giovedì 15 dicembre 2011

BOOK_La Parigina. Guida allo chic di Ines de la Fressange


“Non occorre essere nata a Parigi per avere uno stile da Parigina…Avere l’aria made in Paris è piuttosto un atteggiamento mentale, come essere rock e mai borghese, tanto per dirne una”. Così afferma convinta Ines de la Fressange, icona dell’eleganza francese, dallo stile sofisticato e mai ostentato in quanto congenitamente posseduto. E se lo dice lei c’è da dargliene atto! Dunque attiviamoci e cominciamo la nostra opera di erudizione nei meandri del glamour parisien, con buona dose di intraprendenza e soprattutto una copia de “La Parigina” alla mano. La guida allo chic realizzata a quattro mani dalla sofisticata modella tropezienne (in collaborazione con Sophie Gachet, giornalista di moda di Elle), musa ispiratrice di designers, stilisti e fotografi. Pagina dopo pagina emergono preziosi consigli e utili dritte su come esser chic, in perfetto mood parigino, senza per forza di cose dotarsi di un guardaroba da celebrety né tantomeno ostentando, con il rischio di cadere preda dell’eccesso. Per evitare quindi una simile disfatta rocambolesca, o anche solo per conoscere qualche curiosità in più in fatto di stile e abbigliamento da una delle più autorevoli voci in capitolo, immergiamoci in questo viaggio dal sapore molto Rive Gauche. Ricordiamoci quindi che una Parigina non cede mai alle tendenze, al contrario le lascia maturare per servirsene con discernimento. Il tutto senza mai perdere di vista il principale obiettivo: divertirsi con la moda! Segue alcune regole, pur nella consapevolezza di doverle e poterle trasgredire proprio in quanto tali. Semplice ed essenziale il suo vademecum: evita i coordinati (niente total look tipo defilé, ma via libera al mix&match di stili e griffes in un cocktail euforico di tendenze e mode); è anti-bling (allergica a tutto quanto fa bling, dai gioielli vistosi ai logo onnipresenti, predilige la qualità in perfetta sintonia Saint-Germain-des-Prés); le piace fare la cacciatrice (nel senso di nuove griffes, meglio se creative e poco conosciute, a lei il pregio di scovarle e sperimentarle per arrivare prima delle altre, dimostrando così un gusto d’avanguardia); si sente a suo agio con i vestiti e le scarpe che indossa (dai tacchi vertigo alle sneakers, dal vestito fasciante alla gonna corta…se li indossa è perché se li sente addosso, parte di sé); ignora gli idoli (bando quindi a celebreties più o meno patinate che in fatto di gusto