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giovedì 30 giugno 2016

ABOUT_La Kelly di Hermès


Nata nel secolo scorso, in concomitanza con la fondazione della Maison Hermès, come borsa porta sella per i cavalieri che partecipano alle battute di caccia, soltanto nel 1930 si carica di una nuova anima, diventando – con un formato sensibilmente ridotto - una delle borsette da donna per antonomasia. Un successo annunciato che negli anni ’50 la porta a divenire un must della Maison, riconoscibile dall’inconfondibile chiusura a battente con “serratura”. Nel 1955 il battesimo con il nome della diva che l’ha resa famosa: Grace Kelly, principessa di Monaco, incinta della primogenita Caroline, la utilizza per nascondere la gravidanza ai fotografi. Immortalata su tutti i giornali, la borsa da quel momento diviene “la Kelly”. Declinata nelle nuance più tradizionali come nero, marrone, blu e bordeaux, negli anni ’80 comincia a colorarsi anche delle tinte più vivaci quali giallo, rosso, verde smeraldo e blu zaffiro. Oggi esiste in tre modelli – rigida, morbida e morbidissima – e in vari tipi di pelle (vitello, cinghiale, lucertola, struzzo, coccodrillo). Comprarla rappresenta una vera e propria esperienza d’acquisto di lusso. Le boutique Hermès, infatti, ricevono ogni stagione soltanto poche borse da vendere ai clienti che entrano in negozio (un po’ come un ristorante di livello che tiene sempre libero un tavolo per i clienti che dovessero passare di lì senza aver prenotato). In generale, quindi, se si desidera acquistarla, è necessario ordinarla, anche – e in virtù  delle infinite personalizzazioni che possono essere apportate. I modelli esposti, pertanto, sono meri campioni, utili per agevolare il cliente nella scelta del modello da ordinare. In prima istanza, si può scegliere il materiale di realizzazione così come quello delle parti metalliche (per i clienti più esigenti ci si può spingere sino all’argento, all’oro o ai diamanti incastonati); si può inoltre decidere se si vogliono le cuciture interne o a vista. Ogni Kelly, quindi, è diversa da un’altra in considerazione del semplice fatto che si tratta di una borsa nata da una precisa quanto personale idea. Per realizzarne una di dimensioni medie ci vogliono dalle 15 alle 16 ore, mentre per le più grandi da 25 a 30: un tempo inestimabile in cui l’esperienza e l’artigianalità dei malletiers Hermès prendono vita cucitura dopo cucitura.
Nel caso di materiali pregiati, come il rettile, la procedura di lavoro subisce una dilatazione dovuta alla primordiale fase di controllo delle pelli: tre o quattro uomini le passano in rassegna, stendendole su un tavolo per individuarne i difetti e, successivamente, tagliano le forme per le borse (in  questo caso, a differenza degli altri materiali, non si utilizza la pressa). Gli artigiani Hermès lavorano con tre tipi di pelli di rettile: due di coccodrillo e una di alligatore. Quella più delicata – e quindi costosa – è quella del Crocodylus porosus dell’Australia: ha scaglie quadrate al centro del ventre e quattro o cinque file di scaglie rotonde verso i fianchi. Vi è poi il Crododylus niloticus dello Zimbabwe, con scaglie più grandi al centro e due file di grosse scaglie rotonde sui fianchi. Il terzo è l’Alligator mississippiensis, che arriva da un allevamento di proprietà della Maison in Florida. Ha piccole scaglie rettangolari al centro e scaglie più piccine di forma ovale ai lati. In media, ogni Kelly, richiede l’utilizzo di tre pelli di cui si utilizza la parte morbida che si trova nella zona inferiore del corpo dell’animale, evitando quella della schiena che è ruvida e sfregiata. La pelle del ventre si utilizza per i lati e il risvolto, la parte interna della coda, che ha scaglie più grandi, per il fondo e i lati o per il soffietto. Per preservare la naturalezza, le pelli non vengono verniciate ma semplicemente lucidate sfregandovi sopra pezzetti d’agata: ne consegue che le borse non sono impermeabili. Una volta tagliate, le pelli vengono adagiate su un vassoio di plastica insieme a cerniere, chiusure, pezzi metallici, fodera e tutto ciò che serve per confezionare il prodotto finale. Ogni vassoio viene poi passato a un altro artigiano che provvede a costruire interamente la borsa, lavorando su tre articoli contemporaneamente: stesso modello, stessa dimensione, stessi materiali. La borsa viene costruita a partire dall’interno: la prima cosa che si utilizza è la griffe - uno strumento in metallo fatto a mano che somiglia a un pettine africano con i denti appuntiti – che viene premuta leggermente sui bordi della pelle per segnare l’area dove viene effettuata la cucitura a mano (solo la cerniera e l’interno delle tasche, infatti, vengono cuciti a macchina). L’artigiano inserisce poi un pezzo di cuoio duro tra l’esterno e la fodera, in modo da rendere la borsa più solida e rigida.
