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martedì 9 gennaio 2018

LEISURE_SCATTI DI CINEMA & MODA a Firenze



Cinema e Moda: due eccellenze italiane, due mondi che hanno da sempre un legame speciale. Da qui l’idea molti anni fa di raccontare questo incontro fra le pagine di Luxury files magazine. Un modo per comunicare il Made in Italy e il savoir-faire italiano, attraverso la bellezza e la bravura di noti volti del cinema contemporaneo, che raccontano storie affascinanti con un sottile gioco di sguardi e complicità. Da questo percorso ha preso vita la mostra ‘Scatti di Cinema & Moda’, una rassegna dei più sofisticati scatti fotografici a noti attori ed attrici realizzati e pubblicati dal magazine, che sul set per un giorno hanno interpretato il connubio fra cinema e moda attraverso suggestioni oniriche. Emozioni in cui è protagonista indiscussa la luce del grande fotografo Fulvio Maiani. Fra i protagonisti degli scatti in mostra: Carolina Crescentini, Giorgio Pasotti, Stefania Rocca, Miriam Leone, Rocio Munoz Morales, Giulia Bevilacqua, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Elena Radonicich, Daniela Virgilio, Alessandro Roja, Tea Falco, Giorgio Marchesi, Giulio Berruti, Vincenzo Amato, Gianmarco Tognazzi e Giampaolo Morelli. La mostra Scatti di Cinema & Moda, a grande richiesta, dopo il successo ottenuto durante la recente Festa del Cinema di Roma, giunge a Firenze - meravigliosa città che vanta uno storico legame con la grande tradizione artigianale e sartoriale del Made in Italy - in occasione del Pitti Uomo di Gennaio, il cui tema è proprio il ‘Grande Cinema’. il salone si trasformerà in uno straordinario Film Festival, i padiglioni diventeranno sale in cui godersi lo spettacolo di un incontro speciale fra cinema e moda. Il piazzale centrale della Fortezza da Basso evocherà una scintillante Times Square. La storia, il fascino e il glamour vintage chic di Palazzo San Niccolò saranno il suggestivo set della mostra. Per l’esclusivo vernissage, un incontro di eccellenze e raffinate degustazioni toscane: dai tartufi Savini, tartufai da quattro generazioni e simbolo della migliore imprenditorialità toscana, al pregiato cioccolato toscano del grande Maestro Cioccolatiere Andrea Slitti, pluripremiato ed apprezzato in Italia e all’estero. Gli ospiti brinderanno con un’accattivante selezione dei vini de La Tognazza, un sogno realizzato di un grande volto del cinema italiano ma anche ‘wine lover’ ed imprenditore del vino - Gianmarco Tognazzi.
Ma non è tutto. Il Cinema, infatti, assomiglia all'orologeria: per ispirare il pubblico è necessaria una meticolosa attenzione ai dettagli tecnici e stilistici. E la mostra sarà l’occasione per ammirare da vicino anche alcune collezioni di orologi Hamilton, brand svizzero dalle radici americane, da sempre legato al mondo del Cinema. In oltre 60 anni, gli orologi Hamilton sono apparsi in più di 400 film. Il loro inconfondibile stile li ha resi protagonisti in molti ruoli, nei più diversi generi cinematografici, dai film d’azione come Die Hard o Ocean’s Eleven ai film di fantascienza come Men in Black, Indipendence Day, 2001: Odissea nello Spazio, Spider Man II fino alla commedia classica come C’è Posta per te, Hairspray, Blue Hawaii, al genere drammatico di A Beautiful Mind o Intrigo a Berlino fino ai più recenti The Martian e Interstellar . Hamilton ospita da nove edizioni a Hollywood la manifestazione Hamilton Behind the Camera Awards per premiare gli artisti e le figure professionali che hanno lasciato un’impronta personale nell’industria del cinema. Celebrities e star del cinema lasciano per una sera il red carpet e i riflettori a chi lavora dietro le quinte. E dal 2013 Hamilton celebra la partnership fra l’internazionalità degli Hamilton Behind the Camera Awards e i Nastri d’Argento dando vita a un riconoscimento speciale.
La mostra Scatti di Cinema & Moda by Luxury files magazine resterà visitabile a Firenze nei giorni dell’11 e 12 gennaio dalle 10 alle 20 nella straordinaria cornice di Palazzo San Niccolò ad ingresso libero.

