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venerdì 12 maggio 2017

ART & CULTURE_Hermès Dietro le Quinte



Il privilegio di andare dietro le quinte per ammirare l’eccellenza, l’abilità e la dedizione con cui ogni giorno vengono realizzate creazioni incantevoli. Creazioni incantevoli che parlano di eleganza, storia e lusso se si chiamano Hermès. Non si tratta di un sogno né, tantomeno, di un semplice sforzo immaginifico. Tutto ciò si può contemplare in occasione del Festival itinerante “Hermès Dietro le Quinte”, che fino al 17 maggio fa tappa a Milano alla Pelota (via Palermo 10) dopo Seattle, Parigi e Tokyo.
1100 mq ospitano l’eccellenza della maison: 10 mastri artigiani, 10 singoli savoir-faire, che lavorano negli atelier, dando vita a oggetti unici nel loro genere, icone di uno stile di vita che guarda alla bellezza autentica. Un appuntamento imperdibile. Un incontro diretto tra il pubblico e coloro che, partendo da materie grezze, creano un sogno con passione, dedizione e abilità. Sarà possibile vederli all’opera mentre maneggiano i loro attrezzi e parlare con essi, capendo i segreti della loro arte e le tecniche di lavorazione.
Inoltre, grazie alla realtà virtuale di un filmato a 360°, i visitatori potranno scoprire l’eccellenza dei maestri artigiani della cristalleria Saint-Louis, maison fondata nel 1586 e acquisita da Hermès nel 1989.
A corollario, un’aula-cinema a disposizione dei visitatori interessati ad approfondire il tema dell’artigianato con la visione del documentario  “Les Mains d’Hermès”.
Un appuntamento che celebra l’artigianato nella sua vocazione autentica e consente al pubblico di capirne l’effettivo significato. Un viaggio nel tempo e nello spazio sulle note di uno stile e un’eleganza senza eguali, che ha reso semplici oggetti vere e proprie icone, portatrici di valori e significati. Un’esperienza emozionale che pone al centro dell’attenzione il lusso firmato Hermès: un lusso che sa di storia, arte e cultura; che affonda nell’autenticità il valore della sua anima.

Hermès Dietro le Quinte
La Pelota Via Palermo, 10 Milano
Fino al 17 maggio
Ingresso libero h. 11.00 – 19.00 

