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martedì 26 aprile 2016

PEOPLE_Ferdinando Scianna



Ferdinando Scianna è uno dei fotografi italiani di maggior rilievo. Dopo un primo periodo dedicato agli studi di lettere e filosofie all’università di Palermo, nel 1963 s’imbatte in un incontro decisivo, che gli cambierà la vita: conosce, infatti, lo scrittore Leonardo Sciascia con il quale inizia un’amicizia profonda e duratura. Un legame che lo segnerà profondamente anche dal punto di vista professionale, portandolo a esplorare le contaminazioni tra le diverse forme culturali. Numerosi sono i lavori svolti a quattro mani, a partire dal saggio introduttivo scritto dall’autore nel 1965 per Feste religiose in Sicilia, il libro vincitore del premio Nadar con cui un giovanissimo Scianna si presenta al mondo della fotografia.
Sin da piccolo ha ritratto la gente della sua città, ma solo molti anni più tardi – per la precisione nel 2002 – avrebbe recuperato quelle immagini già belle e importanti (con ritratti di Jorge Luis Borges, Alberto Sordi, Maurizio Calvesi, Alberto Lattuada, Alfonso Gatto, Henri Cartier-Bresson, tutti in visita in Sicilia) in un libro accompagnato dalla mostra Quelli di Bagheria.
Complice Feste religiose in Sicilia, si trasferisce a Milano. Nel 1967 viene assunto a L’Europeo in qualità di fotoreporter e inviato speciale, mentre dal 1974 come corrispondente da Parigi, città dove rimane per dieci anni, approfondendo un’altra amicizia significativa per la sua vocazione professionale, quella con Henri Cartier-Bresson, che lo presenta all’agenzia Magnum di cui diviene membro associato nel 1987 e definitivo dopo due anni. Continua la sua attività di reportage pubblicando diversi libri, fra cui svettano, nel 1977, Les Siciliens e La Villa dei Mostri e nel 1988 Kami, importante documentario sulla realtà di un villaggio boliviano – e la monografia Le forme del Caos. Si avvicina alla moda nel 1987, su suggerimento di Dolce & Gabbana per i quali realizza alcune campagne, la prima delle quali è il back stage di una sfilata. Pubblica su Grazia, Stern, Marie Claire, Vogue, Moda. Nel 1989 realizza il volume Maglia, incentrato sull’industria della maglieria italiana con testi di Guido Vergani.
Il suo approccio stilistico si caratterizza per una precisa e determinata contaminazione tra fotografia di moda e reportage, introducendo elementi diversi e accostando realtà lontane come la tanto amata Sicilia, fiera del suo sapore antico, e quel mondo della moda – patinato e glamour – che la recupera.
Ambienta i suoi set fra la gente comune, nella penombra dei negozi di barbiere e dei bar dove le tende a filo sembrano tenere fuori il caldo, nei mercati e nelle strade.
Sono tutti elementi sottolineati dal suo ricorrente utilizzo del bianconero, deciso e raffinato, che si ritrovano in Marpessa, un racconto (1993), ma soprattutto in Altrove, reportage di moda (1995). Nella sua fitta attività, non si dimentica di curare le ricerche – Dormire, forse sognare è del 1997 – accompagnate da un’intensa attività espositiva, e il ritratto: fra il 1989 e il 1999 escono le sue monografie su Leonardo Sciascia, Ignazio Buttitta, Jorge Luis Borges, edite da Sciardelli.

Nel 2001 raccoglie i suoi scritti pubblicati su diverse testate italiane e francesi nel volume Obiettivo ambiguo, dove, accanto allo spirito polemico, emergono composte notazioni poetiche. A testimonianza del suo spirito artistico multiforme.

