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martedì 8 marzo 2016

STYLE_Anna’s Loud FW 16-17



Nel corso della Fashion Week meneghina Anna’s Loud, brand 100% made in italy nato dalla mente visionaria e lungimirante di Anna Nappi, ha presentato la collezione FW 16-17. Una collezione che rappresenta una tappa emblematica per il marchio, segnando l’inizio di un’avventura che ambisce a tagliarsi un ruolo di spicco nel panorama delle tendenze internazionali, complice uno stile unico e definito.
Per la prossima stagione fredda Anna’s Loud pensa a una donna che ama ispirarsi all’universo bohémien. Gonne svolazzanti e bluse ricamate proprio nella migliore delle interpretazioni “boHo chic”, fanno un elogio alla femminilità ricercata. Abiti da cocktail al ginocchio tagliati ad enfatizzare i tessuti, giacche, pantaloni a vita alta e abiti lunghi in jersey ricamati enfatizzano la perfetta combinazione di contemporaneità e tradizione, conferendo un inestimabile valore aggiunto.
Stampe etniche ma con spruzzi metropolitani, lucido e opaco negli inserti di lurex, a volte in contrasto e altre ton sur ton sia nei pizzi che nel fil coupe di abiti e maxi gonne. Camicie ricamate e stampate. E poi smoking a completare il total look di questa collezione FW 16-17, così femminile e così elegante.
Una palette colori decisa come i rossi della stampa ma anche il dusty blue e il verde smeraldo fino ad arrivare al total black tutto arricchito da tocchi oro.

Ottimo debutto, quindi, per Anna’s Loud, che, di diritto, mira a imporsi nel mondo del prêt a porter ricercato.

lunedì 13 aprile 2015

STYLE_Diane Von Fürstenberg e il wrap-dress







Stilista di origine belga, Diane von Fürstenberg è nota per i suoi meravigliosi abitini di jersey di seta a vestaglietta, forse meglio noti come wrap-dress.
A lei il plauso d’aver interpretato la femminilità sotto la chiave del confort e della praticità. Il suo vestito icona, infatti, esalta la silhouette femminile, vantando però, al contempo, una portabilità unica nel suo genere. Adatto a tutte le occasioni, da quelle più formali a quelle meno, da una matinée a un cocktail, il wrap-dress, complice il tessuto in cui è realizzato, abbraccia il corpo femminile, esaltandone le forme e la sinuosità, senza però ingessare i movimenti. Sensualità e raffinatezza divengono così le note di sottofondo di uno stile che ha fatto la storia della moda dagli anni ’70 e che ancora oggi risulta essere uno dei più apprezzati.
Il successo del wrap-dress, forse si stenterà a crederlo, è per così dire fortuito. Era, infatti, solo l'idea che un allora giovane Diane aveva provato a realizzare per sfondare sul mercato americano. Dopo un inizio costellato dall’indifferenza degli addetti ai lavori, provvidenziale si rivela l’intervento di Diana Vreeland, che in quei vestiti fluidi, colorati e sexy riconosce il genio: avuta la sua approvazione, la carriera di Diane decolla. Il vero boom arriva nel '74, quando il wrap-dress viene ufficialmente presentato sul mercato: semplice come un kimono, non ha zip né bottoni; basta un attimo a infilarlo. Pratico e sexy, è quello che le donne di quegli anni cercano: un passe-partout sensuale ed elegante, che stia bene e che le faccia sentire bene. Per Diane il wrap-dress è un abito femminista, un simbolo di libertà: in due anni ne vende 1 milione di pezzi e nel 1976 finisce sulla copertina di Newsweek, indicata come la donna della moda più potente del mondo nonché icona d'indipendenza e spirito imprenditoriale.

