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mercoledì 20 maggio 2015

LEISURE_Yoko Ono e illy Art Collection



Guarire e proteggere dalle fratture sono i concetti base delle creazioni di Yoko Ono per la nuova illy Art Collection, presentata in occasione dell’imminente mostra dell’artista, “Yoko Ono: One Woman Show, 1960–1971”, al Museum of Modern Art (MoMA), New York fino al 7 settembre 2015.
MENDED CUPS, la nuova illy Art Collection firmata da Yoko Ono è composta da sei tazzine che mostrano delle crepe aggiustate con l’oro, accompagnate da sei diversi piattini che raccontano, scritte a mano da lei, sei eventi catastrofici che hanno colpito la terra; alcuni hanno avuto un impatto diretto sulla sua vita, altri solo indiretto, portando la morte a milioni di persone. Ogni piattino riporta la data e il luogo del tragico evento e chiude con le parole “... riparato nel 2015”.
La settima tazzina della collezione, UNBROKEN CUP, è intatta, senza crepe né riparazioni ed esprime pace e speranza con le parole di Ono scritte sul piattino: “This cup will never be broken as it will be under your protection” (“Questa tazza non si romperà mai finché sarà sotto la tua protezione”).
Per MENDED CUPS, Ono ha usato la metafora dell’antica arte giapponese del Kintsugi, una tecnica di riparazione delle ceramiche rotte o incrinate che usa l’oro come collante: una filosofia che concepisce la rottura e la riparazione come parti integranti della storia di un oggetto, un dettaglio prezioso, importante e non un elemento da nascondere.
È dai primi anni sessanta che Yoko Ono fa sentire la sua presenza sulla scena artistica internazionale, contribuendo a ridefinire il rapporto tra artista e società con il suo personale apporto di arte, spettacolo, musica, femminismo e attivismo contro la guerra. Proprio questo decennio ha ispirato la sua opera del 1966 Mend Piece per la prima mostra personale tenuta a Londra alla Indica Gallery, e un lavoro precedente, Promise Piece (1961); nel 1997 Ono ha creato Crickets, che rappresenta il silenzio e il vuoto lasciati dalla distruzione umana. 
Illycaffè, inoltre, sta lavorando direttamente con il MoMA come sponsor principale della mostra di Yoko Ono. In virtù di questa sponsorizzazione, durante i primi mesi estivi dell’esposizione, la illy Art Collection firmata dall’artista sarà disponibile in USA esclusivamente nei Design Store del Museum of Modern Art (MoMA) agli indirizzi 11 e 44 West 53rd Street, e 81 Spring Street, oltre che su MoMAStore.org.  
La Yoko Ono: Mended Cups – illy Art Collection sarà disponibile a settembre a livello internazionale nei negozi illycaffè e online su www.illy.com.
Il set completo, composto da sette tazzine da espresso con i relativi piattini, firmate dall’artista e numerate, e da un booklet sulla collezione, ha un costo di € 120,00.  Sarà disponibile anche la tazza singola UNBROKEN CUP al costo di €25,00.

illy Art Collection

La tensione verso la perfezione, la passione per il bello e il ben fatto hanno spinto illy ad amplificare il piacere sensoriale dato dal caffè coinvolgendo anche la vista e l’intelletto, attraverso l’arte. Nascono così nel 1992, da un’idea di Francesco Illy, le illy Art Collection, le celebri tazzine d’artista che hanno trasformato un oggetto quotidiano in una tela bianca su cui, negli anni, si sono cimentati oltre 70 noti e apprezzati artisti di fama internazionale: da Michelangelo Pistoletto a Marina Abramović, da Anish Kapoor a Daniel Buren, da Robert Rauschenberg a Jeff Koons, da Jan Fabre a James Rosenquist, da Jannis Kounellis a Julian Shnabel, da Louise Bourgeois a William Kentridge. Il progetto ha coinvolto anche giovani artisti, come Norma Jeane o Shizuka Yokomizo per i quali la collaborazione con illy è stata un’importante occasione di visibilità e di crescita nel panorama dell’arte internazionale.

