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mercoledì 4 ottobre 2017

ART & CULTURE_Apre a Parigi il museo dedicato a Yves Saint Laurent



Un omaggio doveroso a uno dei più grandi couturier al mondo. A colui che ha stravolto i codici vestimentari femminili, introducendo capi iconici come la sahariana e lo smoking e attingendo al guardaroba maschile per generare commistioni di genere uniche e inimitabili, divenute dei punti di riferimento dell’espressione stilistica delle donne. A lui, a Monsieur Yves Saint Laurent, Parigi dedica un museo, fortemente voluto e sostenuto da Pierre Bergé, compagno e socio dello stilista recentemente scomparso. Un tributo che, il prossimo 9 ottobre, sarà seguito dall’apertura di un secondo museo a Marrakech, altra città cara al couturier sia dal punto di vista professionale che personale per visioni, ispirazioni, spunti creativi.  
L’allestimento è stato studiato pensando a Yves Saint Laurent, su specifica indicazione di Pierre Bergé. Tutto – arredi, complementi, atmosfera – rimanda allo stilista, alla sua anima, al suo cuore, al suo lavoro. In ogni angolo è possibile respirarne la persona. Ospitato in Avenue Marceau, nel palazzo sede storica dell’atelier, il museo non si limita quindi a esporre le creazioni, ma consente al visitatore di calarsi nel clima che circondava Monsieur Saint Laurent: un clima fatto di commistioni di genere e culture, di ispirazioni provenienti da luoghi lontani, di visioni che spaziavano nel tempo e nei luoghi, spingendo la moda aldilà della semplice apparenza fino al punto di rilevarne l’essenza autentica.
Tutto ciò incornicia una collezione senza eguali nell’haute couture, maestosa e stupefacente: cinquemila abiti di alta moda, quindicimila accessori, un’infinità di schizzi, fotografie, schede tecniche e oggetti vari che vanno dal 1961 al 2002.
Un viaggio nel mondo di Yves Saint Laurent, che ne ripercorre la carriera, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza unica, emozionante e immersiva. Per estimatori ma non solo: perché visitare questo museo è un po’ come calarsi negli anni in cui il couturier ha lavorato, vivendone le peculiarità, le tendenze, le evoluzioni. Un’esperienza che arricchisce dal punto di vista culturale e personale e consente di andare oltre il significato esplicito delle cose, indagandone la natura più nascosta e arrivando al cuore. Un cuore che continua a battere ancora oggi nel momento in cui si parla di Yves Saint Laurent.


Musée Yves Saint Laurent 
5 Avenue Marceau, 75116 Parigi
https://museeyslparis.com/en/

