venerdì 13 maggio 2016

PEOPLE_Irene Galitzine





Stilista italiana, Irene Galitzine è stata soprannominata, a ragion veduta, la “principessa della moda”. E, in effetti, principessa, lei, lo era di fatto. Arrivata da bambina a Roma con la famiglia in fuga dalla Russia, si dimostra, sin dalla giovane età, una donna di grande fascino e cultura. Studia storia dell’arte e parla diverse lingue, mostrando un’apertura mentale e una curiosità vitale per tutto quanto rappresenta un elemento di novità. Possiede uno stile innato, che non passa inosservato alle Sorelle Fontana, vedendo in lei l’ideale ambasciatrice dei loro abiti.
Un destino, quello della moda, che appare in maniera dominante nella sua vita nel 1959 con la prima collezione. Disegnata in collaborazione con Federico Forquet, in sartoria viene realizzata dalla première Maria Carloni, uscita dalla maison Ventura. Il 1960 segna una tappa fondamentale nella sua carriera stilistica e nella storia del costume: viene lanciato il celeberrimo pigiama palazzo, che, presentato nella Sala Bianca di Palazzo Pitti, si diffonde in tutto il mondo, fotografato e idolatrato da tutti i media, creando un vero e proprio fenomeno di tendenza.
Elegante ma, al tempo stesso, femminile e sofisticato quel tanto che basta per nulla togliere a quell’alone d’intrigo tipico di una donna misteriosa e affascinante, incanta Diana Vreeland, storica direttrice di Vogue America. È proprio lei, la sacerdotessa della moda, a battezzarlo così. D’un tratto, Irene Galitzine balza agli onori della cronaca, divenendo icona di uno stile ben preciso. In quell’ampio, prezioso ed elegante insieme da sera si cela la sua visione: pantaloni, ma ultra femminili, per la donna moderna, o gonna ampia, danzante, per le linee più devote a un’ispirazione classicheggiante; colori forti, decisi, che possono rendere sensuale anche un semplice impermeabile; ostracismo al nero per la sera a favore di piccoli abiti fiammanti o tailleur di seta.
Il suo sodalizio con i brandi nomi vede alternarsi diverse figure di elevata caratura, custodi di un prestigioso patrimonio stilistico e culturale: dopo Forquet, si avvale della collaborazione del disegnatore spagnolo Elias Zabaleta. In ogni caso, Irene Galitzine pone sempre al centro della sua moda la donna e la sua femminilità, esaltandola con quella semplicità delle forme che evoca uno scrigno di contenuti, quintessenza di profondi e radicati significati.
Nel 1988, presenta i suoi abiti al teatro Rossija di Mosca, di fronte a 2500 persone. Dal 1990, il marchio diviene di proprietà della società Xines, che fa capo a Giada Ruspoli, mantenendo in capo alla stilista in persona la supervisione del prodotto a cominciare dalla fase creativa. Nel 1996, la casa editrice Longanesi ha pubblicato la sua autobiografia dal titolo Dalla Russia alla Russia.
Dulcis in fundo, nel 2002 sfila all’Art Café di Roma la nuova collezione haute couture Irene Galitzine, disegnata da Massimo Stefanini, stilista umbro, laureato in architettura e con una lunga esperienza come costumista teatrale. Ancora una volta il patrimonio del creatore trova validazione e consacrazione nello stile Galitzine, proponendo un’heritage ispirazionale: si tratta, in questo caso, di capi importanti, in velluto di seta e pizzi preziosi, ricamati in oro o arricchiti da frange. I colori sono decisi, molto nero, rosso scuro, marrone, affiancati da più tenui ècru e rosa cipria. Completano la collezione colbacchi in visone e preziosissimi bijoux interamente realizzati a mano.

Lo stile Galitzine non si smentisce nei suoi tratti caratteristici: riesce a proporre attraverso linee, fogge e tagli, tempi e luoghi, un’epoca e un insieme di vissuto. I suoi sono sempre stati abiti che hanno saputo emozionare e spingersi oltre la mera vocazione stilistica, portando con sé valore e significato, capisaldi di una storia pronta ad essere proiettata a gran forza nel futuro.

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