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lunedì 27 giugno 2016

ABOUT_La Rinascente



Mecca dello shopping made in Milano e di desiderata lussuosi o comunque denotanti il gusto e lo stile italiani, la Rinascente vanta una storia di tutto rispetto che affonda le radici nel lontano 7 dicembre 1918, quando all’ombra del Duomo, grazie all’intraprendenza del senatore Borletti, apre i battenti, in segno – tra le altre cose – di fiducia verso nel sorti di un Paese appena uscito dalla grande guerra, vittorioso nella morale ma economicamente a pezzi. Recuperando gli spazi dei locali ormai decadenti dell’emporio Aux Villes d’Italie, voluto da Ferdinando Bocconi nel 1865, deve il suo nome, subliminale invito a una “rinascita” della vitalità economica italiana, a Gabriele d’Annunzio di cui Borletti è mecenate. Una rinascita che però pare essere stoppata da una malasorte fatale: diciotto giorni dopo l’inaugurazione, infatti, il magazzino va a fuoco. Un incidente che non ferma in alcun modo la frenesia e il desiderio di rimettere in piedi i fasti del Belpaese, tanto che in pochissimo tempo riprende la sua piena attività, all’insegna dello slogan “portare la moda a tutti”, complice l’innovativa realizzazione di un catalogo mensile da inviare per posta e in cui rappresentare le tendenze di stile dettate dal momento. Proprio così, in quegli anni La Rinascente forse più di ogni altro attore rappresenta un fattore di modernità e democratizzazione, volto a rendere fruibili a chiunque aspetti fino ad allora appannaggio delle classi più abbienti. Un approccio rivoluzionario per l’epoca che pone a mettere sullo stesso piano i diversi ceti sociali, nel rispetto di un principio di uguaglianza che mina la ferree discriminazioni, eredità di una società fortemente ancorata a una clusterizzazione praticata sulla base di criteri d’appartenenza. In un documentario realizzato dalla Rai Tv sugli anni ’30, nel quale La Rinascente viene presa come azienda simbolo, Gaetano Afeltra – grande firma del Corriere della Sera – racconta che ad Amalfi, il suo paese natale, la gente aspetta con ansia il catalogo mensile del magazzino milanese e lo sfoglia come se svelasse il favoloso mondo della moda. Anche nel Nord, fino agli anni ’50-’60, quando le boutique sono ancora rare e troppo esclusive e le catene dei grandi magazzini d’abbigliamento presentano prodotti medio-bassi, è numeroso il pubblico femminile che stagionalmente e nel periodo natalizio approda a Milano per recarsi alla Rinascente a vedere la moda: gli abiti e gli accessori esposti già da allora possiedono quel tocco in più che fa la differenza. Ricostruita dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale, continua nel ‘900 a fare la moda, divulgandone stili e tendenze, nell’ottica di una democratizzazione sempre più sensibile, che mira a coinvolgere con gusto e glamour tutti i ceti sociali.  Antesignana tra i punti vendita d’abbigliamento nel presentare il cosiddetto pronto moda, nel 1963 suscita scalpore con la realizzazione di un elegante corner dedicato alle creazioni di Pierre Cardin: per la prima volta nella storia, la moda firmata da un grande couturier viene presentata dalla grande distribuzione e a prezzi accessibili. Altro che le ben più recenti capsule collection firmate da celebri stilisti e vendute da catene low cost! Sulla scia di Cardin seguono altri prestigiosi nomi – tra i quali svetta Lanvin -  con collezioni dedicate però all’uomo. In virtù del coordinamento e dell’omogeneità dell’offerta, in modo da poter incontrare esigenze diverse e vestire completamente i propri clienti, avvalendosi di un’equipe stilistica strutturata e di designer qualificati (tra cui Biki Louis de Hidalgo, Alma Filippini, proprietaria dell’omonima griffe, Adriana Botti e un giovanissimo Giorgio Armani), la Rinascente ha sempre svolto un ruolo determinante per la moda, presente e puntuale nel momento preciso in cui evolvono e prendono forma le tendenze, assurgendo all’autenticazione di vero e proprio canone estetico.
Nel tempo ha realizzato grandi manifestazioni monotematiche, come la mostra mercato sul Messico e Seta + Seta (invero 1985/1986), riuscitissimo connubio tra moda, cultura, tradizione e etnie. Ha collaborato inoltre con la Triennale, sperimentando soluzioni innovative nell’ambito della grafica, dell’arredamento, dell’oggettistica con il supporto di nomi eccellenti quali Giò Ponti, Bruno Munari, MAx Huber, Tomàs Maldonado, Robert Sambonet e Albe Stenier.