giovedì 11 maggio 2017

LEISURE_Fashion for Everyone Women & Pets



Lo scorso 4 maggio, nella suggestiva cornice del lussuoso hotel Chateau Monfort di Milano, si è tenuto l’evento Fashion for “Everyone” Women & Pets. Un progetto nato da due designer con le stesse passioni: la creatività, l’alta moda Made in Italy e gli amici a 4 zampe. Due personalità molto diverse, quelle di Azzurra Di Lorenzo, stilista di Haute Couture specializzata in Cerimonia, Galà e Sposa, Romy Mangili, titolare del brand Angelina & Co.: stilista di abiti for pets, dalle quali prende vita la Special Collection-Limited Edition.
Nel corso dell’appuntamento è stata presentata un’esclusiva linea, firmata Angelina & Co. realizzata con gli scampoli di tessuto e mantenendo lo stesso stile degli abiti firmati Azzurra Di Lorenzo della Collezione Ceremony & Bride 2017: per avere al proprio fianco, in un giorno speciale, anche i nostri glamour e inseparabili amici.
Eleganza e stile le note che hanno caratterizzato l’evento, ma non solo… anche interesse e generosità nei confronti dei 4 zampe meno fortunati.
Azzurra Di Lorenzo e Romy Mangili hanno accolto la proposta di Morino Studio che da anni, a titolo di volontariato, idea, coordina e organizza eventi di raccolta fondi per la Lega Nazionale per la Difesa del Cane –Sezione di Milano. L’Associazione che opera dagli anni Novanta e che, grazie al generoso sostegno dei suoi soci e all’impegno di molti volontari, si batte senza sosta per aiutare gli animali in difficoltà, abbandonati, maltrattati e non rispettati, da sempre si occupa di gestire il Rifugio di Via Redecesio 5/A a Segrate (MI) nella cui struttura ogni anno vengono salvati più di 400 trovatelli riuscendo a dare loro una sistemazione adeguata e sicura in famiglia. Le due protagoniste hanno devoluto alla LNDC-Mi una speciale donazione.
Tra gli ospiti di ieri sera: Guido Bagatta, Vera Castagna, Alex Belli, Gisella Donadoni, Anna Repellini,  Maria Luisa Cocozza, Marinella Di Capua e Alessandra De Marco.
Indispensabili e di gran valore le collaborazioni con Photo Clic di Luca Paudice, Nob Eventi di Nataly Olmetti, Gianfranco Corigliano per le riprese video, il Castello delle Regine per il cocktail, Antèsi Milano per le artistiche composizioni floreali e Caffè Musetti per gli originali cadeaux omaggiati agli ospiti.

Azzurra Di Lorenzo, stilista dell’omonimo brand, ha la capacità di interpretare i sogni ed i desideri di ogni donna perseguendo sempre la sua ricerca di bellezza. Il risultato diventa quello di un abito esclusivo, unico nel suo genere. Predilige la realizzazione di abiti da cerimonia e galà, ispirati nel colore e nelle linee al mare che bagna la sua terra d’origine: la Calabria.


Romy Mangili, è una stilista di abbigliamento ed accessori 'for pets' che ha creato il suo Brand, prendendo il nome e l'ispirazione dalla sua amata cucciola di Yorkshire Angelina. Questa linea è nata per far sentire coccolati e protetti i nostri teneri amici, dando loro la possibilità di esserci accanto anche negli attimi più importanti della nostra vita.

