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venerdì 9 settembre 2016

ART & CULTURE_David Seidner





Per i 25 anni di 10 Corso Como, la Galleria Carla Sozzani presenta per la prima volta in Italia una mostra inedita di David Seidner, uno dei massimi esponenti della fotografia di moda degli anni ‘80 e ‘90. 
Cinquanta fotografie provenienti dall’International Center of Photography di New York, che ripercorrono la sua ricerca fotografica in oscillazione continua tra la moda, il ritratto e la storia dell’arte.
Nato a Los Angeles nel 1957, a diciassette anni si trasferisce a Parigi per lavorare come fotografo: in breve tempo le sue foto vengono pubblicate dalle più importanti riviste e le sue collaborazioni con il mondo della moda iniziano a diventare sempre più fertili, documentando couturiers come Azzedine Alaïa, Chanel, Mme Grès, Jean Patou, Ungaro e Valentino e lavorando, nel 1980, su esclusiva per Yves Saint Laurent per due anni.
David Seidner è scomparso prematuramente nel 1999 a soli quarantadue anni, lasciando una serie di opere che testimoniano la sua personale ricerca sulla fotografia e la storia dell’arte, dove cercava di apportare quella che considerava la propria “prospettiva filosofica”. "Ciò che più mi interessa è evocare lo spirito della pittura attraverso la piega di un tessuto, la posizione di una mano, la qualità della luce sulla pelle", amava affermare. Le sue immagini sono ricomposizioni costruite con abilità attraverso riflessioni in frammenti di specchio o sovrapposizioni, collage, esposizioni multiple, manipolazione diretta delle stampe, utilizzo di luci dinamiche e flash. La musica di John Cage, il compositore della musica aleatoria e della “sinfonia dei cambiamenti” ispira molta della sua ricerca estetica. Nel 1977, mentre lo fotografa per il Los Angeles Times, cerca di correggere la distorsione del teleobiettivo, e così riprende John Cage dall’alto con cinque diversi scatti di sezioni del corpo. Da quel momento inizia a riprendere i suoi soggetti con scatti congiunti che poi ricompone nella figura intera.
Nel 1986 per il Musée de la Mode di Parigi fotografa i piccoli manichini di fil di ferro vestiti con mini abiti su misura dai grandi couturiers dell’epoca: Balenciaga, Jacques Fath, Lucien Lelong, Elsa Schiaparelli e Pierre Balmain, creati nel dopo guerra per promuovere negli Stati Uniti la moda francese. Seidner li ritrae in set poveri, semi-abbandonati quasi per ricreare l’eco degli edifici bombardati e della guerra.
Un profondo interesse per il passato, la storia dell’arte e il ritratto lo avvicina allo studio dei ritratti dipinti a olio del pittore John Singer Sargent. Negli anni Novanta, inizialmente per un servizio su Vanity Fair, Seidner rintraccia i discendenti dei soggetti dipinti da Sargent, soprattutto aristocratici inglesi e americani, e li ritrae nei sontuosi costumi dei loro antenati. Con la serie dei ritratti di Sargent, David Seidner unisce le tecniche della fotografia contemporanea a colori con le caratteristiche convenzionali dei ritratti dipinti di fine Ottocento.
Per la rivista americana “Bomb”, come redattore scrive tra il 1990 e il 1993 molte conversazioni avute con artisti tra cui Richard Serra, Sonia Delaunay, Duane Michaels e Jane Heighstein. Documenta gli studi d’artista e i ritratti ad artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein e John Baldessari come parte rilevante nella sua ricerca.
Numerose le pubblicazioni tra cui Le theatre de la Mode: Fashion Dolls (1990); Lisa Fossangrives: Three Decades of Classic Fashion Photography (1996); The Face of Contemporary Art, (1998).
Le sue opere sono state esposte in varie istituzioni museali tra cui la National Portrait Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il Whitney Museum di New York.  Nel 2008 la Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent gli ha dedicato una mostra personale. Il suo lavoro Paris Fashions, 1945 è stato presentato all’ICP, International Center of Photography di New York nel 2009.
Visitabile sino all’1 novembre 2016, la mostra è un viaggio per immagini nell’estro creativo e visionario del fotografo. Un fotografo artista, che ha amato spaziare nei meandri dell’arte, esplorandone le diverse modalità di espressione e rendendo al pubblico un magico universo di contaminazioni e suggestioni.