La Kelly è disponibile in due versioni: il modello sellier, con le cuciture a vista, e il modello retourner, con le cuciture all’interno. Gli orli di quest’ultima sono profilati, di solito nello stesso colore della borsa. La profilatura si realizza avvolgendo un cordoncino di cuoio nella pelle e tenendo poi insieme il tutto con un po’ di colla. Nel complesso, una borsa contiene otto strati di pelle: quella esterna, il cuoio e la fodera per ogni lato, oltre ai due orli delle profilature. Il risvolto, invece, è la continuazione del retro della borsa. Gli artigiani cuciono a mano tutte le parti in pelle con un classico punto sella, utilizzando due aghi e un filo lunghissimo, in modo da poter cucire insieme tutti i pezzi senza fare nodi. Il filo di lino, che arriva dalla Francia, è antistrappo e non si logora nel momento in cui viene fatto passare attraverso la pelle. Per renderlo resistente, impermeabile e morbido, lo si tratta con cera d’api. È sempre in tinta con la pelle, a meno che non si tratti di pelle dorata o naturale: in quei casi, si utilizza un filo bianco. L’artigiano tiene insieme le pelli con un morsetto di legno, in modo da avere le mani totalmente libere; buca le tracce lasciate dai denti della griffe con un punteruolo, facendo in modo di penetrare tutti gli strati della pelle; poi infila un ago in una direzione e un ago nell’altra, tira fino a stringere il punto e procede con il successivo. All’inizio e alla fine di ogni cucitura esegue tre doppi nodi, per evitare che possa scucirsi. Una volta completata, la cucitura viene appiattita con un martello di plastica e gli orli lisciati, smerigliati e lucidati in modo da sembrare un unico pezzo. Il manico è composto da sei strati di pelle e viene messo in forma dall’artigiano: per fare ogni manico ci vogliono fino alle tre ore e mezza e, se questo non è perfetto, nemmeno la borsa lo è. Quanto l’interno e l’esterno della borsa sono pronti, l’artigiano li assembla e aggiunge le parti metalliche con un metodo tutto speciale, detto “perlaggio: si appoggiano la chiusura sulla parte esterna e un sostegno metallico sull’interno; poi, dall’interno, s’infila un chiodo attraverso ciascuno dei buchi che si trovano sui quattro angoli e si taglia la parte di chiodo in eccedenza, lasciandone solo un pezzetto. Successivamente, l’artigiano prende uno strumento speciale, simile a un punteruolo, ma con la punta leggermente concava, e, con delicatezza, lo preme ruotando il polso sul pezzetto sporgente, fino a ridurlo a una sorta di perlina rotonda. Ogni parte metallica ha 4 perline – una in ogni angolo – tutte della stessa forma. Le parti metalliche vengono poi ricoperte con una sottile pellicola di plastica per evitare che si graffino. A questo punto l’artigiano rivolta la borsa e la stira per metterla in forma. Nel caso della pelle in coccodrillo, si stira scaglia per scaglia vista la sua naturale delicatezza. Si fa passare infine un ferro sottile e caldissimo tra le cuciture per pulirle e definire i bordi. Quando la borsa è finita, un supervisore la controlla per assicurarsi che le cuciture siano simmetriche e le perline ben fatte, che la chiusura funzioni, la forma sia perfetta e la superficie priva di difetti. Se il supervisore la approva, sulla Kelly – in corrispondenza della fibbia di pelle - viene impresso un marchio che identifica l’artigiano, l’anno e il laboratorio. Viene poi infilata nel classico sacchetto arancione di feltro e spedita al reparto logistica per essere controllata una seconda volta. Se passa anche questo controllo, viene avvolta in carta velina, inscatolata e spedita al negozio, pronta per essere consegnata al cliente che l’ha ordinata.
La Kelly, ma più in generale le borse di Hermès, rappresentano l’antitesi della borsa del momento. Molti modelli sono rimasti invariati per quasi un secolo e ciononostante rimangono ambiti: una constatazione che denota come non subiscano la moda, ma, al contrario, si spingano oltre. Non ostentano loghi, fiere del fatto che siano già sufficientemente riconoscibili di per sé. Trasmettono un messaggio di nobiltà e raffinatezza, a prescindere dal braccio che le sostiene. Nel mondo del lusso, quindi, sono i più discreti tra i simboli di ricchezza e potere.

