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giovedì 15 giugno 2017

LEISURE_White Essentials



In occasione dell’imminente edizione di giugno di WHITE, Albini Group porta l’eccellenza del tessuto in cotone per camiceria all’interno del salone con uno speciale progetto espositivo.
La mostra, intitolata “White Essentials, Stile e Materia nella Camicia Bianca” – curata da Federico Poletti – è un percorso narrativo emozionale e sensoriale che parte dalla materia prima, ossia il seme del cotone che diventa fiore e poi fiocco, per trasformarsi in filato e poi in tessuto, grazie all’expertise di Albini Group, realtà bergamasca fiore all’occhiello nella produzione di tessuti in cotone per camicie tra i più belli al mondo. Ogni passaggio del processo produttivo – interamente controllato dall’azienda – è eseguito in maniera sostenibile, con una grandissima attenzione alle persone, all’ambiente, al territorio.
Focus della mostra, il bianco, scelto non solo per l’assonanza con il nome del salone, ma anche perché il puro tessuto candido rappresenta la sfida più difficile, che permette di raccontare le moltissime declinazioni “white” che Albini può ottenere.
Il tessuto bianco diventa così l’ingrediente indispensabile di base per realizzare capi molto diversi tra loro, come dimostrano le 15 creazioni di differenti designer coinvolti nel progetto. Ogni stilista ha saputo interpretare alcuni degli innumerevoli tessuti bianchi delle collezioni Albini 1876 e Albini Donna, dando vita a capi iper-creativi e contemporanei, ognuno con uno stile ben definito. Tra i marchi selezionati: MSGM, Fabio Quaranta, Vittorio Branchizio, ShirtStudio di Alfredo Fabrizio e A-LAB Milano, oltre due giovani neolaureate in Design della Moda al Politecnico di Milano, da poco in forza nel team creativo di Albini Group, che, per la prima volta, si cimentano sperimentalmente in un esercizio di stile con un capo finito anziché con un tessuto.
“Raccontare i nostri tessuti bianchi all’interno di White ci è sembrato un connubio perfetto – ha affermato Silvio Albini, Presidente di Albini Group – Per noi il tessuto bianco è l’essenza della camicia e deve essere come il più bello dei diamanti: puro, perfetto e brillante. Sono felice che giovani designer abbiano interpretato in maniera così personale i ‘bianchi’, dando vita a creazioni molto diverse tra loro, ma che rappresentano grande sapienza e creatività”.
Le 15 camicie bianche realizzate ad hoc per la mostra sono raggruppate in tre macro aree tematiche in cui il protagonista rimane il bianco assoluto: Material Connection, ossia il mix tra cotone e filati speciali come il lino, la ciniglia, il bouclé; Mixed Pattern, stoffe con speciali lavorazioni e armature; Puro White, in cui sono sovrani tessuti bianchi lavorati in giochi di pesi diversi, dall’ultra leggero al più corposo.
In poche parole, un viaggio verso l’essenza del tessuto, chiave di volta per ottenere creazioni uniche ed eterne.

White Essentials, Stile e Materia nella Camicia Bianca
WHITE MAN & WOMAN
17 – 19 giugno 2017
Superstudio Più, via Tortona 27, Milano


Albini Group: dal 1876 i tessuti per camicia più belli al mondo
Fondato nel 1876 ad Albino (Bergamo), il Gruppo Albini è da sempre un’impresa familiare ed oggi, giunta al 141° anno di attività, è guidata dalla quinta generazione della famiglia rappresentata da Silvio, Fabio, Andrea e Stefano Albini. Gruppo Albini conta attualmente su sette stabilimenti (quattro in Italia), con oltre 1300 dipendenti ed è il maggior produttore europeo di tessuti per camiceria.


mercoledì 15 marzo 2017

BOOK_Come mi vesto oggi?



