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venerdì 1 luglio 2016

PEOPLE_Maria Pezzi




Volendo parlare di giornalismo femminile e in particolare di moda, non si può fare a meno di pensare a Maria Pezzi, celebre firma che con il suo stile puntuale e aggraziato ha traghettato fino ai giorni nostri il costume italiano nel suo nascere. Milanese di ferro, da quando è nata ha vissuto sempre nella medesima casa, affacciata su Foro Bonaparte: solida e alto borghese, proprio come lei. Punto d’approdo di una donna curiosa, intraprendete, pronta a considerare e valutare con lievità, grazia, acume e competenza, tutte le novità del secolo che ha attraversato, osservandolo da un punto di vista privilegiato qual è quello della moda e dello stile, cruciale per comprenderne le virate socio-culturali. Sulla sua natura di giornalista di moda non vi sono dubbi; tuttavia definirla così può rivelarsi riduttivo se si considera che - insieme a Irene Brin – quel mestiere l’ha inventato, portandolo oltre il semplice riferire la lunghezza degli orli e qualificandolo come l’attitudine ad osservare l’aria del tempo in tutte le sue sfumature per coglierne, prima degli altri, le note di testa, lo spirito, l’essenza, i punti di forza e di debolezza. Con la modestia che l’ha sempre caratterizzata, era solita definirsi cronista e raccontare un mestiere cominciato per caso a Parigi su incoraggiamento dell’illustratore René Gruau. Sono gli anni dell’assoluto e incontrastato dominio della couture francese: le sarte italiane vanno in pellegrinaggio verso la Ville Lumière per comprare i modelli di Chanel, Lelong, Vionnet, Grès, Lanvin, Molyneux, Schiaparelli, che - una volta giunti a Milano - vengono riproposti da Ventura, Tizzoni, Ferrario e tanti altri. Fintanto che qualcuno decide di spiccare il volo…e Maria Pezzi è lì, pronta con la sua penna ad accompagnare e certificare il debutto su un palcoscenico che, in men che non si dica, si affolla di nomi prestigiosi: Gigliola, Curiel, Marucelli, Veneziani. Da lì al decollo della moda italiana il passo è breve, complice l’arguta e geniale invenzione di Giovanni Battista Giorgini: le sfilate nella fiorentina Sala Bianca di Palazzo Pitti. Come la moda, anche Maria Pezzi non si ferma più, seguendone ogni movimento, qualsiasi evoluzione: operativa, sempre in prima fila, con il suo inseparabile taccuino su cui annotare tutto quello che sotto i suoi occhi prende forma a ritmi serrati. Ma soprattutto con il suo straordinario intuito nel comprendere che il debutto di nomi come Capucci, Valentino, Basile, Caumont, Cadette, Ken Scott, Walter Albini, Krizia, Missoni, decreta la consacrazione della moda italiana. Fedele al suo stile garbato, con piglio deciso ma elegante ha raccontato il made in Italy dai suoi albori, vivendone ogni istante in modo intenso e coinvolgente. Lo stesso coinvolgimento che si ritrova ancora oggi nei suoi scritti, spaccato di un periodo prima ancora che reportage di decenni di moda.