Con gli anni però Diane si stanca e decide di fermarsi; ci vuole la nuora, a metà degli anni '90, a farle capire che la nuova generazione di donne belle, sicure di sé e affascinanti ha bisogno di lei e dei suoi wrap-dress. Il marchio Diane von Fürstenberg così rinasce: è il 1997 e da allora la stilista non si è più fermata. Il wrap-dress rappresenta oggi il 15% delle sue vendite, e il suo successo non accenna a tramontare, nemmeno ora che è arrivato al quarto decennio di vita. L’anno scorso per celebrarne il 40esimo anniversario, sul sito della stilista è stata creata una sezione dedicata appositamente e a Los Angeles è stata organizzata la mostra “Journey of a dress”.

lunedì 8 settembre 2014

BEAUTY_L'essenza di Coco in 14 flaconi


Racchiudere il tempo in pregiati flaconi, imbottigliandone la preziosità e la speranza. Tanti piccoli distillati che compongono una prestigiosa e inedita collezione olfattiva, quintessenza di passato e futuro. Stiamo parlando del tempo di Chanel. Un tempo che trasforma i ricordi in fragranze, rendendo immortale la storia della couturiere. Da qui nasce una famiglia di profumi che si snoda in due generazioni e compone la raccolta Les Exclusifs, che lo ricorda nella sua modernità. Il tutto per cogliere l’essenza di un’epoca. Questa fu la grande intuizione di Mademoiselle Chanel, la prima stilista ad aver creato dei profumi firmati col proprio nome. L’altra intuizione fu la scelta dell’artigiano dei suoi primi capolavori: Ernest Beaux. Negli anni 20, ancora dominati da essenze mono floreali, vestirono i profumi di abiti nuovi. Il N°5, ovviamente, è la prima vera rivoluzione: un profumo che non assomigliava a nessun altro già esistente sul mercato. Mademoiselle lo presentò al mondo con una frase che divenne poi celebre: “Una donna senza profumo è una donna senza futuro”. Ma ce ne sono altri, più riservati, che oggi fanno parte della collezione Les Exclusifs: dal N°22 (la seconda fragranza creata dal duo nel 1922), al Bois des Iles, Cuir de Russie, fino al Gardénia. “Il ricercatore in profumeria non è più un cuoco collezionista di ricette – diceva Beaux – ma uno sperimentatore e un creatore”. In ogni profumo, come in tutte le sue creazioni, Chanel metteva la sua vita e i suoi desideri. Storie e simboli che catturano un momento e che durano per l’eternità.
Oggi, Les Exclusifs si amplia. Così Jacques Polge, profumiere e creatore esclusivo, è il guardiano che custodisce le virtù olfattive della Maison e che continua a scriverne la storia fragranza dopo fragranza. Dal suo ingresso nella maison nel 1978, ha preservato la magia dei grandi nomi di Chanel e ha creato, a sua volta, nuove composizioni. I suoi profumi stupiscono, ma sembrano sempre trovare il loro posto nell’universo di Mademoiselle. Polge ha saputo creare i suoi Exclusifs che si ispirano a numeri, strade e case diventati simboli per la maison francese come 31 rue Cambon, l’epicentro dell’universo di Coco Chanel, oppure N°18, un albergo in place Vendôme che Mademoiselle vedeva dal balcone della sua camera al Ritz. Nove composizioni inedite che riflettono la filosofia di Mademoiselle: “Per essere insostituibili bisogna essere diverse”.
Così gli Exclusifs diventano una collezione di profumi rari: quattordici flaconi identici, in vendita ‘esclusivamente’ nelle boutique Chanel. Ogni fragranza racconta una storia che è solo sua e, al contempo, tutte parlano il linguaggio di Chanel. Un linguaggio singolare e universale, che fonde, come nessun altro, il passato, il presente, il futuro.

JERSEY
La materia prima dell'eleganza

 "Con il jersey ho liberato il corpo, abbandonato il punto vita”. Nei primi anni ‘20, Mademoiselle Chanel prende in prestito dal guardaroba maschile il tessuto che regalerà alle donne una nuova silhouette: il jersey. Considerato sino ad allora funzionale e grossolano, riservato alle maglie dei marinai e alla biancheria da uomo, grazie al suo tocco sapiente diviene lo strumento di una nuova eleganza femminile.