Una borsa Hermès, in altre parole, è la quintessenza di quello che era un tempo il lusso e che oggigiorno non è più: maestria, cultura, abilità, esperienza, disinvoltura, pacatezza.

martedì 17 maggio 2016

ABOUT_La Kelly di Hermès


Nata nel secolo scorso, in concomitanza con la fondazione della Maison Hermès, come borsa porta sella per i cavalieri che partecipano alle battute di caccia, soltanto nel 1930 si carica di una nuova anima, diventando – con un formato sensibilmente ridotto - una delle borsette da donna per antonomasia. Un successo annunciato che negli anni ’50 la porta a divenire un must della Maison, riconoscibile dall’inconfondibile chiusura a battente con “serratura”. Nel 1955 il battesimo con il nome della diva che l’ha resa famosa: Grace Kelly, principessa di Monaco, incinta della primogenita Caroline, la utilizza per nascondere la gravidanza ai fotografi. Immortalata su tutti i giornali, la borsa da quel momento diviene “la Kelly”. Declinata nelle nuance più tradizionali come nero, marrone, blu e bordeaux, negli anni ’80 comincia a colorarsi anche delle tinte più vivaci quali giallo, rosso, verde smeraldo e blu zaffiro. Oggi esiste in tre modelli – rigida, morbida e morbidissima – e in vari tipi di pelle (vitello, cinghiale, lucertola, struzzo, coccodrillo). Comprarla rappresenta una vera e propria esperienza d’acquisto di lusso. Le boutique Hermès, infatti, ricevono ogni stagione soltanto poche borse da vendere ai clienti che entrano in negozio (un po’ come un ristorante di livello che tiene sempre libero un tavolo per i clienti che dovessero passare di lì senza aver prenotato). In generale, quindi, se si desidera acquistarla, è necessario ordinarla, anche – e in virtù  delle infinite personalizzazioni che possono essere apportate. I modelli esposti, pertanto, sono meri campioni, utili per agevolare il cliente nella scelta del modello da ordinare. In prima istanza, si può scegliere il materiale di realizzazione così come quello delle parti metalliche (per i clienti più esigenti ci si può spingere sino all’argento, all’oro o ai diamanti incastonati); si può inoltre decidere se si vogliono le cuciture interne o a vista. Ogni Kelly, quindi, è diversa da un’altra in considerazione del semplice fatto che si tratta di una borsa nata da una precisa quanto personale idea. Per realizzarne una di dimensioni medie ci vogliono dalle 15 alle 16 ore, mentre per le più grandi da 25 a 30: un tempo inestimabile in cui l’esperienza e l’artigianalità dei malletiers Hermès prendono vita cucitura dopo cucitura.
Nel caso di materiali pregiati, come il rettile, la procedura di lavoro subisce una dilatazione dovuta alla primordiale fase di controllo delle pelli: tre o quattro uomini le passano in rassegna, stendendole su un tavolo per individuarne i difetti e, successivamente, tagliano le forme per le borse (in  questo caso, a differenza degli altri materiali, non si utilizza la pressa). Gli artigiani Hermès lavorano con tre tipi di pelli di rettile: due di coccodrillo e una di alligatore. Quella più delicata – e quindi costosa – è quella del Crocodylus porosus dell’Australia: ha scaglie quadrate al centro del ventre e quattro o cinque file di scaglie rotonde verso i fianchi. Vi è poi il Crododylus niloticus dello Zimbabwe, con scaglie più grandi al centro e due file di grosse scaglie rotonde sui fianchi. Il terzo è l’Alligator mississippiensis, che arriva da un allevamento di proprietà della Maison in Florida. Ha piccole scaglie rettangolari al centro e scaglie più piccine di forma ovale ai lati. In media, ogni Kelly, richiede l’utilizzo di tre pelli di cui si utilizza la parte morbida che si trova nella zona inferiore del corpo dell’animale, evitando quella della schiena che è ruvida e sfregiata. La pelle del ventre si utilizza per i lati e il risvolto, la parte interna della coda, che ha scaglie più grandi, per il fondo e i lati o per il soffietto. Per preservare la naturalezza, le pelli non vengono verniciate ma semplicemente lucidate sfregandovi sopra pezzetti d’agata: ne consegue che le borse non sono impermeabili. Una volta tagliate, le pelli vengono adagiate su un vassoio di plastica insieme a cerniere, chiusure, pezzi metallici, fodera e tutto ciò che serve per confezionare il prodotto finale. Ogni vassoio viene poi passato a un altro artigiano che provvede a costruire interamente la borsa, lavorando su tre articoli contemporaneamente: stesso modello, stessa dimensione, stessi materiali. La borsa viene costruita a partire dall’interno: la prima cosa che si utilizza è la griffe - uno strumento in metallo fatto a mano che somiglia a un pettine africano con i denti appuntiti – che viene premuta leggermente sui bordi della pelle per segnare l’area dove viene effettuata la cucitura a mano (solo la cerniera e l’interno delle tasche, infatti, vengono cuciti a macchina). L’artigiano inserisce poi un pezzo di cuoio duro tra l’esterno e la fodera, in modo da rendere la borsa più solida e rigida.