David Seidner
Fino all’1 novembre 2016

Tutti i giorni, 10.30-19.30; Mercoledì e giovedì, 10.30-21.00

Galleria Carla Sozzani, Corso Como 10, Milano

martedì 21 aprile 2015

ART & CULTURE_ Missoni, l'Arte, il Colore




Il dialogo con l’arte europea del Novecento. La creatività e l’imprenditorialità di una grande Maison italiana. La straordinaria cultura e la genialità dei due fondatori. Ruota attorno a questi temi la mostra “Missoni, l’Arte, il Colore” che il MA*GA di Gallarate (Va) dedica fino all’8 novembre 2015 a Ottavio e Rosita Missoni, proprio nella città che scelsero nel 1953 come sede della loro casa e del loro primo laboratorio di maglieria.
Una famiglia prima ancora che un’impresa, che con una forza ineguagliabile ha dato vita a un marchio che ha fatto – e fa tuttora – grande il nome del nostro Paese nel mondo. Un marchio emblema del made in Italy, del bello e ben fatto, ma soprattutto dei valori di un territorio e della capacità di generare linguaggi, dialoghi e confronti con i maggior maestri dell’arte moderna e contemporanea.
Il percorso espositivo, caratterizzato da allestimenti che diventano essi stessi opere ambientali, è articolato secondo diversi registri narrativi che delineano le principali caratteristiche della genialità dei Missoni, fatta di colore, materia e forma. Al contempo, emerge quanto la loro creatività sia legata a doppio filo con l’arte, rappresentando un caso pressoché unico nel panorama della moda internazionale.
Ad accogliere il visitatore, la suggestiva video-installazione di Ali Kazma “Casa di moda”, nata nel 2009 per mettere in luce l’esclusivo connubio tra l’aspetto artigianale, che affonda nella tradizione, e il design contemporaneo, l’approccio rispettoso del materiale e del lavoro della Maison Missoni e la volontà dell’artista di osservare da dietro le quinte il mondo glamour della moda e, più ampiamente, dell’attività umana.
Si prosegue con la sezione Radici dove sono chiarite le origini della ricerca dei Missoni, le prime risorse e fonti d’ispirazione nel campo delle arti visive e della moda. Il quadro di riferimento è quello della nascite delle avanguardie storiche in Europa, dall’astrattismo lirico di Sonia Delaunay, imprescindibile insieme a Kandinsky, al Futurismo di Balla e Severini a Klee. Importante per la narrazione è anche l’affermazione, negli anni ’30, di gruppi, riviste e ricerche volte alla definizione di una pittura e di una scultura geometrica, di carattere costruttivista e concretista. In questo contesto si afferma un linguaggio espressivo basato sulla ritmica composizione di forme e colori utilizzati in modo puro, tradotta e rielaborata dai Missoni  nei motivi centrali del proprio processo creativo. Questa sezione insieme ai primi astrattisti italiani Munari, Veronesi, Soldati, Rho, Fontana o Vedova, traccia i confini di specifici territori di ricerca sul colore, sulla forma, sulla linea, sul ritmo, che hanno caratterizzato la non figurazione europea nella prima metà del XX secolo e che hanno costituito i presupposti culturali e progettuali del mondo creativo dei Missoni.
La mostra prosegue con Il colore, la materia, la forma, una serie di installazioni immersive, progettate da Luca Missoni e Angelo Jelmini, caratterizzate da una profonda fusione tra la ricerca di materia e colore, proprie del fashion design, e la dimensione ambientale, mutuata dalle arti visive. Realizzare abiti per i Missoni significa, infatti, dare spazio al colore, alla materia e alla forma, immaginate e plasmate secondo una rigorosa e personale ricerca estetica. “I filati sono il medium per il colore che, lavorato a maglia, prende profondità e rilievo” afferma Luca Missoni. E lo confermano queste grandi e scenografiche installazioni che avvicinano il visitatore all’elasticità della materia e alla ricerca delle tonalità di colore, mostrando l’eleganza e la morbidezza del filato e del tessuto a maglia, principale cifra stilistica della Maison, documentata dagli oltre cento abiti storici esposti. 
Il percorso espositivo prosegue ponendo in rilievo gli innumerevoli dialoghi tra l’intensa attività creativa di Ottavio e Rosita Missoni e la cultura visiva italiana, soprattutto tra gli anni ’50 e ’80. Un’ampia selezione di opere documenta questa relazione. Si trovano così le tele di Ottavio Missoni a confronto con i grandi maestri dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, dagli autori di Forma 1, come Dorazio e Accardi, al MAC di Munari e Dorfles, fino alle sperimentazioni optical e cinetiche di Dadamaino e Colombo che mettono in evidenza come, tra gli anni ’70 e ’80,  l’utilizzo di segno e colore si faccia più rarefatto e concettuale, conferendo una chiave di lettura del tutto inedita ed autonoma ai molteplici studi e bozzetti realizzati dallo stesso Ottavio Missoni.
Alle opere più significative di Ottavio Missoni, quindi, è dedicata l’ultima sala della mostra, che presenta un’inedita installazione. Si tratta di una serie di grandi Arazzi realizzati in patchwork di tessuto a maglia, allestiti in uno spazio immaginato ancora come scenografico e suggestivo sempre a cura di Luca Missoni e Angelo Jelmini. Questo denota l’importanza che hanno avuto gli arazzi per Ottavio Missoni il quale, a partire dagli anni ’70, li elegge come esclusiva tecnica di espressione artistica, capace di concentrare in modo peculiare gli interessi trasversali, sia nella moda che nell’arte, per materia e colore.
La mostra “Missoni, l’Arte, il Colore”, curata da Luciano Caramel, Luca Missoni e Emma Zanella, è un progetto realizzato da Città di Gallarate, Museo MA*GA e Archivio Missoni, con lo speciale contributo di Regione Lombardia – Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie e Provincia di Varese; in collaborazione con Missoni e con la partecipazione di Gallerie d’Italia – Piazza Scala (Mi) e Auser per MA*GA.
A corollario, un catalogo edito da Rizzoli, curato da Luciano Caramel, Luca Missoni ed Emma Zanella.

