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venerdì 6 ottobre 2017

ART & CULTURE_Franco Pagetti in mostra Milano


Franco Pagetti seduto con un soldato

Al CMC Centro Culturale di Milano (Largo Corsia dei Servi 4) torna la grande fotografia con la mostra di Franco Pagetti. Ideata da Camillo Fornasieri, direttore del CMC, e curata da Enrica Viganò con il patrocinio della Regione Lombardia e del Comune di Milano e l’adesione di importanti partner come Arriva Italia e Unipol, l’esposizione Franco Pagetti “Tutti i confini ci attraversano” permette di incontrarne da vicino la forza e l’originalità. Fotogiornalista di prestigiose testate internazionali, come The New York Times, Newsweek, TIME, The New Yorker, Stern, Le Figaro, Paris Match, The Times of London, Franco Pagetti è presente - spesso per primo - nei teatri di guerra e conflitto del pianeta: dall’Afghanistan al Kosovo, da Timor Est al Kashmir; Palestina, Sierra Leone, Sudan del Sud; oltre che, con temi diversi, in altri Paesi quali Cambogia, Laos, Vaticano, Arabia Saudita, Indonesia. Nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo, Pagetti è riconoscibile per quella capacità di trovare l’umanità nelle situazioni più difficili, di vivere il proprio ambiente attraversato da “confini” visibili e invisibili. Come lui dice: “C’è sempre la persona anche nel soldato che esegue degli ordini, c’è il volto dell’uomo che combatte, che fugge, che soffre”.
Pagetti ci mostra i confini che “ci attraversano” nei monti e villaggi dell’Afghanistan, paesaggi silenziosi come quelli del pastore errante di Giacomo Leopardi; nei ritratti in bianco e nero di uomini e donne in preghiera nelle loro case, mentre fuori imperversa la battaglia, rivelandoci così quella differenza (minima) tra Sciiti e Sunniti che si manifesta nel culto; negli orizzonti dei muri di separazione di Palestina, Irlanda, Afghanistan o ancora nel paradossale confine fragile dell’amore che ha cucito le tende colorate che campeggiano nelle vie sventrate di Aleppo, dono delle donne per proteggere i loro mariti e figli dai cecchini nemici. Franco Pagetti, che aveva iniziato negli anni ’80 come fotografo di moda per poi scegliere di dedicarsi al reportage dalla fine degli anni ’90, è tornato alla moda firmando per il secondo anno consecutivo la campagna di Dolce&Gabbana. Riuscendo ad applicare con genialità le tecniche tipiche del reportage di stampo giornalistico al patinato mondo del fashion, ha realizzato degli scatti che hanno saputo destare la curiosità di molte fra le più importanti testate giornalistiche al mondo. Franco Pagetti è stato inoltre recentemente protagonista del film-documentario “Shooting War” della regista canadese di origine irachena Aeyliya Husain. Il documentario è stato presentato in anteprima mondiale alla XVI edizione del Tribeca Film Festival, la celebre rassegna ideata da Robert De Niro che si è tenuta a New York nell’aprile 2017. In Italia il cortometraggio verrà presentato in anteprima nazionale al Torino Film Festival. Con la mostra milanese il discorso si allarga, si incontra “il pensiero” che sta dentro ogni immagine di Pagetti, si rivela la sua preparazione e capacità di informazione che interroga il metodo dei media oggi, argomento di grande attualità insieme a quell’uso moltiplicato dell’immagine nei social. La grande forza di questa rassegna permette di reinterrogarsi sulla fotografia, sulle sue radici e sulle possibilità per il futuro, che il lavoro di Pagetti documenta proprio in relazione a questi ulteriori “confini”. Durante i mesi di mostra si terranno una serie di eventi di incontro e dialogo per il pubblico e per le scuole. Accompagnerà l’esposizione il decimo volume della collana I Quaderni del CMC, pubblicato da Admira Edizioni; all’interno l’introduzione di Camillo Fornasieri, un testo critico a cura di Elena dell’Agnese, docente di geografia politica e culturale nell’Università di Milano-Bicocca e Vice Presidente della International Geographical Union, e un’intervista di Enrica Viganò a Franco Pagetti.

