martedì 22 gennaio 2013

STYLE_I favolosi viaggiatori di Louis Vuitton











Per Louis Vuitton il viaggio è il tema cardine delle sue collezioni, attorno alle quali sviluppa tendenze in grado di personificare uno stile raffinato e sofisticato, elegante quel tanto che basta per rendere sobria anche la mise più informale e confortevole. Non venendo meno a questa tradizione, anche con riferimento all’uomo che verrà per l’autunno/inverno 2013-2014 e presentato a Parigi nel corso della recentissima fashion week, la Maison ripercorre quest’universo d’ispirazioni avventurandosi per Mitiche Montagne: si tratta delle magiche vette dell’Himalaya e delle terre incontaminate del regno del Bhutan.
Come spiega Kim Jones - Direttore Studio e Stile Uomo sotto l’egida artistica di Marc Jacobs - “Lo sviluppo di una nuova collezione parte sempre da un viaggio reale; ogni idea mostra cosa porti e cosa riporti indietro con te da quell’esperienza, sia a livello fisico che mentale,” e prosegue “…per la nostra ricerca, per questa stagione abbiamo attraversato l’Himalaya, fermandoci nelle montagne del Bhutan che ancora conservano un alone di mistero; è come se fossi in un luogo di fantasia, ma è reale. Il Bhutan non è stato rovinato dal turismo di massa, devi essere invitato per poterci entrare, ed è davvero esotico, un salto indietro nel tempo. E’ l’unico luogo al mondo dove si possono incrociare leopardi delle nevi e tigri siberiane ed è per questo che il leopardo è diventato un motivo ricorrente nella collezione”.
Un’ispirazione cara quella del leopardo, che fa la sua comparsa in grande stile sin dalle prime uscite della sfilata, in un motivo jacquard realizzato in visone e cashmere, fino a diventare uno dei leitmotiv attorno ai quali si sviluppa l’intera collezione: cappotti oversize doppiopetto dal taglio tradizionale, blouson sportivi e soprabiti in visone laser-cut. Un leopardo delle nevi che si presenta in bella foggia anche sulle cravatte, complice la cifra stilistica dei Chapman Brothers, duo di artisti inglesi, e su un maglione intarsiato.
L’intera collezione è un sublime sodalizio di passato e presente, tradizione e innovazione, dove le moderne tecniche dello sportswear da montagna vanno a braccetto con i canoni dell’eleganza più sobria. Le silhouette sono a strati, mixando nuova sartoria a lussuosi capi sportivi. I capispalla sono ampi, per enfatizzarne il significato eroico e maschile.
Pelle e pelliccia sono i veri protagonisti dell’outwear: astrakan, montone, volpe, visone, manto di agnello e castoro appaiono, anche all’interno, su blouson, parka e cappotti, in una palette di colori tenui come grigio pallido, crema e carne. Per le giacche è stata scelta la pelle di renna, realizzata in navy, per la sua morbidezza, elasticità e durevolezza. Un cappotto, con tasche tagliate al laser, come unico pezzo in pelle di vitello.
La figura del gentleman e delle mitiche spedizioni di arrampicata è paragonata alla tradizione e alla simbologia Bhutanese e, al tempo stesso, contrastata: il motivo check e le righe dei costumi nazionali del Regno, hanno ispirato i pattern mix and match e gli abiti della collezione, realizzati con tessuti dei migliori lanifici inglesi. Coperte tradizionali, in cashmere Bhutanese, sono state trasformate in poncho. Feltri tipici sono arricchiti da pelliccia di yak, morbide giacche strutturate e cappotti presentano bottoni di pietra himalayana.
Come anticipato poc’anzi, la collezione vede anche la collaborazione dei due artisti inglesi Jake e Dinos Chapman, ai quali è stata affidata la creazione dei pattern e dei motivi ricorrenti della sfilata. “Ho incontrato Jake Chapman e abbiamo parlato dell’idea di un “Giardino Infernale”, spiega Kim Jones. “Diana Vreeland utilizzava spesso questa espressione per descrivere il suo appartamento, ed è un universo che ci ha affascinato, popolato dagli animali inusuali e mitici che si possono incontrare nelle montagne dell’Himalaya.”
Le grafiche commissionate ai Chapman Brothers appaiono su stampe e jacquard realizzati in seta e cashmere, in rosso e navy. Creature antropomorfiche e animali fantastici sono anche riportati su accessori e charms, presenti in tutta la collezione come talismani, riprendendo l’idea buddhista delle “divinità iraconde” e creando un ponte tra un mondo reale e super-naturale. Un percorso narrativo che percorre l’intera collezione, costruendo un viaggio all’interno di questo “Giardino Infernale” fantastico. I capi conclusivi della sfilata presentano forme e materiali tradizionali di alta sartoria, dove tessuti particolarmente maschili sono contrapposti all’opulenza delle stampe dei Chapman.
Una più tradizionale lavorazione della pelle, come la pelle taurillon a grana larga, presente per la prima volta in collezione, caratterizza la borse. La Lock-it, storico modello della Maison, debutta anche nell’universo maschile di Louis Vuitton, realizzata in modelli oversize e accompagnata da shopping bag ingrandite. Zaini e backpack fanno la loro comparsa in un esclusivo modello a forma di baule in pelle. La tradizionale V, uno dei primi loghi della Maison, appare frequentemente sulle borse realizzate in montone rasato.
Le calzature si caratterizzano per suole particolare e inserti di metallo. Stivali e derby sono proposti in pelle e contrastano con altri modelli realizzati in una più decadente pelle di coccodrillo, con una palette di colori che parte dal navy, virando verso un verde scuro e marroni terra. Per la sera, pantofole in visone rasato donano un tocco di lusso eccentrico che si combina perfettamente con i capi raffiguranti l’ormai celeberrimo “Giardino Infernale”.

