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martedì 5 aprile 2016

ART & CULTURE_White. il bianco della moda

Jean Paul Gaultier

Giorgio Armani


Gianfranco Ferré

Dal 15 aprile al 12 giugno 2016 la città di Carpi (Modena) ospita nelle sale dei Musei di Palazzo dei Pio la mostra WHITE. Il bianco nella moda. Trenta capi iconici di grandi stilisti italiani e internazionali – da Giorgio Armani a Vivienne Westwood, passando per firme quali Pierre Cardin, Gianfranco Ferré, John Galliano, Miuccia Prada, Gianni Versace – raccontano come i maggiori fashion designer del mondo abbiano affrontato la tinta simbolo di purezza per antonomasia. 
L’esposizione, a cura di Manuela Rossi, è ideata e prodotta dal Comune di Carpi – Musei di Palazzo dei Pio in collaborazione con Carpi Fashion System e si collega in modo diretto alla vocazione manifatturiera di Carpi, città capofila di un distretto del tessile capace in provincia di Modena di coinvolgere circa 2.600 aziende, con un fatturato annuo stimato attorno ai 3 miliardi di euro, di cui circa il 30% ottenuto dalle esportazioni. 
L’allestimento riproduce lungo le logge di Palazzo dei Pio una passerella da sfilata, trasformandola in una ideale time-line sulla quale passano in rassegna i modelli in prestito dagli Archivi di Ricerca Mazzini di Massalombarda (RA), che con i suoi oltre 250mila abiti e accessori è una delle più complete raccolte italiane dedicate alla storia della moda. Il percorso si snoda così lungo la parentesi cronologica che va dal 1960 – in coincidenza del Boom Economico, che ha significato per Carpi l’affermazione dell’industria tessile – fino al 2010, assunto come anno simbolico delle nuove sfide che il comparto della moda è chiamato ad affrontare.

La mostra si apre con una sezione che, grazie a riviste d’epoca e a strumenti multimediali degli archivi del Labirinto della Moda di Carpi, introduce il pubblico al vocabolario tipico della moda, ai concetti base che regolano l’attività creativa dei fashion designer, offrendo quindi gli strumenti necessari ad avvicinarsi agli abiti esposti in modo critico.
Il primo periodo affrontato riguarda gli Anni Sessanta e Settanta, interpretati come momento di forte contestazione delle regole e delle tradizioni: si trovano qui esposti i modelli no logo in uso nella Swinging London – con la scelta da parte degli stilisti di non “brandizzare” le proprie creazioni in polemica con il sistema consumistico – ma anche gli ormai leggendari corsetti punk di Vivienne Westwood, fino ad arrivare alle fantasiose sperimentazioni della giapponese Rei Kawakubo, che ideando sul finire degli Anni Settanta il marchio Comme des Garçons getta un inedito ponte tra la sensibilità orientale e lo stile occidentale.

La sezione dedicata agli Anni Ottanta e Novanta presenta senza soluzione di continuità tutti i maestri dell’Età dell’Oro del made in Italy: Armani, Prada, Versace e soprattutto Gianfranco Ferré, vero e proprio filosofo della camicia bianca, che trasformò da capo apparentemente semplice e umile in autentico feticcio, tela candida sulla quale trasferire le proprie straordinarie intuizioni. Accanto a modelli di grande successo anche progetti più arditi e curiosi, forse poco incisivi in termini di fortuna commerciale ma a loro modo storici: come le creazioni surreali del misconosciuto Bobo Kaminsky, firma collettiva del gruppo di stilisti veneti da cui sarebbe emerso Renzo Rosso.
L’ultima sezione guarda al Nuovo Millennio, alle evoluzioni dello stile e all’introduzione di materiali inediti – l’analisi dei tessuti, dai più immediati a quelli sperimentali, è uno tra i fili conduttori dell’intera mostra – passando dalle creazioni di John Galliano ai più recenti prodotti griffati Prada.  


WHITE. Il bianco nella moda
1960-2010: da Pierre Cardin a Prada

A cura di Manuela Rossi
In collaborazione con Carpi Fashion System
Dal 15 aprile al 12 giugno 2016
Carpi (MO) – Musei di Palazzo dei Pio, Piazza dei Martiri, 68