giovedì 30 giugno 2016

ABOUT_La Kelly di Hermès


Nata nel secolo scorso, in concomitanza con la fondazione della Maison Hermès, come borsa porta sella per i cavalieri che partecipano alle battute di caccia, soltanto nel 1930 si carica di una nuova anima, diventando – con un formato sensibilmente ridotto - una delle borsette da donna per antonomasia. Un successo annunciato che negli anni ’50 la porta a divenire un must della Maison, riconoscibile dall’inconfondibile chiusura a battente con “serratura”. Nel 1955 il battesimo con il nome della diva che l’ha resa famosa: Grace Kelly, principessa di Monaco, incinta della primogenita Caroline, la utilizza per nascondere la gravidanza ai fotografi. Immortalata su tutti i giornali, la borsa da quel momento diviene “la Kelly”. Declinata nelle nuance più tradizionali come nero, marrone, blu e bordeaux, negli anni ’80 comincia a colorarsi anche delle tinte più vivaci quali giallo, rosso, verde smeraldo e blu zaffiro. Oggi esiste in tre modelli – rigida, morbida e morbidissima – e in vari tipi di pelle (vitello, cinghiale, lucertola, struzzo, coccodrillo). Comprarla rappresenta una vera e propria esperienza d’acquisto di lusso. Le boutique Hermès, infatti, ricevono ogni stagione soltanto poche borse da vendere ai clienti che entrano in negozio (un po’ come un ristorante di livello che tiene sempre libero un tavolo per i clienti che dovessero passare di lì senza aver prenotato). In generale, quindi, se si desidera acquistarla, è necessario ordinarla, anche – e in virtù  delle infinite personalizzazioni che possono essere apportate. I modelli esposti, pertanto, sono meri campioni, utili per agevolare il cliente nella scelta del modello da ordinare. In prima istanza, si può scegliere il materiale di realizzazione così come quello delle parti metalliche (per i clienti più esigenti ci si può spingere sino all’argento, all’oro o ai diamanti incastonati); si può inoltre decidere se si vogliono le cuciture interne o a vista. Ogni Kelly, quindi, è diversa da un’altra in considerazione del semplice fatto che si tratta di una borsa nata da una precisa quanto personale idea. Per realizzarne una di dimensioni medie ci vogliono dalle 15 alle 16 ore, mentre per le più grandi da 25 a 30: un tempo inestimabile in cui l’esperienza e l’artigianalità dei malletiers Hermès prendono vita cucitura dopo cucitura.
Nel caso di materiali pregiati, come il rettile, la procedura di lavoro subisce una dilatazione dovuta alla primordiale fase di controllo delle pelli: tre o quattro uomini le passano in rassegna, stendendole su un tavolo per individuarne i difetti e, successivamente, tagliano le forme per le borse (in  questo caso, a differenza degli altri materiali, non si utilizza la pressa). Gli artigiani Hermès lavorano con tre tipi di pelli di rettile: due di coccodrillo e una di alligatore. Quella più delicata – e quindi costosa – è quella del Crocodylus porosus dell’Australia: ha scaglie quadrate al centro del ventre e quattro o cinque file di scaglie rotonde verso i fianchi. Vi è poi il Crododylus niloticus dello Zimbabwe, con scaglie più grandi al centro e due file di grosse scaglie rotonde sui fianchi. Il terzo è l’Alligator mississippiensis, che arriva da un allevamento di proprietà della Maison in Florida. Ha piccole scaglie rettangolari al centro e scaglie più piccine di forma ovale ai lati. In media, ogni Kelly, richiede l’utilizzo di tre pelli di cui si utilizza la parte morbida che si trova nella zona inferiore del corpo dell’animale, evitando quella della schiena che è ruvida e sfregiata. La pelle del ventre si utilizza per i lati e il risvolto, la parte interna della coda, che ha scaglie più grandi, per il fondo e i lati o per il soffietto. Per preservare la naturalezza, le pelli non vengono verniciate ma semplicemente lucidate sfregandovi sopra pezzetti d’agata: ne consegue che le borse non sono impermeabili. Una volta tagliate, le pelli vengono adagiate su un vassoio di plastica insieme a cerniere, chiusure, pezzi metallici, fodera e tutto ciò che serve per confezionare il prodotto finale. Ogni vassoio viene poi passato a un altro artigiano che provvede a costruire interamente la borsa, lavorando su tre articoli contemporaneamente: stesso modello, stessa dimensione, stessi materiali. La borsa viene costruita a partire dall’interno: la prima cosa che si utilizza è la griffe - uno strumento in metallo fatto a mano che somiglia a un pettine africano con i denti appuntiti – che viene premuta leggermente sui bordi della pelle per segnare l’area dove viene effettuata la cucitura a mano (solo la cerniera e l’interno delle tasche, infatti, vengono cuciti a macchina). L’artigiano inserisce poi un pezzo di cuoio duro tra l’esterno e la fodera, in modo da rendere la borsa più solida e rigida.
