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mercoledì 15 gennaio 2014

PEOPLE_Gian Paolo Barbieri: la fotografia diventa moda









Adora scattare in analogico; non ritocca le fotografie; ha comprato la sua prima Reflex Woiglander 35 mm a rate; reputa moderne icone di stile Uma Thurman e Virna Lisi; rimpiange di non aver fotografato gli oggetti del palazzo della Regina a Tananarive in Madagascar. Gian Paolo Barbieri: l’occhio, il cuore, la mente della fotografia, come amava definirlo l’amico Gianfranco Ferré. Un uomo dal gusto estetico eccelso, capace di creare con la sua arte un sogno che evoca un mito: quello della moda. Ripercorre la sua vita artistica è come fare un viaggio nel tempo, a bordo di quello stesso obiettivo che ha immortalato gli albori del prêt-à-porter firmati Valentino, Versace, Armani e Ferré. Milanese di nascita, Barbieri approda alla fotografia da autodidatta, mosso dalla passione per il cinema che lo conduce, giovanissimo, nella Roma della Dolce Vita. Qui fotografa aspiranti divi, mostrando un talento naturale per la fotografia di moda, un’attività sconosciuta nell’Italia dell’epoca in cui non esistono riviste patinate né, tantomeno, la moda propriamente detta. Si trasferisce a Parigi e diviene assistente di Tom Kublin, fotografo di Harper’s Bazaar: un incontro di soli 20 giorni - interrotto dalla morte dello stesso Kublin - ma che ne segna la carriera. Il suo impegno nella moda s’intensifica: nel 1963 pubblica alcune immagini su Novità - rivista che nel 1966 diventa Vogue Italia – iniziando la collaborazione con la Condé Nast con cui in seguito scatta per l’edizione francese e americana di Vogue. Non esistendo ancora la figura del fashion editor, deve inventare il setting e pensare alle pettinature, al trucco, ai gioielli, ricorrendo spesso a materiali insoliti: emblematica la cover per la quale utilizza come orecchini delle palline da ping pong dipinte con la madreperla. Un talento, il suo, con cui vince il Premio Biancamano come miglior fotografo italiano (1968) e rientra tra i quattordici migliori fotografi di moda internazionali secondo il settimanale tedesco Stern (1978). Nel 1964 apre uno studio a Milano e qualche anno più tardi inizia il sodalizio con il prêt-à-porter. Dall’incontro con Walter Albini capisce l’importanza di entrare nella mente dello stilista e diventarne l’occhio attraverso la macchina fotografica. Un’ambizione che diviene realtà con Valentino, con il quale inventa l’attuale concetto di campagna pubblicitaria, contribuendo, al contempo, a definire l’ideale femminile dello stilista: le collezioni vivono grazie allo stile fotografico che ne interpreta le idee e alle modelle che ne personificano lo spirito. La prima campagna è preparata in studio e Barbieri dimostra la sua visionaria capacità di creare ambienti e situazioni: quintali di semolino divengono le dune di un deserto in cui si staglia una meravigliosa Mirella Petteni. Da allora gli scatti con volti noti si susseguono: una seducente Jarry Hall su fondo astratto con abito nero dalla profonda scollatura; una memorabile Veruschka coperta da un velo sottile, look ripreso anni dopo da Herb Ritts; una sofisticata Audrey Hepburn che per timore di sporcare il fondale bianco si portava le pantofole da casa; un’ammaliante Monica Bellucci, protagonista del calendario di GQ del 2001. Ha immortalato lo stile di Armani, Versace e Ferré, fino ai recenti lavori con Dolce & Gabbana, Pomellato, Giuseppe Zanotti.
Negli anni ’90 decide di raccontare la bellezza della natura in un mix tra fotografia etnografica, di moda e reportage. Viaggia alla scoperta di luoghi lontani, alla ricerca di un’antica spontaneità. A guidarlo il richiamo dell’arte e l’amore per Gauguin: gli stessi riferimenti con cui ritrae nel 2007 i soggetti per il calendario Epson. Le nature morte di Barbieri - scelte da David Bailey per un’esposizione al Victoria & Albert Museum di Londra e dal Kunstforum di Vienna - hanno un fascino particolare: non posano ma vivono, rivelando una costante ricerca della perfezione, quintessenza di uno stile prezioso e di un’eleganza naturale. 

lunedì 25 novembre 2013

LEISURE_Bags for Africa 2013 è vintage!