Franco Pagetti “Tutti i confini ci attraversano”
CMC Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi, 4 (MM1 San Babila, MM3 Duomo)
Fino al 21 gennaio 2018
Ingresso gratuito, con Donazione gradita
Orari: da martedì a venerdì 10.00–19.00 sabato e domenica 15,30 – 19,30 lunedì chiuso

martedì 19 settembre 2017

LEISURE_Consegnati i Chi è Chi Awards 2017




Chi è Chi Awards  ideati da Cristiana Schieppati e organizzati da Crisalide Press in collaborazione con il Comune di Milano, aprono, anche quest'anno, la Milano Fashion Week. La XVII° edizione, patrocinata da Regione Lombardia e Comune di Milano, presso la Sala Azionisti di Palazzo Edison.
Da sempre i temi del Chi è Chi Awards precorrono le tendenze, questa edizione pone l'accento sulla comunicazione moda nell'era del web 3.0: "MILLENNIALS VS BLOGGERS, LA MODA NELL'ERA #DIGITAL."   Un argomento di stretta attualità che vedrà protagonisti i brand e le aziende che hanno maggiormente investito in questo settore, le star dei social network e gli interpreti di questo nuovo modo di fare comunicazione attraverso il web.
Ricevono i CHI E' CHI AWARDS 2017 nelle seguenti categorie:
Best Digital Brand e Premio Elio Fiorucci - Marco Bizzarri - Gucci
Best Communications to Millennials - Dolce & Gabbana
Miglior sito e-commerce - Yoox  
Marchio beauty più amato dai Millennials - Sephora 
Best Millennials communications: Sofia Viscardi
Web Designer - Sergio Calatroni
Influencer sportivo Generazione Y - Filippo Bologni
Blogger - Mariano Di Vaio
Volto cinema e tv social - Elisabetta Pellini
Assegnati anche i PREMI BARBARA VITTI votati attraverso la newsletter Chi è Chi News agli uffici stampa Prada, premiato come miglior ufficio stampa moda per le attività digital e Attila & Co, migliore agenzia digital PR moda e bellezza.
La giuria tecnica che ha assegnato i premi è composta da Benedetta Barzini - Docente ed esperta in cultura della moda; Mario Boselli -  Presidente  Onorario della Camera Nazionale della Moda Italiana; Michele Ciavarella Style Magazine - Corriere della Sera; Emanuele Farneti  -  Direttore di Vogue Italia; Antonio Mancinelli  caporedattore Marie Claire - Cristina Milanesi - beauty director Io Donna; Giuseppe Modenese - Presidente Onorario della Camera della Moda; Cristina Morozzi - Giornalista e critica di design e design director of education della design school di Istituto Marangoni; Giuliana Parabiago - giornalista e pr & marketing consultant di Pitti Immagine; Massimiliano Sortino -Fashion Editor di Vogue.it.
Main partner il brand Lancia Ypsilon, che rinnova anche quest'anno la partecipazione ai CHI E' CHI AWARDS. I premiati e la giuria viaggiano a bordo di Lancia Ypsilon Unyca, la serie speciale dedicata a chiunque desideri una vettura pratica e moderna. Nel corso della premiazione Antonella Bruno, Head Lancia/Chrysler Brand - Emea Fiat Group Automobiles svelerà "Generazione Y", il nuovo contest cinematografico realizzato con lo IED che darà voce ai Millennials.
HP è presente all'evento con la nuova stampante fotografica portatile HP Sprocket: grazie alla tecnologia Bluethooth e all'applicazione mobile puoi scattare, personalizzare, condividere e stampare le tue foto preferite direttamente dallo smartphone e dagli account social, ovunque ti trovi. La stampa non è mai stata così social.
Filorga, primo laboratorio francese di medicina estetica fondato nel 1978, partecipa a questa edizione premiando vincitori e giuria con un prodotto della linea cosmetica Medi-Cosmetique: la novità Oil Absolute, siero olio anti-età globale in grado di contrastare lo stato di burn-out cutaneo, un vero e proprio elisir di giovinezza.
Tutti gli ospiti riceveranno un esclusivo kit "wrinkle free" per una settimana di trattamento con i best seller del marchio.
Collistar, azienda italiana leader da 14 anni in profumeria, é il make up partner dell'evento. Per l'occasione ha pensato alle signore presenti offrendo Collezione Caffè, la nuova capsule collection per l'A/I 2017 realizzata in collaborazione con illy. La nuova tappa del viaggio Ti Amo Italia, il progetto di Collistar che celebra le eccellenze italiane, prende vita in una collezione intensa e appassionata, che parla agli amanti della bellezza, del gusto, dell'arte, della qualità.
BKR, la bottiglia made in USA più fotografata sui social, nuova ossessione di celebrities, beauty editors e fashion insider omaggia vincitori e giuria della nuova collezione A/W ispirata alle tendenze delle sfilate di New York, Londra, Parigi e Milano. Super healthy, in vetro e silicone, sono in vendita esclusiva per l'Italia sul sito beautyaholicshop.com.
The Leading Hotels of the World (www.LHW.com), la collezione di alberghi che riunisce oltre 375 hotel indipendenti, di lusso e fuori dal comune in più di 80 Paesi, ha messo a disposizione due meravigliosi soggiorni, il primo a Villa La Massa, sulle dolci colline fiorentine e il secondo a Villa & Palazzo Aminta a Stresa, sul lago Maggiore. I premi saranno consegnati da Federica Damiani, Director, Consumer Marketing Italy.
Edizioni Condè Nast, presente con il nuovo Vogue Italia, omaggia vincitori e giuria di un abbonamento annuale.