La Kelly è disponibile in due versioni: il modello sellier, con le cuciture a vista, e il modello retourner, con le cuciture all’interno. Gli orli di quest’ultima sono profilati, di solito nello stesso colore della borsa. La profilatura si realizza avvolgendo un cordoncino di cuoio nella pelle e tenendo poi insieme il tutto con un po’ di colla. Nel complesso, una borsa contiene otto strati di pelle: quella esterna, il cuoio e la fodera per ogni lato, oltre ai due orli delle profilature. Il risvolto, invece, è la continuazione del retro della borsa. Gli artigiani cuciono a mano tutte le parti in pelle con un classico punto sella, utilizzando due aghi e un filo lunghissimo, in modo da poter cucire insieme tutti i pezzi senza fare nodi. Il filo di lino, che arriva dalla Francia, è antistrappo e non si logora nel momento in cui viene fatto passare attraverso la pelle. Per renderlo resistente, impermeabile e morbido, lo si tratta con cera d’api. È sempre in tinta con la pelle, a meno che non si tratti di pelle dorata o naturale: in quei casi, si utilizza un filo bianco. L’artigiano tiene insieme le pelli con un morsetto di legno, in modo da avere le mani totalmente libere; buca le tracce lasciate dai denti della griffe con un punteruolo, facendo in modo di penetrare tutti gli strati della pelle; poi infila un ago in una direzione e un ago nell’altra, tira fino a stringere il punto e procede con il successivo. All’inizio e alla fine di ogni cucitura esegue tre doppi nodi, per evitare che possa scucirsi. Una volta completata, la cucitura viene appiattita con un martello di plastica e gli orli lisciati, smerigliati e lucidati in modo da sembrare un unico pezzo. Il manico è composto da sei strati di pelle e viene messo in forma dall’artigiano: per fare ogni manico ci vogliono fino alle tre ore e mezza e, se questo non è perfetto, nemmeno la borsa lo è. Quanto l’interno e l’esterno della borsa sono pronti, l’artigiano li assembla e aggiunge le parti metalliche con un metodo tutto speciale, detto “perlaggio: si appoggiano la chiusura sulla parte esterna e un sostegno metallico sull’interno; poi, dall’interno, s’infila un chiodo attraverso ciascuno dei buchi che si trovano sui quattro angoli e si taglia la parte di chiodo in eccedenza, lasciandone solo un pezzetto. Successivamente, l’artigiano prende uno strumento speciale, simile a un punteruolo, ma con la punta leggermente concava, e, con delicatezza, lo preme ruotando il polso sul pezzetto sporgente, fino a ridurlo a una sorta di perlina rotonda. Ogni parte metallica ha 4 perline – una in ogni angolo – tutte della stessa forma. Le parti metalliche vengono poi ricoperte con una sottile pellicola di plastica per evitare che si graffino. A questo punto l’artigiano rivolta la borsa e la stira per metterla in forma. Nel caso della pelle in coccodrillo, si stira scaglia per scaglia vista la sua naturale delicatezza. Si fa passare infine un ferro sottile e caldissimo tra le cuciture per pulirle e definire i bordi. Quando la borsa è finita, un supervisore la controlla per assicurarsi che le cuciture siano simmetriche e le perline ben fatte, che la chiusura funzioni, la forma sia perfetta e la superficie priva di difetti. Se il supervisore la approva, sulla Kelly – in corrispondenza della fibbia di pelle - viene impresso un marchio che identifica l’artigiano, l’anno e il laboratorio. Viene poi infilata nel classico sacchetto arancione di feltro e spedita al reparto logistica per essere controllata una seconda volta. Se passa anche questo controllo, viene avvolta in carta velina, inscatolata e spedita al negozio, pronta per essere consegnata al cliente che l’ha ordinata.
La Kelly, ma più in generale le borse di Hermès, rappresentano l’antitesi della borsa del momento. Molti modelli sono rimasti invariati per quasi un secolo e ciononostante rimangono ambiti: una constatazione che denota come non subiscano la moda, ma, al contrario, si spingano oltre. Non ostentano loghi, fiere del fatto che siano già sufficientemente riconoscibili di per sé. Trasmettono un messaggio di nobiltà e raffinatezza, a prescindere dal braccio che le sostiene. Nel mondo del lusso, quindi, sono i più discreti tra i simboli di ricchezza e potere.