Con la stessa audacia creativa, Jacques Polge sceglie la lavanda. A lungo considerata maschile o modesta, associata all'igiene personale, ora viene meticolosamente selezionata e accuratamente distillata, rivelandosi rara, floreale, delicata e raffinata. Avvolta da muschi bianchi ed esaltata da un tocco di vaniglia, essa definisce un nuovo profilo olfattivo. Confortevole e sensuale, si concede alla pelle come un morbido Jersey CHANEL.

1932
Una costellazione di diamanti

Nel 1932, Mademoiselle Chanel fece cadere su Parigi una pioggia di stelle di diamanti. Nacque così una collezione di alta gioielleria. Jacques Polge rievoca questa collezione-costellazione con un fiore bianco. Prezioso ed estremamente femminile: il gelsomino.

Lavorato petalo dopo petalo per farne risplendere ogni sfaccettatura, rivela sulla pelle a poco a poco il suo lato sofisticato e voluttuoso

BEIGE

Un profumo di nettare.
 "Mi rifugio nel beige perché è naturale”, diceva Mademoiselle Chanel. Amava tutte le sfumature di questo colore che evoca la pelle e l'eleganza al tempo stesso. Dietro l'apparente semplicità cela una soave voluttà che si effonde lentamente per poi rivelarsi in tutta la sua essenza. Uno slancio di sensualità che Jacques Polge interpreta con questo bouquet di biancospino, fresia e frangipane dai riflessi mielati. Un meraviglioso mélange di petali bianchi e oro giallo… Un soffio di Beige.

N°22

Un profumo “di pelle”.
 Un intreccio di tulle, una pioggia di petali... Questo profumo, creato nel 1922, è una variazione leggera e impalpabile sul tema del magistrale N°5, lanciato l'anno prima da Coco Chanel ed Ernest Beaux. Nella sua grazia, il N°22 reca anche l'impronta della loro audacia: le aldeidi rafforzano e vivacizzano il bouquet di fiori bianchi, in cui sbocciano la Tuberosa, l'Iris e la Rosa d'Oriente. Un profumo soave e raffinato.

GARDÉNIA

Una creazione della fantasia. 

Mademoiselle prediligeva i fiori bianchi, puri e sensuali. Ma la Camelia, scelta come suo emblema, non ha odore. Quanto a bellezza, la Gardenia le assomiglia ma il suo profumo non può essere estratto. Per questo, Gabrielle Chanel ed Ernest Beaux creano un'evocazione magnifica del suo profumo soave. Nasce così un soliflor luminoso di assoluta femminilità. La voluttà della Mimosa e della Vaniglia ne fanno schiudere i petali, tanto ricchi da divenire cremosi. Un profumo che porta in sé la luce splendente dell'estate.

BOIS DES ILES
Un invito al viaggio.
 Parigi, 1926. L'Art Déco s'impone, l'esotismo affascina, il jazz scatena le passioni. Si sognano terre lontane e legni preziosi. Coco Chanel rivoluziona ancora una volta la storia dei profumi lanciando il primo boschivo femminile. Un profumo inebriante, caldo e sensuale, animato da volute avvolgenti. Un profumo che racchiude tutti gli ingredienti: legni preziosi, effluvi oppiacei e grandi fiori languidi. Il profumo è già di per sé un continente misterioso e lontano.

CUIR DE RUSSIE
Un profumo imperiale.
 L'influenza russa sulle creazioni di Mademoiselle nasce dall'incontro con il granduca Dimitri, cugino dello Zar Nicola II. Cuir de Russie, creato nel 1927, è la trasposizione sotto forma di profumo delle cavalcate selvagge, degli aromi di tabacco biondo e degli odori degli stivali di cuoio conciato con corteccia di betulla indossati dall'esercito russo. 
Questo profumo sensuale diffonde lentamente le fragranze selvatiche e fumé dei balsami, dell'Incenso e del Legno di Ginepro Rosso. Le note fruttate del Mandarino e del Bergamotto suggeriscono un tocco d'insolenza prima di lasciare posto alla grazia e alla fragilità dei fiori eterni: la Rosa, il Gelsomino e l'Ylang-Ylang. Di classe e dal carattere spiccato, nasconde i segreti ambigui della femminilità.