Edizioni Condè Nast, presente con il nuovo Vogue Italia, omaggia vincitori e giuria di un abbonamento annuale.

lunedì 20 febbraio 2017

ABOUT_Il pizzo



Pizzo, trina o merletto. Quale che sia l’appellativo utilizzato non cambia molto nell’immaginario collettivo, che lo vuole come una delle lavorazioni tra le più seducenti: intrigante ma raffinata, sensuale ma elegante. Un gioco studiato di rivelato e non svelato, che molto dice ma ancora di più evoca, che scopre sussurrando e copre con garbo e delicatezza. Il pizzo appare come una sorta di continua antitesi tra estremi che si respingono per attrarsi, quasi a suggellare la giusta convivenza di due anime in apparenza distanti e differenti, sulla scia di un’iconica commistione tra sacro e profano che, se ben riuscita, è in grado di dare strabilianti effetti di charme e incanto.
Tecnicamente parlando, le categorie di pizzo sono due: quello eseguito con l’ago (evoluzione del ricamo) e quello al tombolo (figlio della passamaneria). Per tre secoli, i pizzi sono stati eseguiti rigorosamente a mano, assurgendo a concreta manifestazione di una minuziosa abilità sartoriale, progenitrice della couture tout court, come ancora oggi la intendiamo. Solo all’inizio dell’800 compaiono le prime macchine, a Nottingham in Inghilterra, a opera di John Hethcoat e in seguito di Leavers, che battezzerà il pizzo oggi conosciuto come “pizzo di Calais”.
Da un punto di vista storico, il pizzo compare sulla scena del tessile e, di riflesso, del costume, relativamente tardi, nella seconda metà del ‘500. All’inizio due sono i poli di debutto: Venezia - all’epoca crocevia obbligato per ogni tipo di merce – per quanto concerne il pizzo all’ago e le Fiandre per quello al tombolo. Prima di allora, per ottenere l’effetto di trasparenza (nel pizzo dovuta alla struttura leggera con piccoli fori e vuoti) si ricamava un pezzo di lino a festoni, lo si tagliava e si tiravano i fili. Da una simile constatazione e invertendo il procedimento, ecco l’idea geniale: invece di distruggere il tessuto, si creava una griglia su cui ricamare.
Fino al ‘700 il merletto fu utilizzato anche dagli uomini per i jabot e i polsini arricciati che fuoriuscivano dalle giacche. Con i primi dell’800, diventa esclusiva del guardaroba femminile, usato per abiti, giacche, velette, ombrelli, scialli nonché come guarnizione di biancheria e accessori. Da Venezia e dalle Fiandre, conquista il mondo intero: si diffonde subito in Francia poi in Inghilterra, Spagna e Svizzera. In Asia e America del Sud fu probabilmente importato dai missionari. Fra i merletti più famosi ad ago, ci sono quelli di Alençon e Argentan in Normandia, fra i pizzi a tombolo, lo Chantilly, il Valenciennes e il merletto di Burano o pizzo veneziano. L’arte del pizzo a mano è ancora insegnata in molte scuole specializzate, mentre musei di tutto il mondo hanno ricche collezioni di merletti antichi. Uno dei più famosi fabbricanti è Riechers-Marescot a Calais, che lavora per i maggiori couturier del mondo.
Negli anni il pizzo ha contraddistinto le note più glamour della moda per la sua duplice anima grazie alla quale, mentre suggella una provocante sensualità, evoca un’eleganza raffinata, mixando sapientemente le carte in un calibrato gioco di stili e ispirazioni. Elemento di lusso per la couture, declina il suo aspetto sofisticato per merito dell’abilità manuale delle sarte che dedicano ore di lavoro alla più perfetta resa formale della sua essenza. Non meno prezioso sul versante prêt-à-porter, che lo vede trionfare in ogni dove e in ogni come, vuoi elemento preponderante di una creazione – abito, camicia, gonna, ecc. -, vuoi dettaglio lussuoso, volto a elogiare un capo d’abbigliamento piuttosto che un accessorio – bag, jabot, balze, scarpe. Intrigante ma mai volgare, sussurrato e mai gridato, il pizzo mantiene inalterato il suo fascino altero che rimanda ad antiche epoche aristocratiche. Ideale per il giorno se utilizzato nella sua variante più discreta, diviene un alleato insostituibile per la sera con total look capaci di incantare un’intera platea nelle occasioni più mondane. La sua azione nobilitante non si ferma davanti a nulla: dai look più formali arriva ad arricchire quelli più informali, donando in ogni caso quel tocco d’indiscussa preziosità.
Molte maison – da Valentino a Prada, passando per Louis Vuitton - lo utilizzano nelle loro collezioni, proponendolo di volta in volta declinato nelle stagioni e negli outfit. Per alcune – Dolce&Gabbana in testa – è divenuto un must della loro cifra stilistica: la coppia di stilisti made in Italy lo inserisce in ogni sfilata, donandogli ora un’anima dark, ora una imperiale, ora una sexy. Il pizzo è divenuto un elemento cardine della loro moda, un dettaglio di stile che evoca la tradizione della sicilianità più pura tanto cara alla coppia e prezioso bagaglio d’ispirazione per la loro moda. Dal classico tubino all’abito corto dal tocco bon ton, dalla longuette super femminile alla blusa très charmante, dall’inserto di gonne nelle fantasie più varie – animalier o floreali che siano – alle bag e alle scarpe, il pizzo rivela la sua anima versatile, pronta a sposare ogni linea e ogni forma. Per look dall’alto tasso sensuale a tutte le ore del giorno, che non perderono mai di vista l’eleganza più autentica.  