La raffinata ed elegante Ines de la Fressange torna in libreria con la nuova e tanto attesa pubblicazione “Come mi vesto oggi? Il look-book della Parigina”, realizzata in collaborazione con Sophie Gachet.
Una guida per tutte coloro che vedono nei consigli di Ines il miglior alleato della donna contemporanea. In banca, al lavoro, a cena con l'ex, o semplicemente per stare bene con se stesse: ma sempre e comunque a proprio agio con garbo e raffinatezza. Il segreto? Il fatto di poter contare su un guardaroba strutturato sulla base di pochi capi base, da reinventare e reinterpretare con occhi sempre nuovi. In tal modo, Ines riesce a creare 50 favolosi look per 50 occasioni.
Pertanto, è sufficiente possedere pochi ma irrinunciabili "ingredienti" e seguire le "ricette", i consigli su come trasgredirle e adattarle meglio a noi. Un cilindro magico, quello di Ines e della giornalista Sophie Gachet, dal quale estrarre idee nuove e originali, strizzando l’occhio allo stile.
Come mi vesto oggi? Il look-book della Parigina conserva l’ironia a cui l'autrice ha abituato con la sua scrittura. In più questa guida, quasi una sorta di calendario perpetuo, risponde a tutte le domande su come essere stilose senza troppa fatica. Per avere classe bastano una camicia bianca e un paio di pantaloni neri…e la classe della Parigina, ça va sans dire.
Ines de Seignard de la Fressange è nata l'11 agosto 1957 da una delle più antiche famiglie aristocratiche francesi. All'età di 17 anni intraprende la carriera di modella e rapidamente rientra nella categoria delle indossatrici più talentuose e celebri al mondo, sfilando sulle passerelle internazionali per conto di grandi firme come Christian Dior, Jean-Paul Gaultier e Christian Lacroix, fino a diventare nel 1983, grazie a Karl Lagerfeld, musa e ambasciatrice della maison Chanel. Oggi, oltre che modella, Ines de la Fressange è donna d'affari, direttore artistico di una maison propria, testimonial per importanti brand come Roger Vivier e L'Oréal, giornalista e scrittrice.

Come mi vesto oggi?
Il look book della Parigina

Ines de la Fressange e Sophie Gachet

L’ippocampo Edizioni
160 pagine, 150 ill, 17,5 x 26 cm,
€ 25,00

mercoledì 28 settembre 2016

ART & CULTURE_Ferré e Comte a Parma




Arte, moda, storia e cultura. Discipline tra loro diverse, ma profondamente legate, che trovano validazione l’una nelle altre in un nuovo imperdibile doppio appuntamento, che rientra nel calendario di celebrazioni del bicentenario dell’arrivo di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena a Parma, già Imperatrice dei Francesi e Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Protagoniste, la genialità sartoriale di Gianfranco Ferré e l’arte fotografica di Michel Comte.
Ferré e Comte DETTAGLI. Grandi interpreti tra moda e arte”, progetto ideato da Alberto Nodolini e prodotto da Ankamoki, si snoderà nelle sale del primo e secondo piano di Palazzo del Governatore di Parma dal 30 settembre 2016 al 15 gennaio 2017.
Al primo piano si svolgerà la mostra “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze”, a cura di Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré; mentre il secondo verrà allestito con le installazioni di Michel Comte per la mostra “Neoclassic” curata da Jens Remes in collaborazione con Alberto Nodolini e Anna Tavani.
Un evento che celebra una figura storica e, al contempo, guarda alla contemporaneità all’interno di uno dei palazzi più prestigiosi e antichi della città.
“Gianfranco Ferré e Maria Luigia: inattese assonanze”, realizzata grazie al fondamentale contributo della Fondazione Gianfranco Ferré, propone un’ampia selezione di capi delle collezioni Alta Moda e Prêt-à-Porter, frutto di un lavoro di ricerca finalizzato all’individuazione di “inattese assonanze” tra alcune declinazioni dello stile di Ferré e le passioni, il gusto  e i tempi della “Buona Duchessa”.
Una mostra giocata tutta sui dettagli della storia del costume, reinterpretati in moda dal genio di Ferré. E’ questo che evidenziano i 60 splendidi capi che saranno esposti, accompagnati dai bozzetti preparatori.
Si vuole così creare un percorso emozionale e, al contempo, filologico. Articolata in ambienti tra loro ben distinti, si dipana una vicenda, non solo e non tanto connotata in termini storico-temporali, ma anche e soprattutto declinata sui gusti, le passioni, le fascinazioni dell’epoca e, dunque, della protagonista Maria Luigia.
Da sempre affascinato dalle grandi donne della storia, Gianfranco Ferré nelle sue collezioni vive come costante il richiamo alle mode del passato. In un gioco di assonanze estetiche, gli abiti esposti mostrano chiaramente come lo stilista dialoghi con la cultura neoclassica, cogliendo l’essenza del vestire, da Giuseppina di Beauharnais, prima moglie di Napoleone, alla “Buona Duchessa” Maria Luigia, consorte in seconde nozze di Napoleone. Nel suo guardare al passato non lavora sull’insieme, ma sui particolari, che, destoricizzati, vengono esaltati e resi contemporanei. Complice l’esposizione di differenti elementi – immagini, creazioni iconiche come le camicie bianche, dettagli di stile, crinoline -, è stato creato un percorso esperienziale che invita lo spettatore a scoprire l’universo dello stilista e a comprendere le contaminazioni con la storia, in particolare con l’epoca napoleonica. Una mostra che, come affermato da Rita Airaghi, Direttore della Fondazione Gianfranco Ferré, rimanda ai criteri con cui viene affrontato il suo lascito creativo, costante oggetto di ricerca e di studio. In altre parole, da ciò che Gianfranco Ferré ha creato è possibile ricavare e proporre impressioni sempre nuove, capaci di sorprendere e spesso di stupire.
Nella mostra Michel Comte “Neoclassic”, invece, le emozioni di un antico passato sono reinterpretate con rigorosa poesia da uno fra i più prestigiosi fotografi contemporanei.
Per Michel Comte il Neoclassicismo da sempre prima ispira e poi porta alla distruzione. Tuttavia, ancora oggi, il fascino dell’arte neoclassica rimane immutato nella storia, nella moda e nel design. Comte racconta il suo modo di interpretare la parabola neoclassica attraverso un percorso di sculture, installazioni di luce e immagini fotografiche, riflettendo sul fatto che la bellezza artistica persiste al di là di ogni ideologia.
Un’esposizione fotografica impostata, quindi, in chiave filosofica grazie alla quale porre l’attenzione sulla storia e sul suo valore oltre il tempo.