31 RUE CAMBON
Un profumo d'Alta Moda.
 L'epicentro dell'universo di Coco Chanel è al numero 31 di rue Cambon. Oggi come ieri, quattro piani raccontano la leggenda: la boutique, il salone di Haute Couture, l'appartamento privato di Mademoiselle, lo studio di creazione e gli atelier.
31 rue Cambon rivela la quintessenza dello stile CHANEL. Il suo accordo cipriato estremamente raffinato, caldo e vivace, si fa interprete d'eccezione dell'eleganza parigina. La persistenza cipriata dell'Iris disegna una silhouette slanciata dal fascino malizioso, nato dalle note di Pepe Nero. Un profumo a immagine e somiglianza di Mademoiselle.


N°18

Un profumo di Alta Gioielleria.
 Il numero 18 di Place Vendôme è l'indirizzo prestigioso della boutique di Gioielleria CHANEL. Di fronte al Ritz, dove Mademoiselle ha a lungo abitato, sono esposti i gioielli più belli. Eco intima e luminosa come un diamante, il N°18 è un profumo meravigliosamente nuovo. Una fragranza satura di fiori d'Ambretta, un odore di lieto vagabondare, che ricalca la disinvoltura di Coco Chanel.

COROMANDEL

Un profumo d'arte.
 I preziosi paraventi di Coromandel sono intimamente legati all'universo di Gabrielle Chanel. Quest'arte cinese, eccezionale e meticolosa, bene illustra la concezione del lavoro secondo Mademoiselle: pazienza infinita e ricerca della perfezione. E nella magnificenza ornamentale dei suoi paravanti, Gabrielle Chanel trovava il suo rifugio.
Ricco di ingredienti preziosi come l'incenso, il benzoino e il patchouli, Coromandel è una rievocazione olfattiva di un Oriente barocco e passionale. Con il suo slancio di note ambrate, intenso e malizioso, evolve all'insegna della dolcezza, della grazia e della voluttà.

BEL RESPIRO
Il profumo dell'aria aperta.
 Nel 1920 Mademoiselle acquista una casa a Garches, vero e proprio paradiso bucolico per i parigini di allora. Tinteggiata di beige e con imposte nere, la villa Bel Respiro, soprannominata "Noix de Coco" (Noce di Cocco), si apre ben presto ad amici e artisti.
Il suo profumo rievoca una primavera romantica: una brezza leggera, l'odore dell'erba appena tagliata, le prime giunchiglie al sole. Da un giardino che si fa vero e proprio orto, si sprigionano gli aromi della gariga, del timo, del rosmarino e del basilico. Un bouquet delicato e idilliaco.

28 LA PAUSA
Il profumo della rarità.

 28 La Pausa rievoca l'omonima residenza di villeggiatura che Mademoiselle fece costruire nel 1928 nel sud della Francia. Una vista in lontananza sulla costa italiana, un invito al riposo, un fascino sobrio ed elegante. Le Bacche Rosa sprigionano una freschezza leggermente fruttata. Dal mare aperto, una ventata di Vetiver arricchisce l'aria di accenti boschivi. Ma prima di ogni altra cosa, Jacques Polge si è ispirato all'Iris: il profumo svela una creazione radiosa e delicata, semplice e lussuosa, terrosa e cipriata.

SYCOMORE
Un profumo tenace.
 Già nel 1930 Mademoiselle accarezzava l'idea di un profumo boschivo che s'imponesse in modo semplice e naturale. Ecco allora Sycomore, disegnato a immagine e somiglianza di un tronco asciutto, nobile e possente. Composto da Jacques Polge, è un'illustrazione perfetta della genialità in fatto di eleganza secondo Gabrielle Chanel: il lussuoso Vetiver, accompagnato da una leggera traccia speziata, seduce con la sua semplicità aristocratica e lascia un ricordo caldo e misterioso.

EAU DE COLOGNE

Un'Acqua di Colonia senza eguali.