In perfetta simbiosi con i mutamenti storico-sociali, la Rinascente ha sempre mantenuto intatto il suo ruolo di ribalta per grandi firme della moda pronta, ospitando nei suoi spazi i più emblematici nomi dello stile italiano e del lusso internazionale, da Valentino a Zegna, da Dolce & Gabbana a Versace a Ralph Lauren. Nel 2007 è periodo di restyling e dopo mesi di lavoro riapre al pubblico con un’immagine tutta nuova: un progetto che la porta ad avere una splendida terazza all’ultimp piano che si affaccia sulle guglie del Duomo. L’architetto – Lifschutz Davidson Sandilands si è ispirato ai grandi shopping mall d’Europa, da Harrods a Galeries Lafayette. La Rinascente è nuova, è “rinata”: è sempre più luogo di culto in cui poter dilettarsi in uno shopping dedicato che ora contempla anche le eccellenze food made in Italy. Per un’esperienza d’acquisto emozionale e a tuttotondo, che mira a coinvolgere ogni aspetto della quotidianità, ponendo – come sempre – al centro di tutto il cliente. Un’esperienza che dal 2016 si arricchisce di un ulteriore elemento come il riconoscimento quale miglior department store nel mondo.

martedì 6 ottobre 2015

ART & CULTURE_Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968

Allestimento

Bulgari

Bulgari

Fondazione Roberto Capucci

Fondazione Roberto Capucci 

Fendi, collezione autunno/inverno 1960-61

“Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968”, la grande mostra sull’alta moda italiana, inaugurata lo scorso anno a Roma negli spazi del MAXXI, fino al 10 gennaio 2016 sarà visitabile presso Villa Reale di Monza in forma rinnovata e con una sezione totalmente nuova dedicata ai tessuti, con cui i curatori – Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi – hanno voluto caratterizzare il nuovo appuntamento espositivo, allestito dallo Studio Migliore+Servetto Architects appositamente per la Villa Reale di Monza.
Negli Appartamenti della Reggia, al Secondo Piano Nobile, sono esposti alcuni dei maggiori “capolavori” dell’alta moda dal dopoguerra al 1968, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private: abiti che hanno fatto la storia della moda e dello stile italiano, grazie ai quali sarà possibile rivivere atmosfere e suggestioni dell’alta moda nell’Italia di quegli anni straordinari.
Gli abiti da sera e da giorno realizzati da autori come Maria Antonelli, Renato Balestra, Delia Biagiotti, Biki, Carosa, Roberto Capucci, Gigliola Curiel, Enzo, Fabiani, Fendi, Forquet, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Pino Lancetti, Germana Marucelli, Emilio Pucci, Fausto Sarli, Mila Schön, Emilio Schuberth, Simonetta, Sorelle Fontana, Valentino, Jole Veneziani rivivono attraverso una coreografia di manichini La Rosa e ricostruiscono una galassia di voci spesso caratterizzate da rapporti molto stretti con il mondo dell’arte e del cinema.
A completare la selezione di abiti, gli accessori di Gucci, Ferragamo, Fragiacomo, Frattegiani, Roberta di Camerino, i cappelli di Clemente Cartoni e di Gallia e Peter, gli spettacolari bijoux di Coppola e Toppo e campioni di ricami provenienti dall’archivio Sorelle Fontana e Pino Grasso.