venerdì 13 maggio 2016

PEOPLE_Irene Galitzine





Stilista italiana, Irene Galitzine è stata soprannominata, a ragion veduta, la “principessa della moda”. E, in effetti, principessa, lei, lo era di fatto. Arrivata da bambina a Roma con la famiglia in fuga dalla Russia, si dimostra, sin dalla giovane età, una donna di grande fascino e cultura. Studia storia dell’arte e parla diverse lingue, mostrando un’apertura mentale e una curiosità vitale per tutto quanto rappresenta un elemento di novità. Possiede uno stile innato, che non passa inosservato alle Sorelle Fontana, vedendo in lei l’ideale ambasciatrice dei loro abiti.
Un destino, quello della moda, che appare in maniera dominante nella sua vita nel 1959 con la prima collezione. Disegnata in collaborazione con Federico Forquet, in sartoria viene realizzata dalla première Maria Carloni, uscita dalla maison Ventura. Il 1960 segna una tappa fondamentale nella sua carriera stilistica e nella storia del costume: viene lanciato il celeberrimo pigiama palazzo, che, presentato nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, si diffonde in tutto il mondo, fotografato e idolatrato da tutti i media, creando un vero e proprio fenomeno di tendenza.
Elegante ma, al tempo stesso, femminile e sofisticato quel tanto che basta per nulla togliere a quell’alone d’intrigo tipico di una donna misteriosa e affascinante, incanta Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue America. È proprio lei, la sacerdotessa della moda, a battezzarlo così. D’un tratto, Irene Galitzine balza agli onori della cronaca, divenendo icona di uno stile ben preciso. In quell’ampio, prezioso ed elegante insieme da sera si cela la sua visione: pantaloni, ma ultra femminili, per la donna moderna, o gonna ampia, danzante, per le linee più devote a un’ispirazione classicheggiante; colori forti, decisi, che possono rendere sensuale anche un semplice impermeabile; ostracismo al nero per la sera a favore di piccoli abiti fiammanti o tailleur di seta.
Il suo sodalizio con i brandi nomi vede alternarsi diverse figure di elevata caratura, custodi di un prestigioso patrimonio stilistico e culturale: dopo Forquet, si avvale della collaborazione del disegnatore spagnolo Elias Zabaleta. In ogni caso, Irene Galitzine pone sempre al centro della sua moda la donna e la sua femminilità, esaltandola con quella semplicità delle forme che evoca uno scrigno di contenuti, quintessenza di profondi e radicati significati.
Nel 1988, presenta i suoi abiti al teatro Rossija di Mosca, di fronte a 2500 persone. Dal 1990, il marchio diviene di proprietà della società Xines, che fa capo a Giada Ruspoli, mantenendo in capo alla stilista in persona la supervisione del prodotto a cominciare dalla fase creativa. Nel 1996, la casa editrice Longanesi ha pubblicato la sua autobiografia dal titolo Dalla Russia alla Russia.
Dulcis in fundo, nel 2002 sfila all’Art Café di Roma la nuova collezione haute couture Irene Galitzine, disegnata da Massimo Stefanini, stilista umbro, laureato in architettura e con una lunga esperienza come costumista teatrale. Ancora una volta il patrimonio del creatore trova validazione e consacrazione nello stile Galitzine, proponendo un’heritage ispirazionale: si tratta, in questo caso, di capi importanti, in velluto di seta e pizzi preziosi, ricamati in oro o arricchiti da frange. I colori sono decisi, molto nero, rosso scuro, marrone, affiancati da più tenui ècru e rosa cipria. Completano la collezione colbacchi in visone e preziosissimi bijoux interamente realizzati a mano.

Lo stile Galitzine non si smentisce nei suoi tratti caratteristici: riesce a proporre attraverso linee, fogge e tagli, tempi e luoghi, un’epoca e un insieme di vissuto. I suoi sono sempre stati abiti che hanno saputo emozionare e spingersi oltre la mera vocazione stilistica, portando con sé valore e significato, capisaldi di una storia pronta ad essere proiettata a gran forza nel futuro.