SCATTI DI CINEMA & MODA
MOSTRA FOTOGRAFICA a cura di Luxury files magazine
PALAZZO SAN NICCOLO’ - FIRENZE
VIA DI SAN SAN NICCOLO’, 79

11 - 12 Gennaio 2018 - dalle 10 alle 20 - ingresso libero

martedì 30 maggio 2017

LEISURE_Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni

Armando Testa, annuncio pubblicitario per tessuti Lanerossi, 1953


In occasione di Pitti Immagine Uomo 92 e di Pitti Filati 81, il Gruppo Marzotto e Filivivi celebrano il bicentenario di Lanerossi, fondata da Francesco Rossi a Schio, con la mostra “Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni”.
Dal 13 al 16 giugno 2017 a La Limonaia di Villa Vittoria (in occasione di Pitti Uomo) e dal 28 al 30 giugno 2017 al Teatrino Lorense della Fortezza da Basso (durante Pitti Filati), l’esposizione metterà in evidenza la notevole qualità della comunicazione che Lanerossi ha utilizzato nella sua storia, avvalendosi di materiali pressoché sconosciuti al grande pubblico.
La ricostruzione della storia degli artefatti comunicativi - ovvero di uno degli strumenti indispensabili per costruire l’identità e veicolare i valori aziendali - è la modalità scelta per raccontare i contesti economici, produttivi, sociali e culturali che hanno contraddistinto le vicende di una delle maggiori industrie italiane del settore tessile e leader europeo nei primi anni del Novecento.
E, attraverso la storia di questo marchio, raccontare anche quella, per certi versi intimamente legata, dell’intero Paese.
Il percorso espositivo privilegia l’intreccio fra le opere dei maggiori autori che hanno collaborato con l’azienda a partire dagli anni Trenta del Novecento – artisti e designer come Adolfo Busi, Studio Stile, Armando Testa, Pino Tovaglia, Severo Pozzati, Claudia Morgagni, o fotografi come Mauro Masera e Ugo Mulas – e alcuni strumenti specifici sviluppati già nel secolo precedente, fra i quali i campionari di tessuti, le etichette dei filati, la stampa aziendale o le iniziative calcistiche.
La mostra utilizza materiali provenienti dallo straordinario patrimonio rappresentato dall’Archivio Storico Lanerossi di Schio, di proprietà del Gruppo Marzotto.
Con il Marchio Lanerossi, Marzotto progetta, produce e commercializza coperte/plaid e tessuti.
Filivivi, licenziataria del marchio Lanerossi Filati di proprietà del Gruppo Marzotto, produce e distribuisce in esclusiva i filati di lana con questo brand.
La mostra è curata da Alessandra Bosco e Fiorella Bulegato e allestita dallo studio Rovai&Weber 
Si ringrazia il Comune di Schio per la fattiva collaborazione. 

Il Filo Rosso delle Idee. Lanerossi 200 anni

In occasione di Pitti Immagine Uomo 92
13-16 giugno 2017
La Limonaia di Villa Vittoria, Firenze, orario 09.00-18.00; 09.00-16.00 (ultimo giorno)

In occasione di Pitti Filati 81
28-30 giugno 2017
Teatrino Lorense, Fortezza da Basso, Firenze, orario 09-18.00; 09.00-16.00 (ultimo giorno)


Gruppo Marzotto
Il Gruppo Marzotto è leader globale nel settore del tessile per abbigliamento e arredo, con un’ampia offerta che comprende tessuti di lana, seta, cotone, velluto, tessuti stampati, filati di lino, prodotti per arredo. Vocazione internazionale – circa il 70% dei ricavi sono realizzati all’estero -, collaborazione con i brand della Moda, ricerca, innovazione nel prodotto e nelle tecnologie , sono i tratti distintivi della impresa.   Nel 1987 il Gruppo ha acquisito la Lanerossi. Con il Marchio Lanerossi, Marzotto progetta, produce e commercializza coperte/plaid e tessuti.

