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venerdì 24 maggio 2013

PEOPLE_Federico Forquet: stile pulito e seduzione intelligente








Discendente da una famiglia di origine francese, lo stilista italiano Federico Forquet nasce e cresce all’ombra del Vesuvio, a contatto con il bel mondo e i salotti che contano. La sua famiglia, infatti, nel 1789 si trasferisce a Napoli per sfuggire alla rivoluzione: uno dei suoi antenati diviene ministro di Ferdinando IV di Borbone.
A sei anni comincia a studiare pianoforte al Conservatorio, sviluppando una particolare affinità con la musica, che diventa la sua grande passione. Poi, appena ventenne, la svolta: ama trascorrere il tempo disegnando. Si tratta inizialmente solo di schizzi, che però riscuotono l’ammirazione di Balenciaga, presentatogli da un amico a Ischia. È il 1955. Il grande sarto lo invita a bottega nel suo atelier parigino, dove già cominciano a muovere i primi passi Ungaro e Courrèges. Decide così di abbandonare l’Università, lavorando a fianco del maestro che all’epoca rappresentava il massimo livello dell’haute couture. Trascorre due stagioni nella Ville Lumière, dopodiché il rientro in Italia e, per la precisione, a Roma, dove continua ad apprendere ed affinare il mestiere da Fabiani e, successivamente, lavora per Irene Galitzine.
Nel 1962 si sente pronto per il debutto, che avviene sulla passerella della celeberrima Sala Bianca di Palazzo Pitti. Un trionfo: sfila un bon ton accompagnato da una personalissima nota chic, che rende omaggio a una donna charmante e seducente al tempo stesso. Per dirla breve, il suo è lo stile dell’eleganza. È qualcosa che si spinge oltre il mero perfezionismo formale e approfondisce la semantica del gusto e della raffinatezza, paradigmi che vanno al di là dello scorrere del tempo, restando immutabili nelle stagioni della vita. Irene Brin lo celebra scrivendo “Il Dior italiano si chiama Forquet”. Da quel debutto in poi si ricordano memorabili esercitazioni di grande livello: abiti in alcuni casi considerati difficili, proprio per quella raffinatezza fatta di tagli puliti e precisi. Un invito subliminale a vestirsi di linearismo, quando alcuni colleghi prediligono un’ispirazione barocca. Le clienti sposano appieno il suo stile: teste coronate, principesse e regine, miliardarie e dive, first ladies, trovano nelle sue creazioni l’esatta compensazione di femminilità ed eleganza, di seduzione e raffinatezza. All’estero è una star: la stampa inglese lo definisce “Frederick the Great”.
Numerose le innovazioni da lui apportate e introdotte nella moda e che hanno segnato inesorabilmente la sua evoluzione: i primi hot pants sono merito suo così come il suo nude look anticipa quello tanto osannato di Yves Saint-Laurent. Una giovanissima Ira Fürstenberg, modella d’eccezione, sembra vestita di aria colorata; le trasparenze di gonne e pantaloni si accompagnano a top di sole collane.
Nel frattempo, con inesorabile frenesia, si susseguono le stagioni della moda: è l’avvento del prêt-à-porter e Forquet, solista del costume, chiude il suo atelier nel 1972. Ha sempre fatto tutto da solo, non ha mai avuto un assistente, né un disegnatore, non solo per i modelli, ma nemmeno per gli accessori e le stoffe. Sarebbe stato, quindi, impensabile per lui instaurare rapporti con l’industria. Il business fine a se stesso non è mai interessato a Forquet, che ha sempre fatto dell’ispirazione, della creatività e della moda nella sua più autentica accezione i veri pilastri sui quali articolare la sua attività.
Segue una breve parentesi nel corso della quale disegna tessuti per arredamento, dopodiché la permanenza a Roma si dirada: preferisce risiedere nella bella casa che si è costruito nei dintorni di Siena, dove scopre un’altra stimolante vocazione: i giardini. Con amabile maestria disegna il suo: un’armonia di verde, percorso dai colori che alternano le stagioni. Diviene dunque stilista di giardini per gli amici, gli amici degli amici. Così vive oggi questo professionista dell’eleganza, fautore dello stile di un’epoca e, al contempo, antesignano di tendenze che oggigiorno imperano sulle passerelle di tutto il mondo. Due le clienti rimaste amiche: Marella Agnelli, da sempre considerata l’ispiratrice della sua moda, e Allegra Caracciolo, per un periodo sua collaboratrice. Nessun rimpianto, se non il desiderio di rivivere le emozioni del passato. Numerosi i ricordi di stilisti che negli anni a venire hanno fatto grande la moda italiana. Uno su tutti, quello di Giorgio Armani, che gli elogia per lo stile pulito e la seduzione intelligente: un mix congeniale a entrambi. 