lunedì 21 gennaio 2013

LEISURE_Bambole di carta chez Vuitton





Ripescate direttamente dai giochi d’infanzia, tornano le bambole di carta, complice la singolare iniziativa voluta da Louis Vuitton. Nata dalla collaborazione con la stylist Kim Hersov, l’idea confida nel riuscire a mescolare le icone dello stile della Maison francese con la collezione primavera/estate 2013. Il risultato? La perfetta combinazione di queste due tendenze, tradizione e innovazione, heritage e futuro, nella resa combinata della storia del marchio, che l’hanno reso celebre in tutto il mondo, e delle nuove istanze, simbolo della capacità di porsi sulla scena dello stile con articoli tutti da desiderare.
Questo e molto altro ancora è quanto è culminato nella realizzazione di 4 bambole ci carta dotate di un guardaroba di tutto rispetto, pronto per essere abbinato e mixato a piacimento. Le “paper-doll”, create dal disegnatore di moda australiano Kerrie Hess, incarnano la versatilità delle due collezioni in un modo assolutamente unico e originale, vantando un invidiabile total look Vuitton.
Le quattro modelle e i loro rispettivi guardaroba, sono scaricabili on line dal sito ufficiale di Louis Vuitton (a questo link).

mercoledì 16 gennaio 2013

ART & CULTURE_Moda e arte: Gucci e Manga











Arte e moda…due universi sempre più prossimi, che s’incontrano per esplorarsi nelle reciproche peculiarità e dare vita a speciali sodalizi in cui le commistioni d’ispirazioni e visioni s’avvicendano intensamente, contagiando quasi per osmosi le rispettive finalità.
Gli esempi di questo sodalizio sono innumerevoli: gli ultimi anni, infatti, hanno visto prolificare prestigiose collaborazioni tra importanti brand es espressioni artistiche.
Ultimo in data d’arrivo, quello in casa Gucci, che per la mise en scène della Cruise Collection ha pensato a un lavoro a quattro mani con Hirohiko Araki, celebre artista giapponese di Manga. Ispirandosi ai vivaci disegni di Frida Giannini – direttore creativo della Maison – Araki ha creato un’intrigante narrazione che s’intreccia con l’inconfondibile stile Gucci, riprendendone alcuni tra i capi iconici, simbolo di un’epoca prima ancora che di un vero e proprio mood. Un fumetto che vive nelle vetrine dei negozi di proprietà Gucci di tutto il mondo nei mesi di gennaio e febbraio.
Intitolato “Jolyne, Fly High with Gucci”, il Manga di Araki racconta l’avventura di Jolie Kujo, una studentessa che eredita un ricordo della collezione Gucci di sua madre. Spinta dal mistero celato dal suo tesoro vintage, decide d’intraprendere un viaggio che trascende il tempo e si spinge in una dimensione sovra-umana, in bilico tra il passato, il presente e il futuro del marchio. Echeggiando la sensuale palette di colori e sfumature grafiche della collezione Cruise di Frida Giannini, con tanto di palesi riferimenti simbolici all’iconico motivo Flora della Maison, reinterpretato in una selezione di pezzi chiave della collezione, la straordinaria tecnica di Araki conferisce un effetto tridimensionale ai suoi personaggi. 
Un gioco o una ventata di novità che dir si voglia….fatto sta che l’inconfondibile stile del brand si anima di una vita nuova, carica di charme e, al tempo stesso, di un’impronta ludica, volta a esaltarne le sfumature più sensuali e intriganti.
Un inedito sodalizio che sublima il mondo del Manga, da un lato, e quello dell’alta moda, dall’altro. Risultato: la quintessenza di due aspetti artistici d’indubbia valenza. A corollario, una campagna multimediale integra l’installazione nelle vetrine, includendo la pubblicazione completa della storia Manga in esclusiva sul magazine giapponese Spur, sulla pagina Facebook di Gucci e su video in-store e virali. 