Filivivi
Filivivi è leader europeo nel settore dei filati lanieri per maglieria, con una proposta di prodotti pettinati e cardati, tradizionali e innovativi, tutti offerti in una gamma di colori in stock service, che spazia dai toni classici a proposte più creative, e distribuiti su scala globale. Oltre al marchio Lanerossi Filati, di cui è licenziataria, produce e distribuisce filati a marchio Folco e Filivivi coprendo gran parte delle esigenze del mercato, a partire da mischie con fibre nobili, ai filati in lana merinos e fibra acrilica. Le nuove collezioni Lanerossi, Folco e Filivivi verranno presentate in occasione del prossimo Pitti Filati. 

mercoledì 15 febbraio 2017

ABOUT_Via Montenapoleone



Dici Milano e pensi al Duomo, al Castello Sforzesco, al Cenacolo Vinciano, alla Basilica di Sant’Ambrogio, al fascinoso quartiere di Brera con la sua Accademia. Inevitabilmente però, il pensiero corre anche allo shopping e al famoso “Quadrilatero”, mecca degli acquisti di lusso, crocevia delle più prestigiose firme internazionali, andirivieni di mode e stili: una tappa obbligata per chiunque decida di farsi un “bagno” di tendenze, comprando capi must piuttosto che le ultime novità viste in passerella o sulle riviste patinate. Una zona universalmente nota, che si dirama in celeberrime vie quali Spiga, Gesù, Borgospesso, Sant’Andrea, Santo Spirito. Al centro, a fare da spina dorsale, lei: Via Montenapoleone. Una strada che nel suo percorso – come raccontano Guido Lopez e Silvestro Severgnini nel volume Milano in mano (Mursia) – “percorre il fosso, tuttora esistente nel sottosuolo, che circondava le mura romane e di queste rimane traccia qua e là nelle cantine del lato dispari”. Nel tempo, quello che amabilmente era definito il “salotto di Milano” si è trasformato nel vortice della moda, assumendo spesso le caratteristiche di una passerella a cielo aperto, dove fare sfoggio di scarpe, borse, tailleur, cachemire, completi da uomo, gioielli, orologi. A contestualizzare il tutto, qualche automobile – di lusso, ça va sans dire – disseminata qua e là. Via Montenapoleone è stata protagonista di un significativo mutamento, concomitante con lo sviluppo del made in Italy e, in particolare a Milano, del prêt-à-porter: due fenomeni che hanno eletto a proprio proscenio la strada in questione e le arterie limitrofe, per tutta una serie di considerazioni d’immagine e d’esclusività che è inutile citare o illustrare ora…basta infatti farsi un giro per il Quadrilatero per capire immediatamente le motivazioni che hanno spinto a scegliere questa zona. E per un’evoluzione che avviene, necessariamente se ne verifica un’altra: se Montenapoleone diviene il fulcro della vita modaiola, la Galleria Vittorio Emanuele, fino agli anni ’70 asse centrale del passeggio, perde la sua naturale vocazione di ritrovo cittadino. Modifiche nei comportamenti urbani da cui ne sono scaturite altrettante nelle abitudini dei cittadini e in generale di Milano, con tanto di note malinconiche da parte di molti bon vivants nonché memorialisti dell’epoca come lo scrittore Raffaele Calzini, che nel 1950 scriveva: “Era ancora, attorno al 1920, una pacifica e signorile via che raccoglieva come un maggior fiume gli affluenti solitari e aristocratici di via Borgospesso, di via Santo Spirito, di via Gesù, di via Sant’Andrea. Per un fenomeno urbanistico imponderabile, dapprima timidamente, poi con maggior coraggio, infine con spavalderia e tra poco con sfacciataggine, Montenapoleone si mise in gara con altre eleganti vie italiane: con la fiorentina via Tornabuoni, la romana via Condotti, la palermitana Quattro Cinti, la napoletana via Chiaia”. Parole che suonano quanto mai attuali, da un lato nel mostrare il modo in cui il prestigio della via sia divenuto sempre più ostentato, dall’altro come sia entrata di diritto nel firmamento della mappa dello shopping internazionale, rubando la scena oltre alle appena citate vie italiane anche alle internazionali Bond Street (New e Old), Sloane Street, Avenue Montaigne, Faubourg Saint-Honoré, la 5th Avenue. Un tracciato immaginifico e magnifico del consumismo dal retrogusto modaiolo.
Ma tornando alla nostra Milano, celeberrime sono state le tappe del mutamento di Montenapoleone documentate anche giornalisticamente: negli anni ’70 e ’80, la drogheria Parini – una sorta di Fauchon milanese nel campo delle spezie e delle salse, ha lasciato il posto a Valentino e il fruttivendolo Moretti con le sue primizie a prezzi da carato alle calze Fogal. Versace ha poi spodestato Ricordi, mentre il Salumaio – un’istituzione gastronomica di Montenapoleone – ha traslocato all’interno di un cortile per far posto all’insegna di Corneliani. Una metamorfosi per così dire però preannunciata. A ben vedere, infatti, già negli anni ’20, Bottega di Poesia, una libreria-galleria d’arte fondata da Enrico Somaré, Emanuele Castelbarco e Walter Toscanini, era stata costretta a chiudere alla volta dell’insediamento di Marco, un negozio di stoffe. Un segno del destino? Sicuramente la naturale inclinazione di Montenapoleone nel ritagliarsi un ruolo da protagonista nello scenario della moda e, ancor più, delle abitudini di consumo internazionali. Un mutamento seguito per linee interne, che ha affinato il prestigio e l’esclusività della Via, traino dell’intera zona attigua, proiettandola nella piena notorietà mondiale. Con l’assunzione di tutto il carico valoriale annesso e buona pace delle altrettanto eleganti strade milanesi. Un destino segnato ma sicuramente un’attitudine specifica di Montenapoleone nel divenire asse strategico dell’universo di stile, tanto da dar vita nel tempo a un’Associazione destinata – l’Associazione della Via Montenapoleone – che ne tutela l’immagine, coordinando le azioni dei singoli attori coinvolti e promuovendo interventi sinergici e mirati, volti ad avvalorarne lo spirito prestigioso. 

