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mercoledì 4 ottobre 2017

ART & CULTURE_Apre a Parigi il museo dedicato a Yves Saint Laurent



Un omaggio doveroso a uno dei più grandi couturier al mondo. A colui che ha stravolto i codici vestimentari femminili, introducendo capi iconici come la sahariana e lo smoking e attingendo al guardaroba maschile per generare commistioni di genere uniche e inimitabili, divenute dei punti di riferimento dell’espressione stilistica delle donne. A lui, a Monsieur Yves Saint Laurent, Parigi dedica un museo, fortemente voluto e sostenuto da Pierre Bergé, compagno e socio dello stilista recentemente scomparso. Un tributo che, il prossimo 9 ottobre, sarà seguito dall’apertura di un secondo museo a Marrakech, altra città cara al couturier sia dal punto di vista professionale che personale per visioni, ispirazioni, spunti creativi.  
L’allestimento è stato studiato pensando a Yves Saint Laurent, su specifica indicazione di Pierre Bergé. Tutto – arredi, complementi, atmosfera – rimanda allo stilista, alla sua anima, al suo cuore, al suo lavoro. In ogni angolo è possibile respirarne la persona. Ospitato in Avenue Marceau, nel palazzo sede storica dell’atelier, il museo non si limita quindi a esporre le creazioni, ma consente al visitatore di calarsi nel clima che circondava Monsieur Saint Laurent: un clima fatto di commistioni di genere e culture, di ispirazioni provenienti da luoghi lontani, di visioni che spaziavano nel tempo e nei luoghi, spingendo la moda aldilà della semplice apparenza fino al punto di rilevarne l’essenza autentica.
Tutto ciò incornicia una collezione senza eguali nell’haute couture, maestosa e stupefacente: cinquemila abiti di alta moda, quindicimila accessori, un’infinità di schizzi, fotografie, schede tecniche e oggetti vari che vanno dal 1961 al 2002.
Un viaggio nel mondo di Yves Saint Laurent, che ne ripercorre la carriera, coinvolgendo il visitatore in un’esperienza unica, emozionante e immersiva. Per estimatori ma non solo: perché visitare questo museo è un po’ come calarsi negli anni in cui il couturier ha lavorato, vivendone le peculiarità, le tendenze, le evoluzioni. Un’esperienza che arricchisce dal punto di vista culturale e personale e consente di andare oltre il significato esplicito delle cose, indagandone la natura più nascosta e arrivando al cuore. Un cuore che continua a battere ancora oggi nel momento in cui si parla di Yves Saint Laurent.


Musée Yves Saint Laurent 
5 Avenue Marceau, 75116 Parigi
https://museeyslparis.com/en/

venerdì 6 maggio 2016

ABOUT_I pezzi culto Saint Laurent




Yves Saint Laurent, giovanissimo erede di Monsieur Christian Dior nell’interpretazione più fedele del concetto di alta moda e, in seguito, pioniere del fenomeno del prêt-à-porter, nell’intento, azzeccato, di mettere a disposizione abiti belli e di stile per i giovani, ha dato vita prima ancora che a una grande maison, emblema universale di raffinatezza ed eleganza, a uno stile inconfondibile, caratterizzato dalla resa femminile di numerosi pezzi del guardaroba maschile nonché da alcuni capi iconici che hanno proiettato il suo mito ai giorni nostri e ben oltre.
Pensando al suo ineguagliabile lavoro di stilista, subito il ricordo corre allo smoking, primo elemento del guardaroba maschile a essere declinato nella versione femminile, segnando un punto di svolta epocale nella storia della moda. E proprio questa commistione di generi sarà la cifra stilistica della sua vena creativa. Una commistione che guarderà alla moda come forma d’arte tout court, contemplandone gli aspetti multiformi, atti a premiare le forme di contatto con le molteplici espressioni figurative.
Il tracciato artistico di Yves Saint Laurent sarà segnato da alcuni capi che ritorneranno in ogni sua collezione e attorno ai quali svilupperà la sua intera vena creativa. Oggi come allora, figurarseli significa identificare la sua cifra, assaporando una raffinatezza caratterizzata per compostezza delle linee, equilibrio dei volumi e cura dei dettagli.