e vestir bene spesso lasciano molto a desiderare, sembrando più alberi di Natale che esseri umani, e largo a chi a diverso titolo dimostri stile e fantasia nell’abbigliarsi da sé); diffida del buon gusto (prende con beneficio di inventario i dettami, lasciando via libera all’intraprendenza personale negli abbinamenti…la moda evolve e prima o poi le verrà dato atto della sua trovata ingegnosa). Sulla base di queste semplici regole studiarsi uno stile ad hoc non è poi così difficile, considerando che bastano solo sette capi basici, da reinterpretare a seconda delle esigenze, da mixare e giocare tra loro per dargli nuova vita e non farli sembrare mai gli stessi. I divini del guardaroba sono una giacca da uomo, un trench, un pullover blu marine, una canottiera, un tubino nero, dei jeans e un blouson di pelle. Attorno ad essi tutto ruota e ruota anche la Parigina, con la sua inventiva e il suo spirito libero ma discreto e dei validi alleati come gli accessori – dalle scarpe alle borse ai bijoux – in grado di divertire una mise come di renderla preziosa ed esclusiva.  Non stupiamoci quindi se tra gli abbinamenti più vincenti troviamo un abito da sera con una borsa di paglia (anziché la classica pochette), uno smoking con le scarpe da ginnastica (e non con i tacchi), un collier di diamanti portato di giorno su una camicia denim (e non di sera su un vestito nero) o ancora un pull di paillettes con i pantaloni da uomo (e non con la gonna). L’importante è inventare - saper reinventare - con garbo e discrezione insieme a un pizzico d’audacia, in una sorta di gioco delle parti dove sobrietà e trasgressione sono i protagonisti di un sodalizio amoroso. La guida prosegue poi con una serie di consigli tipo i look da scegliere in determinate occasioni, uno stile per ogni età, i fashion faux pas da evitare con la biancheria, i gioielli, il costume da bagno, gli accessori. Da segnarsi poi gli indirizzi utili. Corollari e altrettanto interessanti le sezioni riservate ai prodotti di bellezza e alle invenzioni decorative della Parigina, per concludere, dulcis in fundo, con la Parigi di Ines e tutta una serie di dritte su come prendere la vita e godersi la Città. Per essere una Parigina verace, a tutto tondo!
Una guida da avere nella propria libreria. Da consultare di tanto in tanto o con puntualità per respirare un po’ di quell’esclusività da lungo Senna e, perché no, tracciarsi un itinerario da perlustrare la prima volta che ci troviamo nella Ville Lumière.