mercoledì 17 dicembre 2014

LEISURE_Robert Capa STORIE DI GUERRA


Inaugura domani, giovedì 18 dicembre 2014, presso Photographica FineArt di Lugano la mostra “Storie di guerra”, ensemble di fotografie vintage scattate da André Friedman,  meglio noto come Robert Capa. Attraverso gli occhi di questo grande fotografo vengono raccontate le guerre e le tensioni internazionali che si sono verificate dal 1936 al 1954. Molti degli scatti sulla Guerra Civile Spagnola provengono da un gruppo di negativi ritrovato recentemente e noto con il nome The Mexican Suitcase, una valigetta rinvenuta sul finire del 2007 e misteriosamente recapitata all’International Center of Photography (ICP) di New York contenente 126 rotoli di pellicola appartenenti a Robert Capa, alla sua compagna Gerda Taro e a David “Chim” Seymour, eseguiti tra il 1936 e il 1939. Il fatto che i negativi originali fossero scomparsi alla fine del 1939 e poi riapparsi nl 2007, ha reso le immagini originali particolarmente rare e molte di esse, ai tempi furono duplicate per poter essere pubblicate sulle riviste quali Regards, Ce Soir, Vu e Life.
Oltre alle immagini della Guerra Civile di Spagna, particolarmente efficaci, come quella raffigurante Ernst Hemingway mentre discute a tavola di un’osteria con dei miliziani e un paio di fotografie eseguite da Gerda Taro poco prima di morire nella battaglia di Brunete (1937), ve ne sono diverse relative alla guerra Sino-Giapponese (Hankow 1938) nonché alla Seconda Guerra Mondiale, sul fronte europeo con diversi scatti ripresi in Italia con la 34° Divisione di Fanteria (Salerno e Napoli), in Francia con la IV Armata di Patton fino alla liberazione di Parigi ed in Germania per documentarne la resa. Visitando l’esposizione si passa poi ad alcune immagini scattate in Israele nel 1948 dove Capa documenta l’insediamento dei primi profughi ebrei ad Haifa e la vita nei kibbutz.
Biografia:
Robert Capa/André Friedman (1913 – 1954) inizia la sua carriera come fotografo autodidatta e nel 1931 lavora come assistente per Ullstein e dal 1932 al 1933 per Dephot (Deutscher Photodienst, il servizio tedesco per la fotografia). Nel 1933, si trasferisce a Parigi, dove assume il nome di Robert Capa e svolge l’attività di freelance. Le sue fotografie della guerra civile di Spagna risvegliano grande attenzione: la prima serie contiene già Morte di un repubblicano spagnolo, la sua opera finora più famosa e più discussa. Per tutta la vita rimane fedele al mestiere dell’inviato di guerra: soggiorna in Cina, Italia, Francia, Germania e Israele.
 Il 25 maggio 1954 viene ucciso in Vietnam. La sua morte è la tragica conseguenza del suo principio: “Se le tue fotografie non sono abbastanza belle, non sei abbastanza vicino”. La sua capacità di sintetizzare con una sola immagine i sentimenti e i dolori di un popolo dilaniato dalla guerra civile o dalla rivolta, suscita grande ammirazione. Tutte le sue opere hanno un elemento in comune: testimoniano il fascino che su di lui esercita l’uomo sempre in bilico tra la volontà di vivere e la propensione all’autodistruzione. La grande passione per il suo lavoro ne ha fatto il più famoso inviato di guerra del secolo: Capa ha senza dubbio fatto scuola e costituito un esempio da imitare non soltanto nel campo della fotografia, poiché la sua opera è al tempo stesso un manifesto contro la guerra, l’ingiustizia e l’oppressione.

Robert Capa STORIE DI GUERRA
Dalla guerra Civile Spagnola alla Guerra di Indocina
Lugano, Photographica FineArt
Dal 18/12/2014 al 30/01/2015
martedì – venerdì 09.00-12.30/14.00 – 18.00 sabato su appuntamento 

venerdì 7 novembre 2014

BOOK_Parigi, Magnum


Parigi, Magnum. Il ritratto di una città vista dai fotografi di Magnum, pubblicato da Contrasto e curato da Eric Hazan, editore e scrittore francese, ritrae a tutto tondo la Ville Lumière dal 1932 al 2012: la sua storia, le sue peculiarità, la parte più turistica e quella più intima. I fotografi di Magnum Photos ci accompagnano in un viaggio fatto di volti, sfilate di moda, jazz club e personaggi. E così, lo scatto della guerriglia urbana durante la liberazione si affianca senza stonare al ritratto di Picasso nel suo atelier e ai souvenir che riproducono la Tour Eiffel. Personalità come François Mitterrand, Edith Piaf, Catherine Deneuve, Alberto Giacometti e Christian Dior contribuiscono al racconto di questa città.
Le fotografie compongono il mosaico da cui emerge il profilo di una metropoli dalle mille sfaccettature, affascinante e coinvolgente, un vero e proprio omaggio alla capitale francese.
Frutto di uno straordinario lavoro negli archivi della Magnum Photos, il libro raccoglie 235 immagini – dagli anni ‘30 ad oggi – di 46 fotografi diversi, da Robert Capa a Henri Cartier-Bresson a Martin Parr, da Elliott Erwitt a Alex Webb a Alex Majoli e Paolo Pellegrin. Una dopo l’altra, le immagini formano il racconto, profondo e sorprendente, di una città che è da sempre al cuore dell’immaginario; un immaginario nato e nutrito, in tutto questo tempo, proprio dalle fotografie degli autori di Magnum.
Una passeggiata nei quartieri vecchi del centro, uno sguardo sui tetti grigi, un inventario di vetrine e facciate, bistrot e monumenti. E poi il lungo Senna e i boulevard: queste sono forse le prime immagini che vengono in mente quando si evoca Parigi, una città vista, sognata, immaginata da tanti. Agli autori della Magnum Photos, che più di ogni altro hanno conosciuto ed esplorato la vita di Parigi, il plauso d’essere riusciti a darne nel tempo un’immagine diversa. A disegnarne un ritratto pieno, vario, intenso, lontano da ogni stereotipo.