La robe Mondrian
Presentato per il defilé autunno-inverno 1965 e in rottura rispetto alle altre maisons che erano ancora solite creare modelli che esaltassero la silhouette, per realizzare quest’abito dritto a forma trapezoidale Yves Saint Laurent si è ispirato all’opera di Mondrian. Una collezione audace, che fondava il suo essere sull’utilizzo del colore. Un colore forte e deciso, declinato nelle cromie primarie di rosso, giallo, blu, combinate con il bianco e il nero. Fu un successo elogiato dalla stampa americana, che gli valse il soprannome di “Roi de Paris”.
Alla base, la contaminazione tra arte e moda: Yves Saint Laurent, infatti, fu un gran collezionista e mecenate, appassionato di opera e teatro. Una vocazione grazie alla quale le ispirazioni si moltiplicarono all’infinito, fino ad arrivare a plasmare le creazioni con tratti unici e inconfondibili. E l’arte molte altre volte confluirà nella sua moda: nel 1980, infatti, sarà la volta di Matisse e di una collezione che ne evocherà le tele cangianti; mentre, nel 1988, di Picasso. Con lo spiccato intento, come ribadì più volte a gran voce Yves Saint Laurent, non tanto di misurarsi ai grandi maestri, quanto, piuttosto, di approcciarli, avvicinarsi il più possibile al loro estro e trarne dei preziosi insegnamenti.

Lo smoking
Da quando, nel 1966, sdoganò lo smoking maschile nel guardaroba femminile, adattandolo alla silhouette sinuosa delle donne, Yves Saint Laurent è entrato di diritto nell’olimpo dei divini. A lui il plauso di aver legittimato una commistione di generi intrapresa già anni prima da Mademoiselle Chanel ma in modo diverso: un capo sino ad allora prettamente maschile, assume un’audacia nuova e inimmaginabile. Nella sua serietà formale, nel suo rigore e nella sua compostezza, diviene uno dei capi che meglio esaltano la femminilità, sprigionando sensualità e intrigo.
Un capo che diviene icona di uno stile, ma, ancora di più, di una tendenza in atto proprio in quegli anni: lo smoking, infatti, rifletterà l’emancipazione femminile degli anni ’70. Come dirà lo stesso Yves Saint Laurent, “…ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne. Ho voluto accompagnarle in questo grande movimento di liberazione…”. E la creazione del primo smoking è l’emblema di tutto ciò, il capo che forse più di ogni altro racchiude lo spirito della sua creatività, al punto di divenire uno dei momenti più significativi e uno degli elementi inconfondibili della sua carriera.

L’abito di ispirazione africana
Bisogna correre alla collezione primavera-estate 1967. Yves Saint Laurent crea modelli ispirati all’Africa, in cui confluiscono luoghi, tempi, colori e visioni lontani. Un invito all’evasione; un viaggio in un luogo incantato; un’esplorazione magica nei confini dell’inconnu, facendosi rapire dal mal d’Africa, che spinge a tornare e ritornare in questi posti unici. Yves Saint Laurent utilizza materiali nuovi per la moda come perle di legno, rafia, conchiglie, divenendo precursore della moda etnica più volte citata nelle moderne evoluzioni del costume.

La sahariana
Presentata per la prima volta nel 1968, questo capo rappresenta in un certo qual modo la logica conseguenza della collezione di ispirazione africana dell’anno precedente. Diverrà un modello feticcio dello stile Yves Saint Laurent, che amerà proporla in tutte le sue collezioni future, declinandola di volta in volta vuoi per i volumi, vuoi per i materiali, vuoi per il taglio. Nato a Oran, in Algeria, lo stilista ha sempre guardato con una particolare affezione all’Africa e a tutto ciò che ne discende in fatto di stile, tradizioni e storia. La sahariana si colloca perfettamente lungo questa visione, autenticando lo spirito di Yves Saint Laurent: combinare i generi così come passato e futuro o, ancora, tempi e luoghi.

