martedì 9 luglio 2013

STYLE_Suggestions from Paris...

































Calati i riflettori sull’alta moda parigina che ha presentato le collezioni Autunno/Inverno 2013-14. Ultime in ordine di apparizione, le sfilate di Rad Hourani e Zuhair Murad, insieme agli eventi preziosi targati Boucheron, Bulgari, Van Cleef & Arpels, Chaumet; in apertura, invece, Chanel e Louis Vuitton. Cinque giornate - dal 30 giugno al 4 luglio - crocevia di tendenze, stili e modi di interpretare l’eleganza da parte di maison francesi e stilisti made in Italy. Un’accoppiata vincente come dimostrato da tre sfilate del calibro di Chanel, Giorgio Armani Privé e Valentino.
Della maison guidata da Kaiser Karl, balza all’occhio una certa freschezza d’intenti, complice l’infinita varietà dei classici bouclé, presentati per l’occasione con una tramatura più larga e ispessita. Notevoli, inoltre, gli studi sulle proporzioni delle giacche, ora lunghe, ora corte e con i lembi ripiegati su loro stessi. La palette, scura e incentrata sulle nuances di grigio, fa risaltare la complessità delle lavorazioni sul tessuto e degli inserti metallici. Al ritmo delle note stilistiche che rispecchiano l’heritage della maison, la passerella è un divenire di outfit che scandiscono la giornata della donna firmata Chanel: si comincia con gli abiti da giorno, per passare a quelli da cocktail e terminare in crescendo, con le mise da sera.
Chez Armani, invece, tutto è morbido, scivolato e incipriato. Addirittura i ricami e le balze in pizzo evocano leggiadria e grazia di movimenti. Una collezione leggera e ovattata, quasi impalpabile al punto da aver sostituito, ove possibile, i bottoni con gancetti nascosti nelle pieghe del tessuto.
Dulcis in fundo, Valentino, l’imperatore della moda. Nonostante ci si trovi nella Ville Lumière, sembra di essere al museo dell’Ermitage, con gli stucchi dorati che diventano pizzi sugli abiti longuette, corredati da coprispalla in visone selvaggio. Non mancano gli affreschi, i trompe l’oeil, le grottesche e tutto ciò che evoca la magistrale tradizione pittorica, traslata sui vestiti.
Le proposte si moltiplicano all’infinito nelle collezioni messe in scena da maison e designers, spaziando nei meandri dell’eleganza e della moda. Fiori sparsi da Giambattista Valli, per una passerella ispirata alle manifatture di porcellane storiche: gli abiti dello stilista vanno dal mojito allo champagne; nulla è concesso al giorno. Vi sono poi le suggestioni circensi di Schiaparelli disegnata da Christian Lacroix, l’overbooking stilistico di Raf Simons per Dior, che manda in passerella accenni di grunge, richiami dark e un tocco jap tanto per gradire, il total black d’atmosfera di Viktor&Rolf e la diva di Jean Paul Gaultier