martedì 8 novembre 2016

ART & CULTURE_Gian Paolo Barbieri, una nuova mostra



Nello scenario degli appuntamenti milanesi vi è una data da segnare in agenda: il 23 novembre, giorno in cui inaugurerà la mostra dedicata all’estro fotografico di Gian Paolo Barbieri, una delle firme più autorevoli della fotografia di moda. Ospitata fino al 20 dicembre presso 29 ARTS IN PROGRESS gallery di Milano (via San Vittore 13), la rassegna, dal titolo GIAN PAOLO BARBIERI. Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda, ripercorrerà oltre mezzo secolo di carriera di Gian Paolo Barbieri.
Esposti, 40 tra i suoi soggetti più conosciuti, stampe vintage ai sali d’argento e polaroid, oltre ad alcuni scatti inediti.
Celebre per la teatralità dei suoi set, Gian Paolo Barbieri ha saputo rappresentare lo spirito della fotografia di moda, in tutte le sue sfumature, dalla seduzione alla provocazione, dal mito all’eleganza.
Interprete più accreditato del Made in Italy, ha creato campagne fotografiche per maison quali Valentino, Armani, Missoni, Versace, Ferré, Dolce & Gabbana.
Il suo lavoro per le edizioni francesi, americane e tedesche di Vogue, inoltre, lo ha portato a collaborare con stilisti internazionali come Yves Saint Laurent e Vivienne Westwood.
Proprio parlando di lui, Yves Saint Laurent ha affermato che “Gian Paolo Barbieri attraversa l’eleganza sontuosa dei suoi ritratti femminili e delle scene dei quartieri poveri con la stessa anima, lo stesso amore. Un segreto che non appartiene che a lui. Nutro per Gian Paolo una profonda ammirazione, perché lo ritengo un fotografo sensibile, umano e capace di dignitosa partecipazione emotiva”. E ancora, Gianfranco Ferré ha dichiarato “Le immagini di Gian Paolo sono – nell’ordine – occhio, cuore e mente”. Impossibile non citare Giorgio Armani, secondo il quale “Gian Paolo ottiene risultati incredibili, senza lasciarsi prendere la mano dagli effetti. Il suo lieve passo indietro dalla realtà gli permette di trasformarla, innalzandola di registro: l’abito elegante diventa imperiale, l’occhio bello, stupendo, soltanto grazie alle luci e alla scelta del momento giusto”.
Le fotografie per riviste di moda, ritratti in studio, scatti eseguiti durante pause sul set restituiscono un affresco variopinto del mondo della moda nonché la sua dimensione sospesa tra realtà e immaginario.
Il risultato difficile da raggiungere, ma che rappresenta lo stile inconfondibile di Gian Paolo Barbieri, complici le dive e le modelle in posa davanti al suo obiettivo, tra cui Audrey Hepburn, Jerry Hall, Vivienne Westwood, Eva Malstrom, Aly Dunne, Mary Jonasson, Veruschka, Anjelica Huston, le italiane Isa Stoppi, Simonetta Gianfelici, Ivana Bastianello, Monica Bellucci.
L’esposizione, nell’ambito degli eventi in calendario durante il Photo Vogue Festival, è un’occasione imperdibile per ripercorrere quanto di meglio la fotografia ha potuto esprimere nel mondo della moda ed entrare in contatto con un universo di enorme fascino ed eleganza formale.