lunedì 8 settembre 2014

BEAUTY_L'essenza di Coco in 14 flaconi


Racchiudere il tempo in pregiati flaconi, imbottigliandone la preziosità e la speranza. Tanti piccoli distillati che compongono una prestigiosa e inedita collezione olfattiva, quintessenza di passato e futuro. Stiamo parlando del tempo di Chanel. Un tempo che trasforma i ricordi in fragranze, rendendo immortale la storia della couturiere. Da qui nasce una famiglia di profumi che si snoda in due generazioni e compone la raccolta Les Exclusifs, che lo ricorda nella sua modernità. Il tutto per cogliere l’essenza di un’epoca. Questa fu la grande intuizione di Mademoiselle Chanel, la prima stilista ad aver creato dei profumi firmati col proprio nome. L’altra intuizione fu la scelta dell’artigiano dei suoi primi capolavori: Ernest Beaux. Negli anni 20, ancora dominati da essenze mono floreali, vestirono i profumi di abiti nuovi. Il N°5, ovviamente, è la prima vera rivoluzione: un profumo che non assomigliava a nessun altro già esistente sul mercato. Mademoiselle lo presentò al mondo con una frase che divenne poi celebre: “Una donna senza profumo è una donna senza futuro”. Ma ce ne sono altri, più riservati, che oggi fanno parte della collezione Les Exclusifs: dal N°22 (la seconda fragranza creata dal duo nel 1922), al Bois des Iles, Cuir de Russie, fino al Gardénia. “Il ricercatore in profumeria non è più un cuoco collezionista di ricette – diceva Beaux – ma uno sperimentatore e un creatore”. In ogni profumo, come in tutte le sue creazioni, Chanel metteva la sua vita e i suoi desideri. Storie e simboli che catturano un momento e che durano per l’eternità.
Oggi, Les Exclusifs si amplia. Così Jacques Polge, profumiere e creatore esclusivo, è il guardiano che custodisce le virtù olfattive della Maison e che continua a scriverne la storia fragranza dopo fragranza. Dal suo ingresso nella maison nel 1978, ha preservato la magia dei grandi nomi di Chanel e ha creato, a sua volta, nuove composizioni. I suoi profumi stupiscono, ma sembrano sempre trovare il loro posto nell’universo di Mademoiselle. Polge ha saputo creare i suoi Exclusifs che si ispirano a numeri, strade e case diventati simboli per la maison francese come 31 rue Cambon, l’epicentro dell’universo di Coco Chanel, oppure N°18, un albergo in place Vendôme che Mademoiselle vedeva dal balcone della sua camera al Ritz. Nove composizioni inedite che riflettono la filosofia di Mademoiselle: “Per essere insostituibili bisogna essere diverse”.
Così gli Exclusifs diventano una collezione di profumi rari: quattordici flaconi identici, in vendita ‘esclusivamente’ nelle boutique Chanel. Ogni fragranza racconta una storia che è solo sua e, al contempo, tutte parlano il linguaggio di Chanel. Un linguaggio singolare e universale, che fonde, come nessun altro, il passato, il presente, il futuro.

JERSEY
La materia prima dell'eleganza

 "Con il jersey ho liberato il corpo, abbandonato il punto vita”. Nei primi anni ‘20, Mademoiselle Chanel prende in prestito dal guardaroba maschile il tessuto che regalerà alle donne una nuova silhouette: il jersey. Considerato sino ad allora funzionale e grossolano, riservato alle maglie dei marinai e alla biancheria da uomo, grazie al suo tocco sapiente diviene lo strumento di una nuova eleganza femminile.

Con la stessa audacia creativa, Jacques Polge sceglie la lavanda. A lungo considerata maschile o modesta, associata all'igiene personale, ora viene meticolosamente selezionata e accuratamente distillata, rivelandosi rara, floreale, delicata e raffinata. Avvolta da muschi bianchi ed esaltata da un tocco di vaniglia, essa definisce un nuovo profilo olfattivo. Confortevole e sensuale, si concede alla pelle come un morbido Jersey CHANEL.

1932
Una costellazione di diamanti

Nel 1932, Mademoiselle Chanel fece cadere su Parigi una pioggia di stelle di diamanti. Nacque così una collezione di alta gioielleria. Jacques Polge rievoca questa collezione-costellazione con un fiore bianco. Prezioso ed estremamente femminile: il gelsomino.

Lavorato petalo dopo petalo per farne risplendere ogni sfaccettatura, rivela sulla pelle a poco a poco il suo lato sofisticato e voluttuoso

BEIGE

Un profumo di nettare.
 "Mi rifugio nel beige perché è naturale”, diceva Mademoiselle Chanel. Amava tutte le sfumature di questo colore che evoca la pelle e l'eleganza al tempo stesso. Dietro l'apparente semplicità cela una soave voluttà che si effonde lentamente per poi rivelarsi in tutta la sua essenza. Uno slancio di sensualità che Jacques Polge interpreta con questo bouquet di biancospino, fresia e frangipane dai riflessi mielati. Un meraviglioso mélange di petali bianchi e oro giallo… Un soffio di Beige.