giovedì 18 settembre 2014

LEISURE_Bettina







Icona indiscussa, modella fra le più celebrate e ricercate da stilisti e fotografi degli anni ‘40 e ‘50, Bettina è un emblema della moda francese. Musa di Jacques Fath, è stata testimone privilegiata degli anni folgoranti che hanno attraversato la moda a Parigi: da Jacques Costet a Lucien Lelong, da Hubert de Givenchy a Christian Dior fino a Coco Chanel.
Nata nel 1925 e cresciuta in Normandia, Bettina sognava di diventare disegnatrice di moda. Animata da questo spirito, nel 1944 si trasferisce a Parigi, dove incontra Jacques Costet, giovane stilista che aveva appena aperto un piccolo atelier per presentare alcuni suoi bozzetti. Costet, affascinato dalla sua bellezza, termina l'incontro chiedendole di indossare un suo abito. Inizia da quel momento una straordinaria carriera di musa e modella: “guanti, cappelli, veli – era quell'epoca: mi piaceva posare, era un istinto e un piacere” (Fashion memoir, Thames and Hudson,1998).
Dopo Costet, Bettina lavora per un breve periodo con Lucien Lelong, per poi, nel 1947, legarsi a Jacques Fath, diventando la sua musa. Ammirato da Bettina, Fath disegna una collezione di abiti che “solo lei può indossare con naturalezza ed eleganza”, creando un nuovo stile. Nasce così il fenomeno “Bettina “ e il suo nome diventa sinonimo di modernità e stile.
Contesa dalle più importanti riviste di moda, è in breve tempo “la francese più fotografata di Francia” (Paris Match). Per strada, sulla spiaggia, nelle dimore più lussuose, tra i quadri di un atelier, nella semplice cornice di un fondale bianco, i più affermati fotografi realizzano immagini che hanno fatto la storia della fotografia di moda.
Nel 1952 incontra Hubert de Givenchy e lo aiuta ad aprire la sua maison nel doppio ruolo di modella e responsabile delle relazioni pubbliche. Givenchy le dedica la blusa “Bettina” immortalata dal famoso disegno di René Gruau. In questi anni viaggia molto in Europa ma anche negli Stati Uniti, Brasile, Argentina, stringendo amicizia con intellettuali, attori, registi e scrittori: Georges Simenon, Jean Genet, Jacques Prévert, Greta Garbo, Elizabeth Taylor, Gregory Peck, the Bogarts, Ava Gardner, John Huston, Irving Shaw, Charlie Chaplin, Truman Capote and Gary Cooper. Nel frattempo, continua a posare per le riviste di moda con abiti di Christian Dior, Madame Grès, Balenciaga, Balmain. Nel 1955 raggiunge l'apice della carriera e proprio allora decide di allontanarsi dalla scena della moda.
Nonostante il suo ritiro, Bettina continua a lavorare in quel magico universo che tanto le ha dato. Nel 1963 è “ambasciatrice di charme” della rivista Elle: viene fotografata con “gli abiti più belli di Parigi” in Africa, dalla Valle dei Templi, al deserto del Sinai, alle falde del Kilimangiaro.
Nel 1967 torna a sfilare per la collezione di Coco Chanel a lei ispirata. In seguito è direttrice couture per Emanuel Ungaro e responsabile relazioni pubbliche per Valentino. Nel 2010 è nominata Chevalier des Artres et des Lettres dall'allora ministro francese Frédéric Mitterrand.
Bettina ama la moda, la segue e la precede. La sua figura e personalità è ancora oggi presente e influente fra gli stilisti e i fotografi contemporanei: Azzedine Alaia, Yohji Yamomoto, Pierre et Gilles, Mario Testino.
A lei la Galleria Carla Sozzani dedica una speciale mostra, che ne ripercorre lo stile e la carriera. Esposte oltre cento immagini realizzate dalle firme più autorevoli della fotografia di quegli anni: Erwin Blumenfeld, Henri Cartier-Bresson, Jean-Philippe Charbonnier, Jean Chevalier, Henry Clarke, Robert Doisneau, Martin Dutkovitch, Nat Farbman, Milton Green, Gordon Parks, Irving Penn, Willy Rizzo, Emile Savitry, Maurice Zalewski.
A corollario, il catalogo Bettina, edito da Carla Sozzani Editore: un viaggio per immagini nel magico mondo di una delle figure più emblematiche della storia del costume mondiale.

Bettina
Fino al 2 novembre 2014
Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano
Tutti i giorni, ore 10.30-19.30; mercoledì e giovedì, ore 10.30-21.00