A corollario delle mostre, due cataloghi pubblicati da Skira Editore.

Ferré e Comte/ DETTAGLI. Grandi interpreti fra moda e arte
Palazzo del Governatore
Piazza Giuseppe Garibaldi, Parma
30 settembre 2016 – 15 gennaio 2017

martedì 5 aprile 2016

ART & CULTURE_White. il bianco della moda

Jean Paul Gaultier

Giorgio Armani


Gianfranco Ferré

Dal 15 aprile al 12 giugno 2016 la città di Carpi (Modena) ospita nelle sale dei Musei di Palazzo dei Pio la mostra WHITE. Il bianco nella moda. Trenta capi iconici di grandi stilisti italiani e internazionali – da Giorgio Armani a Vivienne Westwood, passando per firme quali Pierre Cardin, Gianfranco Ferré, John Galliano, Miuccia Prada, Gianni Versace – raccontano come i maggiori fashion designer del mondo abbiano affrontato la tinta simbolo di purezza per antonomasia. 
L’esposizione, a cura di Manuela Rossi, è ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio in collaborazione con Carpi Fashion System e si collega in modo diretto alla vocazione manifatturiera di Carpi, città capofila di un distretto del tessile capace in provincia di Modena di coinvolgere circa 2.600 aziende, con un fatturato annuo stimato attorno ai 3 miliardi di euro, di cui circa il 30% ottenuto dalle esportazioni. 
L’allestimento riproduce lungo le logge di Palazzo dei Pio una passerella da sfilata, trasformandola in una ideale time-line sulla quale passano in rassegna i modelli in prestito dagli Archivi di Ricerca Mazzini di Massalombarda (RA), che con i suoi oltre 250mila abiti e accessori è una delle più complete raccolte italiane dedicate alla storia della moda. Il percorso si snoda così lungo la parentesi cronologica che va dal 1960 – in coincidenza del Boom Economico, che ha significato per Carpi l’affermazione dell’industria tessile – fino al 2010, assunto come anno simbolico delle nuove sfide che il comparto della moda è chiamato ad affrontare.

La mostra si apre con una sezione che, grazie a riviste d’epoca e a strumenti multimediali degli archivi del Labirinto della Moda di Carpi, introduce il pubblico al vocabolario tipico della moda, ai concetti base che regolano l’attività creativa dei fashion designer, offrendo quindi gli strumenti necessari ad avvicinarsi agli abiti esposti in modo critico.
Il primo periodo affrontato riguarda gli Anni Sessanta e Settanta, interpretati come momento di forte contestazione delle regole e delle tradizioni: si trovano qui esposti i modelli no logo in uso nella Swinging London – con la scelta da parte degli stilisti di non “brandizzare” le proprie creazioni in polemica con il sistema consumistico – ma anche gli ormai leggendari corsetti punk di Vivienne Westwood, fino ad arrivare alle fantasiose sperimentazioni della giapponese Rei Kawakubo, che ideando sul finire degli Anni Settanta il marchio Comme des Garçons getta un inedito ponte tra la sensibilità orientale e lo stile occidentale.