 Già nel 1929 Mademoiselle inaugurava la moda dello sport e della tonicità del corpo. La sua passione per l'aria aperta la spinge a creare la sua Eau de Cologne, poi reinterpretata da Jacques Polge. Le esperidi della migliore qualità sono uno degli ingredienti di questa fragranza gioiosa e dinamica. Il Mandarino e il Bergamotto uniscono la loro freschezza frizzante alle note leggere del Neroli. Un'Acqua di Colonia generosa e deliziosamente floreale, per celebrare l'estate in tutta vivacità.

giovedì 22 novembre 2012

ABOUT_Il tailleur. E l'eleganza si fa donna




















E se ieri si è parlato di eleganza maschile, oggi si racconta di quella femminile, trattando di uno dei capi per antonomasia dello stile da gran signora, amante del buon gusto e della raffinatezza. Un capo su cui non si discute, che regna incontrastato per il proprio fascino e la capacità di evocare un senso del bello quasi d’antan, autentico nelle forme e nei contenuti, ma, ancora di più, nella sua essenza vestimentaria. Proprio lui: il tailleur. La celeberrima e inossidabile accoppiata giacca-gonna o pantalone, elegante e sofisticata, ma, al tempo stesso, pratica e informale, capace di sdrammatizzare ogni situazione e risolvere l’annosa questione  circa cosa indossare quando. A seconda di come lo si indossi, il tailleur si anima di uno spirito nuovo, passando da mera divisa d’ordinanza a seducente mise dall’alto tasso di femminilità. A noi donne interpretarlo e contestualizzarlo, lasciando indelebili segni della nostra personalità.
Un tempo, in virtù della sua spiccata connotazione sartoriale, non poteva che essere realizzato da un sarto da uomo, in francese, per l’appunto, tailleur. Nonostante la derivazione terminologica d’oltralpe, si deve al grande sarto inglese John Redfern il plauso di averne realizzato il primo esemplare nell’ormai lontano 1885 nientepopodimeno che per la principessa del Galles. Da qui l’inizio di un’ascesa, iniziata come capo semplicemente informale, riservato alle occasioni meno mondane, soprattutto quelle mattutine, privo di fronzoli e sottolineato da accessori mascolini – dal gilet alla cravatta - che rimandano all’originaria provenienza. In men che non si dica, subisce la sua prima evoluzione, divenendo l’espressione tipica di un desiderio di vita attiva, di un bisogno di libertà, preludio di un attivo femminismo che avrà caratterizzato le epoche a venire: si tratta del primo passo della moda nei confronti dell’emancipazione femminile, l’ennesimo tassello volto a mostrare l’indissolubile legame tra istanze sociali e fenomeni di costume, elementi speculari di una medesima dimensione, che vuole vedere l’essenza viaggiare in tandem con la sua identificazione iconografica. Tuttavia, il tailleur dell’epoca, nonostante sfugga ai classici impedimenti sartoriali dell’abbigliamento tradizionale, è tutt’altro che agevole per la donna: il sarto, infatti, trasferisce nel nuovo capo le stoffe pesanti, l’intelaiatura con le crine, le spalle imbottite dell’abito maschile e solo durante la prima guerra mondiale arriverà ad accorciare la gonna, raggiunta comunque da alti stivali volti a segnare un prolungamento ideale che nulla lascia all’immaginazione.
Bisognerà aspettare la rivoluzionaria intuizione di Giorgio Armani perché il tailleur femminile possa contare su una forma pratica e confortevole, ma al tempo stesso elegante e formale, caratterizzata da un’inconfondibile giacca destrutturata – cifra stilistica di Re Giorgio – e stoffa leggera ad armatura solida. Correvano gli anni ’70, segnati – ça va sans dire – da un intenso femminismo. Una tendenza, quella di decostruire il tailleur per renderlo vivibile e portabile, intrapresa anche dall’antesignana della moda per eccellenza, Mademoiselle Coco Chanel. A lei il plauso di aver liberato la donna da ogni costrizione vestimentaria e formale, per darle agio in abiti dalla giusta foggia e sensualità: avanguardie per l’epoca, vere e proprie icone dello stile contemporaneo. Complice la ristrettezza delle materie prime imposta dalla guerra, Chanel è costretta a lavorare solo con il jersey, tessuto a maglia, strutturata, sottile e duttile al ferro da stiro, con il quale crea uno dei suoi capi per antonomasia: il tailleur morbido, rigoroso, ma di assoluta e femminile scioltezza, poi declinato nei famosi completi in tweed.