N°22

Un profumo “di pelle”.
 Un intreccio di tulle, una pioggia di petali... Questo profumo, creato nel 1922, è una variazione leggera e impalpabile sul tema del magistrale N°5, lanciato l'anno prima da Coco Chanel ed Ernest Beaux. Nella sua grazia, il N°22 reca anche l'impronta della loro audacia: le aldeidi rafforzano e vivacizzano il bouquet di fiori bianchi, in cui sbocciano la Tuberosa, l'Iris e la Rosa d'Oriente. Un profumo soave e raffinato.

GARDÉNIA

Una creazione della fantasia. 

Mademoiselle prediligeva i fiori bianchi, puri e sensuali. Ma la Camelia, scelta come suo emblema, non ha odore. Quanto a bellezza, la Gardenia le assomiglia ma il suo profumo non può essere estratto. Per questo, Gabrielle Chanel ed Ernest Beaux creano un'evocazione magnifica del suo profumo soave. Nasce così un soliflor luminoso di assoluta femminilità. La voluttà della Mimosa e della Vaniglia ne fanno schiudere i petali, tanto ricchi da divenire cremosi. Un profumo che porta in sé la luce splendente dell'estate.

BOIS DES ILES
Un invito al viaggio.
 Parigi, 1926. L'Art Déco s'impone, l'esotismo affascina, il jazz scatena le passioni. Si sognano terre lontane e legni preziosi. Coco Chanel rivoluziona ancora una volta la storia dei profumi lanciando il primo boschivo femminile. Un profumo inebriante, caldo e sensuale, animato da volute avvolgenti. Un profumo che racchiude tutti gli ingredienti: legni preziosi, effluvi oppiacei e grandi fiori languidi. Il profumo è già di per sé un continente misterioso e lontano.

CUIR DE RUSSIE
Un profumo imperiale.
 L'influenza russa sulle creazioni di Mademoiselle nasce dall'incontro con il granduca Dimitri, cugino dello Zar Nicola II. Cuir de Russie, creato nel 1927, è la trasposizione sotto forma di profumo delle cavalcate selvagge, degli aromi di tabacco biondo e degli odori degli stivali di cuoio conciato con corteccia di betulla indossati dall'esercito russo. 
Questo profumo sensuale diffonde lentamente le fragranze selvatiche e fumé dei balsami, dell'Incenso e del Legno di Ginepro Rosso. Le note fruttate del Mandarino e del Bergamotto suggeriscono un tocco d'insolenza prima di lasciare posto alla grazia e alla fragilità dei fiori eterni: la Rosa, il Gelsomino e l'Ylang-Ylang. Di classe e dal carattere spiccato, nasconde i segreti ambigui della femminilità.

31 RUE CAMBON
Un profumo d'Alta Moda.
 L'epicentro dell'universo di Coco Chanel è al numero 31 di rue Cambon. Oggi come ieri, quattro piani raccontano la leggenda: la boutique, il salone di Haute Couture, l'appartamento privato di Mademoiselle, lo studio di creazione e gli atelier.
31 rue Cambon rivela la quintessenza dello stile CHANEL. Il suo accordo cipriato estremamente raffinato, caldo e vivace, si fa interprete d'eccezione dell'eleganza parigina. La persistenza cipriata dell'Iris disegna una silhouette slanciata dal fascino malizioso, nato dalle note di Pepe Nero. Un profumo a immagine e somiglianza di Mademoiselle.


N°18

Un profumo di Alta Gioielleria.
 Il numero 18 di Place Vendôme è l'indirizzo prestigioso della boutique di Gioielleria CHANEL. Di fronte al Ritz, dove Mademoiselle ha a lungo abitato, sono esposti i gioielli più belli. Eco intima e luminosa come un diamante, il N°18 è un profumo meravigliosamente nuovo. Una fragranza satura di fiori d'Ambretta, un odore di lieto vagabondare, che ricalca la disinvoltura di Coco Chanel.