Il tailleur pantalone
Nell’ottica di contaminare il guardaroba femminile con capi maschili, Yves Saint Laurent recupera il tailleur pantalone, fino ad allora capo esclusivo di dandy e gentlemen, e lo plasma sulla silhouette delle donne, eguagliando i due generi e ponendoli sul medesimo livello sociale. “Se Mademoiselle Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha donato il potere” ama affermare Pierre Bergé, compagno di vita e di lavoro del couturier. Un potere sempre più spiccato e vocato ad affermare l’indipendenza femminile: un messaggio forte, di rottura e non più inascoltabile, che ha segnato inequivocabilmente gli anni ’70. 
E se è vero che la moda rappresenta e testimonia le evoluzioni sociali, cosa meglio della sahariana, dello smoking, del tailleur pantalone, ossia della resa femminile di capi prima di prerogativa maschile, simboleggiano un cambiamento etico e culturale così significativo? 

martedì 1 settembre 2015

LEISURE_Yves Saint Laurent: Style is Eternal





Il Bowes Museum e la Fondazione Pierre Bergé – Yves Saint Laurent hanno dato vita alla mostra “Yves Saint Laurent: Style is Eternal”, che, per la prima volta in Inghilterra, presenta il celebre couturier sia dal punto di vista privato che professionale, celebrandone l’estro, l’unicità e la lungimiranza. L’esposizione, in particolare, mette in evidenza i tratti distintivi dello stile Saint Laurent nonché l’influenza che ha avuto sulla moda e sul contemporaneo modo di concepire il womenswear.
La moda passa, lo stile è eterno”, disse una volta Yves Saint Laurent. Partendo da questa premessa, la mostra si articola attraverso cinquanta abiti, tra cui alcuni icone provenienti dalla Collezione Russa nonché il Mondrian Dress e il Tuxedo. Essa, inoltre, rappresenta l’occasione per instaurare una sorta di dialogo con il resto della preziosa collezione del Bowes Museum, creando, in tal modo, una narrazione unica e particolare intorno alla storia della moda e del costume. L’esposizione occupa diverse sale del primo piano del museo, tra cui la Fashion & Textiles Gallery, che ha ospitato, negli anni passati, retrospettive dedicate a grandi geni del fashion del calibro di Vivienne Westwood, Stephen Jones, Laura Ashley.
Dopo aver ricoperto il ruolo di direttore artistico chez Christian Dior dal 1957 al 1960, Yves Saint Laurent ha creato la sua maison, complice la vicinanza di Pierre Bergé, amico, compagno e socio. Un sodalizio protrattosi per quarant’anni, che ha attraversato epoche e generazioni, ponendo lo stile Saint Laurent quale emblema di raffinatezza e femminilità.
Un connubio che apparve evidente sin dalla prima sfilata, avvenuta nel 1962. Nei primi dodici anni di vita della maison, Saint Laurent ha rivoluzionato e ridefinito il guardaroba femminile, creando abiti unici, che passeranno alla storia proprio per la capacità d’aver rotto con gli schemi convenzionali del tempo: il caban e il trench (1962); il tuxedo (1966); la sahariana e il primo completo pantalone (1967); la tuta (1968). Capi unici, che hanno segnato una svolta nella storia della moda, decretando l’inizio di una nuova epoca: un’epoca in cui le donne affermano la loro personalità, il loro ruolo sociale, si mostrano, dicono di sé attraverso quello che indossano. Donne che sempre di più amano prendere a prestito abiti e accessori dal guardaroba maschile, dando vita a uno stile inconfondibile, contraddistinto da sensualità ed eleganza.
E proprio in questo sta uno dei tratti distintivi della moda targata Saint Laurent: aver utilizzato e reinterpretato i codici vestimentari maschili al fine di accompagnare la donna nella consacrazione della propria affermazione sociale, nel rispetto, e addirittura, con la valorizzazione della propria femminilità. Un traguardo ambizioso, così riassunto ed enfatizzato da Pierre Bergé: “Se Chanel ha liberato le donne (da corsetti e ogni qualsivoglia indumento volto a stringerle), è stato Yves Saint Laurent a dar loro il potere”.
Ma non è tutto. Al couturier, infatti, va riconosciuto il plauso d’aver vestito la donna in sé considerata e, quindi, non soltanto la clientela devota alla haute couture. Antesignano delle seconde linee, nel 1966 ha aperto la prima boutique di prêt-à-porter recante l’insegna “Saint Laurent Rive Gauche”.  
Appassionato di arte e collezionista, Yves Saint Laurent in numerose creazioni di haute couture ha omaggiato i grandi artisti: da Mondrian (Mondrian dress,1965) a Diaghilev e Picasso (1979), passando per Matisse, Cocteau, Braque e Van Gogh (anni ’80).
Questo e molto altro ancora, ma soprattutto un’imperdibile occasione per ragionare e dialogare sulla moda e la sua evoluzione, è quanto l’esposizione si prefigge, ponendosi come uno degli appuntamenti emblema di una disciplina che da sempre fonda la sua esistenza sulle innumerevoli commistioni con le diverse forme artistiche, elevando se stessa ad arte tout court intesa.

