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lunedì 11 luglio 2016

ABOUT_Vogue



Dici Vogue e ti si apre un mondo fatto di moda e stile, che passa dalle tendenze all’arte all’attualità, investendo la cultura a tuttotondo, curato in tutti quei dettagli che denotino una vocazione naturale alla resa figurata di qualsivoglia espressione del pensiero. Pagina dopo pagina, si disvela un universo, intricato nella sua essenza e per nulla scontato; una realtà tutta da esplorare, ricca di contenuti e stimoli, strutturata in fatti, personaggi e azioni.
Nella sua natura di periodico americano di moda, viene fondato nel 1892 in America da Arthur B. Turnure. Nel 1909 viene acquistato da Condé William Nast, figlio di un celebre cartoonist statunitense: un passo decisivo per la rivista, che ne segna la storia, ponendolo come il più autorevole rotocalco di moda del mondo.
Complice la collaborazione fervida e assidua della giornalista Edna Woolman Chase, in forza a Vogue dal 1895 al 1957, Nast, ribattezzato in seguito “mercante di sogni”, si è avvalso dei degli artisti più prestigiosi, tra cui svetta Salvador Dalì, più famosi illustratori dell’epoca, quali Lepape, Marcel Vertés e Eduardo Garcia Benito, nonché degli scrittori più affermati. Anche se, tuttavia, è sempre stata la fotografia la sua vera passione, tanto da essere tra i primi a considerarla come una vera e propria espressione artistica, autentica nella forma così come nei contenuti. A lui il merito d’aver persuaso Cecil Beaton - entrato nella famiglia Vogue come disegnatore – a lanciarsi nel mondo della fotografia, così come d’aver convinto Edward Steichen ad abbandonare la pittura per dedicare appieno il proprio talento alla resa dell’obiettivo. Condé Nast era un uomo intreprendnete e determinato, che amava creare una sorta d’esclusività con quanti collaboravano alla sua rivista. Era ben noto, infatti, per il fatto che fosse solito creare un legame molto forte, quasi possessivo, con i propri collaboratori, al punto che, quando questi ultimi passavano alla concorrenza, ne rimaneva alquanto contrariato. Un esempio lampante in tal senso è quello rappresentato da Adolphe de Mayer, uno dei primi grandi fotografi degli anni ’20, quando era stato assunto da Harper’s Bazaar, lo storico periodico concorrente di Randolph Hearst. Anche se il dolore maggiore, con ogni probabilità, è stato quello procurato da Carmel Snow, la sua insostituibile redattrice, quando era divenuta direttrice della testata rivale.
Vogue ha immortalato nel tempo le evoluzioni della moda e del costume, sia a livello meramente estetico che sociale, creando un instancabile parallelismo tra queste due caratteristiche apparentemente in combutta, ma in realtà profondamente legate. Ribattezzato a ragion veduta la “Bibbia dello stile”, si è posto come punto di riferimento a livello mondiale nel dettare tendenze: un capo apparso sulle pagine patinate di Vogue, era - ed è - destinato a divenire senza ombra di dubbio un irrinunciabile oggetto del desiderio, in grado di segnare in modo inconfondibile la moda di un’epoca.

Scatto dopo scatto, nelle sue pagine si sono avvicendati i migliori fotografi del mondo, che, con la loro cifra stilistica, hanno illustrato lo stile di oltre un secolo: da Man Ray a George Hoyningen-Huene, da Horst a Jacques-Henri Lartigue. Una caratteristica che è rimasta sempre in capo al gruppo editoriale anche dopo il dissesto proprietario provocato dalla crisi del 1929 e dopo la morte di Nast nel 1942, con il passaggio di proprietà alla famiglia Newhouse. La finalità di Vogue è sempre rimasta la medesima nel tempo, inalterata nel suo spirito: rappresentare la moda attraverso un occhio privilegiato, che contempli la cultura abbracciandone le sue più svariate forme espressive. Un punto di vista multisfaccettato, volto a offrire uno sguardo il più esaustivo possibile sulle evoluzioni della società, testimoniate, in prima istanza, da sincronici - quanto sintomatici - cambiamenti delle tendenze. Oggi come allora, la testata lavora in questa direzione, contando 19 edizioni in altrettanti Paesi (la versione italiana è stata creata nel 1965, sulle orme di una già esistente rivista chiamata Novità). Il suo livello di qualità e prestigio è sempre rimasto invariato nella sua più autentica essenzialità, mantenendo fede e rispetto ai principi di Condé Nast nella resa illustrata di oltre un secolo di storia di moda ed eleganza.

