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mercoledì 15 marzo 2017

BOOK_Come mi vesto oggi?



La raffinata ed elegante Ines de la Fressange torna in libreria con la nuova e tanto attesa pubblicazione “Come mi vesto oggi? Il look-book della Parigina”, realizzata in collaborazione con Sophie Gachet.
Una guida per tutte coloro che vedono nei consigli di Ines il miglior alleato della donna contemporanea. In banca, al lavoro, a cena con l'ex, o semplicemente per stare bene con se stesse: ma sempre e comunque a proprio agio con garbo e raffinatezza. Il segreto? Il fatto di poter contare su un guardaroba strutturato sulla base di pochi capi base, da reinventare e reinterpretare con occhi sempre nuovi. In tal modo, Ines riesce a creare 50 favolosi look per 50 occasioni.
Pertanto, è sufficiente possedere pochi ma irrinunciabili "ingredienti" e seguire le "ricette", i consigli su come trasgredirle e adattarle meglio a noi. Un cilindro magico, quello di Ines e della giornalista Sophie Gachet, dal quale estrarre idee nuove e originali, strizzando l’occhio allo stile.
Come mi vesto oggi? Il look-book della Parigina conserva l’ironia a cui l'autrice ha abituato con la sua scrittura. In più questa guida, quasi una sorta di calendario perpetuo, risponde a tutte le domande su come essere stilose senza troppa fatica. Per avere classe bastano una camicia bianca e un paio di pantaloni neri…e la classe della Parigina, ça va sans dire.
Ines de Seignard de la Fressange è nata l'11 agosto 1957 da una delle più antiche famiglie aristocratiche francesi. All'età di 17 anni intraprende la carriera di modella e rapidamente rientra nella categoria delle indossatrici più talentuose e celebri al mondo, sfilando sulle passerelle internazionali per conto di grandi firme come Christian Dior, Jean-Paul Gaultier e Christian Lacroix, fino a diventare nel 1983, grazie a Karl Lagerfeld, musa e ambasciatrice della maison Chanel. Oggi, oltre che modella, Ines de la Fressange è donna d'affari, direttore artistico di una maison propria, testimonial per importanti brand come Roger Vivier e L'Oréal, giornalista e scrittrice.

Come mi vesto oggi?
Il look book della Parigina

Ines de la Fressange e Sophie Gachet

L’ippocampo Edizioni
160 pagine, 150 ill, 17,5 x 26 cm,
€ 25,00

lunedì 12 dicembre 2016

PEOPLE_Christian Louboutin


Materiali inediti – tra i quali, per esempio, la corteccia di palma per uno spettacolo a Pigalle - e tacchi scultura sono i tratti distintivi dell’estro calzaturiero di Christian Louboutin, creatore e artigiano insieme.  Lo stilista di scarpe dalle celebri suole rosso scarlatto. Una vocazione innata per il senso del bello, tradotta in linee e forme quintessenza di una trasgressiva femminilità, raffinata e conturbante al tempo stesso, elegante ma languida quel tanto che basta per innalzare le sue creazioni a oracolo del desiderio.
Nato a Parigi nel 1964, sin dalla tenera età sviluppa una sensibilità particolare per l’universo femminile crescendo attorniato dalle sue donne: la madre e le tre sorelle. Uno scenario che gli fa conoscere gli aspetti più segreti del magico mondo femmineo: ne diventa amico e complice, comprendendone le logiche e i linguaggi, messaggi subliminali per capirne le effettive esigenze e rispondervi con irresistibili tentazioni. Un’inclinazione naturale, quindi, sviluppata in famiglia e avvalorata dalla fascinazione subita in età giovanile dalla vita notturna dei nightclub. Le showgirl e il loro luccichio abbagliante gli ispirano le note più glamour di quelle che saranno le sue creazioni: a 16 anni i suoi disegni sono acquistati da una rinomata scuola di danza. Segue l’esperienza professionale, intrapresa con un primo praticantato al Folies Bergères e consolidata nella bottega di Charles Jordan in Romans. Lavora in seguito con Maud Frizon e con Chanel fino alla lunga e significativa collaborazione con Roger Vivier. Una tappa importante, questa con Vivier, perché segna inevitabilmente il futuro di Louboutin: trovando un paio di scarpe indossate all’incoronazione dello Scià Iraniano Mohamed Reza Pahlavi e delle décolleté di diamanti di Marlene Dietrich, comprende il suo destino, ossia disegnare veri e propri gioielli per piedi di dive e divine. Da qui in poi per la sua creatività visionaria e lungimirante non vi è più limite. Nel 1991 realizza e firma la sua prima collezione; l’anno successivo segue l’apertura del negozio di rue Jacques Rousseau nella Ville Lumière che annovera tra le clienti personaggi del calibro di Caroline di Monaco, Madonna, Nicole Kidman, Cher, Carolyn Bessette-Kennedy.  Le sue scarpe divengono per donne e celebrità sinonimo di sensualità e bellezza insieme; viene notato dal fashion system italiano e inizia a collaborare con gli stilisti più importanti: Chloé, Lanvin, Roland Mouret, Diane Von Furstenberg, Alexander McQueen, Viktor & Rolf. Per anni firma le fantasmagoriche calzature di Jean Paul Gaultier.
Nel 1998 vince il Fashion Footwear Association of New York Award, trofeo dell’anno per il miglior stilista di calzature e negli ultimi anni lancia la sua linea di borse abbinabili alle scarpe, caratterizzata da uno stile inconfondibile.
Inneggiando alla creatività più pura – “Con queste scarpe non si può pensare né di camminare, né tantomeno di correre, sono state realizzate per stare sdraiate”, questo il suo motto -, cavalca un ventennio celebrato proprio nel 2012 con una capsule collection di 20 modelli di scarpe e borse, l’inaugurazione della prima boutique online rivolta al mercato europeo, un libro edito da Rizzoli e un’interessante mostra al Design Museum di Londra. Ma non è tutto. Attratto dall’universo femminile in tutte le sue sfaccettature, a maggio del 2012 annuncia il lancio di una collaborazione con Batallure Beauty per la linea di cosmetici Christian Louboutin Beauté.
Qualche curiosità di Monsieur Louboutin: fonte di grande ispirazione sono l’amore per il giardinaggio e la passione per l’oriente; la suola rossa – “provocatrice d’invidie” – è stata al centro di una causa legale, con lo scopo di rivendicare la celebre nuance cromatica come patrimonio esclusivo della Maison; le sue creazioni sono state calzate - e lo sono tuttora - da schiere di celebrities, da Catherine Deneuve a Angelina Jolie, da Madonna a Victoria Beckham, passando per Sarah Jessica Parker, Blake Lively e Lady Gaga; grande amico della regina del burlesque, Dita Von Teese, ne personalizza le scarpe di ogni show; nel 2007 è stato impegnato nella mostra fotografica a tema fetish di David Lynch presso la Galerie du Passage di Parigi e per la cui realizzazione lo stesso regista ne ha richiesto espressamente la collaborazione: da qui la creazione da parte del genio dello stiletto delle fetish ballet heels, dal tacco vertiginoso a dir poco e dall’immancabile suola rossa, ça va sans dire; nel 2010 ha dedicato una sua calzatura, chiamata “Blake”, all’attrice e grande estimatrice del marchio, Blake Lively.