Come è ormai tradizione, anche quest’anno torna Bags for Africa. L’asta di beneficenza, organizzata da COOPI – Cooperazione Internazionale, si terrà il 26 novembre nel Salone d’Onore della Triennale di Milano, a partire dalle 18:30. L’evento è realizzato con il patrocinio del Comune di Milano ed EXPO2015, in collaborazione con Camera Nazionale della Moda Italiana, Christie’s Italia, Morino Studio e Vanity Fair.
All’asta hanno aderito 45 aziende che hanno donato una borsa in stile vintage. Questa quarta edizione ha un tema speciale per ricordare un periodo memorabile non solo per la moda, ma anche per COOPI fondata nel 1965.
Oltre ai big della moda, verrà battuta all’asta anche una mini-collezione di borse realizzate da Martina Maggiorelli con le artigiane del progetto COOPI in Marocco. Martina aveva vinto il concorso “Giovani stilisti per una moda solidale” organizzato nella passata edizione in collaborazione con lo IED moda Milano.
Le borse verranno battute da Renato Pennisi della casa d’asta Christie’s. Madrina della serata la conduttrice televisiva Camila Raznovich.
Per la prima volta quest’anno, sarà possibile contribuire alla raccolta fondi di Bags for Africa anche facendo una donazione per 10 paia di occhiali di YOBE Eyewear, ognuno dedicato a una donna africana e alla sua storia. L’occhiale diventa un invito simbolico a guardare oltre i confini, a leggere dentro ognuno di noi.
I fondi raccolti saranno destinati ai progetti di COOPI contro la malnutrizione in Niger e Ciad. Donne e bambini i principali destinatari degli interventi: la sfida è quella di combattere la malnutrizione da più fronti, attraverso il rafforzamento delle capacità locali di diagnosticare, prendere in carico e curare la malnutrizione acuta; la diffusione delle buone pratiche nell’alimentazione della famiglia e dei neonati; la promozione del ruolo della donna; la gestione immediata dei casi di malnutrizione.
Le aziende che hanno aderito a Bags for Africa IV edizione: Agatha Ruiz de la Prada, Alberta Ferretti, Alviero Martini 1^ Classe, Antonio Marras, Braccialini, L’Autre Chose, Benedetta Bruzziches, Brunello Cucinelli, Carta e Costura, Cinzia Rocca, Cividini, COSTUME NATIONAL, CO I TE, Daniela Bentivoglio, Daniela Gerini, Eduardo Wongvalle, Ermanno Scervino, Fratelli Rossetti, Gabs, Giancarlo Petriglia, Giuseppe Zanotti Design, Hogan, John Richmond,  Lorenzo Riva, Marta Ferri, Martino Midali, Mywalit, Moschino, Piquadro, Renato Balestra, Roberto Cavalli, Rodo, Roger Vivier, Salvatore Ferragamo, Santoni, StefanomanO, Stella Jean, THALÉ BLANC, Tiziana Fausti, Tod’s, Trussardi, Valentino Orlandi, V°73, Vivienne Westwood, Zagliani.
Sponsor: IDMC, Ferrari, Spazio Libia3 Porcelanosa, YOBE Eyewear, Visconti Banqueting.

Bags for Africa – IV edizione
26 novembre 2013 – ore 18.30
Salone d’Onore - Triennale di Milano, via Alemagna 6, Milano 