Parigi, Magnum. Il ritratto di una città vista dai fotografi di Magnum
A cura di Eric Hazan
Contrasto editore


mercoledì 5 novembre 2014

ART & CULTURE_Henri Cartier Bresson in mostra a Roma







Henri Cartier Bresson, una delle firme più significative della fotografia nonché padre fondatore insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert della celeberrima agenzia Magnum Photos, è protagonista della retrospettiva Henri Cartier-Bresson, realizzata a cura di Clément Chéroux.
La mostra, esposta precedentemente al Centre Pompidou di Parigi, è visitabile fino al 25 gennaio 2015 presso il nuovo spazio espositivo dell’Ara Pacis di Roma.
Promossa da Roma Capitale Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotta da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, l’esposizione viene presentata a dieci anni esatti dalla morte di Henri Cartier-Bresson. E così che, come per incanto, il genio della composizione, la straordinaria intuizione visiva, la capacità di cogliere al volo i momenti più fugaci ma anche i più significativi, rivivono nelle immagini esposte, riportando ai giorni nostri l’estro creativo dell’artista.
Lungo tutta la sua carriera, Henri Cartier-Bresson (1908-2004) è riuscito sempre a unire la poesia alla potenza della testimonianza, percorrendo il mondo e posando lo sguardo sui grandi momenti della storia: dal Surrealismo alla Guerra Fredda, dalla Guerra Civile Spagnola alla seconda Guerra Mondiale e alla decolonizzazione, è stato uno dei grandi testimoni del tempo e del suo scorrere, che ha cristallizzato nella sua essenza, rendendolo eterno.
La sua opera è scandita da tre grandi periodi: il primo, dal 1926 al 1935, nel quale frequenta i surrealisti, compiendo i primi passi nella fotografia e intraprendendo i primi viaggi; il secondo, dal 1936 al 1946, è quello dell’impegno politico, del lavoro per la stampa comunista e dell’esperienza del cinema; il terzo ed ultimo, dal 1947 al 1970, va dalla creazione della prestigiosa agenzia Magnum Photos fino all’abbandono del fotoreportage.
La mostra propone una nuova lettura dell'immenso corpus di immagini lasciate dall’artista, coprendo il suo intero percorso professionale.
Esposte, oltre 500 tra fotografie, disegni, dipinti, film e documenti: in altre parole, una summa esemplificativa delle immagini divenute icona nel tempo nonché di quelle meno note, ma, al contempo, scrigno di un’arte espressiva senza eguali, capace di emozionare e catturare all’istante, scoprendo, rivelando e invitando a un’esplorazione senza fine. 