martedì 14 maggio 2013

ABOUT_Christian Dior: savoir, faire, vivre









Habiter une maison qui ne vous ressemble pas, c’est un peu comme porter les vêtements d’un autre” era solito affermare Monsieur Christian Dior. Per lui, infatti, era vitale che vi fosse una corrispondenza tra gli spazi abitativi e la propria personalità, così come tra essa e gli abiti indossati. Una concezione artistica e architettonica, alla base di ogni sua ispirazione, sia nella moda che fuori. È così, quindi, che si scopre un’ulteriore vocazione del grande couturier, devoto al bello in tutte le sue accezioni.
In particolare, Monsieur Dior non ha mai nascosto il forte attaccamento alla casa d’infanzia, fortificazione di ideali e valori per lui fondamentali per la definizione del suo particolare percorso creativo. Un ricordo tenero e, al tempo stesso, meraviglioso, che l’ha accompagnato per mano nel cammino della vita, segnandolo in maniera inequivocabile.
A fianco della vocazione sartoriale, egli non ha mai perso di vista la fascinazione per l’architettura: il gusto per le dimore e la decorazione, il senso de l’art de vivre e la passione per i quadri, ne hanno forgiato lo spirito, inducendogli il culto del confort, del benessere, della convivialità, del saper vivere…in poche parole, di uno stile di vita raffinato e a lui ampiamente famigliare in quanto sperimentato proprio negli anni della sua infanzia.
Uno stile di vita che ha traghettato nel côté creativo, cominciando proprio con l’emblematico indirizzo parigino: 30 Avenue Montaigne. Nella sua Maison, egli ha trasferito dettagli precisi e meticolosi, gli stessi che si possono ritrovare nei suoi abiti, generando una perfetta commistione tra couture e personalità. Qui convivono lo stile e i colori che hanno caratterizzato il periodo della sua infanzia trascorso nella Ville Lumière: si tratta di un neo Luigi XVI, tipico degli anni compresi tra il 1900 e il 1914, tripudio di boiserie bianche, mobili laccati bianchi, tinture grigie, porte in vetro intagliato.
Con i guadagni iniziali, Monsieur Dior compra la sua prima casa, il mulino di Coudret, vicino Milly-la-Forêt: una vera dimora rurale, nata dalla terra e per la terra, per la vita dei campi, simile a quella in cui era solito trascorrere brevi periodi visitando i parenti. Il mulino diviene ben presto il suo buen retiro, in cui trovare ispirazione per le collezioni nonché rifugio adorato dai suoi amici: Raymonde Zehnacker, Mitza Bricard, André Levasseur, Marlene Dietrich, Jean Cocteau, René Gruau. Una volta affermatosi come couturier, Dior capisce che è ora di cambiare indirizzo, trovandone uno consono al suo nuovo status. Opta per un hotel particulier, situato in boulevard Jules Sandeau, contemplato dallo stilista in tenera età dalla casa dei nonni poco distante. “Riconobbi il balcone con le colonne, che tanto aveva incantato i miei anni giovanili…aveva un giardino d’inverno dove vidi, insieme, piante e fiori particolari come le kentia e le peonie di Granville”. Questo spazio diventa per Christian Dior la quintessenza delle sue preferenze in termini di gusto, su cui troneggiano la moltitudine cromatica e le tele di Matisse. Qui è solito ricevere i suoi amici – Laurence Olivier, Vivien Leigh, Henri Sauguet, Francis Poulenc, Boris Kochno, Denise Tual – attorno a un tavolo, servendo loro menu e pietanze curate personalmente.
Acquista, inoltre, la proprietà della Collina Nera, vicina a Callian. Un luogo unico nel suo genere, ideale per ritirarsi un giorno, ritrovando, sotto altre spoglie, il giardino che ha protetto (e influenzato) in maniera indelebile la sua infanzia. Un sogno che, purtroppo, resterà tale. Tuttavia, questa dimora, attorno alla quale il couturier in persona aveva dato vita a vigneti, come tutte le altre diviene per lo stesso l’inizio della tanto idolatrata ricerca dei ricordi e della creazione di quell’idillio giovanile.
Così, come i suoi abiti rinnovano ogni giorno quello slancio vitale verso una femminilità eterna e una sensualità rivisitata, allo stesso modo le sue dimore non sono tanto rivolte verso il futuro quanto a un fedele recupero di un paradiso perduto.
È così che Christian Dior rivela il suo lato proustiano, che vede nella ricerca del tempo perduto l’ideale di uno stile di vita da riproporre nel futuro, prendendone le peculiarità e donando loro una magica eternità protratta oltre ogni umano limite. 

