giovedì 6 febbraio 2014

PEOPLE_Aldo Fallai









Aldo Fallai nasce a Firenze nel 1943. La sua formazione artistica avviene nella città natale dove inizia anche a lavorare come professore, accostandosi, contemporaneamente, alla fotografia. È proprio di questo periodo l’apertura di uno studio di grafica in società con il fotografo Mario Strippini. Nel 1975 il momento clou della sua carriera, che imprime una svolta decisiva: l’incontro con Giorgio Armani, allora agli inizi della sua carriera come stilista autonomo. Da qui in poi inizia il suo soggiorno milanese, che lo vede protagonista degli anni in cui si sviluppa il prêt-à-porter. Il suo primo incarico, un servizio fotografico proprio per Re Giorgio per una pagina di Vogue. Un idillio andati avanti per oltre venticinque anni, che ha visto la realizzazione di numerose campagne pubblicitarie volte a definire l’immagine internazionale dei marchi Giorgio Armani, Emporio Armani e Armani Jeans. L’esperienza di Fallai nel mondo della moda annovera alcune tra le maison più importanti: Hugo Boss, Canali, Cerruti, Salvatore Ferragamo, Gianfranco Ferré, Calvin Klein, Valentino ed Ermenegildo Zegna, solo per citarne qualcuno. Nel corso della sua carriera firma servizi per le riviste Amica, Anna, Annabella, Elle, Esquire Japan, GQ, Grazia, Harper’s Bazaar Italia, Lei, Max Moda, Mondo Uomo, L’Officiel Homme, L’Uomo Vogue nonché per l’edizione inglese, italiana e australiana di Vogue. Il suo stile è inconfondibile: interpreta la moda nella sua quotidianità, prediligendo gli aspetti esistenziali. Nelle sue immagini, infatti, sono riscontrabili tratti del contesto sociale e culturale del tempo nonché del suo stato d’animo interiore. Pertanto, ammirare i suoi scatti è un po’ come leggere di lui e del tempo passato. All’inizio degli anni ’80, in pieno sviluppo economico e agli albori dell’epoca dell’opulenza per antonomasia, Fallai lavora con le più importanti modelle, tra le quali Angela Wilde, Antonia Dell’Atte e Gia Marie Carangi. Sempre in quel periodo, affianca la sua carriera fotografica a una personale lettura dell’arte del ritratto di grandi della pittura. Tra i suoi riferimenti trovano posto i manieristi toscani, da Pontormo ad Angelo Bronzino, la pittura di Caravaggio e la sua luce tagliente, l’accuratezza dei preraffaeliti e le visioni esotiche dei pittori orientalisti del XIX secolo. Un interesse per l’arte legato alla sua formazione e che sempre di più trova commistione con la moda: nelle campagne di metà anni ’80 per Emporio Armani, Fallai si ispira alla pittura dei primi decenni del XX secolo e al classicismo della scultura degli anni ’30, illuminando in maniera radente i corpi solenni dei modelli ritratti in pose idealizzate. In molti altri casi, Fallai guarda alla storia della fotografia come, per esempio, nel caso della campagna Emporio Armani per la primavera/estate 1986 in cui cita direttamente Le baiser de l’Hôtel de Ville di Robert Doisneau (1950). Fallai predilige il bianco e nero per la sua forza espressiva e per la capacità di scolpire volti, espressioni e corpi. La sua cifra stilistica ha contribuito alla costruzione del mito Armani, realizzando fotografie divenute icone di uno stile, e degli ideali di un’intera generazione. Come non ricordare la campagna autunno/inverno 1984-1985 in cui Antonia Dell’Atte in completo di foggia maschile avanza con atteggiamento sicuro, tenendo a sé un fascio di quotidiani.
Fallai pubblica numerosi cataloghi delle collezioni Giorgio Armani e il libro fotografico Almost One Year (1993). Le sue fotografie sono apparse in numerose esposizioni e pubblicazioni, tra cui il catalogo della retrospettiva itinerante Giorgio Armani (2000), pubblicato in occasione della mostra tenutasi presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e di Bilbao. Nello stesso anno ritrae la squadra di calcio della Juventus per il libro fotografico Un sogno in bianco e nero, iniziativa di beneficenza a favore dell’Istituto Gaslini di Genova. Nel 2004 è la volta della mostra a Firenze Col segno di poi: Fotografie in Toscana 1980-2002. Ed è sempre il capoluogo fiorentino a celebrarlo in questi mesi, fino al prossimo 16 marzo con l’esposizione antologica “Aldo Fallai. Da Giorgio Armani al Rinascimento. Fotografie dal 1978 al 2013”.

mercoledì 5 febbraio 2014

STYLE_SuperDuper Hats














Sulla scena dello stile si è imposto un nuovo brand, visionario quel tanto che basta per affondare il proprio stile nella tradizione del passato e reinterpretarla in chiave contemporanea: SuperDuper Hats. Nato un po’ per gioco e un po’ per passione, in men che non si dica ha attirato l’attenzione di buyer, stampa e fashion estimatori, ritagliandosi un ruolo di tutto rispetto nel panorama internazionale della moda. Il tutto nell’osservanza di un autentico savoir-faire e di una dedizione per il bello declinato in tutte le sue forme. Un connubio d’ineguagliabile valore con il quale, complice un’abilità manifatturiera di raro valore e la ricerca di materiali nobili, realizzare cappelli unici nel loro genere.
SuperDuper dona all’accessorio di stile per antonomasia un’anima nuova, rinvigorendolo nello spirito ed enfatizzandolo nel fascino. Ogni cappello SuperDuper è realizzato interamente a mano e ha ragione di esistere grazie alla sua natura intrinseca di prodotto artigianale autentico.