La Kelly è disponibile in due versioni: il modello sellier, con le cuciture a vista, e il modello retourner, con le cuciture all’interno. Gli orli di quest’ultima sono profilati, di solito nello stesso colore della borsa. La profilatura si realizza avvolgendo un cordoncino di cuoio nella pelle e tenendo poi insieme il tutto con un po’ di colla. Nel complesso, una borsa contiene otto strati di pelle: quella esterna, il cuoio e la fodera per ogni lato, oltre ai due orli delle profilature. Il risvolto, invece, è la continuazione del retro della borsa. Gli artigiani cuciono a mano tutte le parti in pelle con un classico punto sella, utilizzando due aghi e un filo lunghissimo, in modo da poter cucire insieme tutti i pezzi senza fare nodi. Il filo di lino, che arriva dalla Francia, è antistrappo e non si logora nel momento in cui viene fatto passare attraverso la pelle. Per renderlo resistente, impermeabile e morbido, lo si tratta con cera d’api. È sempre in tinta con la pelle, a meno che non si tratti di pelle dorata o naturale: in quei casi, si utilizza un filo bianco. L’artigiano tiene insieme le pelli con un morsetto di legno, in modo da avere le mani totalmente libere; buca le tracce lasciate dai denti della griffe con un punteruolo, facendo in modo di penetrare tutti gli strati della pelle; poi infila un ago in una direzione e un ago nell’altra, tira fino a stringere il punto e procede con il successivo. All’inizio e alla fine di ogni cucitura esegue tre doppi nodi, per evitare che possa scucirsi. Una volta completata, la cucitura viene appiattita con un martello di plastica e gli orli lisciati, smerigliati e lucidati in modo da sembrare un unico pezzo. Il manico è composto da sei strati di pelle e viene messo in forma dall’artigiano: per fare ogni manico ci vogliono fino alle tre ore e mezza e, se questo non è perfetto, nemmeno la borsa lo è. Quanto l’interno e l’esterno della borsa sono pronti, l’artigiano li assembla e aggiunge le parti metalliche con un metodo tutto speciale, detto “perlaggio: si appoggiano la chiusura sulla parte esterna e un sostegno metallico sull’interno; poi, dall’interno, s’infila un chiodo attraverso ciascuno dei buchi che si trovano sui quattro angoli e si taglia la parte di chiodo in eccedenza, lasciandone solo un pezzetto. Successivamente, l’artigiano prende uno strumento speciale, simile a un punteruolo, ma con la punta leggermente concava, e, con delicatezza, lo preme ruotando il polso sul pezzetto sporgente, fino a ridurlo a una sorta di perlina rotonda. Ogni parte metallica ha 4 perline – una in ogni angolo – tutte della stessa forma. Le parti metalliche vengono poi ricoperte con una sottile pellicola di plastica per evitare che si graffino. A questo punto l’artigiano rivolta la borsa e la stira per metterla in forma. Nel caso della pelle in coccodrillo, si stira scaglia per scaglia vista la sua naturale delicatezza. Si fa passare infine un ferro sottile e caldissimo tra le cuciture per pulirle e definire i bordi. Quando la borsa è finita, un supervisore la controlla per assicurarsi che le cuciture siano simmetriche e le perline ben fatte, che la chiusura funzioni, la forma sia perfetta e la superficie priva di difetti. Se il supervisore la approva, sulla Kelly – in corrispondenza della fibbia di pelle - viene impresso un marchio che identifica l’artigiano, l’anno e il laboratorio. Viene poi infilata nel classico sacchetto arancione di feltro e spedita al reparto logistica per essere controllata una seconda volta. Se passa anche questo controllo, viene avvolta in carta velina, inscatolata e spedita al negozio, pronta per essere consegnata al cliente che l’ha ordinata.
La Kelly, ma più in generale le borse di Hermès, rappresentano l’antitesi della borsa del momento. Molti modelli sono rimasti invariati per quasi un secolo e ciononostante rimangono ambiti: una constatazione che denota come non subiscano la moda, ma, al contrario, si spingano oltre. Non ostentano loghi, fiere del fatto che siano già sufficientemente riconoscibili di per sé. Trasmettono un messaggio di nobiltà e raffinatezza, a prescindere dal braccio che le sostiene. Nel mondo del lusso, quindi, sono i più discreti tra i simboli di ricchezza e potere.