venerdì 1 marzo 2013

ABOUT_Miss Dior: cultura della couture












Una data cardine - 12 febbraio 1947 - nella storia della Maison Christian Dior: il giorno da cui placidamente, couture, cultura, lusso, profumeria, moda e società non sono più stati gli stessi.
Questo - e molto altro ancora – è il significato valoriale attribuito al profumo Miss Dior, creato da Jean Carles e Paul Vacher e lanciato per l’appunto nel 1947, diventando un’icona nel mondo delle fragranze così come nella storia della Maison.
Quello che più ricordo sulle donne che hanno fatto parte della mia infanzia è il loro profumo; il profumo dura molto di più del momento”, era solito asserire monsieur Christian Dior, tanto da ribadirlo nella sua biografia Je Suis Couturier del 1951. Dior, cultore del lusso assoluto in ogni suo benché minimo dettaglio, da grande amante dei fiori quale era, diceva che “il profumo è un accessorio indispensabile alla personalità femminile, ed è il tocco finale nei miei vestiti.
Poche e semplici le istruzioni che Dior diede ai “nasi” Jean Carles e Paul Vacher incaricati di dare vita alla fragranza: “Create un profumo che sia come l’amore.” Giusto il tempo di metterle in pratica e il profumo aveva trovato realizzazione. Tuttavia, non si trovò con altrettanta facilità un nome adeguato fino al giorno in cui Mitzah Bricard, autentica musa del couturier, vedendo entrare Catherine Dior, sorella di Christian, nell’atelier di Avenue Montaigne  30 esclamò: “Voila Miss Dior!.” Un’affermazione spontanea e immediata tanto quanto l’esultazione di Monsieur Dior nell’esclamare “Miss Dior, ecco il nome per il mio profumo!”, conquistato dalla magia evocativa di un simile appellativo.
Una fragranza curata in ogni dettaglio, evitando di lasciare ogni qualsivoglia elemento al caso, tanto da accompagnarlo con un flacone speciale: una bottiglia di vetro squadrata e dal design molto essenziale, progettata da Guerry Colas e realizzata da Cristalleries de Baccarat.
Il profumo Miss Dior arrivò nei negozi contemporaneamente alla linea di abbigliamento, legata al concetto di New Look dello stilista, finendo per esservi associato.
A René Gruau
, celeberrimo illustratore dell’epoca nonché fidato collaboratore di Christian Dior per il quale disegnò la maggior parte delle iconiche pubblicità dei profumi, il compito di presentare a livello figurativo la fragranza. Erano ancora lontani i tempi delle moderne tecnologie utilizzate oggigiorno: i disegni, pertanto, rappresentavano la comunicazione pubblicitaria per antonomasia, dando un’allure del tutto nuova alle presentazioni degli abiti. I bozzetti di René Gruau, in particolare, avevano il pregio di evocare il glamour e lo stile dell’haute couture.
Il 1947 si pone come un anno emblematico per la storia della Maison Dior: a fianco del lancio di Miss Dior, infatti, veniva fissata la prima sfilata per il 12 febbraio. La società stava attraversando un periodo delicato: sono gli anni dell’immediato dopoguerra, dove le materie prime scarseggiano e i consumi sono ancora lontani dall’impennata che ne caratterizzerà l’andamento dell’epoca successiva. Relativamente al mondo della moda, i capi d’abbigliamento non abbondavano, spesso erano rimediati e, in ogni caso, si trattava di abiti poco confortevoli, austeri e dalle lunghe gonne al ginocchio che richiamavano nella silhouette gli abiti degli anni ’30 di Elsa Schiaparelli. Il sistema commerciale della moda di Parigi, che aveva dominato la scena internazionale sin dal 18° secolo, versava in condizioni di grande precarietà. Alla luce di queste semplici considerazioni si comprende facilmente come vi fosse bisogno di entusiasmo. Un entusiasmo che Dior mise a disposizione attraverso una collezione di lussuosi abiti con morbide spalle, “vitini da vespa” e fluenti gonne dedicate a donne che lui chiamava “donne fiore”. “E’ una grande novità, caro Christian,” disse Carmel Snow, influentissima editor di Harper’s Bazaar America. “I tuoi abiti hanno un incredibile nuovo look.” Un nuovo look che a ragion veduta venne battezzato New Look, sposando le esigenze e le aspettative del dopo-guerra: richiamava le lunghe gonne, le vite strette e i bellissimi tessuti della Belle Epoque che sua madre aveva indossato agli inizi del 1900.
Miss Dior, presentato nello stesso anno della prima collezione di abiti, incorporò lo spirito della Maison Dior e divenne all’istante un profumo di haute couture. Un’eccezionale simbiosi che divenne regola di vita per la Maison che ogni settimana nella prima boutique Dior, dal 12 febbraio 1947 – giorno dell’inaugurazione – prese l’abitudine di spruzzare più di un litro di profumo.
E oggi, a distanza si oltre sessant’anni, quello stesso mito rivive grazie allo short film Voilà Miss Dior, incantevole collage di storie e immagini relative alla nascita di questo straordinario profumo, che ha segnato una traccia indelebile nella storia dell’eleganza firmata Christian Dior. Da Catherine Dior – sorella di Christian Dior – a Mitzah Bricard, Marlene Dietrich, Grace Kelly e Nathalie Portman il prestigio della Maison si propone intatto nella sua fulgida essenzialità e purezza, sulla scia di un’etera ed elitaria atmosfera. La stessa che da sempre accompagna lo stile Dior.