lunedì 14 gennaio 2013

PEOPLE_René Caovilla: oggetti d'arte chiamati scarpe






















Cosa succede quando un marchio e un territorio si scoprono indissolubilmente legati tra loro al punto tale da richiamarsi a vicenda nella comune categoria d’appartenenza – quella calzaturiera -, rafforzando la loro inossidabile liaison? È presto detto…divengono una coppia d’assi che non teme eguali e si pone nel firmamento delle supernovae, brillando di luce propria.
I due protagonisti di questo magnifico –quasi fiabesco – sodalizio sono Caovilla e la Riviera del Brenta, alle porte di Venezia: due attori protagonisti della storia e dell’evoluzione dell’attività calzaturiera italiana.
Nata negli anni ’50 come una piccola bottega artigiana, viene trasformata da René Caovilla in una maison de couture tutta dedicata al culto delle souliers più sofisticate, preziose ed eleganti che si possano immaginare. René Caovilla dimostra da subito un’attitudine più da scultore e da gioielliere che da semplice calzolaio. Per lui la cura del dettaglio, l’utilizzo di materiali preziosi, l’abilità manuale e l’eccellenza produttiva divengono i comandamenti sui quali sviluppare un’attività unica nel suo genere, progenitrice di “oggetti d’arte chiamati scarpe” come vengono definiti ben presto a ragion veduta. Un’espressione che diviene il leitmotiv del brand e sintetizza in maniera emblematica lo spirito alla base delle sublimi calzature firmate Caovilla. Calzature che da subito attraggono l’attenzione dei grandi sarti, complice la volontà dell’artista di collocarsi nella fascia alta del mercato, con scarpe da sera, ultra preziose, da red carpet e prime ultra mondane.
Un mondo, quello di Caovilla, che risente ampiamente delle influenze veneziane alle quali rimanda in continuazione vuoi per le forme vuoi per i materiali. Non è strano, quindi, che ammirando le sue calzature rivivano ai giorni nostri atmosfere goldoniane, di gran duchi e nobildonne, costellate di preziosità, sfarzi e opulenze, volti a manifestare un lusso aristocratico, quasi d’antan.
Un’atmosfera che si respira a pieni polmoni anche nelle sue boutique sparse in giro per il mondo nelle città più glamour: arredate come antichi boudoir, impreziosite da drappi, broccati, tendaggi e tappezzerie, creano la giusta ambientazione per presentare con successo le sue collezioni, veri e propri voli pindarici in un universo fantasioso, dominato da un incanto principesco.
Nel 1970 per Caovilla inizia il sodalizio artistico con il couturier Valentino Garavani, per il quale per vent’anni crea collezioni di scarpe siglate Valentino by René Caovilla. Un marchio per veri e propri intenditori, devoti al culto della calzatura così come degli accessori nati dall’incontro tra i due. Seguono altre importanti collaborazioni con il mondo dell’alta moda, come, per esempio, quella con la Maison Dior sotto l’egida di John Galliano, dal 1990 al 1995, che vanta creazioni oniriche e immaginifiche, in bilico tra fiaba e realtà. E via scorrendo…Gianfranco