giovedì 3 settembre 2015

ART & CULTURE_La Grande Madre


Comune di Milano – Cultura e Fondazione Nicola Trussardi presentano “La Grande Madre”, una mostra a cura di Massimiliano Gioni, promossa dal Comune di Milano – Cultura, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale per Expo in città 2015.
“Uno sguardo sulla maternità e sulla condizione femminile filtrato attraverso un secolo di opere d’arte, che ripropongono questioni oggi non solo presenti, ma spesso ancora irrisolte”, afferma Beatrice Trussardi, Presidente della Fondazione Nicola Trussardi. Un modo per affrontare le tematiche di Expo secondo una prospettiva di genere che enfatizza la centralità delle donne nella società. La mostra, pertanto, si pone come un’occasione unica per riflettere sui valori di cui la presenza della donna è portatrice in ogni settore sociale, rendendo Expo un prezioso momento di confronto e dialogo per quanto concerne idee e progetti volti allo sviluppo del pianeta.
Esposte, le opere di 127 artiste ed artisti internazionali, con un allestimento che si estende su una superficie di circa 2.000 metri quadrati al Piano Nobile di Palazzo Reale. Tema centrale, l’iconografia e la rappresentazione della maternità nell’arte del ‘900, dalle avanguardie fino ai giorni nostri. Dalle veneri paleolitiche alle cattive ragazze del post femminismo, passando per la tradizione millenaria della pittura religiosa con le sue innumerevoli scene di maternità: a dimostrazione che la storia dell’arte e la cultura hanno spesso posto al centro la figura della madre, spesso assunta quale simbolo della creatività e metafora della definizione stessa di arte. Senza contare che la madre – nonché la sua versione più famigliare di mamma – sono concetti intimamente legati all’immagine dell’Italia.
Una mostra, quindi, sul potere della donna: non solo sul potere generativo e creativo della madre, ma soprattutto sul potere negato alle donne e sul potere conquistato dalle stesse nel corso del ‘900. Partendo dalla rappresentazione della maternità, l’esposizione si amplia per passare in rassegna un secolo di scontri e lotte tra emancipazione e tradizione, raccontandone le evoluzioni in termini di sessualità, generi, percezione del corpo e dei suoi desideri. È così che diviene una sorta di museo temporaneo nel quale si combinano storia dell’arte e cultura visiva, costruendo una narrazione trasversale del XX secolo di cui esplora miti e cliché del femminile.
Alfred Kubin, Edvard Munch, Umberto Boccioni, Filippo Tommaso Marinetti, Man Ray, André Breton, Salvador Dalì, Frida Kahlo, Lee Miller, Louise Bourgeois, Yayoi Kusama, Yoko Ono, Cindy Sherman sono solo alcuni dei nomi degli artisti esposti a cui si accompagnano le installazioni di Jeff Koons, Thomas Schütte, Nari Ward e le opere di rilievo di Thomas Bayrle, Constantin Brancusi, Maurizio Cattelan, Lucio Fontana e Kara Walker.
Un viaggio per immagini e suggestioni alla scoperta di un’immagine della madre quale proiezione di desideri, ansie e aspirazioni individuali e collettive, maschili o femminili che siano. Un’immagine meno scontata di quella propinata da pubblicità e retorica, ma decisamente più complessa e potente.
A corollario della mostra, un catalogo a cura di Massimiliano Gioni, contenente oltre trecento immagini a colori che illustrano testi monografici e approfondimenti su tutti gli artisti esposti nonché una raccolta di saggi e testi critici inediti.