martedì 2 luglio 2013

PEOPLE_Van Cleef & Arpels: una storia preziosa
























Collier di rubini e diamanti da legare a sciarpetta attorno al collo, maglie d’oro finemente lavorate con chiusura a zip, preziosissime libellule a simboleggiare la libertà, sequenze di quadrifogli realizzati nei materiali più pregiati a costituire inconfondibili parures. Queste e molte altre sono le creazioni della gioielleria parigina Van Cleef & Arpels, fondata nel 1906 da Alfred Van Cleef (1873-1938) e dai cugini Charles, Julien e Louis Arpels.
La sede principale era – ed è tuttora – in Place Vendôme, ma nel giro di pochi anni è stata affiancata dai negozi di Nizza, Deauville, Vichy, Cannes e, più tardi, New York e Montecarlo: città simbolo di un autentico bien vivre.
Negli anni ’20, la Maison si apprestò a interpretare lo stile orientale e neo egizio che tanto ammaliava i salotti bene dell’alta società francese. Fu di quest’epoca (1923), inoltre, il primo orologio su braccialetto di pelle, in oro bianco e o giallo.
Tuttavia, furono gli anni ’30 a delineare il carattere fondato sulla creazione di gioielli innovativi, realizzati con un tipo di montatura mai utilizzato prima d’allora: il serti invisibile. Questo escamotage tecnico, che consentiva di presentare le gemme senza lasciar intravedere il metallo sottostante, diede inizio a una produzione giocata soprattutto sui modelli d’ispirazione floreale – rose, camelie, crisantemi, foglie d’edera – e animalier. Risale alla stessa epoca l’invenzione del bracciale Ludo Hexagone, costruito su maglie geometriche a forma di casella d’alveare. Apprezzatissime anche le clips, tra cui le celeberrime Passe-partout (1938), da indossare separatamente sul rever della giacca o, insieme, montate su collier chaïne-serpent.
L’aspetto patinato e le frequentazioni glamour della Maison furono merito di Louis Arpels, introdotto negli ambienti altolocati e nel jet set dell’epoca. Il marchio condivise la scena con principi e sovrani, come il principe Don Antonio d’Orléans e il Gran Duca Dimitri negli anni ‘20, la principessa di Faucigny Lucinge, il barone Thyssen, la duchessa di Windsor e il duca di Westminster negli anni ‘30, le regina Nazli e il re Farouk d’Egitto, il barone James di Rothschild, le contesse di Rohan Chabot e d’Harcourt negli anni ‘40, la principessa di Réthy, il re Baudoin del Belgio, la principessa von Turn und Taxis, la marchesa di Cuevas, la regina Sikirit di Thailandia negli anni ’50 e, nei decenni successivi, il barone Guy di Rothschild, la principessa del Galles, il principe Rainieri e la principessa Grace di Monaco, la famiglia dell’Aga Khan. Numerose, inoltre, le apparizioni “da grande schermo”, al collo di attrici icone del calibro di Madeleine Carroll, Michèle Morgan, Marlène Dietrich, Ava Gardner, Audrey Hepburn, Sophia Loren, Liz Taylor, Claudia Cardinale, Romy Schneider, Brigitte Bardot, Catherine Deneuve, Charlotte Rampling, Chiara Mastroianni, Sharon Stone, Kristin Scott Thomas, Julia Roberts, Uma Thurman, Zhang Ziyi, Carole Bouquet, Diane Kruger, Scarlett Johansson, Sofia Coppola, Evangeline Lilly. Si aggiunsero, poi, numerosi cantanti quali Zizi Jeanmaire, Maria Callas, Lili Pons e, più recentemente, Annie Lennox, Mariah Carey, Madonna, Sheryl Crow, ma anche donne eccezionali quali Florence Jay Gould, Barbara Hutton o Jacqueline Kennedy.
Van Cleef & Arpels ha sempre coniugato il culto estetico con la ricerca di soluzioni innovative, che lasciassero il segno nella storia del gioiello, facendo del marchio stesso una garanzia in termini di eccellenza produttiva e creativa. Sensibile nel captare le suggestioni offerte dalle tendenze del gusto e dai fatti dell’attualità, la Maison lanciò gioielli unici nel loro genere, ancora oggi inconfondibili, come la collana zip (o “fermeture éclaire”), ispirata alla cerniera lampo, e il collier “coriphée”, composto da una serrata fila di ballerine in oro con tutù di brillanti.
Negli anni ’50 fu la volta della lavorazione a merletto del filo metallico intrecciato, ritorto, godronato. Nacquero così le clips a cristaux de neige.
La Maison lasciò la sua cifra stilistica anche con riferimento agli accessori preziosi: le sue minaudières degli anni ’20, borsette da sera in veste di astuccio in oro e gemme (nobili antesignane delle contemporanee clutches), sono ancora oggi famose oltre che essere dei veri e propri cimeli.
Negli anni, fedele allo spirito fondatore, ha cercato per i suoi gioielli e le sue mirabili creazioni pietre preziose dall’eccellente qualità in termini di lucentezza e purezza, sublimandole con un’incastonatura unica e artistica. Van Cleef & Arpels si è spesso aggiudicata pietre eccezionali, come il diadema di Maria di Serbia o la Walska Briolette (un diamante giallo di 95 carati), la Thibauw (un rubino birmano di 26,13 carati) o un insieme di tre smeraldi barocchi (rispettivamente di 127,45, 53,22, e 48, 48 carati). Grazie all’infinito senso estetico e alla minuziosa lavorazione, ha saputo valorizzare pietre meno rare ma altrettanto stupende come le acque marine, i granati mandarini e la rubellite. Sue e soltanto sue, inoltre, le rivisitazioni inattese di materiali insoliti come la Madre Perla (collezione New Alhambra, 1968 e 2001) e la lacca (clip Papillon, 2004).   
Passata negli anni anche al settore orologiero e profumiero, la Maison attualmente è guidata dalla terza generazione Arpels che detiene il 20 per cento delle azioni, mentre nel 1999 il 60 per cento è stato acquistato da Cartier.  