La PariginaGuida allo chic. Ines de la Fressange e Sophie Gachet. Ippocampo edizioni

BOOK_Hermès. L'avventura del lusso


Parigi, 1837. Thierry Hermès, sellaio, apre a Parigi una bottega di bardature e finimenti da cavallo. È l’inizio della storia del lusso. Del lusso quello vero, che permeando ogni ambito dell’esistenza umana si è astratto fino a divenire un vero e proprio concetto di vita. Le testimonianze dell’epoca attestano la qualità eccelsa delle lavorazioni e dei materiali: un destino segnato per una condizione che diverrà il dna della dinastia, tramandandosi gelosamente intatta ad ogni passaggio generazionale. Eh già, perché la storia di Hermès non è soltanto una bellissima fiaba di moda dal lieto fine, addirittura è la saga di una famiglia che ha sempre saputo mantenere al suo interno il controllo della società, non cedendo alle lusinghe e ai corteggiamenti dei gradi gruppi e preservando al contempo i suoi tratti indelebili di bellezza senza tempo. Cinque le generazioni dopo Thierry che si sono succedute negli anni: Charles-Emile, Emile-Maurice, i cognati Robert Dumas, Jean-René Guerrand e Francio Puech, Jean-Louis Dumas, Pierre-Alexis Dumas. Il senso di appartenenza alla famiglia è stata sicuramente una delle carte vincenti di Hermès per solcare con successo secoli di storia, rimanendo un’impresa famigliare in un mondo dominato dall’alta finanza. Complici la sottile specializzazione nelle lavorazioni, la serietà professionale, l’abnegazione, la professionalità e il senso del dovere, la maison è giunta ai giorni nostri mantenendo inalterata la sua eccellenza in termini di bellezza ed eleganza. Oggi come allora rappresenta una realtà unica nel mondo della moda di alto livello: senza nulla togliere ad altri celebri griffes made in France, Hermès è uno scrigno di gusto, sapienza artigianale, inesausta ricerca del meglio. Hermès non è moda in senso stretto: va oltre le mode e gli status symbol per divenire uno stile senza tempo. Una storia senza fine la sua, di cui certa è sola la data di inizio e comunque sempre contraddistinta dallo slancio vitale al futuro, portato avanti però con un piede ben ancorato nel passato. Per recuperare quanto di eccellente vi è e portarselo nel domani, interpretandolo in chiave contemporanea e lussuosa, ça va sans dire. Per Hermès ogni angolo del mondo conserva know-how millenari: la sfida consiste proprio nel trovarli e utilizzarli, attualizzandoli alle esigenze e alla cultura di un’epoca. Un approccio che ha nel rispetto profondo e nella salvaguardia dei saperi, che vengono di volta in volta riscoperti, uno dei suoi comandamenti imprescindibili. Un approccio per così dire multilocal nel bel mezzo del dilagare della globalizzazione: un ulteriore distinguo con le altre griffes.
Ma ripercorrere l’avventura di Hermès significa anche rileggere la storia di quegli anni - dal 1837 ad oggi - che con ogni loro accadimento hanno influenzato le sorti della maison, come per esempio quando durante la seconda Guerra Mondiale, causa la ristrettezza delle importazioni delle materie prime, la maison per necessità ha dovuto adattare vecchie scatole arancioni custodite in magazzino per confezionare i propri articoli: uno scherzo del destino divenuto poi simbolo inconfondibile dello stile targato Hermès, nonché oggetto di collezionismo da parte dei più grandi estimatori. Passando dalla Repubblica all’Impero e poi per le due Guerre del ‘900, il tracciato di Hermès risulta indissolubilmente legato al suo tempo. Un tempo di cui ha vissuto le difficoltà, cavalcato le opportunità, interpretato le istanze, celebrato le grandezze. Ma soprattutto di cui ha portato con sé un’eredità di saperi, tradizioni, magie, sogni.
La stessa eredità sulla quale ha fondato il suo modello di business - attento al valore piuttosto che al volume – e in considerazione della quale ha allargato gradualmente il suo raggio d’azione, passando dai soli prodotti per l’equitazione a una linea completa di abbigliamento e accessori che comprende sciarpe, cravatte, abiti, calzature, profumi, orologi, bijoux, porcellane, argenti, cristalli. Senza dimenticare gli oggetti di culto come i celebri carré di seta e le due borse mitiche: la Kelly e la Birkin.
Jean-Louis Dumas amava affermare “il nostro primo cliente è il cavallo, il secondo il cavaliere”. Poche parole che ben sintetizzano lo spirito evolutivo della maison, nata dalla felice intuizione di Monsieur Thierry Hermès, portata avanti con una grande passione per il viaggio - tema imperante anche nelle campagne comunicazionali – e per la scoperta di nuovi saperi e culture, e consacrata dalla conquista del podio della bellezza senza tempo.