Ferré, Ralph Lauren, Chanel sono gli altri prestigiosi marchi che hanno visto la partecipazione di Caovilla. In particolare, l’esperienza con Karl Lagerfeld, deus ex machina di Chanel, chiude nel 2000 l’era delle partnership con il fashion world: da allora in poi Caovilla si dedica esclusivamente alle calzature gioiello che portano il suo nome, con l’aiuto della moglie Paola Caovilla Buratto, autrice, tra l’altro, di libri sul mondo del lusso e responsabile della comunicazione del marchio.
L’icona assoluta della Maison è rappresentata dallo Snake Sandal, il sandalo serpente: un modello da sera, caratterizzato da un filo tempestato di cristalli che cinge a spirale la caviglia come un bracciale, lo stesso utilizzato come simbolo del marchio.
Ad avvalorare questo spirito esclusivo, le decorazioni floreali in tessuti diversi, le lavorazioni con cristalli Swarovski, le inclusioni di perle di vetro, elaborati e filiformi intrecci in pelle o velluto, pizzi preziosi come quelli di Burano: un utilizzo scrupoloso di materiali unici e pregiati, spesso legati alla storia e alla cultura del territorio, reinterpretati in chiave contemporanea per creazioni al sapor di gioiello. L’emozione nell’indossarle è impareggiabile, per un attimo l’evocazione di tempi andati e luoghi lontani pervade l’atmosfera, imponendosi prepotentemente nell’attuale giungla consumistica, il più delle volte attenta alle tendenze e meno alle istanze associate a un qualsiasi capo o accessorio.
Caovilla non ha mancato d’incantare il mondo delle celebrities. Sono cadute vittima del fascino e dell’eleganza delle sue calzature donne appartenenti a mondi alquanto differenti, come la rockstar Madonna e la principessa Caroline di Monaco, ma anche attrici del calibro di Sharon Stone e Sophia Loren.
I suoi modelli – prodotti in circa 200 paia al giorno nella sede dell’azienda-atelier di Stra – sono caratterizzati dalla scelta di materiali inusuali e molto preziosi (requisititi che concorrono alla realizzazione di creazioni uniche, come i sandali da 90mila euro custoditi in una teca da Harrods a Londra) e dall’impiego di tecniche artigianali, ormai una vera e propria rarità. Sulla scia di queste considerazioni, una distribuzione selettiva e controllata in pochi negozi al mondo (monomarca o shop in shop presso esclusivi mall center), preserva e accresce l’esclusività del marchio. Venezia, Milano, Parigi, Londra, Dubai, Hong Kong, Shangai, Tokyo sono le zone presidiate.
Ça va sans dire, molti i riconoscimenti ricevuti, come quello assegnato dal magazine americano del lusso Robb Report e consistente in un importante premio per la categoria “Best Evening Shoes”.
Una fiaba dal retrogusto di realtà o viceversa che dir si voglia. In ogni caso una storia che sa di eccellenza, storia, cultura e passione. Che ha fatto della moda e dell’arte un’unica cosa, apprezzabile quotidianamente in oggetti unici pronti per essere indossati e viaggiare con la mente in un mondo onirico, con i piedi però ben saldati a terra.