GIAN PAOLO BARBIERI. Occhio, cuore e mente: cinquant’anni di bellezza nella fotografia di moda
Milano, 29 ARTS IN PROGRESS Gallery - Via San Vittore 13

23 novembre - 20 dicembre 2016
Orari: martedì-sabato, 11.00-19.00 - Altri giorni e orari su appuntamento
Ingresso libero


Informazioni: www.29artsinprogress.com  

martedì 26 aprile 2016

PEOPLE_Ferdinando Scianna



Ferdinando Scianna è uno dei fotografi italiani di maggior rilievo. Dopo un primo periodo dedicato agli studi di lettere e filosofie all’università di Palermo, nel 1963 s’imbatte in un incontro decisivo, che gli cambierà la vita: conosce, infatti, lo scrittore Leonardo Sciascia con il quale inizia un’amicizia profonda e duratura. Un legame che lo segnerà profondamente anche dal punto di vista professionale, portandolo a esplorare le contaminazioni tra le diverse forme culturali. Numerosi sono i lavori svolti a quattro mani, a partire dal saggio introduttivo scritto dall’autore nel 1965 per Feste religiose in Sicilia, il libro vincitore del premio Nadar con cui un giovanissimo Scianna si presenta al mondo della fotografia.
Sin da piccolo ha ritratto la gente della sua città, ma solo molti anni più tardi – per la precisione nel 2002 – avrebbe recuperato quelle immagini già belle e importanti (con ritratti di Jorge Luis Borges, Alberto Sordi, Maurizio Calvesi, Alberto Lattuada, Alfonso Gatto, Henri Cartier-Bresson, tutti in visita in Sicilia) in un libro accompagnato dalla mostra Quelli di Bagheria.
Complice Feste religiose in Sicilia, si trasferisce a Milano. Nel 1967 viene assunto a L’Europeo in qualità di fotoreporter e inviato speciale, mentre dal 1974 come corrispondente da Parigi, città dove rimane per dieci anni, approfondendo un’altra amicizia significativa per la sua vocazione professionale, quella con Henri Cartier-Bresson, che lo presenta all’agenzia Magnum di cui diviene membro associato nel 1987 e definitivo dopo due anni. Continua la sua attività di reportage pubblicando diversi libri, fra cui svettano, nel 1977, Les Siciliens e La Villa dei Mostri e nel 1988 Kami, importante documentario sulla realtà di un villaggio boliviano – e la monografia Le forme del Caos. Si avvicina alla moda nel 1987, su suggerimento di Dolce & Gabbana per i quali realizza alcune campagne, la prima delle quali è il back stage di una sfilata. Pubblica su Grazia, Stern, Marie Claire, Vogue, Moda. Nel 1989 realizza il volume Maglia, incentrato sull’industria della maglieria italiana con testi di Guido Vergani.
Il suo approccio stilistico si caratterizza per una precisa e determinata contaminazione tra fotografia di moda e reportage, introducendo elementi diversi e accostando realtà lontane come la tanto amata Sicilia, fiera del suo sapore antico, e quel mondo della moda – patinato e glamour – che la recupera.
Ambienta i suoi set fra la gente comune, nella penombra dei negozi di barbiere e dei bar dove le tende a filo sembrano tenere fuori il caldo, nei mercati e nelle strade.
Sono tutti elementi sottolineati dal suo ricorrente utilizzo del bianconero, deciso e raffinato, che si ritrovano in Marpessa, un racconto (1993), ma soprattutto in Altrove, reportage di moda (1995). Nella sua fitta attività, non si dimentica di curare le ricerche – Dormire, forse sognare è del 1997 – accompagnate da un’intensa attività espositiva, e il ritratto: fra il 1989 e il 1999 escono le sue monografie su Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, Jorge Luis Borges, edite da Sciardelli.

Nel 2001 raccoglie i suoi scritti pubblicati su diverse testate italiane e francesi nel volume Obiettivo ambiguo, dove, accanto allo spirito polemico, emergono composte notazioni poetiche. A testimonianza del suo spirito artistico multiforme.