Una borsa Hermès, in altre parole, è la quintessenza di quello che era un tempo il lusso e che oggigiorno non è più: maestria, cultura, abilità, esperienza, disinvoltura, pacatezza.

mercoledì 22 giugno 2016

ABOUT_Lusso e dintorni



“Lusso: s.m. (dal lat. luxus, -us, sovrabbondanza, eccesso nel modo di vivere). Sfoggio di ricchezza, di sfarzo, di magnificenza; tendenza (anche abituale, come tenore di vita) a spese superflue, incontrollate, per l’acquisto e l’uso di oggetti che, o per la qualità o per l’ornamentazione, non hanno un’utilità corrispondete al loro prezzo e sono volti a soddisfare l’ambizione e la vanità più che un reale bisogno”. Così recita l’Enciclopedia Treccani alla voce lusso, un fenomeno che dalla definizione stessa appare fortemente legato al contesto sociale e culturale di un’epoca: probabilmente, infatti, se negli anni ’50 era un lusso possedere un’automobile, oggi questo non lo è più, avendo lasciato il posto piuttosto al modello di supercar posseduto…questo sì che fa lusso. Si tratta quindi di un concetto mutevole e che tuttavia, denigratori compresi, ha sempre affascinato l’umanità, rappresentando modi e oggetti di vita da desiderare e a cui ambire, visibili e riconoscibili da chiunque. Una sorta di formulario le cui diciture sono risuonate per l’uomo, nel corso dei tempi, una specie di distinzione: se le rispetti entri di diritto nell’universo lusso, altrimenti ne resti fuori. A ben guardare, da ciò scaturisce una divisione della società al proprio interno: ecco perché probabilmente è idolatrato dai suoi sostenitori, che lo interpretano come una molla propulsiva per il progresso nonché come un’importante industria, e denigrato dai suoi detrattori, che lo vivono come uno smacco morale o, peggio ancora, un indebolimento. Un desiderio, quello dell’uomo, di dimostrare il suo grado di benessere e prestigio, diffuso sin dagli antichi egizi che si facevano tumulare con tanto di gioielli, suppellettili, armi e a volte mezzi di locomozione: tutti quegli oggetti, in altre parole, che in vita li avevano accompagnati nella loro scalata sociale, testimoniandone visibilmente l’ascesa graduale. Una voglia di grandeur che ancora oggi ci accompagna - forse non fino alla tomba - condizionando le nostre scelte. Connesso alla moda, però, spesso e volentieri viene snaturalizzato della purezza del suo significato, venendo associato a oggetti inondati di loghi in caratteri cubitali nel tentativo di far comprendere appieno di quale maison siano i capi e gli accessori indossati: un’ostentazione alquanto gridata che risulta nettamente in contrasto con una sussurrata esaltazione di raffinatezza quale è in realtà il lusso. Perché sì, con lusso si intende proprio un prodotto di altissima qualità, realizzato artigianalmente, nel rispetto delle più nobili tecniche produttive, con l’utilizzo di pregiati materiali e un culto meticoloso dei dettagli. Non è un logo gridato né un eccesso provocatorio ad ogni costo, bensì un bell’oggetto o, altresì, potersi permettere lo stile di vita che più piace. Il lusso è pertanto qualcosa di evocato ed accennato, che emoziona e non aggredisce, che suggella l’armonia di un’atmosfera che attiene intimamente a un vero e proprio modo di vivere. Il tutto girando al largo dalla volgarità di cui ne è addirittura il contrario, come asserisce madame Chanel. Accedere al lusso non è semplice e non solo per i prezzi spesso alla portata non proprio di tutti: ci vuole una vera e propria predisposizione mentale. Il lusso deve essere sognato e non perché se ne sente il bisogno, bensì perché rappresenta uno stile in perfetta sintonia con la nostra persona e a cui ambire…necessario quindi un percorso propedeutico che educhi a questo universo, infondendone la magia dello spirito. In virtù delle sue caratteristiche intrinseche, il lusso si colora di una sfumatura eterna: ha una storia, che conferisce prestigio, e soprattutto un futuro, che infonde uno slancio avantgarde. Esula dal campo degli oggetti alla moda che hanno letteralmente il tempo di una stagione. Riassume in sé tradizione e progresso e non è affatto democratico come spesso ultimamente molti si ostinano ad affermare: se fosse per tutti che lusso sarebbe? (sulle orme di un interrogativo ormai celebre posto da un lussuosissimo Tom Ford…). È per pochi, è qualcosa di limitato: ecco perché le famose limited edition godono sempre di un senso di lusso innato. Disponibili in nei numeri e per poco tempo…più élitario di così. Impossibile non notare quindi come trascenda dai bisogni meramente funzionali e si spinga oltre. Ma in questo modo giunge a conquistare una sfera di noi stessi che esula anche da quelli che sono i nostri desideri più reconditi, approdando a quella dimensione che profuma di sogno. Lambisce quindi il nostro intimo, soddisfa un piacere segreto e  appaga l’edonismo. Il lusso è quindi per noi stessi in prima istanza e soltanto dopo si connota delle varie e possibili implicazioni sociali e culturali. Il lusso per antonomasia diviene sinonimo di personalità, un bene che non si può comprare e che cristallizza lo stile e il lifestyle. Sicuramente una cornice amena aiuta e rende tutto più armonico. Non si cada però nell’errore di ritenere che quest’ultima sia la sola condizione necessaria: imprescindibile è la nostra naturale propensione ad assaporare e vivere il sogno. Un’inclinazione che fortunatamente non ha prezzo, rivelandosi quindi, in un certo qual modo, la cosa più lussuosa che si possa sognare di avere. Lusso inteso quindi come carattere, con un pizzico di magia. Con l’obbligo di non fossilizzarsi sulla questione e godersi la “conquista” di questo universo su invito.