“Hermès. L’avventura del lusso” di Federico Rocca, Lindau editore

mercoledì 14 dicembre 2011

BOOK_Professione PR. Immagine e comunicazione nell'Archivio Vitti


L’Archivio Vitti, come ben sanno gli esperti del settore, è uno dei più nutriti di materiali informativi e fotografici legati al mondo della moda. E di quel particolare periodo – tra i Settanta e il Duemila - che sancisce la nascita fulgente, lo sviluppo inarrestabile e la conseguente - nonché meritata - affermazione del sistema moda a Milano, con tanto di riflesso internazionale. Proprio quegli anni protagonisti di un epocale cambiamento per la storia, la cultura e l’economia italiane: il prêt-à-porter, il Made in Italy e Milano sono una ventata d’aria fresca per il nostro Paese, portano novità e cambiamento, attenendo sempre più a un vero e proprio stile di vita - contraddistinto per gusto ed eleganza – guardato con ammirazione dal mondo intero. Un esempio che diviene sempre di più un ideale a cui tendere. Costi quel che costi. A dare testimonianza di questi splendidi anni, una delle fonti più autorevoli in merito, una delle voci più ammirate del settore. Lei: Barbara Vitti. La signora delle PR e della moda, così ribattezzata a ragion avveduta da Mario Boselli – Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana. Più semplicemente uno dei personaggi chiave di quel periodo glorioso, che in prima persona ne ha vissuto ogni sfumatura, assistendo alle consacrazioni dei grandi nomi – da Ferrè a Trussardi, da Krizia ad Armani, da Versace a Valentino per citarne qualcuno, assaporandone la magia delle opportunità, gli eccessi degli sfarzi e la gloria del merito conquistata con impegno e dedizione quotidiani. Fautrice e sostenitrice si potrebbe dire di questo trentennio unico nel suo genere. Barbara Vitti che con un’elegante semplicità  e un piglio garbato, ma al tempo stesso determinato, ha solcato i confini di una nuova professione - quella del PR - sconosciuta sino ad allora in Italia e importata direttamente dalla tradizione anglosassone. Pioniera di un’attività non immediatamente capita, alle volte vista con sospetto proprio perché non decifrata, ma così importante a decretare l’affermazione di una griffe presso il pubblico e a veicolarne la comunicazione verso giornalisti e stylist. Lei, la donna dal pugno di ferro in guanto di velluto, si è ritagliata un posto di tutto rispetto nel sistema moda Italia. E ora, con il libro “Professione PR. Immagine e comunicazione nell’Archivio Vitti”, mette a disposizione di tutti noi l’eccellenza dei materiali che ha raccolto in questi anni, testimonianza di un passato glorioso e chiave di volta per il futuro. Emerge un quadro complesso e completo, composto da una districata rete di professionalità tra loro strettamente legate: stilisti, imprenditori, fotografi, giornalisti, PR. A dimostrazione che quando si parla di moda non si intende un mondo frivolo o vano, bensì un universo ancorato fermamente ad abili menti che, con ingegnosità e manualità, hanno costruito giorno dopo giorno un intero settore, fondamentale per l’economia nazionale. Senza contare le infinite contaminazioni con il mondo dell’arte e del design, della cultura e del giornalismo: per un’attività che non è fine a se stessa ma pensa in generale. E come tale agisce e si comporta. Foto e documenti preziosi che da una parte invitano alla riflessione di un’epoca e dall’altra spronano a seguirne le orme per fare sempre meglio e mantener viva una simile eredità. Un’eredità a cui attingere e guardare per capire, ispirarsi, conoscere. Un’eredità da reinterpretare in chiave contemporanea, con tutto il suo carico di esclusività e prestigio. Per rispettare il valore del tempo e renderlo immortale.

Baraba Vitti ha donato il suo archivio al centro interdipartimentale MIC “Moda Immagine e Consumi” dell’Università degli Studi di Milano perché sia a disposizione di un ampio pubblico di studenti e studiosi. Perché il sapere non sia individuale ma diventi al contrario bene comune. Da condividere e portare sempre con sé.
Il volume Professione PR. Immagine e comunicazione nell’Archivio Vitti è il secondo della collana edita da Skira per il Centro interdipartimentale MIC. L’Università degli Studi di Milano ha promosso nel 2010 la costituzione del Centro interdipartimentale MIC sulla storia del costume e della società, coinvolgendo il Dipartimento di Scienze della Storia e della Documentazione storica, il Dipartimento di Filologia moderna, il Dipartimento di Filosofia, il Dipartimento di Storia delle Arti, della Musica e dello Spettacolo.
Il MIC ha varato una collana dedicata allo studio della moda intesa sia come produzione di abiti e accessori, sia soprattutto come elemento fondante della società dei consumi, stimolo di nuove forme di produzione economica fortemente legate al marketing e alla comunicazione, fonte creativa di codici estetici e culturali: moda come incarnazione concreta dei simboli culturali che caratterizzano un’epoca e una civiltà.