Insomma, Louboutin: un nome, una garanzia. Garanzia di femminilità e stile, trasgressione ed eleganza, intrigo e raffinatezza. Per osare in punta di tacco senza sussurri, ma esaltando le note più glamour di aspetti così forti, innata dotazione dell’universo femmineo.

martedì 15 luglio 2014

STYLE_La marinière








Si è soliti pensare alla moda come al mondo dell’effimero. Tuttavia, vi sono oggetti che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del costume; creazioni che hanno rivoluzionato il senso dello stile e nei quali si riflettono i cambiamenti della società. Capi ai quali ogni stilista ha dovuto inevitabilmente guardare, citandoli, rielaborandoli o riproponendoli.
Tra questi, a ragion veduta si può annoverare la marinière, la maglia bianca a righe blu, con le maniche a tre quarti e lo scollo a barchetta: un must nel guardaroba dei cugini e delle cugine d’Oltralpe, complice la lungimiranza di Mademoiselle Coco Chanel alla quale va il plauso di aver sottratto dall’universo dell’abbigliamento maschile – e in particolare, dagli abiti da lavoro – stimoli e intuizioni che, con qualche aggiustamento, si sono rivelati nel tempo (e ancora oggi) insostituibili alleati nella definizione di un nuovo ideale di femminilità ed eleganza.
Correvano i primi del ‘900: si tratta dell’epoca in cui le località di mare sono travolte da un boom turistico senza precedenti. Da quelle del Nord e dell’Ovest, affacciate sull’Oceano Atlantico, a quelle della Costa Azzurra, che si specchiano nel mar Mediterraneo, si tratta delle mete più ambite dalla borghesia cittadina che aveva imparato a conoscerle scappando dalle città bombardate. Saint Tropez e Biarritz sono le località balneari più chic: ben presto diventano la via di fuga preferita dalle parigine snob. Chanel è tra queste, ma, a differenza loro, non si limita a godere il relax di un dolce far niente. A Deauville nella bassa Normandia, nel 1913, apre la sua prima boutique fuori dalla capitale. A Parigi Mademoiselle si era già fatta un nome grazie ai suoi originalissimi cappellini e a un certo giro di clienti che la seguono anche quando nella boutique di Rue Gontaut-Biron, tra il Gran Casinò e il lussuoso Hotel Normandie, inizia a proporre una moda comoda, sportiva, adatta a donne dinamiche e anticonvenzionali. Una moda che strizza l’occhio alle mise dei marinai che lavorano al porto, ritenute da Coco estremamente chic. È così che la maglia a righe, nel 1917, entra di diritto fra i capi più riconoscibili dello stile Chanel: un capo attorno al quale si declina uno sfaccettato look navy. Negli anni la stessa Chanel indosserà la marinière, abbinandola a pantaloni morbidi e scarpe basse.
Tuttavia, quando la stilista la fa diventare il lessico di una nuova eleganza, la maglia bretone vanta di diritto una storia pluridecennale. È datato 27 marzo 1858 il decreto che introduce e codifica l’uso della singolare uniforme da parte dei marinai francesi in Bretagna. Realizzata in maglia di lana o di cotone, la particolare divisa deve essere bianca e decorata esattamente con 21 righe orizzontali blu, dello spessore inferiore ai due centimetri: un numero non casuale, bensì corrispondente alle vittorie di Napoleone. Da capo con finalità meramente pratica e con una connotazione di classe ben precisa, a icona di stile per intere generazioni. Da Jean Seberg a Pablo Picasso, la marinière diviene il capo simbolo del mondo della cultura. Indossata da Patti Smith e dalle giovani e spregiudicate attrici della Nouvelle Vague, così come da Jeanne Moreau e Andy Warhol, che la impone ai frequentatori della sua factory, a cominciare dalla glamourissima Edie Sedgwick. Anche l’ex enfant prodige della couture francese – Jean-Paul Gaultier – non sa resistere al suo fascino e se ne appropria, trasformandola in un marchio di fabbrica del suo inconfondibile stile al punto da utilizzarla per firmare il pack del popolarissimo profumo Le Male, lanciato nel 1994: un ponderoso torso maschile sul quale è stilizzata una maglia bretone.

