continua ad affascinarlo.
Fino a tempi recenti, Ruhs ha usato soprattutto una tavolozza modernista con il bianco dominante, o, più precisamente, l’assenza di colore nelle costruzioni scultoree in cui la luce ha giocato un ruolo attivo con l’opera. La re-introduzione del colore drammatizza la significativa fondamentale realtà della superficie. Un processo che chiaramente dimostra il personalissimo atteggiamento esplorativo che guida il suo pensiero creativo.
Questi lavori non sono proprio tele, non esattamente dipinti, nemmeno sculture, piuttosto l‘artista continua a sfidare le suddivisioni per categorie.

Kris Ruhs – New series
Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano

Fino all’1 febbraio 2015

giovedì 11 dicembre 2014

ART & CULTURE_L'uomo e la terra di Van Gogh





La genialità artistica di Vincent Van Gogh si mette in mostra a Milano nell’ambito di un’esposizione promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE. Realizzata anche grazie al sostegno del Gruppo Unipol, è patrocinata dall’Ambasciata del Regno dei paesi Bassi a Roma e inserita negli eventi ufficiali del Van Gogh Europe, l’istituzione di recente costituzione sostenuta dal governo olandese a tutela e promozione dell’opera di Van Gogh.
Fil rouge della mostra, una lettura inedita dell’artista che mira a legarlo idealmente alle tematiche di Expo 2015: la terra e i suoi frutti, l’uomo al centro del mondo reale, la vita rurale e agreste correlata al ciclo delle stagioni.
Un’interpretazione per nulla azzardata se si pensa che in un’epoca in cui la maggior parte degli artisti rivolgeva lo sguardo al paesaggio urbano, frutto dell’industrializzazione europea della fine del XIX secolo – come accadeva appunto per i neoimpressionisti Seurat e Signac – Van Gogh sposta la sua attenzione verso il paesaggio rurale e il mondo contadino. La vita e le mansioni della tradizione agreste diventano per lui materia di studio, considerando questa come soggetto dalla nobile e sacra accezione e i lavoratori della terra figure eroiche e gloriose: dai primi disegni realizzati in Olanda fino agli ultimi capolavori dipinti nei pressi di Arles, Van Gogh esprime la propria affinità verso gli umili, immedesimandosi con loro e rappresentando il loro dignitoso contegno.
Il visitatore è accompagnato nell’esplorazione di circa 50 lavori dell’artista, alla scoperta di opere note e di altre mai viste prima: un’esperienza unica nel suo genere con la quale comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, fatica e bellezza, rivivendo, al contempo, gli stati d’animo che l’autore ha trasferito nelle sue creazioni.
Il corpus centrale della mostra è costituito, come per l’esposizione del 1952, da opere provenienti dal Kröller-Müller Museum di Otterlo, a cui si aggiungono lavori provenienti dal Van Gogh Museum di Amsterdam, dal Museo Soumaya-Fundación Carlos Slim di Città del Messico, dal Centraal Museum di Utrecht e da collezioni private normalmente inaccessibili. Tra i capolavori concessi dal Kröller-Müller Museum alla mostra milanese, si citano L’autoritratto del 1887, il Ritratto di Joseph Roulin del 1889, Vista di Saintes Marie de la Mer del 1888, la Testa di pescatore del 1883 e Bruciatore di stoppie, seduto in carriola con la moglie del 1883.
A corollario, una mise en scène degna di nota, firmata dall’archistar giapponese Kengo Kuma.

Van Gogh – L’uomo e la terra
Fino all’8 marzo 2015

Palazzo Reale,  Milano