Esposta, inoltre, un’eccezionale selezione di gioielli di Bulgari, pezzi unici rappresentativi di un’epoca che ha visto il marchio emergere come protagonista di spicco della scuola italiana di gioielleria. Fra i pezzi in mostra, oltre alle iconiche creazioni Serpenti in oro e smalti policromi, uno spettacolare sautoir fine anni ’60 il cui pendente è realizzato con uno smeraldo intagliato di circa 300 carati e una collana degli anni ’50 in platino e favolosi rubini.
La relazione tra moda italiana e arti figurative è testimoniata da alcune opere di artisti come Accardi, Alviani, Campigli, Capogrossi, Fontana e Scheggi.
Cuore di Bellissima, a Villa Reale a Monza, è la galleria a cui si connettono tutte le sale, dove si dispiegano i vari temi della mostra. La Galleria, infatti, ospita una spettacolare selezione di materiali che testimoniano l’importanza e la centralità della nostra industria tessile per l’ideazione e la promozione della moda italiana, ieri come oggi. Il rapporto dell’alta moda italiana con le industrie tessili, nelle sue espressioni più riuscite come l’abbigliamento da giorno, diventa il modo per capire gli sviluppi recenti della moda. Fra gli archivi aziendali coinvolti nel progetto sono presenti Agnona, Bedetti Pedraglio, Botto Giuseppe & Figli, Bozzalla, Clerici Tessuto, Faliero Sarti, Lanerossi, Lanificio Fratelli Piacenza, Lanificio G.B. Conte, Lanificio Trabaldo Piero Togna, Lanificio Zignone, Luigi Verga, Marzotto, Pria, Ratti, Rivetti, Tallia di Delfino, Taroni, Valditevere. Insieme alle importanti istituzioni italiane volte a valorizzare il nostro patrimonio tessile: la Fondazione Antonio Ratti, il Museo del Tessuto di Prato, il DocBi - Centro Studi Biellesi, il Centro Rete Biellese Archivi Tessile e Moda, in collaborazione con Sistema Moda Italia.
A corollario del percorso espositivo, foto tratte dagli archivi di Federico Garolla, Johnny Moncada, Ugo Mulas, e filmati di RAI Teche e dell’Istituto Luce che restano documenti insostituibili di quegli anni. In una sala dedicata al cinema si può assistere alla proiezione di un video realizzato montando gli spezzoni più significativi dei film di registi come Antonioni, Rossellini e Fellini, che negli anni della Hollywood sul Tevere hanno accompagnato la moda e l’evoluzione del gusto. Una selezione di riviste, pubblicazioni ed altri documenti, fra cui preziose testimonianze provenienti dall’Archivio Giorgini, completa la rassegna.
Ma non è tutto…il percorso di visita della Villa, infatti, comprende anche il Belvedere nel quale, a cura della Triennale, sono esposti i più importanti oggetti di design italiano realizzati negli stessi anni che caratterizzano la mostra.
La mostra è promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e da Nuova Villa Reale di Monza, in collaborazione con il MAXXI e la Camera Nazionale della Moda Italiana. La sezione del tessile è allestita grazie al sostegno di ICE Agenzia e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Main sponsor di tutta l’iniziativa è Bulgari, da oltre 130 anni emblema di creatività ed eccellenza. La mostra si avvale infine del prezioso sostegno di La Rosa, Istituto Luce e Rai Teche.
L’organizzazione e la comunicazione sono curate da Cultura Domani e Civita.

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968
Fino al 10 gennaio 2016
Villa Reale di Monza, Secondo Piano Nobile, Viale Brianza 1, Monza
www.mostrabellissima.it - www.reggiadimonza.it  