mercoledì 1 febbraio 2017

ABOUT_La stampa periodica femminile



Nel corso degli anni Sessanta la capacità di attrazione delle sfilate fiorentine s’indebolisce progressivamente. Di contro, proprio in quel periodo, le case di moda romane - che si servono anche del cinema come efficacissimo strumento di comunicazione delle proprie creazioni - contribuiscono a fare di Roma la capitale dell’Alta Moda, tanto da renderla nel 1967 centro nevralgico di tutte le sfilate. A seguito di una simile metamorfosi strutturale, Firenze si specializza nella presentazione delle collezioni da boutique e maglieria, fino ad ospitare dal 1972 Pitti Uomo, la rassegna di abbigliamento e accessori maschili giunta a noi con qualche recente aggiornamento che vuole le linee kids e qualche accenno di womenswear.
All’inizio degli anni Settanta alcuni stilisti – Walter Albini, Missoni, Krizia, Ken Scott – lasciano le passerelle della Sala Bianca per sfilare a Milano, provocando nella storia della moda italiana un cambiamento paragonabile a quello che nel 1951 ha fatto vacillare la leadership parigina. In men che non si dica, Milano diviene la capitale internazionale per antonomasia del prêt-à-porter, vantando un calendario d’appuntamenti strutturato. Nel 1979 tre sono gli eventi complementari: Milano Collezioni – vetrina di presentazione per le griffe più prestigiose del settore, Milanovendemoda – di vocazione squisitamente commerciale – e Modit – caratterizzata per l’enfasi posta sul rapporto tra stilismo e industria. Una moda che sceglie lo strumento della fiera – in particolare la Fiera Campionaria – per presentarsi e aprirsi al pubblico di addetti ai lavori, creando una filiera di professionalità e un indotto del tutto nuovo per un Paese come l’Italia.
Questo il quadro d’insieme che caratterizza la seconda metà del ‘900 modaiolo italiano, seguito sempre e comunque dalla stampa, che con meticolosa precisione ne ha documentato ogni fase evolutiva, parola dopo parola, fatto dopo fatto. Defilato dai riflettori e dalle atmosfere più patinate - senza avere l’enfasi gridata dello stilismo in sé - ha però avuto un ruolo strategico e fondamentale nello sviluppo del costume italiano. “Se questo giornale parlasse unicamente di mode, anziché di letteratura, di morale, di patria, e fosse scritto in francese, non ci sarebbe toccato il dolore di pubblicare il presente avviso” (cit. in R. Carrarini, La stampa di moda dall’Unità ad oggi). Con questo laconico messaggio si annunciava la cessazione della pubblicazione della rivista genovese «La donna» che, privilegiando il taglio politico e culturale rispetto a quello di costume, si era condannata ad avere breve vita. A dimostrazione quindi dell’importanza e della considerazione della stampa di moda, che nei decenni successivi all’Unità diviene un vero e proprio fenomeno editoriale di successo. Si stima che tra il 1861 e il 1920 siano nate in Italia 116 riviste di moda, di cui 75 solo a Milano. La loro proliferazione va messa n relazione all’ampliamento del mercato, stimolato dall’affermazione dei grandi magazzini e dagli strumenti che spingono per una “democratizzazione” della moda: il figurino e il cartamodello. Realizzati da pittori e incisori che riproducono fedelmente i modelli delle case di moda parigine, i figurini mettono in evidenza con grande cura i dettagli dell’abito indossato da figure femminili collocate all’interno di ambientazioni borghesi. Questi rafforzano il messaggio degli articoli pubblicati dalla rivista a cui sono allegati, rivolte alle lettrici con lo scopo di educarle all’idea che l’eleganza – alla portata di tutte – non è da confondersi con il lusso e la ricchezza. Complementare al figurino, il cartamodello – un foglio di carta leggera su cui sono riprodotti i contorni e le linee principali della foggia dell’abito – è invece il supporto che guida la lettrice nell’esecuzione dell’abito.
Durante il ventennio fascista, l’introduzione del sistema della stampa a rotocalco e l’affermazione di due grandi case editrici specializzate nella pubblicazione di periodici illustrati a grande tiratura – Rizzoli e Mondadori – portano alla concentrazione a Milano dell’editoria di consumo che, nel 1938, si arricchisce di due nuove testateAnnabella e Graziacomplementari a quelle specializzate nella diffusione dell’Alta Moda, tra cui Aracne, Lidel e alle riviste dell’Editoriale Domus. Complessivamente, tra il 1920 e il 1945 nascono a Milano 52 nuove testate.