Focus del volume:
Una storia lombarda, Quirino Conti
Comunicare la moda e comunicare con la moda, Simona Segre Reinach
Moda e comunicazione a Milano nelle carte, Barbara Vitti, Elena Puccinelli
Milano è di Moda, Mario Boselli
Non solo moda. L’importanza di chiamarsi PR, Barbara Vitti

In vendita nelle librerie da gennaio 2012

(in apertura Barbara Vitti, fotografia di Graziella Vigo)

ABOUT_La moda: un concentrato di sogno e fantasia, storia e cultura



L’altro giorno, parlando con una mia amica, è emerso come la moda sia un concentrato speciale di sogno e fantasia. Al di là del semplice utilizzo vestiario, qual è infatti la sua funzione ultima se non proiettarci in una dimensione onirica, che prende forma dalla nostra immaginazione e al contempo ne alimenta un suo ulteriore sviluppo? Con la moda possiamo sognare di essere chi non siamo, vestendone gli abiti e assumendone temporaneamente le fattezze. E ancora di indossare vesti meravigliose e in un attimo sentirci calate nel ruolo di principesse di un regno incantato, piuttosto che rampanti conquistatrici del mondo o, ancora, ammalianti ed incantevoli seduttrici. Ogni volta una donna diversa. Quante volte poi a ognuna di noi è successo di indossare un abito da sera immaginandoci ad un’importante première o un evento esclusivo? E da lì il sogno ha preso avvio, dipingendo la tela di un quadro fantasioso, dove ogni pennellata rappresenta il tratto di un magico momento che ci piacerebbe un giorno vivere. La classica situazione di cui almeno una volta nella vita vorremmo avere una partecipazione se non principale per lo meno straordinaria. La moda mette le ali al sogno, concedendo un viaggio nell’immaginifico senza pari: tutto inizia con l’evasione dal terreno, da una dimensione quotidiana e alle volte inevitabilmente ripetitiva, per accedere a un mondo ideale…il nostro mondo…quello che per ciascuna di noi rappresenta la quintessenza delle ambizioni. Se poi un giorno riusciremo a vivere anche nella realtà quanto prefigurato tanto meglio. Altrimenti  lo avremo almeno lambito col pensiero e ce lo porteremo gelosamente con noi come un viaggio nell’inesplorato…compagne di viaggio l’immaginazione di moda e la moda immaginaria.
Ma se la moda ci offre l’opportunità di poter viaggiare così liberamente, stimolando la fantasia e la curiosità, facendoci attraversare in lungo e in largo luoghi, tempi, popoli e culture diversi, essa allora è anche sapere. Un sapere nel senso più puro del termine che diviene fonte irrinunciabile di conoscenza. Grazie al carico emozionale ed evocativo che porta con sé, che ci fa spaziare nella storia…volare…riesci a ripercorrere le epoche e a comprenderne le evoluzioni, rivivendone il fascino attualizzato in chiave contemporanea. In successione ciclica senza fine di tempi e costumi. Per esempio, indossi una giubba in perfetto stile militare e in men che non si dica voli nell’epoca napoleonica con tanto di gradi e investiture cavalleresche. La stessa esperienza vissuta in una calda serata d’estate, complice un leggero e volteggiante peplo in chiffon di seta: ecco che nella mente si spalanca lo scenario di un’affascinante Roma antica, con tanto di imperatori e vestali.
Moda intesa come sogno, fantasia e cultura. Caratteristiche che la proiettano di diritto oltre la frivolezza, l’inutilità e la superficialità a cui la relegano le voci più denigratorie, che la interpretano come un esasperato culto dell’effimero apparente. Nulla a che vedere quindi con un’attività fine a se stessa: bensì un intricato insieme di rimandi, proiezioni, affermazioni. Dal contesto in cui si sviluppa e di cui ne attesta concretamente le istanze, prende ispirazione, assumendone l’identità. Diviene una sorta di storia romanzata e illustrata del tempo e della società. Un’iconografia però profonda, che lega il suo aspetto apparente a discipline nobili ed antiche come la filosofia. La moda diviene l’applicazione scientifica di un’intuizione come l’estetica: esemplifica con le forme verità teoretiche che regnano in quanto tali.
Cominciano allora a concepire il nostro guardaroba non solo come la successione più o meno ordinata di cappotti, camicie e pantaloni: bensì come un prezioso archivio storico e una magica macchina del tempo.

martedì 13 dicembre 2011

ENTERTAINMENT_The Artist: in Italia il film che ha incantato il Festival di Cannes