giovedì 10 marzo 2016

LEISURE_Pasqua chez Ladurée







Pasqua si avvicina e Ladurée si prepara con una collezione di cioccolati golosa e colorata con la quale allietare i palati di una clientele gourmande ed intenditrice.
La proposta, come vuole la tradizione, è quanto più ampia possibile, al fine di incontrare innumerevoli gusti ed esigenze, deliziando sia con sapori unici che con uno stile e una raffinatezza ineguagliabili.
Si inizia con la collaborazione con la famosa designer giapponese Yuko Higuchi, nel pieno rispetto dello spirito della Maison che da sempre si avvale di creativi appartenenti al mondo dell’arte e della moda.
Con il suo mondo onirico e poetico, pieno di emozioni e sensibilità, Yuko Higuchi mette in scena con le sue creazioni gatti, conigli, personaggi femminili che teneramente rivelano l’universo Ladurée con amore e dolcezza. Disegni che decorano le scatole per macaron, racchiudendo le iconiche delizie che annoverano un guato nuovo: cioccolato e frutto della passione.
Ma Ladurée è anche altro. Si continua con una collezione di cioccolati golosa e colorata. “Le Galline dalle Uova d’Oro” nelle versioni fondente, al latte e bianco, contengono, rispettivamente, perle di biscotti ricoperti di cioccolato fondente, al latte, dulcey e cioccolato bianco.
Vi sono, inoltre, le Uova “Soffiate”, riempite con miniature di cioccolata, nonché le Uova alle mandorle in delizioso cioccolato bianco, aromatizzate al gelsomino o alla rosa, decorate con mandorle tostate e petali cristallizzati di fiori di gelsomino o rosa, ripiene di statuine di cioccolata. Entrambe le gustose ricette sono disponibili in due versioni: 8 cm e 14 cm. E per chi è indeciso e non sa cosa scegliere, la meravigliosa scatola contenente 4 uova, una per gusto.

Non resta quindi che lasciarsi andare alla meraviglia della Maison Ladurée: una meraviglia tutta da gustare, per deliziare occhi e palato, lasciandosi cullare da una dimensione reale, perfetta combinazione di favola, incanto e dolce evasione.

mercoledì 7 ottobre 2015

ABOUT_Bertoni Leather Heritage





La storia di Bertoni inizia nel 1949 a Varese quando Riccardo Bertoni ed altri soci fondano la Valigeria Bertoni, specializzata nella produzione di bauli e articoli da viaggio. Sin da subito si contraddistingue per la raffinatezza e l’accuratezza delle lavorazioni nonché per la qualità dei pellami utilizzati. Abili artigiani eseguono lavorazioni tailor-made, conferendo un inestimabile valore aggiunto agli articoli Bertoni, rivolti a una clientela sofisticata ed esigente, amante del bello ed estimatrice di un concetto di vita che si spinge oltre la semplice estetica, premiando l’eccellenza dei dettagli e delle lavorazioni.
Ancora oggi Angelo Bertoni, insieme alla sua famiglia e ai figli, prosegue la strada intrapresa dal padre, combinando la tradizione con l’innovazione, nel pieno rispetto dell’heritage ma senza tralasciare di introdurre nuove idee. È così che passato e futuro si combinano tra di loro, dando vita ad articoli unici nel loro genere, che mantengono inalterato il dna, ma amano proiettarsi nel domani.
Un’eleganza senza tempo e un prezioso savoir-faire da cui trae ispirazione anche la nuova stagione del brand, che ha visto l’introduzione di una linea di borse e bagagli deluxe, s’intende. Anche in questo caso, ogni dettaglio è personalizzabile grazie all’abilità maturata nel tempo e alla sapienza produttiva degli artigiani preposti a realizzare simili capolavori. Chi compra Bertoni, pertanto, acquista un bene senza tempo e unico nel suo genere, plasmato su gusti ed esigenze. Un bene che domani parlerà di oggi, evocando la storia di una famiglia prima ancora che di un marchio e invitando a lasciarsi andare a sognare.
Per quanto concerne i materiali, sono quattro le principali finiture trattate da Bertoni 1949 nella produzione di borse, valigie e accessori: la pelle di capra a pelo rasato, leggera, trasparente e resistente, ma, al tempo stesso, estremamente raffinata; coccodrillo e alligatore, le più nobili e lussuose; la pelle cosiddetta French Calf, morbida, corposa e rotonda al tatto; la pelle Wood, trattata con una lavorazione che dona un ricercato effetto legno.
Ma non è tutto…Bertoni 1949, infatti, è anche special projects, avendo all’attivo diverse collaborazioni che legano il brand al mondo del design a livello internazionale, dimostrando che le commistioni tra il mondo della moda e le altre forme espressive sono innumerevoli. 