lunedì 12 gennaio 2015

LEISURE_Bellissima al MAXXI







Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana, Germana Marucelli, Mila Schön, ma anche Valentino, Simonetta, Roberto Capucci, Fernanda Gattinoni, Fendi, Renato Balestra, Biki, Irene Galitzine, Emilio Pucci, Fausto Sarli e molti altri ancora. Il meglio della moda made in Italy, quella autentica, che ha dato vita nell’immediato dopoguerra allo sviluppo di un concetto di stile unico nel suo genere, inconfondibile e, al tempo stesso, intramontabile. Oggi come allora, si tratta di nomi che riecheggiano nelle nostre menti, portando alla luce inestimabili abilità e capacità, madrine di raffinatezza ed eleganza.
Ma se è vero che la moda ha sempre dialogato con le molteplici forme d’arte, non vi è da meravigliarsi nel vederla dialogare con opere d’arte, con il cinema e i suoi divi, di via Veneto e della Dolce Vita.
Tutto questo – e molto altro ancora – è protagonista della mostra Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968 (visitabile fino al 3 maggio 2015), realizzata a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi e che, attraverso la lente privilegiata della moda, ritrae la cultura italiana in un momento di creatività straordinaria (nel cinema, nell’arte, nell’architettura, nel teatro, nella fotografia), facendo rivivere al MAXXI le atmosfere e gli stili di un periodo che ha contribuito in modo unico a definire il carattere e lo stile italiani a livello internazionale. Main partner del progetto, Bulgari, da 130 anni emblema di creatività ed eccellenza.
Con un allestimento essenziale e contemporaneo curato dall’architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Bellissima mette in scena una selezione di 80 abiti di autori che hanno costruito l’identità della moda italiana, evidenziandone temi e tratti distintivi. Dalle creazioni spettacolari che hanno illuminato i grandi balli e i foyer dei teatri del secolo scorso, accompagnate dalle abbaglianti espressioni dell’alta gioielleria, all’eleganza trattenuta degli abiti da mezza sera dal grafismo rigoroso del bianco e nero all’esplosione cromatica - sospesa fra orientalismo allucinato e pop art spaziale - tipica degli anni Sessanta; dalle invenzioni per le attrici della Hollywood sul Tevere (con gli abiti disegnati per Ava Gardner, Anita Ekberg, Ingrid Bergman, Lana Turner, Kim Novak, Anna Magnani) agli esiti della sofisticata ricerca formale frutto di alcune intense collaborazioni fra sarti e artisti. E poi i completi da giorno, i tailleur e i cappottini che raccontano di un lusso ricercato anche nel quotidiano.
A corollario, gli accessori –borse, scarpe, bijoux, cappelli – che completano l’immagine della moda italiana e hanno contribuito a lanciare la nostra artigianalità a livello internazionale. Tra questi, degni di nota quelli a firma Coppola, Toppo, Salvatore Ferragamo, Fragiacomo, Gucci, Roberta da Camerino.
Non da ultimo, i gioielli, da sempre ideale complemento degli abiti come espressione di gusto e personalità nonché emblema dei fermenti culturali di un’epoca. Bulgari, il gioielliere italiano più celebre nel mondo, espone una selezione di pezzi unici rappresentativi di un periodo chiave nella storia del Marchio a livello di sperimentazione e innovazione stilistica. Fra i pezzi in mostra, le iconiche creazioni Serpenti in oro con diamanti o smalti e una straordinaria collana degli anni ’50 in platino, rubini e diamanti per un totale di 70 carati.
In mostra, inoltre, le fotografie di Pasquale De Antonis, Federico Garolla, Ugo Mulas, autori straordinari che attraverso le loro immagini raccontato i fasti della moda italiana e i suoi paesaggi; riviste dell’epoca e documenti originali; filmati che ne rivelano la grande effervescenza.
A suggellare gli infiniti connubi tra la moda e l’arte tout court intesa ed espressa nei suoi molteplici linguaggi, infine, le opere di Carla Accardi, Getulio Alviani Alberto Biasi, Alberto Burri, Massimo Campigli, Giuseppe Capogrossi, Lucio Fontana, Paolo Scheggi, molte delle quali esposte grazie alla collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, testimonianza della sperimentazione e della grande vitalità creativa di un’epoca eccezionale.
Il dialogo con l’arte contemporanea, in particolare, è messo ben in evidenza da vb74, performance che Vanessa Beecroft ha progettato appositamente per l’inaugurazione della mostra sul tema dell’identità femminile.
