Visualizzazione post con etichetta Tod's. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tod's. Mostra tutti i post

mercoledì 13 settembre 2017

LEISURE_the MICAM 84




Nei prossimi giorni Milano sarà fashion week. Dal 20 al 25 settembre, infatti, andranno in scena le collezioni per la primavera-estate 2018 con 63 sfilate, 94 presentazioni, 2 presentazioni su appuntamento e 20 eventi in calendario. Ma non è tutto…per la prima volta, infatti, in linea con la nuova sinergia di conciliare le manifestazioni moda presenti a Milano, dal 17 al 20 settembre andrà in scena l’84esima edizione di “the MICAM”: in tal modo, l’ultimo giorno del salone dedicato alla calzatura coinciderà con il primo della settimana della moda.
L’unificazione di sfilate e fiere milanesi negli stessi giorni è il risultato di un progetto ambizioso, frutto della volontà da parte di tutta la filiera della moda e con il supporto delle istituzioni di “fare sistema”: una sovrapposizione “strategica”, che si pone l’obiettivo di rendere Milano vero e proprio simbolo del made in Italy.
A sostegno del manifatturiero italiano si schierano anche i grandi brand del mondo della moda: confermata, infatti, la presenza nella Fashion Square dei big Fendi, Salvatore Ferragamo, Gucci, Prada e Tod’s, a cui si aggiungono nuovi ed importanti adesioni come Giorgio Armani, Jimmy Choo, Sergio Rossi ed Ermenegildo Zegna.
Continua inoltre il viaggio nei gironi infernali della “Divina Commedia”, il tema scelto da Assocalzaturifici per il lancio della nuova campagna immagine dell’esposizione internazionale della calzatura: dopo la “Lussuria”, a settembre “the MICAM” sceglie di puntare sulla “Seduzione” per raccontare la bellezza e la qualità artigianale della scarpa italiana.
Non mancheranno sfilate, seminari e presentazioni a cura di WGSN, nel ricco palinsesto della the MICAM Square al Padiglione 7 e, tra gli appuntamenti, un’imperdibile serata il 17 settembre presso la the MICAM Fashion Square al Padiglione 1 con l’ospite d’eccezione Bob Sinclar.

E ancora, dal 15 al 30 settembre, presso Spazio Borgonuovo, nel quadrilatero della moda milanese, the MICAM presenterà una speciale mostra fotografica ideata da Giovanni Gastel sul tema delle ”similitudini”. Il famoso fotografo partirà da un dettaglio delle calzature Made in Italy, selezionate tra gli associati di Assocalzaturifici, per ricercare oggetti o particolari da abbinare, al fine di comporre l’immagine.