martedì 9 dicembre 2014

BOOK_Photoshow


Quando la storia della fotografia passa per le grandi mostre internazionali. Questo il focus d’analisi della pubblicazione deluxe Contrasto Editore Photoshow, un progetto ideato e curato da Alessandra Mauro con la collaborazione di critici di valenza internazionale. Il libro, un’affascinante e suggestiva galleria d’immagini, traccia il percorso storico delle pratiche espositive legate alla fotografia attraverso alcuni momenti, undici in particolare, che hanno segnato altrettanti punti di svolta, andando a costituire i diversi capitoli del volume. I casi affrontati non intendono esaurire il panorama, ma sicuramente rappresentano gli snodi cruciali circa l’evoluzione delle modalità di riempimento di uno spazio fisico attraverso le immagini fotografiche, le quali sono divenute, in tal modo, accessibili a una fruizione collettiva e hanno trasformato quello stesso spazio in un luogo diverso, speciale, dove la fotografia ha avuto modo di raccontare una storia, sostenere una tesi, affermare uno sguardo.
Infatti, prima ancora del suo atto di nascita ufficiale (agosto 1839), prima  ancora di essere raccolta e stampata in un libro, la fotografia è stata esposta in una serie di mostre e presentata al pubblico perché tutti potessero conoscerla e apprezzarla.
Come un lungo e avvincente racconto, i capitoli di questo volume, illustrati dalle immagini d’epoca e dagli allestimenti originali, ripercorrono i momenti salienti, i protagonisti, le opere di una storia ancora in evoluzione. E se è vero che allestire una mostra significa cercare alleati per una battaglia, tante sono state quelle condotte dalla fotografia in nome di un’identità linguistica da affermare e ribadire.
Otto capitoli sono dedicati a eventi espositivi diventati in breve altrettanti spartiacque ed esempi di una nuova modalità percettiva ed espositiva. Un capitolo è dedicato a quattro mostre proposte da un’unica istituzione, il Museum of Modern Art di New York, che ha a lungo rappresentato il paradigma fotografico a cui riferirsi. Due capitoli, infine, sono dedicati non tanto a singoli eventi ma a personalità che hanno impresso un forte cambiamento nel panorama espositivo fotografico: Alfred Stieglitz e la sua pioneristica galleria di New York, 291, e Robert Delpire e la sua esperienza alla direzione del Centre National de la Photographie. Una conversazione con Quentin Bajac, attuale direttore del dipartimento di fotografia del MoMa, introduce il volume e riporta i temi trattati pagina dopo pagina.
Il percorso proposto è cronologico, con salti temporali più o meno vistosi: dal 1839 al 2001 fermandosi a qualche anno da oggi.
Dalla prima mostra fotografica, a Parigi nell’agosto 1839, alla Great Exhibition di Londra del 1851, alla tedesca Film und Foto del 1929, alle grandi mostre del MoMA di New York – prima fra tutte, The Family of Man – per arrivare a quelle del nuovo millennio, come Here is new york per cui, all’epoca dei social network e delle piattaforme di condivisione delle immagini, curare mostre di fotografia significa affrontare le sfide di una società “visiva” come  la nostra.
Photoshow è il frutto di un lungo lavoro collettivo, con testi e contributi di curatori e studiosi internazionali tra i più attenti a quanto è avvenuto, avviene e sta per avvenire nella fotografia: Gerry Badger, Quentin Bajac, Michel Frizot, Alessandra Mauro, Paul-Louis Roubert, David Spencer, Alessia Tagliaventi, Charles Traub, Lélia Wanick Salgado e Francesco Zanot.

Alessandra Mauro, curatrice del volume, è direttrice editoriale di Contrasto e direttrice artistica della Fondazione Forma per la Fotografia di Milano. Ha curato numerose mostre e pubblicazioni dedicate alla fotografia.

Photoshow
FORMATO: 20 x 26,5 cm
CONFEZIONE: Cartonato
PAGINE: 272
FOTOGRAFIE: 100  ca.
Prezzo 45 Euro
Traduzione dall’inglese: Arianna Gasbarro, Davide Vergnano

Traduzione dal francese: Teresa Albanese, Guia Boni