martedì 24 aprile 2012

LEISURE_Balenciaga e Commes des Garçons in mostra a Parigi









Che cosa hanno in comune Cristóbal Balenciaga e Comme des Garçons, tripudio di eleganza sartoriale da un lato e innovazione concettuale dall’altro? Tutto e molto altro ancora se si parte dal presupposto che sono protagonisti di due mostre simultanee allestite presso la Cité de la Mode et du Design, building parigino di nuovissima accezione recentemente aperto al pubblico e che per l’occasione ha allestito per l’appunto queste due esposizioni. Due geni, cifre stilistiche di contesti ed epoche diversi, ma riuniti da un’ingegnosa e singolare creatività: il gran maestro della couture da una parte e l’estro lungimirante e avveniristico dall’altra, sintesi emblematica in entrambi i casi di un’immaginazione visionaria che, in modi differenti, ha codificato il savoir-faire e lo stile in forme, tagli e volumi.
La mostra dedicata a Cristóbal Balenciaga (1895-1972) conta 70 costumi e oggetti d’abbigliamento raccolti dallo stilista lungo il corso della vita e per lui fonte inestimabile d’ispirazione. Una collezione magnifica e unica che include corsetti, boleri in velluto e mantelli del XVIII, XIX e XX secolo è esposta a fianco di quaranta abiti e cappotti haute couture creati da Cristóbal Balenciaga tra il 1937 e il 1968. Abiti ma non solo…a rappresentare lo stile di vita e il profilo attitudinale dello stilista, accessori, fotografie, disegni, bozzetti e libri d'arte a lui appartenuti, per un insieme espositivo concepito come una sorta di conversazione tra creazione e patrimonio culturale, summa esplicativa della passione di Balenciaga per la storia in senso lato.
Al couturier il merito non indifferente di aver liberato le donne dai corsetti, vestendole con abiti trasformati e innovati nella loro essenza per merito di una sorta di ricetta magica che ha rivisitato le forme e i tagli, ridefinendo la silhouette, ampliando le spalle e eliminando il pinto vita. Mademoiselle Chanel l’ha descritto come uno dei rari designer nella storia della moda ad aver utilizzato le mani per disegnare, tagliare e cucire i suoi modelli. Complice senza ombra di dubbio questa innata abilità manuale - sapientemente dosata alla capacità di spingersi oltre la semplice funzionalità estetica di un modello - nel 1955 disegna l’abito tunica, trasformato nel 1957 nella famosa robe chemisier. Nel 1959 raggiunge la consacrazione nell’Olimpo dei divini grazie alla linea Impero che propone abiti a vita alta e cappotti tagliati come kimoni. Dalla purezza elegante delle linee all’haute couture il passo è breve: le sue creazioni degli anni ’60 sono veri e propri capolavori scultorei, frutto di una sartorialità maturata negli anni e di un’attenta dedizione riposta nello studio della perfezione formale. Un destino per così dire tracciato quello di Balenciaga, che comincia a respirare aria di moda in famiglia, in particolare per merito della madre sarta. Da bambino sogna di disegnare abiti per l’alta società. Un sogno che diventa ben presto realtà, quando durante l’adolescenza incontra la Marchesa de Casa Torres, sua prima cliente e mecenate, che lo manda a Madrid a formarsi in sartoria. Il successo è quanto mai rapido: nel 1919 apre una boutique a San Sebastiàn, a cui seguono i negozi di Madrid e Barcellona. I suoi modelli classici ed essenziali incontrano i gusti della monarchia spagnola e dell’aristocrazia, tanto che la Regina Fabiola del Belgio, la principessa Grace di Monaco e la duchessa di Windsor diventano ben presto sue clienti. Al suo lavoro – quintessenza di eleganza e purezza - s’ispirano stilisti del calibro di Oscar de la Renta, André Courrèges, Emanuel Ungaro e Hubert de Givenchy. Nel 1937 è la volta di Parigi: la Maison apre su avenue George V.
Dal nero essenziale di Balenciaga al bianco glaciale della giapponese Rei Kawakubo, stilista di Comme des Garçons, per incontrare lo stile minimalista avanguardistico del secondo protagonista in mostra. White Drama il titolo dell’esposizione, che vanta l’ultima collezione primavera-estate al completo: modelli monocromatici dominati dal bianco puro, colore-non colore declinato in tutte le sue sfumature a traduzione cromatica delle diverse fasi della vita. Ecco quindi sfilare fluide la nascita, il matrimonio, la morte e la trascendenza in un’installazione creata dalla designer stessa. 40 anni di attività alle spalle fanno di Rei Kawakubo uno fra i talenti contemporanei più originali. Numerosi i riconoscimenti ottenuti tra cui un dottorato honoris causa dal Royal College of Art di Londra.
Cristóbal Balenciaga e Rei Kawakubo: due universi, due cifre stilistiche, due visioni con cui approcciarsi allo stesso modo alla moda. Diversi nelle forme, sono però legati dal disinteresse per le ultime tendenze. Balenciaga in un modo e Rei Kawakubo in un altro, hanno sempre seguito le loro intuizioni, spingendosi oltre la temporanea e fulminea interpretazione di un semplice dictat; hanno scavato a fondo per trovare ed esprimere i veri contenuti della moda, nella ricerca di uno stile eterno, senza tempo, intramontabile e unico, inconfondibile anche a un semplice sguardo.