Ma la marinère incanta anche la settima arte. È indossata, infatti, da Tadzio in “Morte a Venezia” di Luchino Visconti e Brad Davis in “Querelle de Brest” di Rainer Werner Fassbinder. Un cerchio che si chiude, comprendendo nei suoi meandri ogni forma di espressione artistica. A dimostrazione – e validazione – che la moda ha sempre afferito con successo e inequivocabile significato il mondo che ci circonda.

venerdì 24 gennaio 2014

LEISURE_Jean Paul Gaultier protagonista di una grande mostra a New York














L’ex enfant terrible della moda, Jean Paul Gaultier, celebre per l’indimenticabile guêpière disegnata per Miss Ciccone, è celebrato a New York con la retrospettiva "La planète mode de Jean Paul Gaultier. De la rue aux étoiles" ("Il pianeta moda di Jean Paul Gaultier). Dalla strada alle stelle", ndr.), che pone al centro dell’attenzione le sue stravaganti creazioni e il suo contagioso entusiasmo. Al museo di Brooklyn si passa dal sopracitato corsetto agli abiti punk, fino ad arrivare alle sirene in abito da sposa: in mostra circa 130 completi couture e prêt-à-porter ideati in 40 anni di visionaria creatività. A corollario, fotografie, disegni, profumi e, ça va sans dire, i corsetti di sua nonna, che tanto hanno influenzato il suo stile, e, ancora, l’orso di peluche Nana, vittima dei primi e maldestri tentativi del bambino Gaultier alle prese con la moda.
Lontana da una semplice esposizione di vestiti, la mostra accoglie il visitatore con un manichino di Gaultier in mise marinara, che parla con la voce dello stesso stilista. A rendere ancora più “reale” questa forma di benvenuto, una proiezione video in alta definizione a tre dimensioni che fa “vivere” occhi e labbra di Gaultier. Sparsi in varie sale e in diversi punti del percorso, una trentina di manichini parlano, ridono, interpellano il visitatore, utilizzando la medesima tecnica. Altri ancora, invece, si muovono come in una sfilata; mentre altri ruotano su se stessi. Una mostra volutamente viva da parte dello stesso stilista, grande appassionato di teatro. E Brooklyn celebra proprio questo spirito, rappresentando la diversità, la varietà, l’energia, l’adrenalina e, soprattutto, il way of life americano.
Per quanto concerne il concept, la mostra ruota attorno a sette temi: "L'Odyssée", che presenta in particolare il suo primissimo schizzo del 1971; "Le boudoir", dove si trovano l'orso Nana e i corsetti di Madonna creati per le tournée di Miss Ciccone del 1990 e del 2012; "Les muses", che mostra come Gaultier abbia inventato la propria estetica, quintessenza celebrativa  delle differenze; "Punk cancan", che concilia il suo fascino per i punk inglesi e la Belle Epoque in Francia; "A fleur de peau", che ospita le sue creazioni che somigliano a una seconda pelle; "Métropolis", per le sue collaborazioni con il mondo dello spettacolo e del cinema;  "Jungle urbaine", con le sue creazioni multietniche, come l'incredibile abito da sposa-cappotto da ussaro ornato da un copricapo di piume dei nativi americani.
Prodotta e lanciata a Montreal dalla direttrice del Museo delle Belle Arti Nathalie Bondil e dal conservatore Thierry Maxime Loriot, la mostra è passata per Dallas, San Francisco, Madrid, Rotterdam e Stoccolma, registrando quasi un milione di visitatori. Prossima tappa, il Barbican di Londra, dal 9 aprile al 17 agosto 2017. E Gaultier promette che per l’occasione cambierà ed evolverà nuovamente.

La planète mode de Jean Paul Gaultier. De la rue aux étoiles
Brooklyn Museum
Fino al 23 febbraio 2014