La sezione dedicata agli Anni Ottanta e Novanta presenta senza soluzione di continuità tutti i maestri dell’Età dell’Oro del made in Italy: Armani, Prada, Versace e soprattutto Gianfranco Ferré, vero e proprio filosofo della camicia bianca, che trasformò da capo apparentemente semplice e umile in autentico feticcio, tela candida sulla quale trasferire le proprie straordinarie intuizioni. Accanto a modelli di grande successo anche progetti più arditi e curiosi, forse poco incisivi in termini di fortuna commerciale ma a loro modo storici: come le creazioni surreali del misconosciuto Bobo Kaminsky, firma collettiva del gruppo di stilisti veneti da cui sarebbe emerso Renzo Rosso.
L’ultima sezione guarda al Nuovo Millennio, alle evoluzioni dello stile e all’introduzione di materiali inediti – l’analisi dei tessuti, dai più immediati a quelli sperimentali, è uno tra i fili conduttori dell’intera mostra – passando dalle creazioni di John Galliano ai più recenti prodotti griffati Prada.  


WHITE. Il bianco nella moda
1960-2010: da Pierre Cardin a Prada

A cura di Manuela Rossi
In collaborazione con Carpi Fashion System
Dal 15 aprile al 12 giugno 2016
Carpi (MO) – Musei di Palazzo dei Pio, Piazza dei Martiri, 68


mercoledì 18 marzo 2015

ART & CULTURE_Appunti di stile by Gianfranco Ferré








Si riportano alcuni appunti di Gianfranco Ferré in merito alla camicia bianca. Riflessioni, considerazioni, digressioni dalla viva voce dello stilista circa il capo icona del suo stile e della sua creatività. A dimostrazione che la camicia bianca non rappresentava per lui un semplice capo d’abbigliamento, bensì la summa esemplificativa di arte e cultura, dove filosofia, progettualità visionaria e architettura all’unisono celebravano la femminilità nella sua autenticità ed eleganza.

“E’ fin troppo facile raccontare la mia camicia bianca. E’ fin troppo facile dichiarare un amore che si snoda come un filo rosso lungo tutto il mio percorso creativo. Un segno - forse “il” segno - del mio stile, che rivela una costante ricerca di novità ed un non meno costante amore per la tradizione.
Tradizione e novità sono infatti gli elementi da cui prende il via la storia della camicia bianca Ferré. La tradizione, il dato di partenza, è quella della camicia maschile, presenza codificata e immancabile nel guardaroba, che ha fornito uno stimolo incredibile al mio desiderio di inventare, alla mia propensione a rileggere i canoni dell’eleganza e dello stile, giocando tra progetto e fantasia. Letta con glamour e poesia, con libertà e slancio, la compassata e quasi immutabile camicia bianca si è rivelata dotata di mille identità, capace di infinite modulazioni. Sino a divenire, credo, un must della femminilità di oggi...
Nel lessico contemporaneo dell’eleganza, mi piace pensare che la mia camicia bianca sia un termine di uso universale. Che però ognuno pronuncia come vuole...

Questo processo di elaborazione mostra sempre un intervento ragionato sulle forme. Mai uguale a se stessa, eppure inconfondibile nella sua identità, la blusa candida sa essere leggera e fluttuante, impeccabile e severa quando conserva il taglio maschile, sontuosa ed avvolgente come una nuvola, aderente e strizzata come un body. Può essere enfatizzata in alcune sue parti, il collo ed i polsi innanzitutto, oppure ridotta ed intenzionalmente privata di alcune sue parti: la schiena, le spalle, le maniche. Si gonfia e lievita con il movimento, quasi in assenza di gravità. Svetta come una corolla incorniciando il viso. Scolpisce il corpo per trasformarsi in una seconda pelle. E’ la versatile interprete delle più svariate valenze materiche: dell’organza impalpabile, del taffettà croccante, del raso lucente, della duchesse, del popeline, della georgette, dello chiffon...”