mercoledì 1 luglio 2015

BOOK_Moda. Il nuovo made in Italy


Chi è oggi il testimone del bello e ben fatto italiano che ha reso grande il made in Italy nel mondo? Tolti i colossi internazionali, chi sta dominando la scena contemporanea della moda fatta in Italia? Quali sono i loro percorsi e i loro traguardi? Il libro “Moda. Il nuovo made in Italy” di Marco Magalini racconta le storie dei talenti di nuova generazione, italiani e non, che hanno deciso di produrre le loro collezioni in Italia, prendendosi così in carico la responsabilità di tramandare l’eccellenza manifatturiera e stilistica del nostro Paese.
Nel suo primo libro, il giovane giornalista Marco Magalini individua delle case history di successo che descrivono lo scenario contemporaneo della moda made in Italy. Una nuova generazione rispetto ai 'padri fondatori' del ready-to-wear italiano che sta traghettando il loro savoir faire nel futuro. Queste eccellenze si stanno distinguendo nei mercati internazionali per distribuzione, strategie innovative e profitti: Angelos Bratis, Benedetta Bruzziches, Camo, Casamadre, Christian Pellizzari, Co|te, Marcobologna, Paula Cademartori, Quattromani, San Andrès Milano, Stella Jean, SuperDuper Hats.
“Far funzionare un marchio della moda richiede doti di grande imprenditoria, tanto oggi quanto negli anni Ottanta - afferma l’autore. Non sono semplici stilisti, ma dei veri e propri businessmen che si trovano ogni giorno a confrontarsi con un dato di fatto: “There's more to running a fashion business than designing pretty clothes”. La sfida è scommettere tutto su territorio, eccellenza manifatturiera, valori locali da ‘vendere’ in uno scenario globale e complesso, alfine di costruire un business model di successo che possa durare nel tempo”.
Edito da Giubilei Regnani, editore in collaborazione con il progetto Giovane Imprenditoria (www.giovaneimprenditoria.it), vanta la prefazione di Renzo Rosso, patron di Diesel (Only The Brave). Il libro è arricchito dall’immagine di copertina dell’illustratore Alvvino e le postfazioni del giornalista Federico Poletti e di Mario Dell'Oglio presidente di Camera Italiana Buyer Moda.

Moda. Il nuovo made in Italy

Di Marco Magalini, edito da Giubilei Regnani, 15€

lunedì 30 gennaio 2012

PEOPLE_Sophia Kokosalaki: stil novo al gusto di tradizione






“Mi sforzo di trovare sempre qualcosa di nuovo, di non ancora fatto: può essere un dettaglio ma per me è interessante inventare qualcosa di nuovo”. Questo il modo in cui ama definire il suo imprint e che evidenzia il culto del particolare e dell’equilibrio che contraddistingue la trama stilistica di questa giovane designer greca di nascita ma cosmopolita di adozione: Sophia Kokosalaki. Lo stesso culto che ha riposto in ogni sua collezione, sin dalla prima nel 1999 quando, sfilando a Londra, si è consacrata come una supernova nel firmamento dei divini. Da lì in poi è stata un’ascesa trionfante verso quel mondo da prestigiatore quale è quello degli stilisti, cui va riconosciuto il pregio indiscusso di trasformare semplici tessuti in preziose creazioni con il semplice ausilio della fantasia. Direttore artistico chez Vionnet prima e mente creativa della propria linea che dal 2007 entra a far parte del gruppo Only the Brave dell’italianissimo Renzo Rosso. Un feeling quello con Rosso scattato immediatamente: di lui si plaudono la semplicità e la capacità di dialogare con gli altri, di lei invece il talento incredibile, dall’unione dei due inevitabile il successo. Dal 2009 è infatti al timone della Diesel Black Gold e dei suoi capi must come la giacca di pelle e la biker jacket. Trae ispirazione dall’arte e dalla cultura popolare ma soprattutto da tutto quanto la circonda, trovando in ogni spunto di quotidianità un pozzo di rimandi e suggestioni da cui dispensare idee che poi mette nero su bianco, in un rapido susseguirsi di tratti, in cui ogni tratto corrisponde alla sua innata capacità di guardare il mondo e la realtà, dando loro forma. Molti i riconoscimenti e le collaborazioni importanti che l’hanno vista protagonista e impegnata su fronti diversi, mettendo a punto la sua genialità interpretativa in ogni occasione: il New Gerneration Design Award nel 2004; gli outfit della cerimonia di apertura e chiusura dei giochi olimpici di Atene nel 2004, compreso quello indossato da Bjiron; i costumi di Antigone, opera classica del 2005 diretta da Irene Papas. Lei stessa ama esprimere il suo stile come la perfetta sintesi di un’attitudine moderna coniugata ad accenni provenienti dalla sua terra di origine…per tradizione e avanguardia che trovano accordo e armonia in creazioni sublimi nelle forme e nelle proporzioni. Ai giovani consiglia caldamente di essere pazienti e pronti a cogliere il passaggio della fortuna, non indugiando e, nel frattempo, continuando a credere in se stessi, ascoltando la propria voce interiore senza curarsi troppo di quanto dicono o pensano gli altri, condizione basilare per traghettare con successo nella realtà il proprio sogno….e, tratto dopo tratto, dargli forma.