Il tailleur ha visto l’alternarsi di stagioni, occupando dapprima la scena del costume e passando poi in penombra, senza però mai abbandonare del tutto le luci della ribalta. Nel tempo, ha saputo proporsi e reinventarsi, mantenendo inalterato il suo fascino sublime, magico esaltatore di un’intrigante sensualità. Amato da dive e divine, più volte è stato il provocante travestimento di leggende cinematografiche del passato. Marlene Dietrich ama indossare giacca e calzoni, anche in pubblico, tenendo a battesimo quello che diventerà il tailleur pantalone. Joan Crawford, invece, predilige la sottana, concentrando l’attenzione sulla giacca (creata appositamente per lei dal costumista hollywoodiano Adrian): dalla ampie spalle in modo da assottigliare i fianchi, il modello diviene uno di più copiati, mantenendo fede alla severità formale impreziosita da ricami di passamaneria.
Il tailleur non ha tempo. Diviene immortale nella sua resa formale, passando oltre lo scorrere delle mode. Intatto nel suo stile, viene eletto quale capo elegante per antonomasia, in grado di celebrare con maniacale osservanza le occasioni più mondane e, al tempo stesso, essere la mise più azzeccata per informali appuntamenti pomeridiani.
Complice il suo gioco di linee e geometrie, esalta la silhouette, appoggiandosi sul corpo quasi fosse un cardigan. Nel frattempo, assume un’allure preziosa illuminandosi di strass e brillanti accorgimenti. Sexy o rigoroso, ama viaggiare nel tempo, percorrendo la sua storia e riprendendo, qua e là, piccoli dettagli che ne denotano la tradizione: ecco, quindi, che si riappropria della silhouette anni ’30 e ’40; rilegge con occhio contemporaneo i dettami di Patou, Schiaparelli e Chanel; a volte assottiglia il busto e allunga l’orlo, diventa austero, ma anche misterioso e seducente. Androgino e riservato. Svela ma cela. Addirittura intrigante quando la gonna diventa micro, abbinata a giacchette in formato mini. Le regole s’infrangono, le interpretazioni si sprecano: ciascuno con il tailleur può dire la sua, evocare ricordi e suscitare emozioni. Si tentano accordi, alle volte spiritosi, che mirano a mostrare le mille vite del tailleur: un accenno di bolero, un pantalone dalle reminiscenze sciistiche, una comoda giacca con la coulisse in vita, accompagnata a calzoni sigaretta. E ancora, pantaloni a tubo con risvolto, uniti a un’attillata giacca-marsina. E sotto, via libera a bluse lucide, pull e micro-pull colorati e, per le più audaci, nulla, per tailleur indossati a pelle. Le sue strade sono infinite: rispetta la severità di giacca, camicia e gonna, oppure rompe gli schemi, abbandonandosi a licenze stilistiche dal piglio garbato ma innovativo, che danno vita a loro volta a mille combinazioni possibili. E se le vie del tailleur sono infinite, la destinazione pare però essere la medesima: un’eleganza raffinata combinata alla giusta dose di femminilità. Per intrigare senza svelare, per apparire senza ostentare.
Negli anni ’80 il tailleur conosce una seconda giovinezza e consolida il suo primato nel guardaroba femminile, complici le cifre stilistiche di alcune tra le più prestigiose firme della moda: l’allure straordinaria di Yves Saint-Laurent, la magnifica spalla di Valentino, il nitore di Mila Schön, la grazia avveniristica di Krizia, la sensuale audacia di Versace, le equilibrate geometrie di Ferré.
Sinonimi di uno stile tanto inconfondibile quanto intramontabile, hanno segnato una svolta epocale nel look della giacca, operando novità di taglio alla gonna e offrendo una nuova configurazione al tailleur nero o di prezioso colore: l’eleganza dello smoking da sera.