giovedì 5 maggio 2016

STYLE_Il mocassino


Codici vestimentari a parte, non si può evitare di citare il mocassino, proponendone brevemente la sua storia. Adorabile modello del guardaroba maschile, felice compagno di mises formali in doppio petto così come di look casual – fintamente trasandati quel tanto che basta per denotare una naturale inclinazione al culto dell’eleganza -, è stato sdoganato anche nell’universo femminile, assumendo un ruolo d’indubbia rilevanza per abbinamenti d’avanguardia, quintessenza di glamour, stile ed eccentrica novità.
Una novità, tuttavia, relativamente recente, visto che il mocassino tout court vanta una radicata appartenenza alla scena del costume. Una tradizione che ha cavalcato secoli di storia e cultura, legandolo alle civiltà più disparate. I primi antenati delle nostre tanto adorate dandy shoes, infatti, vanno ricercati negli Indiani del Nord America e nei loro pezzi unici di morbida pelle che fasciavano il piede per alzarsi lungo i fianchi. Un’origine oltre che formale anche semantica: il termine mocassino, infatti, deriva dalla traduzione della parola “calzatura” nella lingua Algonquan, parlata dai pellerossa.
Bisogna aspettare fino al 1932, però, perché il mocassino si diffonda nella forma più simile a quella attuale: siamo negli anni in cui la famiglia americana Spaulding inizia la produzione di comode calzature ispirate a quelle indossate per la mungitura dai produttori lattiero-caseari norvegesi, ritratti in un servizio del magazine Esquire. Scarpe che, a loro volta, devono la loro origine a quelle dei Lapponi, ricavate da più pezzi di cuoio cuciti insieme.
Gli anni ’30 segnano una svolta: il mocassino vive il suo periodo d’oro, apprezzato nella forma e valorizzato nella sua calzata. Nel 1936 l’azienda americana GH Bass, di proprietà del fabbricante di stivali John R. Bass, lancia i Weejun Loafer, dove Weejun sta per Norwegian (norvegese), mentre Loafer significa “scansafatiche”. A Bass si deve un’altra importante invenzione, che diventerà la cifra stilistica per antonomasia del mocassino: la mascherina a forma di labbra, destinata in seguito a ospitare la tipica monetina da un penny. Leggenda narra che questo intaglio stondato sia stato ispirato dalla bocca della moglie di John – Alice Bass – che baciava sempre le sue calzature prima di uscire. Favolistica a parte, inizialmente il mocassino Weejun non viene bocciato dai critici di moda in quanto “slipper” (babbuccia) e quindi sconsigliabile per gli utilizzi quotidiani e formali.
Dal canto suo, però, questa particolare scarpa vanta una comodità unica e impareggiabile rispetto a quella offerta dai modelli comunemente indossati. Un confort che induce Fred Astaire ad adottarla come calzatura d’ordinanza sia per quanto balla il tip tap che per le uscite più mondane, abbinata a un sofisticato frac. È il preludio di un’apoteosi sancita dai giovani americani dei campus universitari, che li eleggono parte integrante dell’abbigliamento informale. Sempre loro è l’abitudine di inserire nella mascherina a forma di labbra quel penny che diviene una sorta di accessorio dell’accessorio. Tanto da ribattezzare il mocassino – a ragion veduta – “penny loafer”.
Dagli anni ’50 fino ai ’70, complice un benessere economico sempre maggiore e un desiderio crescente di seguire le tendenze o, addirittura, dettare moda, lo stile Ivy League esce dai campus americani per approdare nelle strade di tutto il mondo e in ogni categoria sociale. Bandite tutte le distinzioni/discriminazioni che lo volevano relegato a un look da camera e vietato negli abbinamenti formali, il mocassino conquista la scena universale dello stile, divenendo uno dei simboli di un’eleganza d’antan, figlia di un culto del buon gusto e della sua esaltazione per mezzo di tutti quei dettagli volti a enfatizzare un’implicita – quanto naturale – vocazione al vestir bene.
Conquista la scena artistica, grazie al favore dei jazzisti, così come quella manageriale, idolatrato nel suo fascino raffinato da operatori finanziari e capitani d’industria. È tempo di modernismo e voglia di rinnovamento, tanto che Fratelli Rossetti lo reinterpreta sostituendo la mascherina a bocca con un’applicazione di metallo rivettato e trattando la pelle con un inedito effetto sfumato-anticato. Siamo agli albori del 1968, periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali in tutto il mondo: il marchio italiano, in anticipo sulla svolta epocale, con coraggio ne estetizza lo spirito rivoluzionario, lanciando la versione yacht, foderata in spugna in modo tale da essere indossata senza calze, e la rielaborazione in forma di stivale o sandalo.
Dalle modifiche radicali degli anni ’70 all’opulenza degli ’80 il passo è breve e, sulla scia di un continuo ed esaltante connubio tra moda e cultura, il mocassino si presenta in grande spolvero per calcare le scene delle occasioni più glamour. L’informalità a cui era stato relegato è ormai un vago ricordo: ora si propone in tutta la sua fulgida eleganza, emblema sempre più enfatizzato di un antico dandysmo pronto a riconquistare il ruolo di rilievo che gli spetta nella scena del costume. Rinnovato nelle linee, rivisitato nelle forme, interpretato in numerose varianti, spesso alquanto fantasiose, il mocassino approda nel guardaroba maschile, assurgendo a caposaldo di un’eleganza dinamica e confortevole, ma al tempo stesso raffinata e chic, pronta a imporsi a passi sempre più svelti quale nuovo concetto di eleganza. Eccolo quindi abbinato a look da day time così come a patinate mises da uscite di gala: è forse in questi anni che scopre la sua versatilità, grazie alla quale concedersi con garbo a casual outfit e, contemporaneamente, a première e red carpet, compagno di raffinati smoking nelle versioni più preziose, che lo vogliono imbellettato di passamanerie e ogni altro elemento volto ad arricchirne la foggia.