giovedì 10 gennaio 2013

LEISURE_Ai blocchi di partenza Milano Moda Uomo








Ecco qualche numero per l’evento fashion che terrà banco nei prossimi giorni a Milano, mettendo in scena il meglio della moda maschile – abbigliamento e accessori - per l’autunno/inverno 2013-14: 12-15 gennaio 2013, 39 sfilate per 38 brand (doppio show per Ermenegildo Zegna), 27 presentazioni a cui sommarne 8 su appuntamento, 3 eventi speciali. Questo, in cifre, il sunto di Milano Moda Uomo. Dal punto di vista stilistico, lo spettacolo sarà tutto da ammirare, cercando di capire le tendenze per lui per la prossima stagione fredda. Comun denominatore a questo fitto susseguirsi di appuntamenti, l’eleganza tout court, declinata nella sua versione più formale così come in quella più urban e outwear, quintessenza, in ogni caso, di stile e creatività.
A fare da apripista la sfilata di Corneliani, a chiudere, martedì 15 gennaio, gli show di Dsquared2, Giorgio Armani, Diesel Black Gold che, per l’occasione, festeggia un anno dal ritorno sulle passerelle milanesi, Roccobarocco e Enrico Coveri. Storici brand italiani che si contendono la scena con alcuni tra i più importanti marchi stranieri – John Varvatos, Burberry Prorsum, Vivienne Westwood – a dimostrazione del ruolo centrale di Milano quale capitale e punto di riferimento dello stile maschile. Riconfermato, inoltre per l’imminente edizione di gennaio 2013, Daks, mentre si dà il bentornato a Belstaff, assente dalla kermesse milanese 2009.
La città diventerà così un crocevia di persone, culture, tendenze, interessi, ponendo al centro dell’attenzione lo stile in tutte le sue accezioni. A enfatizzare il ruolo così nevralgico di Milano, le eleganti boutique e gli showroom del centro che, per l’occasione, diventeranno teatro privilegiato per le presentazioni di moltissimi brand: dagli accessori - Alberto Moretti, Church’s, Car Shoes, Giuseppe Zanotti Design Homme, Fratelli Rossetti, Jimmy Choo Man, Valextra - all’abbigliamento - Ports1961, Pal Zileri, Roberto Cavalli Class, Ballantyne, Ermanno Scervino. Un modo per vivere da vicino le collezioni, apprezzandole nel dettaglio e scoprendole in ogni segreto sartoriale.
Sfilate, passerelle, presentazioni ma anche eventi speciali….a partire da Valentino che ha scelto Milano Moda Uomo per il lancio del camouflage, per proseguire con Caruso e il suo evento “In menswear do as the italians do” e finendo con la presentazione della capsule collection Sportmax “Carte blanche by Ambra Medda in collaboration with Ying Wu”.
Quattro giornate ricche di appuntamenti speciali e imperdibili, all’insegna della qualità e dello stile, declinati nelle loro sfaccettature più consone e in linea con le richieste del mercato. Non quindi una fiera delle vanità, bensì uno spettacolo dal vivo di un bello e ben fatto che diviene concreta testimonianza della moda che verrà. 

mercoledì 29 agosto 2012

STYLE_Street Slippers















Slippers, babouches o pantofole che dir si voglia, queste meravigliose creazioni sdoganate dall’indoor all’outdoor, saranno le protagoniste per eccellenza della prossima stagione autunno-inverno 2012. Con il loro fascino un po’ d’antan, che rimanda all’epoca del dandysmo puro, tornano intatte nella loro personalità un po’ snob ma tremendamente chic, pronte a conquistare un posto d’onore nelle scarpiere di vere affezionate dello stile tout court. Via libera alle interpretazioni: dal regale velluto al glamour cavallino, passando per il tartan, arricchite di paillettes, nappine e ramage - a delineare sul collo del piede corone, stemmi blasonati, teschi transgender –, o tempestate di borchie e cristalli che impreziosiscono l’intera calzatura o dettagli come il tacco, oppure semplici e lineari, fiere della loro linea affusolata, sempre e comunque con quell’allure che contraddistingue chi le indossa per disinvoltura e rilassatezza stilosa. Infinte le combinazioni: dall’abbinamento a un abito imperiale a un pantalone slim, magari bordato lateralmente a rievocare un modello smoking rivisitato in chiave informale. A trionfare su tutti, la liaison con un intramontabile tuxedo, un mix di femminilità sussurrata e androginia ostentata che si pone  quale quintessenza di gusto ed eleganza. Ottime in versione day time, non disdegnano nemmeno le occasioni mondane, strizzando l’occhio alle serate più glamour e ponendosi come la soluzione ottimale per conciliare praticità ed eleganza. Per uno stile ben saldato a terra, col quale diventare protagoniste assolute, facendosi notare con garbo, senza ostentare. Perché le slippers parlano da sé! Non è un caso, forse, se la divina Greta Garbo già negli anni ’30 era solita portarle, mischiando le carte del guardaroba maschile e di quello femminile; un amore condiviso anche dal dandy per eccellenza Gabriele D’Annunzio, tanto da essere soprannominato “il poeta in pantofole” proprio perché era abituato a indossarle con la giacca da camera. Storici e celebri affezionati, che proprio in virtù della loro inclinazione a interpretare e vivere la quotidianità con stile, denotano e qualificano l’allure intrinseca delle slippers, le quali, forti di questa presa di coscienza, hanno abbandonato le mura domestiche per approdare nelle strade più in voga, per marciare, passo dopo passo, nella scalata allo chic urbano. Senza limiti, ostentazioni o modifiche: così come erano, sono tuttora, fedeli alla loro forma filante, ma ancora di più alla loro allure naturalmente elegante, pronta a declinarsi fino ai limiti rock, sempre e comunque nell’osservanza dell’origine aristocratica.