Hollywood 1927. Il cinema parla del cinema con The Artist, film muto e in bianco e nero del regista francese Michel Hazanavicius. Una scelta anacronistica, coraggiosa, che ci permette di riscoprire tutto il fascino della settima arte. George Valentin, interpretato da un eccezionale Jean Dujardin, è un divo del cinema muto all'apice della sua carriera. L'avvento del sonoro e la poca predisposizione ad adeguarsi al cambiamento, lo fanno precipitare nell'oblio. Vecchi e nuovi volti del cinema si avvicendano in un cambiamento epocale. A cavalcare l'onda, Peppy Miller (Bérénice Béjo), che da giovane comparsa scala i titoli di coda delle pellicole fino a diventarne prima attrice.
Hazanavicius ci racconta i due volti della nascente industria culturale, le storie parallele dei due protagonisti, per cui l'ascesa dell'uno corrisponde al declino dell'altro, generando una tensione narrativa tale da tenere lo spettatore incollato allo schermo dall'inizio alla fine della pellicola. In una scrittura prettamente visiva si snocciolano i temi dell'orgoglio, della celebrità e della vanità, tenuti insieme dal collante di una delicata storia d'amore. Nessuna nostalgia della parola. Il pubblico è costretto ad uno sforzo d'attenzione; è necessario amplificare i sensi per cogliere la poesia di un sorriso o la sofferenza di un volto corrucciato. Il compito di raccontare la storia è unicamente affidato al regista, che per la realizzazione di quest’opera si ispira ai grandi del passato: Hitchcock, Lang, Ford, Lubitsch, Murnau, Wilder. La sceneggiatura si compone di tagli di inquadratura, montaggio, giochi d'ombra e di luce, colonna sonora, i cui incisi si compongono come dialoghi costanti. The Artist è una pellicola raffinata, che valorizza le capacità espressive e la prossemica di ogni attore, dai protagonisti ai comprimari. Nell'era della tecnologia, in cui la comunicazione è affidata a strumenti altamente tecnologici, la pellicola di Hazanavicius ci permette di riscoprire il potere comunicativo del nostro viso, delle nostre mani, del nostro corpo.

Un film di MICHEL HAZANAVICIUS
Con: JOHN GOODMAN , JAMES CROMWELL, PENELOPE ANN MILLER, MISSI PYLE
USCITA 9 DICEMBRE

Prodotto da Thomas Langmann
Sceneggiatura Michel Hazanavicius
Adattamento e Dialoghi Michel Hazanavicius
Direttore della fotografia Guillaume Schiffman, AFC
Musiche Ludovic Bource
Casting Heidi Levitt, C.S.A
Scenografia Laurence Bennett
Costumi Mark Bridges
Montaggio Anne-Sophie Bion / Michel Hazanavicius
Produttore associato Emmanuel Montamat
Produttori esecutivi Daniel Delume - Antoine De Cazotte - Richard Middleton