lunedì 1 luglio 2013

PEOPLE_Casadei: l'arte di far scarpe


















Rendere la moda ogni volta speciale, non scontata, innovativa nelle sue forme ma autentica nei contenuti. Un compito arduo e per nulla immediato, che solo la maestria, l’heritage e il culto del bello possono aiutare a realizzare. Una moda tutta da percorrere, ispirata da tomaie, punte, plateaux, tacchi: gli elementi che definiscono l’identità di una scarpa. Di una scarpa Casadei.
Un marchio che da 50 anni si propone sulla scena dello stile con idee forti e creazioni inconfondibili, che si fondano sull’eccellenza qualitativa e sull’abilità manuale, fattori che tanto sanno di made in Italy. Modelli attuali nonostante gli anni che passano, entusiasmanti e grintosi, femminili e sensuali, ma, al tempo stesso, eleganti e di gran classe. Originali, coraggiosi e sperimentali, quintessenza di tradizione e innovazione, artigianalità e ricerca. Le scarpe Casadei sono creazioni dall’elevato contenuto progettuale e dalla spiccata vocazione creativa, in un perfetto bilanciamento di razionalità e irrazionalità. Non si tratta di modelli gridati e ostentati, nonostante la loro unicità stilistica, bensì di irrinunciabili oggetti del desiderio, pezzi da collezionare e indossare. Le forme studiate nel dettaglio trovano un valido alleato nella qualità dei materiali utilizzati e nell’innovazione delle tecniche di lavorazione: non è un caso, quindi, se spesso le textures naturali di pelle o camoscio, coccodrillo o pitone, sono ludicamente combinate a gomma, plastica, plexiglas o nylon. Oggetti unici nel loro genere, riconoscibili e indimenticabili anche per l’originalità estrema dei colori, dei patterns, delle liaisons cromatiche e di materiali; oggetti griffati che si spingono oltre il valore effimero della marca, caricandosi di tutte le implicazioni simboliche, che evocano suggestioni ed emozioni, nonché delle componenti più tangibili come la qualità artigianale di applicazioni e ricami. Un’estenuante ricerca stilistica che sottende insolite alchimie, armonie e connubi di ispirazioni, idee e soluzioni.
Nel tempo, le scarpe Casadei hanno tratto suggerimenti dalla quotidianità delle situazioni, proponendosi come inseparabili compagne di viaggio di contesti che contemplano diversi tipi di eleganza e femminilità, di seduzione e di glamour. Esplorarne l’universo è come compiere un volo pindarico nella storia della calzatura: si passa dai leggerissimi sandali di vitello verde oliva con un tacco sottile a rocchetto di fine anni ‘50 alle francesine o ai mocassini con alte platform ricoperte in tessuto ricamato dei primi ’70; dalle décolletées in pelle argentata con fibbia rotonda di metallo martellato e tacco basso a campa del1968 agli stivali "scomponibili" alti sopra il ginocchio del 1976; e ancora, dai sandali di tulle a pois irregolari di velour policromo con bordure e alto tacco a cono di pelle dorata del 1981 alle décolletées in pitone laminato e lavorato a canestro del 2007; dalle slanciate policrome décolletées con tomaia e tacco completamente ricamati di paillette della collezione Primavera-Estate 1992 agli stivali in camoscio con inserti di plastica trasparente e tacco di plexiglas dell’Autunno-Inverno 2006-2007. 
Tutto ha inizio con i sandali, prodotti inizialmente a tempi record per le signore in vacanza sulla Riviera Adriatica. A questi ben presto si sono aggiunte le platform: di derivazione Swinging London, in men che non si dica sono diventate di gran tendenza, complice la moda unisex dei pantaloni a zampa d'elefante, ispirando una vasta serie di modelli nelle collezioni a cavallo tra gli anni ‘60 e ‘70. Si sono poi evolute nella versione plateau, assumendo prerogative estetiche e tecniche sempre più' straordinarie e divenendo un elemento ricorrente delle collezioni Casadei. Gli anni ’80, invece, vedono il debutto dello stivale ma soprattutto della décolleté. Caratterizzata per l’estrema leggerezza, nasce per adattarsi con grazia e sensibilità al piede femminile. Non si tratta, quindi, di una scarpa semplicemente sexy, bensì di un modello comodo e confortevole. Le sue rivisitazioni stilistiche sono innumerevoli, frutto di interpretazioni che non mancano mai di guardare alle evoluzioni sociali: i tacchi sono nelle forme più diverse, sempre e comunque alti e originali, ricoperti di strass, pregiati tessuti francesi d’abbigliamento, plastiche o ricami, che negli anni ’90 diventano di vero corallo.
L’esclusività del prodotto è il fil rouge che da sempre guida la produzione Casadei e porta alla creazione di veri e propri capolavori, impreziositi da particolari decorativi sontuosi, come nastri e fori in pelle o pelliccia colorata, pave' di Swarovski, broches gioiello, oblo', occhielli, lingue di metallo, o, altrimenti, improntati da affascinanti dettagli strutturali, come la schiena bombata o fusa al fondo della scarpa e trasformata in un plateau ammortizzante (modelli per la Primavera-Estate 2008).