Ma è nella seconda metà del ‘900, sulla scia dello sviluppo della moda italiana, che le pubblicazioni periodiche femminili italiane si arricchiscono in contenuti e materiali: qualità della fotografia, degli argomenti trattati dalle rubriche, del linguaggio, dell’impostazione grafica. Diversi nella forma ma identici nello spirito, perché proprio come nell’800 i periodici femminili contribuiscono a costruire l’immagine della donna, sia fisica che comportamentale.

lunedì 23 gennaio 2017

PEOPLE_Jole Veneziani



Jole Veneziani è tra le fondatrici della moda italiana tout court, avendo partecipato, tra i pochi eletti alla corte di Giovanni Battista Giorgini, alla prima sfilata presso Villa Torrigiani a Firenze il 12 febbraio 1951. Chiave di volta per lo stile del Belpaese universalmente noto, ha avuto un ruolo cruciale negli anni ’50 e ’60 per la definizione concettuale – e quindi strutturale – del costume, segnandone in maniera indelebile la storia.
Una vicenda, la sua, in cui gli aspetti umani hanno trovato una felice convivenza con quelli professionali, dando vita a un ideale sodalizio, quintessenza di personalità, passione e devozione. Emblematico per il tempo, come per oggi, il suo ruolo, che ha denotato la centralità dell’imprenditorialità femminile per la nascita, il successo e il consolidamento della moda italiana con tutti i tratti peculiari di quell’epoca: l’affermazione nella produzione di nicchia per un mercato urbano, il debutto sui mercati internazionali, la diversificazione della produzione, l’alleanza con l’industria tessile e della confezione. La moda, in altre parole, muoveva i suoi primi passi e Jole Veneziani l’accompagnava per mano, tenendola a battesimo e curandone il debutto in società.
Nata nel 1901 a Leporano, vicino a Taranto, vorrebbe seguire le orme della madre, appassionata di opera, ma alla morte precoce del padre avvocato abbandona i sogni artistici e si impiega in un’azienda francese di pellami e pellicceria. Diviene presto pratica del mestiere al punto da trasformarsi in esperta conoscitrice delle materie prime, del prodotto e delle sue tecniche di lavorazione. Prima della guerra è a Milano, dove la famiglia si è trasferita nel 1907 e dove nel 1938 apre il laboratorio di via Nirone, da cui escono le pellicce che attraggono l’attenzione delle sartorie di Alta Moda per la leggerezza, la qualità e la competenza con cui sono lavorate. Introduce innovazioni che si rivelano illuminanti per il settore, segnandone inesorabilmente l’evoluzione. A lei il plauso di aver esteso l’utilizzo della pelliccia a capi di abbigliamento tradizionalmente realizzati in tessuti, come i tailleurs, aprendo così nuove frontiere dello stile e trasformando la pelliccia da mera espressione di lusso conservatore in un materiale eccezionale e versatile, oggetto di continue tecniche di sperimentazione e innovazione.
Nel 1944 è la volta dell’apertura dello storico atelier di via Montenapoleone 8, dove vi rimane fino al suo ritiro quarant’anni più tardi. Qui sviluppa e articola la sua attività, allargando la produzione dalla pellicceria alla sartoria e muovendo i primi passi verso quella che assumerà i tratti di una graduale diversificazione, contemplatrice di accessori, profumi e linee diverse in grado di soddisfare le più disparate esigenze (Jole Veneziani, dedicata ai giovani, Veneziani Sport, Veneziani Arven, Veneziani Universal). Uno slancio creativo inarrestabile, precursore del contemporaneo total look, in grado di coinvolgere e inglobare i molteplici aspetti che riferiscono allo stile di una persona per interpretarli, studiarli e renderli in una chiave nuova ed esaustiva, coerente nelle linee di fondo e di gran carattere negli aspetti più formali.