Yves Saint Laurent: Style is Eternal
Fino al 25 ottobre 2015
The Bowes Muesum,
Barnard Castle, Co Durham DL12 8NP

martedì 2 settembre 2014

STYLE_I pezzi culto di Yves Saint Laurent








Yves Saint Laurent, giovanissimo erede di Monsieur Christian Dior nell’interpretazione più fedele del concetto di alta moda e, in seguito, pioniere del fenomeno del prêt-à-porter, nell’intento, azzeccato, di mettere a disposizione abiti belli e di stile per i giovani, ha dato vita prima ancora che a una grande maison, emblema universale di raffinatezza ed eleganza, a uno stile inconfondibile, caratterizzato dalla resa femminile di numerosi pezzi del guardaroba maschile nonché da alcuni capi iconici che hanno proiettato il suo mito ai giorni nostri e ben oltre.
Pensando al suo ineguagliabile lavoro di stilista, subito il ricordo corre allo smoking, primo elemento del guardaroba maschile a essere declinato nella versione femminile, segnando un punto di svolta epocale nella storia della moda. E proprio questa commistione di generi sarà la cifra stilistica della sua vena creativa. Una commistione che guarderà alla moda come forma d’arte tout court, contemplandone gli aspetti multiformi, atti a premiare le forme di contatto con le molteplici espressioni figurative.
Il tracciato artistico di Yves Saint Laurent sarà segnato da alcuni capi che ritorneranno in ogni sua collezione e attorno ai quali svilupperà la sua intera vena creativa. Oggi come allora, figurarseli significa identificare la sua cifra, assaporando una raffinatezza caratterizzata per compostezza delle linee, equilibrio dei volumi e cura dei dettagli.

La robe Mondrian
Presentato per il defilé autunno-inverno 1965 e in rottura rispetto alle altre maisons che erano ancora solite creare modelli che esaltassero la silhouette, per realizzare quest’abito dritto a forma trapezoidale Yves Saint Laurent si è ispirato all’opera di Mondrian. Una collezione audace, che fondava il suo essere sull’utilizzo del colore. Un colore forte e deciso, declinato nelle cromie primarie di rosso, giallo, blu, combinate con il bianco e il nero. Fu un successo elogiato dalla stampa americana, che gli valse il soprannome di “Roi de Paris”.
Alla base, la contaminazione tra arte e moda: Yves Saint Laurent, infatti, fu un gran collezionista e mecenate, appassionato di opera e teatro. Una vocazione grazie alla quale le ispirazioni si moltiplicarono all’infinito, fino ad arrivare a plasmare le creazioni con tratti unici e inconfondibili. E l’arte molte altre volte confluirà nella sua moda: nel 1980, infatti, sarà la volta di Matisse e di una collezione che ne evocherà le tele cangianti; mentre, nel 1988, di Picasso. Con lo spiccato intento, come ribadì più volte a gran voce Yves Saint Laurent, non tanto di misurarsi ai grandi maestri, quanto, piuttosto, di approcciarli, avvicinarsi il più possibile al loro estro e trarne dei preziosi insegnamenti.