Estetica a parte, meritevole è un focus sulla sua elaborazione strutturale, magari con la specifica di qualche termine tecnico. La sagomatura viene realizzata con una cucitura sul tallone, la parte anteriore che copre le dita viene chiamata centrino o vaschetta, la fascia prima della linguetta sul collo del piede mascherina. La sua costruzione è l’esatto contrario di quella delle altre scarpe in cui la tomaia copre la punta, il collo e il calcagno, per scendere al sottopiede dove viene fissata. Vi è anche il modello montato o finto mocassino, costruito normalmente con tomaia unita al sottopiede. Quello detto tubolare, invece, può essere costruito senza suola o sottopiede o addirittura privo di entrambi: la suola è costituita da tomai e fodera unite insieme o dalla sola tomaia. Si tratta di un modello prettamente estivo, da indossare senza calze e, proprio per questo, definito da molti “caprese”. Fra i marchi storici che hanno fatto del mocassino uno dei loro tratti distintivi, oltre a Fratelli Rossetti vanno ricordati senza dubbio Quintè di Milano e Gucci, che l’ha adornato del suo celeberrimo morsetto. Più innovativo, ma non meno privo di fascino, il brand Tod’s, che ha rilanciato il mocassino da guida, ovvero quello tempestato di 133 gommini sulla suola: per un’aderenza di classe…qualunque sia l’occasione!

lunedì 9 marzo 2015

ART & CULTURE_Stardust David Bailey


Oltre 300 scatti in mostra al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano per descrivere l’estro creativo di uno dei fotografi più emblematici ed influenti al mondo, colui che ha dato un contributo significativo all’evoluzione delle arti visive e ha ispirato Antonioni per il film “Blow-up”: David Bailey. “Stardust”, questo il titolo della mostra visitabile sino al 2 giugno 2015, offre al pubblico uno sguardo inedito su un artista iconico, che ha ritratto in modo creativo e sempre stimolante soggetti e gruppi: molti di loro famosi, alcuni sconosciuti, tutti coinvolgenti e memorabili.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura e Tod’s, la mostra segna l’inizio di una collaborazione pluriennale tra la prestigiosa azienda internazionale e il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea per la produzione di grandi mostre sugli artisti protagonisti del nostro tempo.
Universalmente riconosciuto come uno dei padri fondatori della fotografia contemporanea, David Bailey (Londra, 1938) è l’autore di alcuni tra i ritratti più iconici degli ultimi cinque decenni. I suoi primi lavori hanno definito, e allo stesso tempo catturato, l'atmosfera degli anni ‘60 a Londra, quando con i suo scatti ha fatto nascere stelle di una nuova generazione, tra cui Jean Shrimpton e Penelope Tree. Scardinando le rigide regole che avevano guidato la precedente generazione di fotografi ritrattisti e di moda, Bailey ha saputo incanalare nel suo lavoro la novità e l'energia della street culture londinese, creando quella freddezza casual che ha contrassegnato il suo stile.
Curata dallo stesso artista e realizzata in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra e con il magazine ICON, la mostra contiene una vasta serie di fotografie, selezionate personalmente da Bailey come le immagini più significative o memorabili della sua carriera, che ha attraversato più di mezzo secolo.
Innovativa e provocatoria, l’opera d Bailey include immagini intense ed evocative di attori, scrittori, musicisti, registi, icone della moda, designer, modelli, artisti e persone incontrate nel corso dei suoi viaggi.
Il coinvolgimento tra artista e soggetto è palpabile e presente in tutti i suoi scatti: da quelli realizzati con celebrities come Meryl Streep, Johnny Depp, Jack Nicholson e Kate Moss, ai nudi di sconosciuti volontari che hanno posato per il suo progetto “Democracy” tra il 2001 e il 2005; dalle icone della musica come i Beatles o i Rolling Stones, a grandi protagonisti delle arti visive come Salvador Dalì ritratto insieme ad Andy Warhol, ma anche Francis Bacon o Damien Hirst.
Il percorso della mostra non procede cronologicamente, ma per temi, mettendo a confronto generei molto diversi: dalla fashion photography agli still lives, fino alla fotografia di viaggio. La mostra ripercorre per capitoli ritratti, luoghi e personalità insieme agli scatti raccolti da Bailey intorno al mondo: immagini dell’India, dell’Australia, della Papua Nuova Guinea e del Sudan convivono così in un continuum con quelle dell’East End londinese e quelle più glamour delle “Pin- Up”.
Per questa esposizione, l’artista ha realizzato nuove stampe in gelatina d’argento, che gli hanno permesso di rivedere ogni singola immagine. Il suo stile inimitabile e senza tempo cattura lo Zeitgeist e la vitalità della cultura moderna attraverso la sua peculiare interpretazione: le immagini trasmettono una creatività e un temperamento che sono inequivocabilmente targati Bailey.
A corollario della mostra, il catalogo, edito per l’Italia da Skira Editore, contenente un saggio di Tim Marlow, direttore alla Royal Academy di Londra.