mercoledì 4 gennaio 2012

STORIE MADE IN ITALY_Diesel







Energia, irriverenza, dinamismo e vitalità, i valori alla base dello stile e dei prodotti Diesel, brand nato da un’idea “stupida ma anche geniale” come definita dallo stesso patron Renzo Rosso. Proprio lui, l’italiano che ha sfidato l’impossibile: vendere jeans agli americani. Riuscendo e anche alla grande. Renzo Rosso ama raccontare la storia del suo successo in modo piuttosto semplice, individuando in un’idea creativa (definita stupida), nel coraggio e nella voglia di portarla avanti per farla crescere, i fattori chiave. Tutto ha inizio ai tempi dell’Università, mentre studiava Economia e Commercio a Ca’ Foscari a Venezia e gli viene offerto un lavoro dal guru del casual italiano degli anni ’70, Adriano Goldschmied, proprietario di Genius Group, sotto cui confluivano tutti i marchi casual e denim più innovativi di quegli anni, Katharine Hamnett, Ten Big Boys, Goldie, Replay e Diesel. Ben presto Renzo Rosso ha l’idea fulminante: tanti marchi generavano soltanto confusione, ecco quindi la decisione di investire tutto su Diesel, guidato da un’idea di fondo controcorrente - stupida ma anche geniale - per cui un capo vintage possiede un fascino tutto suo, reso unico dalla storia che porta con sé. Detto in soldoni: più facilmente vendibile. Sin dal 1978 – anno di nascita dell’impresa – Diesel si è contraddistinta per una comunicazione innovativa e provocatoria, sopra le righe ma diretta. Ma non è tutto. La qualità e il Made in Italy sono sempre stati i punti di forza dell’impresa. Un “made” che non rappresenta solo un modo di dire, ma va ben oltre attenendo a tecniche e procedure che rendono unica la confortabilità di un jeans Diesel una volta indossato. Un successo premiato a livello mondiale e confermato dai numeri. Diesel è ormai divenuto un brand di lifestyle internazionale: il nuovo headquarter di Breganze in provincia di Vicenza - inaugurato il giorno del 55esimo compleanno di Renzo Rosso – accoglie 600 dipendenti e riunisce su 98.000 mq uffici e laboratori, un auditorium, ristorante aziendale, due campi da calcio esterni e uno interno, una palestra, un asilo per i figli dei dipendenti; una struttura ecocompatibile che produce energia con un impianto fotovoltaico e uno geotermico. Da Breganze vengono gestite le 20 filiali concentrate in Europa, Asia e America, i 5.000 punti vendita e gli oltre 400 negozi di proprietà. Diesel è il marchio storico del gruppo Only the Brave e in questi anni è divenuto un importante polo del luxury and casual wear con proprietà e licenze di marchi quali 55DS, Viktor & Rolf, Dsqaured, Vivienne Westwood, Marc Jacobs Menswear e Just Cavalli. Tutti brand che a diverso titolo hanno le medesime caratteristiche di Diesel: anticonvenzionali, innovatori, unici. Il volume d’affari è in costante crescita e in questo i monomarca rappresentano la chiave di volta: il loro design è curato in ogni dettaglio in modo che sia unico e irrepetibile, rendendo l’acquisto una vera e propria esperienza, stimolante e mai ripetitiva. Internet di contro sta facendo la sua parte, fornendo un imprescindibile strumento per cominciare e interagire direttamente col proprio pubblico. Per il futuro Renzo Rosso pensa a un nuovo polo, definito da lui stesso “premium”, a segnare la netta contrapposizione al lusso: linee contemporary per look freschi e moderni, indossabili su un red carpet così come a un aperitivo. In altre parole, un polo dell’easy-to-wear dove riunire con spirito democratico i brand del futuro e scommettere sulle nuove generazioni. Ma i progetti non finiscono qui. Da poco più di un anno Diesel ha puntato sulla collezione donna, affidata alle mani abili ed esperte di un team creativo completamente rinnovato. Sulla stessa lunghezza d’onda Diesel for Successful Living, la linea casa nata dal desiderio di affermarsi sempre più come lifestyle brand, nell’ottica che il cliente non scelga il marchio solo per il prodotto ma soprattutto per quello che rappresenta ed evoca: stile di vita, valori, approccio ironico, irriverente, inusuale, creativo. Modelli e materiali innovativi sono i capisaldi della home collection, i cui prodotti sono personalizzabili con i trattamenti che Diesel mette in tutte le sue collezioni e per la prima volta applicati al mondo del design. Importanti e dal know-how prestigioso i partner scelti: Moroso, Foscarini e Zucchi, leader nei rispettivi settori d’appartenenza. Un approccio innovativo, che spazia dalla moda al design, nella contemplazione di un marchio sempre più simbolo di una vera e propria filosofia. Un approccio per nulla stupid, come recita la celebre nonché provocatoria campagna pubblicitaria. Anzi…