Otto le sezioni espositive attraverso le quali cogliere la complessa e cangiante immagine della moda italiana in una sorta di racconto ideale fatto da tante storie esemplari che hanno dato forma e consistenza all’affermazione dell’etichetta “made in Italy”. In Arty l’atelier è presentato come luogo di produzione culturale e, quindi, come testimone - soprattutto nel corso degli anni ‘60 - di atmosfere scandite dalla complicità fra creatori di moda e artisti. Emblematici in questo senso i casi di Roberto Capucci, Germana Marucelli, Mila Schön: creatori che utilizzano il progetto dell’abito come spazio di riflessione sui linguaggi della contemporaneità e che coltivano il dialogo con gli artisti per trasformarsi in interpreti visionari delle forme del loro tempo. Si procede poi con Giorno, sezione in cui i completi da giorno, i tailleur, i cappottini sono l’altra faccia dell’alta moda, quella meno appariscente che ci racconta di un lusso ricercato che non ha bisogno delle occasioni uniche per manifestarsi. Sono gli oggetti che definiscono gli immaginari urbani della modernità. I dettagli costruttivi combinati alla qualità italiana dei tessuti, le lavorazioni artigianali che si innestano su quelle industriali, impreziosendole, sono alla base delle soluzioni formali che caratterizzano questi abiti. Il viaggio dell’alta moda è anche l’esplorazione di questo territorio, che permette ai grandi sarti italiani, fra gli anni cinquanta e gli anni sessanta, di mettersi in gioco e sperimentare. È il percorso vero l’alta moda pronta, verso il prêt-à-porter.
La mostra prosegue con Bianco e Nero, principio progettuale alla base di alcuni fra gli abiti in mostra che rappresentano le più riuscite manifestazioni dell’alta moda italiana fra gli anni ‘50 e ‘60, intesa non come luogo che celebra atmosfere elitarie, ma come eccezionale laboratorio creativo, spazio per la messa a fuoco delle poetiche dei creatori italiani. Essenziale e grafico, il bianco e nero diventa la radiografia attraverso la quale leggere le qualità degli abiti che maggiormente sperimentano nuove soluzioni formali, lunghezze inaspettate, accostamenti inediti fra i materiali. La storia racconta che la moda ben presto ha stretto profondi legami con la settimana arte e proprio nella sezione Cinema rivivono queste atmosfere. L’atelier delle Sorelle Fontana è lo scenario del film di Luciano Emmer Le ragazze di Piazza di Spagna (1952), e sempre delle Sorelle Fontana sono gli abiti che sfilano nella sartoria torinese del film di Michelangelo Antonioni Le amiche (1955). Ma anche Fernanda Gattinoni, Emilio Schuberth, e poi Valentino, Fabiani, Tiziani: sono alcuni dei nomi che si legano al glamour delle attrici della dolce vita. Le attrici italiane e quelle internazionali diventano clienti affezionate delle grandi sartorie romane e questi creatori diventano il referente privilegiato per i guardaroba personali di icone come Ingrid Bergman, Ava Gardner, Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Anna Magnani, Silvana Mangano, Kim Novak, Elizabeth Taylor. La mostra prosegue con Gran Sera, dove regina è l’interpretazione sartoriale dell’unicità propria delle grandi occasioni: l’abito di alta moda è lo strumento che scandisce l’incedere sul tappeto rosso, che anima i foyer dei grandi teatri la sera della prima e i saloni dei palazzi nobiliari durante i grandi balli. Ardite sperimentazioni che trovano la loro validazione con gli abiti da cocktail. In questa sezione la mostra ripercorre le linee tipiche di queste occasioni: “a vetro soffiato”, “alternata”, “solare”, “a boule”, “a scatola”, “a stelo” fino all’arrivo nel corso degli anni ’60 di pantaloni, scarpe dalla punta allargata e dal tacco basso e ispessito. Ma la moda italiana guarda anche oltre, non fermandosi al Belpaese. È così che rimane affascinata dall’oriente e dagli esotismi, al punto di tradurre questa attrazione in  applicazioni e ricami elaborati e preziosi: motivi floreali, arabeschi e astrazioni geometriche diventano scintillanti campiture della silhouette, posizionate su collo, polsi e orli, e arrivano a invadere l’intera superficie dell’abito. Ma non è tutto. Quest’attrazione, infatti, non si esaurisce nella decorazione: nel 1960 il Pijama Palazzo, ideato da Irene Galitzine insieme al suo giovane collaboratore Federico Forquet, riscuote un grande successo alle manifestazioni di moda fiorentine. Dulcis in fundo, la sezione Space, dove paillettes, frange, placche in alluminio, disegni geometrici a rilievo che modulano e animano le sintetiche forme degli abiti la fanno da padrone. Il luccichio metallico diventa l’emblema delle visioni del futuro e di quell’estetica anni ‘60 proiettata verso un domani alla moda. È l’alta moda che si accorge dei giovanissimi, che accompagna i balli sincopati e le pose iper-grafiche delle modelle di “Vogue” e che dai palazzi barocchi della nobiltà romana si sposta sulla pista del Piper Club e fra le scenografie in bianco e nero dei varietà in televisione. 