Stardust David Bailey
Fino al 2 giugno 2015
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, via Palestro 14, Milano

venerdì 21 novembre 2014

ART & CULTURE_Glitch





Arte e cinema dialogano tra di loro al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano con la collettiva GLITCH, che riunisce opere di artisti italiani delle ultime generazioni con le quali esplorare le relazioni di linguaggio e contesto tra due diversi mondi. La mostra è la più ampia panoramica dedicata finora in Italia ad uno dei temi centrali dell'arte contemporanea.
Promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, PAC e CIVITA, l’esposizione introduce il visitatore in un percorso affascinante che si addentra nel mondo immaginario situato all’esatta intersezione tra tecnologia e arte. Complice di questa magica esplorazione, il linguaggio più attuale in assoluto: quello dell’immagine in movimento. Viene così a crearsi un luogo tutto italiano dove Milano si trova perfettamente a suo agio, essendo la capitale della creatività italiana e, al tempo stesso, dell’industria e dell’innovazione tecnologica.
La mostra partecipa a Milano Cuore d’Europa, il palinsesto culturale multidisciplinare dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano dedicato all'identità europea del capoluogo lombardo anche attraverso le figure e i movimenti che, con la propria storia e la propria produzione artistica, hanno contribuito a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale.
Commissionata dal nuovo Comitato Scientifico del PAC - alla sua seconda mostra - e curata da Davide Giannella, GLITCH presenta una selezione di opere tra film, installazioni, fotografia e performance, realizzate da artisti italiani negli ultimi quindici anni, dal 2000 al 2015, con pochissime eccezioni che suggeriscono antecedenti e contrappunti.
Il titolo della mostra si rifà al linguaggio dell’elettronica e del digitale: il glitch è una distorsione, un’interferenza non prevista all’interno di una riproduzione audio o video, un’onda breve e improvvisa che dura un istante e poi si stabilizza. Un momento inatteso che può diventare rivelatore, come possono esserlo le opere in mostra: tracce di un territorio i cui confini sono in costante via di definizione, tesi e sfumati tra diversi sistemi critici, di produzione, distribuzione e fruizione.
Filo conduttore è l’idea di storytelling, di rifrazione tra narrativa lineare e non lineare, verità e finzione, ma anche di ricerca attorno all’atto di guardare e di montare storie: elementi fondanti del cinema e trame dell’arte recente, ma soprattutto strumenti nella creazione di miti e immaginari attraverso differenti linguaggi.
Il passaggio definitivo al digitale ha portato allo snellimento degli strumenti e all'assottigliamento dei costi nella produzione e distribuzione di immagini in movimento. Quelle che sino a pochi anni fa erano, per qualità formale e costi, produzioni esclusive dell’industria cinematografica, sono oggi alla portata di un sempre più ampio numero di autori. L’episodio dell’11 Settembre 2001 ha decretato in maniera definitiva quanto la creazione e rielaborazione di immagini sia dominio di tutti e come i racconti, per quanto frammentati, siano generatori di immaginari prima ancora che testimonianze di realtà, rendendo il reale fittizio e materializzando finzioni.
A questo si è aggiunta nel 2003 la nascita di youtube.com: sempre più artisti visivi - anche in Italia - si sono avvicinati alla sperimentazione nell’ambito delle immagini in movimento, superando o discostandosi della videoarte per avvicinarsi al linguaggio più narrativo del cinema e all'immediatezza di internet. Il risultato è l’allargamento di quell’area di confine in continua evoluzione, l’interstizio tra territori attigui, ma ancora distinti, chiamato Art Cinema.
GLITCH si sviluppa su tre livelli principali, tre aree che si muovono intorno all'idea di opera filmica.
Il primo livello, quello cinematografico, trasforma il PAC in un multisala: 64 film d’artista sono stati suddivisi in due programmi, che verranno proiettati a giorni alterni all’interno di tre mini-cinema realizzati ad hoc per la mostra. Le opere, raccolte in serie e per temi, avranno soprattutto carattere narrativo: produzioni di artisti che lavorano nella cornice dell’arte contemporanea o meta-film, appartenenti all’ampia categoria del cinema sperimentale.
Il secondo livello, quello delle installazioni, contiene opere che instaurano relazioni con il linguaggio e l’immaginario cinematografico e funzionano come declinazioni, traduzioni o presupposti dei lavori filmici.
Il terzo livello, quello performativo, propone performance come dispositivi dal vivo di immagini in movimento, presentando progetti che sfondano la dimensione dello schermo, oppure creano relazioni multimediali o ancora analizzano e sottolineano, reinterpretandoli, elementi specifici del cinema.
La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano. L’allestimento dei mini cinema è realizzato con materiale Alcantara prodotto in due speciali versioni.
Seguendo una precisa volontà di collaborare con altri progetti e istituzioni attive sul territorio, in occasione della mostra il PAC collabora con Careof DOCVA, che presenta all’interno del proprio spazio espositivo in via Procaccini Diamanti: una mostra di approfondimento che ripercorre la filmografia e la produzione degli artisti italiani selezionati per Glitch, attraverso i preziosi materiali conservati nell’archivio video.