La Grande Madre
Palazzo Reale, Milano
Fino al 15 novembre 2015

lunedì 5 maggio 2014

LEISURE_Vogue. Donna e stile nell’arte dell’illustrazione















Quando lo stile e l’eleganza passano anche per l’arte dell’illustrazione: questo lo spirito che riassume in maniera emblematica Vogue, celebre rivista di moda con tanto di edizioni sparse in tutto il mondo. Un caposaldo nella storia del costume, di cui ha rappresentato per immagini le evoluzioni, le icone e le tendenze, documentando cambiamenti epocali dal punto di vista socio-culturale ed eleggendo la moda, volenti o nolenti, a chiave di lettura delle istanze e dei valori che contraddistinguono ogni momento storico.
Ora tutto ciò è diventato protagonista di una mostra. Fino al 18 maggio, infatti, alla Fondazione Culturale Hermann Geiger, è visitabile l’esposizione Vogue. Donna e stile nell’arte dell’illustrazione, curata da Alessandro Schiavetti, direttore artistico della Fondazione, e sviluppata dalla collaborazione con gli archivi newyorchesi della Condé Nast, casa editrice di tutte le edizioni nazionali di Vogue e di molte altre celebri riviste di moda, da Vanity Fair a GQ.
La mostra ripercorre 120 anni di storia targati Vogue US attraverso la selezione di oltre sessanta copertine della celebre rivista. Particolare attenzione è dedicata alla produzione grafica fino agli anni ‘40, che annovera capolavori di artisti come Georges Lepape, Helen Dryden, Eduardo García Benito e Salvador Dalí. A chiusura del percorso espositivo, quasi a suggellare la contaminazione della moda con le diverse forme espressive d’arte, un rapido accenno al cambiamento di stile segnato dall’imporsi della fotografia di moda.
Videoproduzioni e gigantografie di alcuni celebri scatti completano un’esperienza di totale immersione nell’immaginifico e visionario mondo della moda.
Vogue è senza dubbio la rivista femminile più famosa al mondo. Dal primo numero, dato alle stampe nel lontano 1892, è stata specchio e vetrina di tutto quello che di meglio la moda ha presentato in più di un secolo. Per lei hanno lavorato i più grandi artisti, disegnatori e fotografi del nostro tempo, creando dei capolavori assoluti e indiscussi. Attraverso le sue pagine, è per così dire possibile ripercorrere nel modo più affascinante e completo la storia della fotografia e della grafica di tutto il 900.
Ma Vogue è ancora di più: è stata ed è un obiettivo puntato sulla società e sul costume di America ed Europa, del nostro mondo occidentale, che sono in naturale e continua evoluzione. Su Vogue sono apparsi tutti i protagonisti e le icone femminili del nostro tempo; perché se è la moda che crea i miti è anche vero che sono i grandi personaggi a creare la moda e gli stili.
La grande attenzione alla qualità delle cover è un tratto caratterizzante Vogue: come aveva ben compreso Condé Montrose Nast, il più grande editore della storia di Vogue e uno dei più grandi editori di tutti i tempi, la copertina è ciò che caratterizza subito una pubblicazione periodica e può decretarne il consenso di pubblico o l’insuccesso. Qui la creatività e la fantasia messe in campo sono state sconfinate.

Vogue. Donna e stile nell’arte dell’illustrazione
Dal 22 marzo al 18 maggio 2014

Sala espositiva Fondazione Culturale Hermann Geiger
Piazza Guerrazzi 32, Cecina (LI)

Ingresso gratuito
Orari: tutti i giorni, dalle 16.00 alle 20.00