martedì 6 marzo 2012

LEISURE_Sonia Delaunay e il suo Atelier Simultané








Sonia Delaunay non reputava la quotidianità della vita inferiore come contenuto ai quadri che l’hanno resa nota. All’artista va riconosciuto il merito di aver abolito ogni tipo di gerarchia, amando la vita con la stessa intensità, qualunque sia l’ambito d’interesse di volta in volta coinvolto.
Un’artista a tuttotondo - che ha rivoluzionato la storia dell’arte, della moda e del costume del secolo scorso – e omaggiata ora con la mostra Sonia Delaunay – Atelier Simultané 1923-1934, allestita presso la Fondazione Giorgio Marconi (via Alessandro Tadino 15, Milano).
Nata in Ucraina nel 1885, la Delaunay attinge proprio dalla sua terra natia le indimenticabili visioni colorate che caratterizzano i suoi lavori. Sono soprattutto i colori dei vestiti dei contadini russi a rimanerle impressi nella mente: la coperta patchwork realizzata nel 1911 per il figlio Charles ne è un esempio.
Giunta a Parigi nel 1905, subisce il fascino e l’influenza delle opere di Van Gogh, Gauguin e del fauvismo, che troveranno validazione nei suoi lavori in un modo personalissimo. Nel 1909 conosce Robert Delaunay, che diviene suo marito l’anno successivo e con cui condivide una passione travolgente per la pittura, ma soprattutto per il colore, inteso come l’essenza stessa della pittura: esso è frutto della luce (come affermava Apollinaire), è alla base dei mezzi materiali del pittore ed è il suo linguaggio. I colori distribuiti sulla superficie del quadro generano tra loro delle relazioni che si ricreano nell’occhio dello spettatore, dando vita a quella che in gergo tecnico si chiama ‘mescolanza ottica’. Una ricerca sulla luce svolta dalla coppia che approderà alla nascita dell’orfismo.
Il percorso evolutivo di Sonia Delaunay è estremamente particolare, tanto da porla oltre la pittura in senso stretto e indirizzarla dal 1913 verso la produzione tridimensionale: tessuti, stoffe, vestiti, ambienti e contrasti simultanei, creazioni astratte dominate dai rapporti cromatici. Nello stesso anno espone all’Erster Deutscher Herbstsalon, un’ampia rassegna sull’avanguardia internazionale che si tiene alla Galerie Der Sturm di Berlino; partecipa poi al Salon des Indépendents di Parigi. Presente alle maggiori manifestazioni di tendenza, inizia ad avere personali in varie città europee. Nel frattempo il suo impegno nelle arti applicate diventa sempre più costante, lavorando sia in ambito teatrale che del design industriale.
Nel 1923 collabora con un’azienda di Lione per la realizzazione di abiti e nel 1924 apre il suo Atelier Simultané: un laboratorio dove vengono abbattute le tradizionali frontiere tra i settori, in favore di una perfetta armonia creativa.
E proprio questo periodo è oggetto della mostra: circa cento gouaches - in cui emerge la ricerca dell’artista sul colore, sul rapporto figura-sfondo e l’attenzione per le trame – e molti studi che ne testimoniano l’elaborazione. Le gouaches costituiscono un corpus di ricerche significativo, in cui la Delaunay pare anticipare problematiche affrontate poi in seconda istanza da altri artisti.
Nel 1925 le sue creazioni d’avanguardia riscuotono grandi consensi all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi e nello stesso anno l’artista apre un emporio di abiti e accessori insieme allo stilista Jacques Heim. Negli anni Trenta aderisce al gruppo Abstraction-Création e partecipa alle principali collettive del movimento. Nel 1937 lavora col marito alle decorazioni per l’Esposizione Universale di Parigi e l’anno seguente lo Stedelijk Museum di Amsterdam le dedica un’ampia retrospettiva. 
Nel dopoguerra partecipa alla fondazione del Salon des Réalités Nouvelles, ideato per la promozione e l’aggregazione di tutte le esperienze astratte internazionali. Dagli anni Cinquanta in poi si susseguono importanti retrospettive nei principali musei del mondo. Sonia Delaunay ottiene numerosi riconoscimenti che premiano il suo imprescindibile contributo alla diffusione dell’estetica d’avanguardia nel campo delle arti applicate. Parigi - e più in generale il mondo artistico - la piange nel 1979: il suo nome resterà nella storia dell’arte, sia come protagonista che come promotore della diffusione dell’espressione visiva nel mondo.

Fondazione Giorgio Marconi
Via Tadino 15, Milano

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