GLITCH
Interferenze tra arte e cinema in Italia
a cura di Davide Giannella
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano
Fino al 6 gennaio 2015 

martedì 3 settembre 2013

LEISURE_Milano Moda Donna: 18/23 settembre 2013



Qualche prima anticipazione, perlomeno in numeri, relativamente alla prossima edizione di Milano Moda Donna - in programma dal 18 al 23 settembre 2013 - dedicata alle collezioni prêt-à-porter primavera/estate 2014.
Ricco e interessante il calendario di appuntamenti: previsti 74 show, per 67 diverse case di moda. 8 le nuove sfilate in calendario: Costume National, che dopo oltre 20 anni torna sulle passerelle milanesi; Tod’s, che debutta con la direzione creativa di Alessandra Facchinetti, mentre Fay sfilerà per la prima volta con la collezione disegnata dalla coppia Aquilano e Rimondi; Philipp Plein; Stella Jean; Angelo Bratis; dulcis in fundo, due tra i giovani designer più amati da buyers, stampa e pubblico, Fausto Puglisi e Massimiliano Giorgetti con il brand MSGM.
Una predilezione, quella per i giovani talenti, avvalorata dalla conferma in calendario di altri importanti nomi che già nelle passate edizioni di Milano Moda Donna hanno presentato le loro collezioni a ritmo di passerella - Andra Incontri, Gabriele Colangelo, Marco De Vincenzo, Chicca Lualdi Beequeen, Sergei Grinko, Cristiano Burani – e dallo show N.U.De Nue Upcoming Designers in programma lunedì 23 settembre. A corollario, ad arricchire un così promettente calendario, presentazioni, eventi mondani e culturali e appuntamenti che mettono al centro dell’attenzione Milano e la moda, facendo del capoluogo milanese un crocevia di persone, passioni e visioni.