giovedì 25 giugno 2015

ABOUT_Louis Vuitton e il viaggio











Correva l’anno 1854, anno della sua fondazione, quando la Maison Louis Vuitton si distinse per la sua creatività e dedizione nel mettere a punto innumerevoli invenzioni e innovazioni riguardanti l’arte del viaggio. Da lì in poi, nulla fu più uguale: il marchio divenne sinonimo di lusso, savoir-faire e prestigio e viaggiare si caricò di importanti significati al punto di assurgere a un vero e proprio stile di vita.
Tre le figure centrali di questa magica avventura: Louis, Georges e Gaston. Tre generazioni che, a loro modo, hanno plasmato l’evoluzione dei tempi, nel rispetto delle aspettative e delle esigenze dei viaggiatori: dai bauli alle borse da viaggio morbide ed eleganti, lo stile della Maison si è imposto quale punto di riferimento, condensando in sé talento, genialità, unicità ed estetica.
Epocali, sono per citare qualche invenzione, la serratura antiscasso brevettata nel 1880, la celebre sacca da viaggio Keepall, antesignana delle borse leggere, il baule guardaroba, il sac chauffeur, nonché la creazione di bagagli straordinari, volti a rispondere alle necessità più inusuali di clienti speciali del calibro di Savorgnan di Brazzà, Leopold Stokowski, il Maharaja di Baroda, Marthe Chenal.
Una devozione che la Maison ha custodito gelosamente nei secoli, scandendo la sua storia al ritmo di articoli unici e inimitabili che hanno contribuito a trasformare il viaggio in una vera e propria forma d’arte. Volendo riassumerli, si possono identificare 10 icone che sono rimaste impresse nel dna della Maison, definendone l’heritage ispirazionale al punto da divenire parte della memoria collettiva del bagaglio.

Wardrobe
Emblema del bagaglio rigido, i wardrobe sono un oggetto divenuto culto. Inventati nel 1875, sono nati sulla base di un’esigenza meramente pratica quale il trasporto di tutti gli effetti personali in un unico contenitore reso assai resistente dalla struttura in legno e dal rivestimento in cuoio o in tela impermeabile. Una volta aperto, questo baule verticale si compone di due parti attrezzate: l’appendiabiti, da un lato, e i cassetti, dall’altro. La versione femminile, inoltre, include attaccapanni ai quali appendere abiti lunghi nonché una serie di pratici scomparti per i cappelli.
I wardrobe garantiscono numerosi vantaggi tra cui l’arrivo a destinazione in perfetto stato di accessori e abiti e la serratura antiscasso la cui unica chiave è riservata a ogni cliente per la totalità dei suoi bagagli Vuitton.
E se non si utilizzano per viaggiare, possono divenire lussuosi e raffinati complementi d’arredo, assumendo una veste di design dal gusto irresistibile.

Steamer bag
Creata nel 1901, la Steamer Bag in origine era una borsa accessoria in tela e cuoio, abbinata al baule e veniva utilizzata come contenitore per la biancheria, complice l’elaborato sistema di chiusura che consentiva di non svelarne il contenuto. Rigida alla base e molto capiente, la Steamer Bag nel tempo si è imposta come bagaglio a se stante grazie all’accompagnamento alla tela Monogram. Interamente cucita a mano, ancora oggi per essere realizzata sono necessarie 15 ore di lavoro.