DISTRIBUITO DA BIM DISTRIBUZIONE

durata 100 minuti

domenica 11 dicembre 2011

STYLE_Le borse di Fede









Le borse di Fede nascono a immagine e somiglianza della sua creatrice. Fede per l’appunto. Nascono dal desiderio di avere con sé oggetti di qualità, pratici nell’utilizzo ma preziosi nei materiali. Borse che accompagnano la donna in ogni momento della giornata; caratterizzate quindi da una particolare versatilità, ma al contempo da un allure elegante e sofisticato. Adatte ad ogni ora del giorno, per funzionali day look così come per mise che anticipano una serata glamour. Pensate per una donna dinamica, che tra lavoro, casa e famiglia si deve districare tra appuntamenti, orari e impegni vari. E che pertanto non ha tempo di effettuare un cambio borsa a seconda dell’occasione: spesso esce di casa la mattina e vi rientra la sera. Una borsa quindi funzionale, pratica e versatile diviene la sua valida alleata, senza però con questo rinunciare a dettagli imprescindibili come eleganza, gusto e stile. Dettagli che l’occhio femminile vuole sempre premiati, anche nelle occasioni più informali. Le borse di Fede hanno proprio questa peculiarità: saper coniugare la praticità di un utilizzo quotidiano alla raffinatezza stilosa del capo par excellence del guardaroba femminile. Forme semplici, spesso essenziali, molte volte ispirate da oggetti della nostra quotidianità – come nel caso della Shopping Bag che guarda con malizia al classico sacchetto della spesa, rese preziose dalla qualità eccelsa dei materiali. Morbida allo sguardo e carezzevole all’inverosimile al tatto, la pelle utilizzata da Fede racchiude in sé una rara eccellenza. Proprio quella eccellenza che in men che non si dica ti fa dimenticare l’assenza di loghi opulenti, universalmente riconosciuti dall’immaginario collettivo per lo più come simbolo di appartenenza. Una pelle piacevolmente morbida, tanto da innalzare la borsa di cui personifica l’anima nell’Olimpo degli oggetti da esperienza multisensoriale. I sensi sono catturati e coinvolti in un’esperienza magica, fatta di profumi, vissuto, sentito. Tutto viene evocato. E i materiali delle borse di Fede sono la principale chiave di volta per accedere a questo universo. Ça va sans dire che una volta entrati non se ne vorrà più uscire. Se quindi preziosa ma funzionale la nostra borsa deve essere, la Python Collection dà il meglio di sé in questi termini. Partendo da semplici pelli di pitone della qualità più nobile, prive di ceratura – tecnica che molto toglie alla naturalezza del pellame, consentendo così di utilizzare qualsiasi parte del rettile - l’estro creativo di Fede e una minuziosa abilità manuale d’altri tempi danno vita a oggetti unici nel loro genere nel vero senso della parola: borse che nessuno ha, realizzate in un pregiatissimo materiale. L’unicità all’ennesima potenza in un’epoca di dilagante omologazione. Una preziosità che irrompe scintillante anche nell’ambito di serate chic, glamour dinner o appuntamenti della vigilia natalizia. Deliziosi sacchettini-pochette, realizzati con meravigliosi tessuti ricamati di paillettes, divengono gli accessori privilegiati per outfit dall’eleganza luminosa. Cosa ne pensate di un abito nero (magari un tuxedo) abbinato a uno di questi bijou blu notte? Monsiuer Yves Saint Laurent reputava très chic l’accoppiata cromatica blu-nero…e come dargli torto. Altrettanto deliziosi nei più classici nonché natalizi rosso, oro e argento. Evenrgreen immancabile infine il nero. Ideali come preziosi cadeau per sé e le proprie amiche.
Sempre e comunque le borse di Fede nascono da una sincera e pulita concezione di Bello. Una passione, quella di Fede per il Bello, nata e cresciuta con lei, perfezionata nel corso della sua evoluzione creativa, complici i numerosi viaggi in giro per il mondo. Personalità cosmopolita, attratta da tutto ciò che è innovativo sia sotto il profilo semantico che concettuale, Fede sviluppa un nuovo concetto di borsa: semplicità delle forme, funzionalità dell’utilizzo, preziosità dei materiali, eleganza essenziale delle linee e…no logo!! Un concetto di borsa che si spinge oltre i meri criteri commerciali e attiene a uno stile di vita, più propriamente quello di una donna che non ha bisogno di ostentare, dalla forte personalità, determinata, interiormente elegante. Inclinazioni personali quindi che riflettono all’esterno una donna di charme, dallo stile innato, che pur passando silenziosamente viene notata…per la sua classe e il suo carattere. Una donna che molto ha in comune con Fede, che da lei prende vita e a lei ritorna. In un’euforica sinfonia di armonia sensoriale e bellezza evocata.