Una borsa Hermès, in altre parole, è la quintessenza del lusso in termini di maestria, cultura, abilità, esperienza, disinvoltura, pacatezza.

venerdì 18 luglio 2014

ABOUT_Welcome to NY Monsieur Dior!








Christian Dior e gli Stati Uniti sono legati da una storia di passione reciproca, che nasce insieme alla Maison e che da allora non si è mai interrotta. Questa storia comincia con un colpo di fulmine: quello dell’americana Carmel Snow, caporedattrice del celebre magazine Harper's Bazaar, che assiste alla prima sfilata di Christian Dior il 12 febbraio 1947. Assolutamente entusiasta esclama “It’s quite a revolution, dear Christian! Your dresses are wonderful, they have such a new look!”. Ben presto questa dichiarazione appassionata farà il giro dell’America: il New Look è sulla bocca di tutti e non tarderà a contagiare tutte le donne. Nel settembre 1947, pochi mesi dopo il successo della sua prima sfilata, Christian Dior è il primo francese a ricevere un Oscar della moda a Dallas conferitogli dai grandi magazzini Neiman Marcus. Per ritirare il premio, il couturier si imbarca sulla Queen Elizabeth  per un viaggio attraverso gli Stati Uniti, da New York a Los Angeles, passando per San Francisco, Chicago, Boston, Washington. Una storia che continua nei decenni, anche molto tempo dopo la scomparsa dello stilista fondatore. Tutta Hollywood è innamorata delle creazioni della Maison: Grace Kelly, Marilyn Monroe, Marlene Dietrich e Elizabeth Taylor ieri, Natalie Portman, Charlize Theron o Jennifer Lawrence oggi.

Un legame, quello di Dior con gli Stati Uniti, emblematico per l’evoluzione della Maison. Le star del cinema fanno risplendere l’elegante femminilità delle silhouette del couturier sul set, in città e sui red carpet di tutto il mondo. Ma è soprattutto New York il fulcro di questa liaison appassionata. “New York mi è diventata familiare quasi quanto Parigi “, scriveva Christian Dior nella sua autobiografia. Ed è proprio in questa città che la Maison ha aperto il suo flagship store americano, al pianterreno di una torre di vetro illuminata da un’enorme silhouette New Look. Ed è sempre a New York che hanno sfilato due collezioni croisière della Maison, nel 2006 e nel 2008. E lì, ancora, che la Maison ha riaffermato il suo legame con l’arte contemporanea partecipando come maggior mecenate al gala annuale del museo Guggenheim di New York, nel novembre 2013. Ed è lì, infine, che lo scorso marzo il prestigioso Council of Fashion Designers of America ha attribuito a Raf Simons il premio internazionale per il lavoro svolto chez Dior. Ed è sempre lì, dulcis in fundo, che presentando la sua collezione croisière 2015, la Maison ha scritto una nuova pagina della storia d’amore che da sempre la lega agli Stati Uniti.