Cristóbal Balenciaga - Collectioneur de Modes

Comme des Garçons - White Drama

Cité de la Mode et du Design - Paris

Dal 13 aprile al 7 ottobre 2012

giovedì 1 marzo 2012

STYLE_Courrèges revolution da 10 Corso Como a Milano





I celebri abiti a trapezio di Courrèges tornano nelle vetrine dei multimarca internazionali. Merito di Frédéric Torloting e Jacques Bungert, due ex pubblicitari francesi che hanno deciso di riportare sulla scena lo storico marchio parigino, grande rivale di Chanel negli anni Sessanta. Un progetto di rilancio che vede coinvolta anche la Città di Milano e il concept store 10 Corso Como dove sono acquistabili i capi iconici della griffe (la mitica minigonna, il giubbotto in vinile, l’abito a trapezio, ma anche stivali e borse con colori e materiali originali del mondo Courrèges). Un rilancio iniziato nel 2011 per mano della nuova compagine societaria Torloting-Bungert che - dopo aver acquistato nel 2011 la maison fondata 50 anni prima da André e Cocqueline Courrèges - ha lavorato alla creazione di un’anima nuova, moderna nel modo di proporsi al pubblico ma inalterata nello spirito e nell’appeal. Primo passo, la rinascita dell'Atelier de design di André Courrèges e la formazione di un team creativo che lavori a nuove proposte, evitando la logica stagionale, bensì presentando al mercato i nuovi prodotti non appena sono concepiti, con l’obiettivo di lanciare almeno una novità al mese. Un’altra tappa fondamentale del percorso evolutivo del brand è l’e-commerce e il potenziamento dei canali di vendita mono e multimarca, scelti attraverso specifici requisiti d’immagine. Dalla Francia – dove il marchio possiede uno store a Parigi – Courrèges mira a espandersi in tutta Europa, negli Stati Uniti e in America Latina: Paesi in cui gode di una certa fama. A corollario, sempre nel 2012, il ritorno sul mercato delle fragranze grazie alla licenza con la società francese specializzata Lorience, incaricata di rilanciare i profumi Empreinte ed Eau de Courrèges, accompagnati da un lancio di un nuovo prodotto a settembre. Per un grande classico che ritorna, con tutto il suo fascino e la sua storia. Un’esperienza multisensoriale, a tutto tondo, nel magico mondo della moda, per riviverne l’esclusività di un tempo e goderne l’allure contemporaneo, in un magico incontro di passato e presente, letto e interpretato in una moderna chiave metropolitana.