Keepall
All’inizio a ogni cliente che ordinava un baule o un bagaglio rigido venivano offerte borse complementari in tela rinforzata con cinghie di cuoio. Tra queste vi era la Keepall, ideata nel 1930 e affermatasi nel tempo un bagaglio a tutti gli effetti, complice l’evoluzione dei mezzi di trasporto, del modo di vivere e di viaggiare. Quando nel 1959 viene inventata la tela morbida Monogram, la Keepall si dota di un’anima propria. La sua praticità di utilizzo e la sua maneggevolezza fanno sì che diventi il bagaglio ideale per vacanze brevi o fine settimana per clienti che, in ogni caso, non vogliono rinunciare allo stile.

Speedy
Ideata negli anni ’30, la Speedy, sorella minore della Keepall, è facilmente riconoscibile per la sua forma semplice e capiente. Da subito si è imposta come borsa cult grazie alla sua leggerezza e adattabilità. Un’identità che ben presto le fa assumere un’ulteriore valenza: non più solo articolo da viaggio, ma raffinata ed elegante borsa da città, ideale per una donna moderna e dinamica.

Noé
Creata nel 1932 da Gaston-Louis Vuitton su espressa richiesta di un produttore di vini che necessitava di una borsa solida, ma elegante e in grado di trasportare cinque bottiglie di champagne, Noé è diventata un’icona, complice l’utilizzo della tela morbida Monogram che l’ha fatta diventare un desiderata delle donne.
Nel tempo le sue forme sono state rivisitate al punto da esistere oggi in più taglie e rivestimenti.

Alma
Nel 1934 la Maison diede vita alla Squire Bag, il modello che qualche decennio più tardi – per la precisione, nel 1992 – venne rivisitato con l’ideazione dell’Alma, una forma in perfetto stile Art Déco, capiente ed elegante al punto da imporsi in men che non si dica come uno degli emblemi Vuitton.
Declinata in forme e materiali differenti, l’Alma è anche protagonista di periodiche reinterpretazioni coincidenti con le collezioni e le relative sfilate piuttosto che con le collaborazioni artistiche che da sempre avvalorano l’aspetto culturale delle creazioni Louis Vuitton.

Amazone
Creata da Gaston-Louis Vuitton per proteggere il materiale fotografico di un viaggiatore, Amazone riprende il nome dalla foresta del Sud America, evocando atmosfere e luoghi lontani e invitando all’evasione. Dotata di angoli rigidi posti alla base, nel tempo è stata perlopiù adottata dalla clientela maschile.

Porte-documents voyage
Al pari della Steamer Bag e della Keepall, il Porte-Documents Voyage fu, in origine, uno dei bagagli complementari proposti insieme ai bauli rigidi e destinato a contenere cuscini in caso di esigenza. Abbandonando gradatamente la sua funzione originaria e rivestito di cuoio Épi o di tela Monogram, si è trasformato in un porta documenti, carte e appunti, riscontrando il favore di un pubblico sia femminile che maschile.

Alzer
All’apparenza sembra una valigia tradizionale. In realtà, una volta aperto, questo bagaglio rivela un interno robusto, strutturato e spazioso. A caratterizzarlo, le serrature rinforzate, lo scompartimento separato e le cinghie interne. Le sue dimensioni ne consentono l’utilizzo anche nel caso di un soggiorno di qualche giorno. Da sottolineare che il rivestimento in Monogram ne consente la personalizzazione al fine di rendere la valigia unica nel suo genere.

Zéphyr

Pratica ma al tempo stesso elegante. Dal look retrò ma all’avanguardia. E soprattutto, comoda da portarsi appresso, complici le quattro ruote. Innovativa nella sua funzionalità in quanto si tratta della prima valigia realizzata in Monogram termo-compressa, una tecnologia che associa la durata e la resistenza alle abrasioni alla capacità di assorbire gli urti. L’interno è concepito secondo le medesime logiche dei bauli dove ogni particolare risponde a un’effettiva esigenza del viaggiatore.