mercoledì 11 dicembre 2013

BOOK_Baccarat 1764 – Two Hundred and Fifty Years


















La maison di cristalleria per eccellenza, Baccarat, si appresta a celebrare nel 2014 i suoi 250 anni. Per dare avvio a un così prestigioso anniversario ha optato per un’iniziativa altrettanto importante quale la presentazione del libro che ne ripercorre la storia e i fasti. Un volume composto da più di 400 immagini, fotografie d’epoca, disegni e documenti inediti, tratti dai preziosi archivi della Maison e oggetto di un immenso lavoro filologico e di ricatalogazione. Fotografie e testimonianze degli esclusivi ordini della Manifattura per re, emiri, marajà e presidenti: da Luigi Filippo al Sultano Abdülaziz, primo a venire in Europa, da Edoardo VIII e Wallis Simpson all'Imperatore giapponese Mutsuhito, dall'Aga Kahn al Presidente Roosevelt fino ad arrivare alla regina Elisabetta II d'Inghilterra. Ma anche tributi alle celebs delle epoche d’oro: il servizio per lo yacht di Aristotele Onassis, le bottiglie per il matrimonio di Grace Kelly e Ranieri di Mocano, il piatto decorato con un disegno di stoffa e forbici per Mademoiselle Coco Chanel e tanti servizi bespoke per un’aristocrazia dal gusto che non conosce frontiere o nazionalità. Indimenticabile e inconfondibile, inoltre, il bicchiere icona Harcourt, creato nel 1841, e ancora oggi elemento che arricchisce le tavole delle personalità e delle figure più importanti del mondo.
Non da ultimo, il legame di Baccarat con il mondo della moda, riscontrabile nei gioielli e nel flaconnage, veri e propri oggetti di culto per raffinati estimatori del genere, per i profumi di Guerlain e Christian Dior. Dulcis in fundo, il preziosissimo decanter scelto da Remy Martin dal 1936 per il suo brandy Louis XIII.
Grazie al libro si ripercorre il passato di estrema importanza della Maison, da sempre preludio di un futuro ancora più ricco, come testimoniato dalle suggestive immagini delle Esposizioni Universali dove Baccarat ha vinto i premi più prestigiosi, complice l’innovazione presentata in installazioni spettacolari e di irripetibile fascino, come, per esempio, l’animazione dei candelabri con la “fata elettricità. Non mancano, poi, le pagine dedicate alla storia più recente, dove vengono presentati le attuali creazioni – illuminazione, art de la table, gioielli, design e décor – con un’attenzione particolare alle blasonate collaborazioni con designer di fama mondiale a cominciare da Georges Chevalier fino ad arrivare a Ettore Sottsass, Philippe Starck e molti altri.
Universalmente acclamata e riconosciuta, Baccarat si distingue per l’assoluta purezza e lo scintillio del suo cristallo, l’eccellenza dei suoi artigiani e la raffinata eleganza delle sue creazioni, veri e propri trionfi di bellezza e grandeur. Costituita nel 1764 per volontà di Re Luigi XV, è stata sinonimo di savoir-faire unico per 250 anni, identificando la propria storia con quella dell’impareggiabile artigianalità francese, quintessenza di progressi tecnologici e partnership artistiche ispirate dalla medesima passione per l’eccellenza. Una passione divenuta vocazione, portata avanti per generazioni, sviluppando un’inestimabile heritage produttiva e un’ineguagliabile padronanza da parte di vetrai, tagliatori, incisori e doratori che lavorano per la Maison. Un know-how esclusivo, mantenuto vivo dal “Maître d’Art” e dai ventidue “Meilleurs Ouvrier de France” (migliori artigiani di Francia), il numero più alto tra le case del lusso francese.

Gli autori

Murray Moss è un imprenditore americano e connaisseur del design. Fonda nel 1994 la leggendaria Moss: l’esclusivo emporio per l’arredamento di Soho che espone i più bei prodotti per la casa e la tavola, in bilico tra arte e design. Nel 2012 ha lanciato Moss Bureau, attività di consulenza internazionale dedicata ai brand del lusso, del design e dell’arte.
Laurence Benaïm, dopo avere lavorato per Le Monde, ha lanciato nel 2003 il magazine di moda, lusso e arte “Stiletto”. Ha pubblicato anche, con Grasset, le biografie “Marie-­‐Laure de Noailles” (2001), “Yves Saint Laurent” (2002) e “Requiem pour Yves Saint Laurent” (2010) e, più recentemente, “Le plus bel âge, rencontre avec des octogénaires affranchis” (2013).

Baccarat 1764 – Two Hundred and Fifty Years
Testi di:
Murray Moss e Laurence Benaïm
Copertina rigida, 9,5” x 12.25”, 420 pagine, 400 illustrazioni a colori Rizzoli New York, ISBN: 978-­‐0-­‐8478-­‐4086-­‐1

Prezzo per l’Italia: Euro 77, versione deluxe con copertina rossa e custodia rigida Euro 85