Dopo la celeberrima sfilata della Sala Bianca, Jole Veneziani di diritto è proietta nell’olimpo dei divini, che ideano e creano l’eleganza con tanto di regole di stile, conquistando a gran voce plausi da tutto il mondo: il 4 febbraio 1952, il settimanale americano Time, nel commentare la sfilata di Palazzo Pitti, la esalta per la sua generosa partecipazione all’evento con una collezione di 130 capi di abbigliamento, per lo più sportivi, contrapponendola ai colleghi che avevano optato per una risicata selezione. Jole era così: partecipava con passione a tutto quello che faceva, dando il meglio di sé e guardando sempre oltre. Nel 1953 le cronache delle sfilate fiorentine la annoverano fra gli innovatori che sperimentano l’impiego delle fibre sintetiche nell’Alta Moda: un primo abbozzo di collaborazione industriale che, negli anni a venire, diventerà una costante, portandola a sviluppare partnership con importanti realtà. Antesignana di mode, fenomeni e tendenze, nel 1957, insieme a Germana Marucelli e Eva Sabatini – le altre due voci più importanti dell’Alta Moda milanese del tempo – propone abiti che anticipano gli eventi del decennio successivo: caratterizzati da una foggia che prescinde dalla forma naturale del corpo fino a mancare quasi completamente di progettualità, rappresentano la versione milanese della linea Sacco presentata a Parigi da Christian Dior in quello stesso anno, focalizzata su una struttura minimal.
All’inizio degli anni Sessanta, quando i segnali delle difficoltà economiche in cui si dibatte l’Alta Moda incominciano a farsi sempre più evidenti e rapidamente si appanna la sua funzione sociale e culturale, Jole Veneziani tenta di dare il proprio contributo al rinnovamento dell’Alta Moda milanese, presentando abiti che propongono l’accostamento di elementi contrastanti, come l’abito da sera in tweed a trama grossa con strascico. La conclusione del decennio segna l’inizio del suo declino, coincidente con l’apice raggiunto dai movimenti di contestazione che si raccolgono davanti alla Scala di Milano in occasione dell’apertura della stagione teatrale e che prendono di mira proprio le sue pellicce.
Eletta nel 1980 tra le “persone che hanno fatto grande Milano”, con tanto di mostra, monografia (a cura di Edgarda Ferri) e medaglia d’oro (opera dello scultore Pomodoro), nel 1989 se ne va, circondata dal calore del capoluogo meneghino che ha visto muovere i suoi primi passi e affermarsi il suo stile.

Numerosi i premi e i riconoscimenti ricevuti nel corso della sua carriera tra i quali: i due Oscar della critica della Moda per la migliore collezione; il Giglio d’oro della Moda (1952); la medaglia d’oro dal Museo di Philadelphia per un abito presentato a Los Angeles (1953); l’Oscar della calzatura (1969); il premio La trama d’oro (1971); il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica e, successivamente, quello di Ufficiale della Repubblica (2 giugno 1972); l’Ape d’Oro, riconoscimento alla imprenditorialità (1973); il premio Oscar Internazionale per l’Alta Moda Pellicceria: la Maschera d’Argento (1974); l’Ambrogino d’Oro.