COROMANDEL

Un profumo d'arte.
 I preziosi paraventi di Coromandel sono intimamente legati all'universo di Gabrielle Chanel. Quest'arte cinese, eccezionale e meticolosa, bene illustra la concezione del lavoro secondo Mademoiselle: pazienza infinita e ricerca della perfezione. E nella magnificenza ornamentale dei suoi paravanti, Gabrielle Chanel trovava il suo rifugio.
Ricco di ingredienti preziosi come l'incenso, il benzoino e il patchouli, Coromandel è una rievocazione olfattiva di un Oriente barocco e passionale. Con il suo slancio di note ambrate, intenso e malizioso, evolve all'insegna della dolcezza, della grazia e della voluttà.

BEL RESPIRO
Il profumo dell'aria aperta.
 Nel 1920 Mademoiselle acquista una casa a Garches, vero e proprio paradiso bucolico per i parigini di allora. Tinteggiata di beige e con imposte nere, la villa Bel Respiro, soprannominata "Noix de Coco" (Noce di Cocco), si apre ben presto ad amici e artisti.
Il suo profumo rievoca una primavera romantica: una brezza leggera, l'odore dell'erba appena tagliata, le prime giunchiglie al sole. Da un giardino che si fa vero e proprio orto, si sprigionano gli aromi della gariga, del timo, del rosmarino e del basilico. Un bouquet delicato e idilliaco.

28 LA PAUSA
Il profumo della rarità.

 28 La Pausa rievoca l'omonima residenza di villeggiatura che Mademoiselle fece costruire nel 1928 nel sud della Francia. Una vista in lontananza sulla costa italiana, un invito al riposo, un fascino sobrio ed elegante. Le Bacche Rosa sprigionano una freschezza leggermente fruttata. Dal mare aperto, una ventata di Vetiver arricchisce l'aria di accenti boschivi. Ma prima di ogni altra cosa, Jacques Polge si è ispirato all'Iris: il profumo svela una creazione radiosa e delicata, semplice e lussuosa, terrosa e cipriata.

SYCOMORE
Un profumo tenace.
 Già nel 1930 Mademoiselle accarezzava l'idea di un profumo boschivo che s'imponesse in modo semplice e naturale. Ecco allora Sycomore, disegnato a immagine e somiglianza di un tronco asciutto, nobile e possente. Composto da Jacques Polge, è un'illustrazione perfetta della genialità in fatto di eleganza secondo Gabrielle Chanel: il lussuoso Vetiver, accompagnato da una leggera traccia speziata, seduce con la sua semplicità aristocratica e lascia un ricordo caldo e misterioso.

EAU DE COLOGNE

Un'Acqua di Colonia senza eguali.

 Già nel 1929 Mademoiselle inaugurava la moda dello sport e della tonicità del corpo. La sua passione per l'aria aperta la spinge a creare la sua Eau de Cologne, poi reinterpretata da Jacques Polge. Le esperidi della migliore qualità sono uno degli ingredienti di questa fragranza gioiosa e dinamica. Il Mandarino e il Bergamotto uniscono la loro freschezza frizzante alle note leggere del Neroli. Un'Acqua di Colonia generosa e deliziosamente floreale, per celebrare l'estate in tutta vivacità.