Missoni, l’Arte, il Colore
Fino all’8 novembre 2015
MA*GA, via de Magri 1, Gallarate (Va)

lunedì 20 aprile 2015

LEISURE_Fuorisalone: Missoni Mirroring









Si è concluso ieri il Salone del Mobile e con esso il Fuorisalone, appuntamento che più di ogni altro anima e riempie le vie di Milano di intenditori, cultori o semplici estimatori del design e, più in generale, del senso del bello. Un appuntamento in cui, in molti casi, il design incontra la moda, dando vita a un connubio dall’ineguagliabile originalità e creatività, nell’esaltazione concertata di qualità, artigianalità e made in Italy.
Ripensando alle installazioni viste, una di quelle che maggiormente mi ha colpita è Missoni Mirroring, ospitata nello showroom di via Solferino 9 del celeberrimo marchio di moda italiano. Un’esperienza di cui amo parlare al presente per l’emozionalità trasmessa e per i valori – nonché i significati – di cui si è fatta portavoce. La capacità evocativa del colore associata alla forza della luce, il tutto al ritmo di intense note musicali: un gioco di rimandi e suggestioni, che catturano l’anima in un’affascinante esplorazione dalla quale tornare arricchiti.
Missoni Mirroring è gioco di specchi. Riflessi di colore e di pattern. Sdoppiamenti, capovolgimenti, rotazioni, rifrazioni di superfici e di forme. Un caleidoscopico incontrarsi, incastrarsi e compenetrarsi di spazi e di tempi, evocazioni e innovazioni. Oggi e memoria, moda e museo, fiammati e zigzag, nuovi vasi ellittici, specchiere e arazzi patchwork d’epoca compongono un fluido continuum di suggestioni.
Un patchwork in scala ambientale, multimediale, che rispecchia l’attualità e la storia, l’estetica e le tecniche della maison di Sumirago. Un’illusione ottica che proietta il passato oltre il presente. E diventa trama virtuale e tattile, tessuto d’immagini bi e tri-dimensionali, rassegna antologica di video d’artista, che Missoni, la sua storia e la sua oltre sessantennale ricerca fanno confluire in questa speciale installazione.

Un progetto che riprende e prelude alla mostra “Missoni, l’Arte, il Colore”, inaugurata al MA*GA di Gallarate ieri e che rende omaggio all’inventiva di Ottavio e Rosita Missoni. Storici arazzi patchwork appartenenti alla famiglia parlano con modelli emblematici delle collezioni della Maison, realizzate a partire dagli anni ’60. Una contaminazione tra arte, cultura e moda che trova validazione nell’esposizione di esemplari opere d’arte visiva del nostro Novecento. Dipinti e opere plastiche di maestri come Burri e Delaunay, Balla e Depero, Kandinsky e Klee, Severini e Prampolini, Fontana, Munari e Veronesi, Dorazio, Vedova e Accardi e molti altri pionieri della modernità. Maestri italiani ed europei che hanno rotto con il passato e la tradizione, astraendo la figura fino a renderla una forma o una composizione di forme geometriche semplici e colori, frutto di una ricerca non di rado sorprendentemente affine a quella compiuta dai capostipiti Missoni nell’ambito della maglia, del tessuto, della moda.