Lo smoking
Da quando, nel 1966, sdoganò lo smoking maschile nel guardaroba femminile, adattandolo alla silhouette sinuosa delle donne, Yves Saint Laurent è entrato di diritto nell’olimpo dei divini. A lui il plauso di aver legittimato una commistione di generi intrapresa già anni prima da Mademoiselle Chanel ma in modo diverso: un capo sino ad allora prettamente maschile, assume un’audacia nuova e inimmaginabile. Nella sua serietà formale, nel suo rigore e nella sua compostezza, diviene uno dei capi che meglio esaltano la femminilità, sprigionando sensualità e intrigo.
Un capo che diviene icona di uno stile, ma, ancora di più, di una tendenza in atto proprio in quegli anni: lo smoking, infatti, rifletterà l’emancipazione femminile degli anni ’70. Come dirà lo stesso Yves Saint Laurent, “…ho sempre voluto mettermi al servizio delle donne. Ho voluto accompagnarle in questo grande movimento di liberazione…”. E la creazione del primo smoking è l’emblema di tutto ciò, il capo che forse più di ogni altro racchiude lo spirito della sua creatività, al punto di divenire uno dei momenti più significativi e uno degli elementi inconfondibili della sua carriera.

L’abito di ispirazione africana
Bisogna correre alla collezione primavera-estate 1967. Yves Saint Laurent crea modelli ispirati all’Africa, in cui confluiscono luoghi, tempi, colori e visioni lontani. Un invito all’evasione; un viaggio in un luogo incantato; un’esplorazione magica nei confini dell’inconnu, facendosi rapire dal mal d’Africa, che spinge a tornare e ritornare in questi posti unici. Yves Saint Laurent utilizza materiali nuovi per la moda come perle di legno, rafia, conchiglie, divenendo precursore della moda etnica più volte citata nelle moderne evoluzioni del costume.

La sahariana
Presentata per la prima volta nel 1968, questo capo rappresenta in un certo qual modo la logica conseguenza della collezione di ispirazione africana dell’anno precedente. Diverrà un modello feticcio dello stile Yves Saint Laurent, che amerà proporla in tutte le sue collezioni future, declinandola di volta in volta vuoi per i volumi, vuoi per i materiali, vuoi per il taglio. Nato a Oran, in Algeria, lo stilista ha sempre guardato con una particolare affezione all’Africa e a tutto ciò che ne discende in fatto di stile, tradizioni e storia. La sahariana si colloca perfettamente lungo questa visione, autenticando lo spirito di Yves Saint Laurent: combinare i generi così come passato e futuro o, ancora, tempi e luoghi.

Il tailleur pantalone

Nell’ottica di contaminare il guardaroba femminile con capi maschili, Yves Saint Laurent recupera il tailleur pantalone, fino ad allora capo esclusivo di dandy e gentlemen, e lo plasma sulla silhouette delle donne, eguagliando i due generi e ponendoli sul medesimo livello sociale. “Se Mademoiselle Chanel ha liberato la donna, Yves Saint Laurent le ha donato il potere” ama affermare Pierre Bergé, compagno di vita e di lavoro del couturier. Un potere sempre più spiccato e vocato ad affermare l’indipendenza femminile: un messaggio forte, di rottura e non più inascoltabile, che ha segnato inequivocabilmente gli anni ’70. 

E se è vero che la moda rappresenta e testimonia le evoluzioni sociali, cosa meglio della sahariana, dello smoking, del tailleur pantalone, ossia della resa femminile di capi prima di prerogativa maschile, simboleggiano un cambiamento etico e culturale così significativo?