Henri Cartier-Bresson
Nuovo spazio espositivo Ara Pacis, Roma

Fino al 25 gennaio 2015

mercoledì 10 settembre 2014

PEOPLE_Robert Capa






Endre Friedman – forse più noto come Robert Capa - nasce a Budapest il 22 ottobre 1913. Esiliato dall'Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si trasferisce a Berlino dove si iscrive al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik. Alla fine dell’anno, però, problemi economici famigliari non gli consentono di ricevere più il sostentamento necessario per pagarsi gli studi. Inizia quindi a lavorare come fattorino presso Dephot, un’importante agenzia fotografica di Berlino. Ben presto, però, il direttore Simon Guttam scopre il talento di Capa e decide di affidargli piccoli servizi fotografici sulla cronaca locale. A dicembre già gli spetta il primo incarico importante: fotografare Lev Trotzki a Copenaghen durante una lezione agli studenti danesi.
Robert Capa, però, di lì a poco, nel 1933, è costretto ad abbandonare Berlino, a seguito dell’ascesa al potere di Hitler: si trasferisce a Vienna e poi ritorna a Budapest. Qui trascorre l'estate e, per sopravvivere, lavora ancora come fotografo. Un soggiorno breve, interrotto dalla partenza per Parigi. Nella capitale francese incontra Gerda Taro, una profuga tedesca, di cui si innamora. In quello stesso periodo, Simon Guttmann lo invia in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici. Nel 1936, con la complicità di Gerda, decide di inventarsi un personaggio di fantasia con il quale spacciare a tutti il proprio lavoro, attribuendolo a un fotografo americano di successo. in poco tempo, però, viene scoperto: da qui l’esigenza di cambiare il proprio nome, diventando, così, Robert Capa.
Fotografa i tumulti di Parigi nell'ambito delle elezioni della coalizione governativa di sinistra nota come Fronte Popolare; con Gerda immortala la guerra civile scoppiata in Spagna e la resistenza di Madrid; è presente su vari fronti spagnoli, da solo e con Gerda, diventata nel frattempo una fotogiornalista indipendente. Nel luglio del 1937, però, il destino gli riserva una dura prova: mentre si trovava a Parigi per lavoro, Gerda va a fotografare la battaglia di Brunete a ovest di Madrid e, durante una ritirata, nella confusione, muore schiacciata da un carro armato del governo spagnolo. Un colpo dal quale Robert Capa, che sperava di sposarla, non si risolleverà mai.
Seguono gli anni dei soggiorni in Cina, dove fotografa la resistenza contro l’invasione giapponese, e in Spagna, dove testimonia, nel 1939, la capitolazione di Barcellona; e ancora, degli scatti realizzati ai soldati lealisti sconfitti ed esiliati nei campi d’internamento francesi.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale s'imbarca per New York, dove comincia a realizzare vari servizi per conto di Life. Ben presto, però, decide di tornare in Europa per realizzare reportage sulle attività belliche degli alleati in Gran Bretagna. Seguono i servizi fotografici sulle vittorie degli alleati in Nord Africa e in Sicilia, sui combattimenti nell'Italia continentale e sulla liberazione di Napoli.
Gli avvenimenti sono convulsi e richiedono la sua testimonianza diretta e visiva: nel gennaio del 1944 partecipa allo sbarco alleato ad Anzio; mentre il 6 Giugno sbarca con il primo contingente delle forze americane a Omaha-Beach in Normandia. E' al seguito delle truppe americane e francesi durante la campagna che si conclude con la liberazione di Parigi il 25 agosto; mentre a dicembre fotografa la battaglia di Bulge. Lanciatosi con il paracadute insieme alle truppe americane in Germania, fotografa l'invasione degli alleati a Lipsia, Norimberga e Berlino. Nel mese di giugno dello stesso anno incontra Ingrid Bergman a Parigi e inizia una storia che durerà due anni.
Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. Trascorre alcuni mesi a Hollywood dove scrive le sue memorie di guerra con l’intenzione di adattarle a  un copione. Ben presto, però, si rende conto che il mondo del cinema non fa per lui e parte da Hollywood alla volta della Turchia per effettuare le riprese di un documentario.
Nel 1947, insieme con gli amici Henri Cartier-Bresson, David Seymour (detto "Chim" ), George Rodger e William Vandivert fonda l'agenzia fotografica cooperativa "Magnum. Per un mese viaggia in Unione Sovietica in compagnia dell'amico John Steinbeck. Si reca anche in Cecoslovacchia e a Budapest e visita l'Ungheria, la Polonia e la Cecoslovacchia con Theodore H.White.
La sua opera di testimone del secolo è instancabile. Dal 1948 al 1950 effettua tre viaggi in Israele. Durante il primo realizza servizi fotografici sulla dichiarazione d'indipendenza e i combattimenti successivi; negli altri due si concentra invece sul problema dell'arrivo dei primi profughi. Trasferitosi nuovamente a Parigi, assume il ruolo di presidente della Magnum, dedicando molto tempo al lavoro dell'agenzia, promuovendo i giovani fotografi. Accusato di comunismo, gli Stati Uniti gli ritirano il passaporto, impedendogli per alcuni mesi di viaggiare e lavorare. Come se non bastasse, problemi di salute lo costringono al ricovero.
Nel 1954 parte per il Giappone. Giunge ad Hanoi come inviato di Life per fotografare la guerra dei francesi in Indocina. Il 25 maggio accompagna una missione militare francese da Namdinh al delta del Fiume Rosso: durante una sosta del convoglio lungo la strada, Capa si allontana in un campo insieme con un drappello di militari dove calpesta una mina anti-uomo, rimanendo ucciso.

L'anno successivo, Life e Overseas Press Club istituiscono il Premio annuale Robert Capa "per la fotografia di altissima qualità sostenuta da eccezionale coraggio e spirito d'iniziativa all'estero". Vent'anni dopo, spronato in parte dalla volontà di mantenere in vita l'opera di Robert Capa e di altri fotogiornalisti, Cornell Capa, fratello e collega di Robert, fonda l'International Center for Photography a New York.