Correva l’anno 1958: Casadei nasce in un piccolo laboratorio di San Mauro Pascoli, dove Quinto e Flora Casadei creano la prima collezione di sandali destinati ai turisti che frequentano la Riviera italiana. È il momento del boom economico e del miracolo del Made in Italy: in dieci anni, il laboratorio si trasforma in una piccola azienda altamente specializzata in calzature che esporta in Germania e negli Stati Uniti.
 Negli anni ’70 lo sviluppo continua, complici le prime campagne pubblicitarie, le esportazioni in Giappone e l'apertura della prima boutique monomarca a Bruxelles (1977). Gli anni ‘80, invece, vedono consolidarsi i mercati internazionali, Medio Oriente in primis.
Negli anni ’90 vi è il passaggio di testimone con le nuove generazioni e l’ingresso di Cesare Casadei, figlio di Quinto e Flora, come direttore creativo del marchio. Egli rappresenta il trait d’union tra gli inimitabili artigiani del made in Italy e i manager e i creativi che hanno il compito di portare questo patrimonio verso l’internazionalizzazione.
Gli anni Zero proseguono con la crescita del marchio e il consolidamento delle radici italiane: pellami, colori e modelli vengono realizzati in esclusiva con fornitori dedicati; il processo di produzione diventa un gioiello, un patrimonio impossibile da imitare; nel frattempo, si procede con il processo di modernizzazione della distribuzione e della comunicazione. I fatturati crescono e le aperture di boutique monomarca si succedono in serie.
 Le celebreties fotografate con creazioni Casadei ai piedi, consolidano il marchio nell'immaginario del fashion system, enfatizzandone i caratteri di prestigio e esclusività. Allo stesso tempo, i migliori talenti della fotografia (tra i quali Nick Knight, Mario Testino, Javier Vallhonrat e Raymond Meier) firmano le campagne pubblicitarie. Ellen von Unwerth, invece, immortala i 50 anni del marchio, nel 2008, con un libro e una mostra che ripercorrono tutti i momenti che hanno reso possibile questo miracolo di stile.