lunedì 14 luglio 2014

ART & CULTURE_Dior in immagini: lezioni di glamour in 200 foto




Le fotografie scattate dall’americano Pat English in occasione della primissima sfilata di Christian Dior, che hanno contribuito al successo planetario del New Look ; la modella Dovima, che posa in abito da sera con due elefanti davanti all’obiettivo di Richard Avedon nel 1955, uno scatto che segnò in maniera indelebile la storia della fotografia di moda, portando Monsieur Dior a teorizzare “nessun tipo di bellezza può essere attraente senza essere interessante”; e ancora: l’eleganza del tailleur Bar fotografato per le vie di Parigi da Willy Maywald nel 1955, gli artigiani degli atelier di haute couture immortalati da Patrick Demarchelier davanti al numero 30 di Avenue Montaigne nel 2008, la spensieratezza di Robert Pattinson catturata da Nan Goldin per il profumo Dior Homme  nel 2013, ecc.
Sfogliando le pagine di Dior, images de légende si ritrovano fotografie mitiche, che hanno contribuito a far conoscere la maison Dior in tutto il mondo, ma anche scatti più intimi, come quello di Christian Dior fotografato nel suo appartamento da Cecil Beaton o quello di Natalie Portman pensierosa in Miss Dior, in un’atmosfera intimista catturata da Paolo RoversiPubblicato in occasione della mostra allestita in questi mesi al museo Christian Dior di Granville, in Normandia e visitabile sino al 21 settembre 2014, quest’opera raccoglie immagini leggendarie, che colgono tutta l’essenza dello spirito Dior.
L’esposizione Dior, images de légende, mira ad esplorare non semplicemente il subliminale legame esistente tra fotografia e moda, bensì la liaison amoureuse tra i più grandi interpreti dell’arte fotografica e la Maison. Una quarta tappa che completa il trittico espositivo insieme a Dior, le bal des artistes (2011), Stars en Dior (2012) e Impressions Dior. Dior et l’Impressionisme (2013), incentrate sulle correspondances tra il marchio e il cinema, da una parte, e la pittura, dall’altra. Un passaggio dovuto, che mostra in che modo e con quale forza dirompente, la fotografia abbia avuto un ruolo determinante nella consacrazione del successo planetario di Christian Dior.
Dal fatidico 1947, la Maison si è arricchita nel tempo dello sguardo privilegiato dei più grandi fotografi mondiali, i quali, a loro volta, hanno tratto ispirazione dallo stile del couturier: una sorta di contaminazione reciproca, volta all’esaltazione congiunta dell’arte in tutte le sue forme di espressione nonché quintessenza di stile, eleganza e raffinatezza.
Nell’immediato dopoguerra, Richard Avedon, Horst P. Horst, Clifford Coffin hanno definito i canoni di un’iconografia emblematica di Christian Dior. Sulla stessa scia, Irving Penn, Cecil Beaton, Erwin Blumenfeld, Henry Clarke, Peter Knapp, Guy Bourdin ed Helmut Newton costruiscono attorno alla visione femminile del couturier l’archetipo della fotografia di moda, genere consacrato di diritto negli anni a venire da firme quali Patrick Demarchelier, Dominique Issermann, Peter Lindbergh, Terry Richardson, Nan Goldin, Jean Baptiste Mondino, Paolo Roversi, Bruce Weber, Nick Knight, Inez van Lamsveerde Vinooh Matadin e Willy Vanderperre, i quali hanno sempre guardato a Dior quale emblema per la definizione ottimale di una fotografia di moda sempre più nitida nei contenuti così come nei tecnicismi e nella forza comunicativa.
Tre i temi attorno ai quali si sviluppa la mostra Dior, images de légende, lo sguardo del fotografo, il ritratto svelato dalla moda di Christian Dior e la costruzione dell’immagine del couturier. A fare da fil rouge, i soggetti emblematici dell’iconografia della Maison che compaiono lungo gli oltre 60 anni della fotografia di moda. Esposta, una selezione di 200 scatti d’autore, accompagnati da circa sessanta creazioni di haute couture nonché da un insieme di documenti d’epoca che illustrano la collaborazione tra la Maison Dior, i suoi direttori artistici – fino ad arrivare all’attuale, Raf Simos – e più di 80 grandi fotografi del XX e XXI secolo.
Uno stile, quello di Dior, ideale da fotografare e messo in scena nei luoghi emblematici delle parigine eleganti, come Place de la Concorde, il Giardino delle Tuileries e, soprattutto, Versailles.

Una mostra ricca di spunti e di firme autorali, ma caratterizzata dal denominatore comune della rappresentazione della bellezza interessante, nel senso di intrigante, misteriosa, indefinibile. Quintessenza segreta di glamour.