La collezione donna primavera/estate 2014 si ispira a “Libere!” di Paula Izquieredo, saggio che racconta la storia di 21 donne che hanno affermato la loro personalità in un mondo pieno di pregiudizi. Mata Hari, Simone de Beauvoir, Joséphine Baker, Edhit Piaf e Janis Joplin diventano così le nuove muse di SuperDuper Hats nonché il punto di partenza per ripensare ad una nuova idea di donna. Dalle storie di queste eroine nate “comuni” e divenute nel tempo leggenda, SuperDuper coglie i tratti di diverse femminilità accomunate dal medesimo coraggio, intraprendendo così un viaggio che le riporta ai giorni nostri.
I materiali e i colori spaziano dai tessuti jacquard alle paglie intrecciate, fino ad arrivare a trasparenze metalliche e fiori di vernice, dipingendo, in tal modo, le molteplici sfaccettature dell’universo femminile.

Ma SuperDuper Hats si spinge anche oltre….ha sviluppato, infatti, il progetto SuperD, nato con l’intento di sperimentare nuovi e inusuali materiali per il cappello declinati in un monoprodotto “easy to wear”: il CAP. Punto focale, la rielaborazione di forme pop. Questo permette alle texture e al colore di essere protagonisti assoluti della collezione insieme al culto del marchio per la ricercatezza del dettaglio. Rete da sdraio, pelle a specchio, seta da cravatta, tessuto da ombrellone, juta, pizzo in plastica, intrecci di papier sono solo alcuni dei materiali utilizzati da SuperDuper per creare un magico caleidoscopio che mixa sapientemente esperienza cromatica e tattile, dando vita a un attraente labirinto .

martedì 4 febbraio 2014

ENTERTAINMENT_MSGM e 88BROS



MSGM, alias Massimo Giorgetti, si conferma uno dei talenti più promettenti sulla scena dello stile, in grado di captare tendenze e interpretare gli stili più innovativi.
Una lungimiranza, la sua, che passa anche attraverso la recente collaborazione che lo vede lavorare in tandem con il magazine ELLE e un gruppo di giovani artisti, gli 88Bros, ideatori della colonna sonora del videoclip che unisce moda e Street Art.
Nel corto, creato e diretto da Davide Micciulla, gli abiti di Massimo Giorgetti si fondono con i colori dei graffiti del Leoncavallo, storico centro sociale milanese, traendo reciprocamente risalto e divenendo un tutt’uno con il vibrante sound track degli 88Bros.
Gli 88Bros, passando dall’electro-house al trap, creano sounds dal moombahton al dubstep, con tagli e samples rubati all’immaginario Mods degli anni ’70. Un sounds rivoluzionario, che, unito alla creatività del designer, crea un nuovo modo di essere, di concepire la moda e, soprattutto, di viverla. Un lifestyle creativo e divertente dà un ritmo pulsante, che sprizza energia, allegria e voglia di vivere.
A voi il video!

lunedì 3 febbraio 2014

STYLE_Con Lebole Gioielli si vola!




L’uomo ha sempre avuto un sogno: volare. Un’aspirazione che l’ha portato a spingersi oltre le sue disponibilità, sfidando le difficoltà e sviluppando l’intelletto per l’ideazione di strumenti sempre più sofisticati che gli consentissero un atto vietato per natura.
Il sogno del volo ha fatto così da leitmotiv per molte sue azioni, accompagnando diversi aspetti della sua vita. Non da ultimo, quello dello stile. Sulla scia di queste considerazioni e spinto da uno slancio vitale verso nuovi orizzonti, il marchio di gioielli Lebole ha sviluppato la sua nuova linea di orecchini.
“Le nostre creazioni – afferma Barbara Lebole- seguono sempre un filo logico nella ricerca delle forme, dei materiali, delle idee e delle parole. In questa collezione abbiamo utilizzato forme che richiamano il volo e tutti quei fenomeni ad esso connessi, come ad esempio la pioggia e il vento. Mongolfiere, Nuvole da cui scende la pioggia e Figure Femminili con gonne gonfiate dal vento; il tutto impreziosito dai colori delle sete italiane che danno un senso di allegria e leggerezza. Con i tre soggetti utilizzati si possono comporre due coppie di orecchini asimmetrici: la Mongolfiera con la Nuvola e la Donna con la Nuvola.”
“Invece del solito cesto – continua Barbara - abbiamo scelto di utilizzare come paniere della Mongolfiera una navicella che si collega al pallone tramite catene intervallate da pietre naturali. L’idea della barca è ispirata alla storia della prima “nave volante” che fu progettata dal gesuita Francesco Lana, il quale nel XVII secolo descrisse un'imbarcazione equipaggiata con grandi sfere di rame che, una volta svuotate, l'avrebbero fatta librare in aria. Infatti la barca e la mongolfiera si avvalgono della stessa legge: la barca che galleggia in acqua è come la mongolfiera che si muove nell'aria, perché anche quest'ultima è un fluido. Nella storia della ricerca, barca e mongolfiera hanno le stesse origini.”
Ma i veri inventori della mongolfiera furono i fratelli Montgolfier che, nel 1782, costruirono la prima mongolfiera con della seta, proprio come Lebole Gioielli.
Gli orecchini Volare sono realizzati con sete italiane stese su un’anima di legno, montate con pietre naturali ed elementi in ottone galvanizzato. Sono una produzione totalmente made in Italy, nei materiali proposti e nella realizzazione di questi, sinonimo di qualità e certezza dei materiali utilizzati.