martedì 17 febbraio 2015

LEISURE_Missoni, L’Arte, Il Colore







Il dialogo con l’arte europea del Novecento. La creatività e l’imprenditorialità di una grande Maison italiana. La straordinaria cultura e la genialità dei due fondatori. Ruota attorno a questi temi l’evento che il MA*GA di Gallarate (VA) dedica, dal 19 aprile all’8 novembre 2015, a Ottavio e Rosita Missoni, proprio nella città che scelsero nel 1953 come sede della loro casa e del loro primo laboratorio artigianale.
Nell’anno di EXPO, i successi e i riconoscimenti internazionali dei Missoni, nella produzione tessile e nella moda, divengono portavoce tra i più accreditati del Made in Italy, rappresentando il valore di un territorio e testimoniando la capacità di generare linguaggi e confronti con i maggiori maestri dell’arte moderna e contemporanea.
Il percorso espositivo, caratterizzato dagli allestimenti che diventano essi stessi opere ambientali, è articolato secondo diversi registri narrativi che delineano le principali caratteristiche della genialità dei Missoni, fatta di colore, materia e forma. Al contempo emerge quanto la loro creatività sia legata a doppio filo con l’arte, rappresentando un caso pressoché unico nel panorama della moda internazionale.
La mostra MISSONI, L’ARTE, IL COLORE, curata da Luciano Caramel ed Emma Zanella, è un progetto realizzato dalla Città di Gallarate, Museo MA*GA e Archivio Missoni, con il contributo e il patrocinio di Regione Lombardia - Assessorato alle Culture, Identità e Autonomie, Provincia di Varese, Camera di Commercio di Varese, e con la partecipazione di Gallerie d’Italia - Piazza Scala (Milano). La mostra fa inoltre parte del progetto Grand Tour EXPO.
L’esposizione si apre con Casa di moda, video-installazione di Ali Kazma che rilegge l’operato di “casa Missoni”. Entrando nel loro mondo, l’artista turco mette a fuoco l’approccio dei Missoni con tutto il ciclo produttivo aziendale, evidenziando un felice connubio tra sapienza artigianale e ricerca del design più avanzato.
Si passa quindi ad analizzare le radici culturali che hanno influenzato le scelte di disegno, colore, segno e forma dei Missoni, caratteristiche intrinseche della loro cifra stilistica.
L’attenzione si rivolge qui alle ricerche astratte e aniconiche europee della prima metà del Novecento con lavori di Giacomo Balla, Sonia e Robert Delaunay, Fortunato Depero, Osvaldo Licini, Mauro Reggiani, Nicolay Diulgheroff, Lucio Fontana, Otto Freundlich, Jean Hèlion, Auguste Herbin, Johannes Itten, Wassily Kandinsky, Paul Klee, Alberto Magnelli, Piet Mondrian, Enrico Prampolini, Gino Severini, Sophie Tauber Arp, Manlio Rho, Mario Radice, Atanasio Soldati, Luigi Veronesi, Bruno Munari.
Colore, materia e forma sono anche i fulcri attorno ai quali ruota la costante ricerca dei Missoni. A testimoniarlo è una grande installazione di abiti, progettata e allestita appositamente per la mostra e per il MA*GA dagli stessi Missoni, interamente dedicata al fascino e al glamour dei capi che hanno fatto la storia della Maison.
La sezione conclusiva esplora invece le relazioni tra il pensiero creativo di Ottavio Missoni e l’arte contemporanea italiana: studi sul colore, opere pittoriche e arazzi dialogano con opere di Mario Ballocco, Gianni Bertini, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Nino Di Salvatore, Piero Dorazio, Achille Perilli, Tancredi, Emilio Vedova, Luigi Veronesi, Carla Accardi, Giovanni Anceschi, Alberto Biasi, Davide Boriani, Dadamaino, Giulio Turcato e Grazia Varisco.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Rizzoli, a cura di Luciano Caramel e Emma Zanella. A corollario dell’evento, un vasto programma di attività collaterali e proposte didattiche.

MISSONI, L’ARTE, IL COLORE
Museo MA*GA, via De Magri 1, Gallarate (Va)
19 aprile - 8 novembre 2015
Inaugurazione: 18 aprile 2015, 18.30
Orari: dal martedì al venerdì, 10.00 – 19.00; sabato e domenica, 10.00 – 20.00; Lunedì chiuso
Informazioni generali: tel. +39 0331 706011; info@museomaga.it; www.museomaga.it