Bellissima. L’Italia dell’alta moda 1945-1968
Fino al 3 maggio 2015
a cura di Maria Luisa Frisa, Anna Mattirolo, Stefano Tonchi
progetto allestitivo di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e Guido Schlinkert
Galleria 5 
Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo ∙ Via Guido Reni 4A - 00196 Roma 

martedì 1 aprile 2014

PEOPLE_Biki: moda e cultura









Biki nasce a Milano nel 1906. Nipotina acquisita di Giacomo Puccini (nonno Tato, per lei), che ne aveva sposato la nonna, da Puccini stesso viene ribattezzata scherzosamente Bicchi, che sta per birichina. Sin dall’infanzia, all’inizio del ‘900, Elvira Leonardi “Bicchi” vive in un ambiente raffinato, aristocratico, ricco e colto, avvolta dalla musica, dal teatro e dall’arte: un contesto fertile, nel quale sviluppa e affina una naturale inclinazione all’eleganza tout court.
Puccini, Toscanini, i Visconti di Modrone, Isadora Duncan: l’eccellenza della cultura che si raccoglie a Milano rappresenta la linfa di un’anima energica e sensibile, che dimostrerà però, una volta cominciata la carriera di sarta d’alta moda, un acuto occhio per le tendenze e le dinamiche del mercato nonché oculate capacità imprenditoriali e organizzative. Da suggestioni ricevute nell’ambiente che respira quotidianamente e dai continui viaggi che la vedono recarsi a Parigi per rinnovare il guardaroba, nasce l’idea di trasformare il naturale senso estetico per l’abbigliamento in un’attività creativa. È così che nel 1934, nell’atelier milanese di via Senato 8, sfilano i modelli d’ispirazione parigina disegnati e lavorati da Gina Cicogna e da colei che, su suggerimento di Gabriele D’Annunzio, diventerà per sempre Biki (D’Annunzio “regala” alle due socie anche il nome-marchio per la loro lingerie: Domina). 

Il successo ottenuto induce Biki a mettersi in proprio e a puntare immediatamente su un ampliamento della gamma di prodotti destinati a vestire la donna (lingerie, tailleur, abiti da sera, costumi da bagno), sempre improntati al pregio del taglio e alla preziosità dei tessuti.
Lo stile di Biki è caratterizzato dalla fantasia e dalla ricchezza di ispirazioni; decisi e inconfondibili, inoltre, sono gli accostamenti di colori, inusuali ed eccentrici per il tempo (come, per esempio, blu e verde).
L’autarchia dell’epoca nei confronti dei creatori di moda (almeno il 50% di ogni collezione deve essere prodotto con materiale non importato) non incide sui favori che la sartoria di Biki incontra tra le sue clienti fisse e altolocate (tra le quali anche Edda Ciano Mussolini).

Nel 1936 sposa il collezionista d’arte e antiquario Robert Bouyeure (avranno una figlia, Roberta).
Nel dopoguerra si associa al Centro italiano della moda di Marinotti della Snia Viscosa, ponendosi sulla stessa linea di pensiero dell’uomo che sosteneva presso le case di moda l’utilizzo delle nuove fibre sintetiche e artificiali.

In una Milano fiorente di personalità di spicco in concorrenza (Germana Marucelli, Mila Schön, Jole Veneziani), si mette in scena una sorta di gara per conquistare nuove clienti di prestigio. Il fiore all’occhiello di Biki è Maria Callas, incontrata nel 1951 nel salotto di Wally Toscanini. Biki trasforma la grande cantante, che le si affida fiduciosa, trasformandosi da figura malvestita, goffa e pesante in una splendida interprete di una classe innata. Un successo riconosciuto a livello universale, che consolida la fama di Biki all’estero, anche nella rivale Francia, nonché negli Stati Uniti.

Pioniera e fervida sperimentatrice, è tra le prime sarte di alta moda a stringere accordi con la grande industria: la linea Cori-Biki, infatti, viene da lei firmata per il Gruppo finanziario tessile.
A corollario di uno spirito così eclettico, curioso e desideroso di sapere, le numerose e importanti cariche ricoperte nel mondo dell’editoria e dell’impresa.
Un’anima in continuo movimento, che si è mossa con destrezza nei decenni di un secolo che ha apportato evoluzioni tra le più significative, per oltre novant’anni, fino al 1999 quando muore a Milano.