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giovedì 16 giugno 2016

PEOPLE_Domenico Caraceni



Domenico Caraceni (1880-1939) è un sarto italiano e, di buon grado, è considerato, insieme a Ciro Giuliano, una delle figure chiave per quanto concerne l’abbigliamento maschile inteso nella sua storia ed evoluzione. Un’abilità la sua, ereditata dalla famiglia, vista l’appartenenza a una delle più celebri dinastie sartoriali del Belpaese. Il padre Tommaso non si era mai mosso da Ortona a Mare dove era nato e dove aveva ereditato la bottega nella quale aveva lavorato sin ai primi del ‘900, coadiuvato da molti dei suoi tredici figli - Domenico e Augusto (detto Agostino) in testa -, ai quali aveva tramandato l’arte e l’amore per la sartoria. Proprio in quella bottega arrivarono gli abiti inglesi del concittadino Francesco Paolo Tosti, confezionati per il compositore italiano dallo stesso sarto della londinese Savile Row che vestiva Edoardo VII, re d’Inghilterra e simbolo per antonomasia d’eleganza. Le romanze di Tosti avevano incantato la regina Vittoria tanto da nominarlo maestro di canto alla corte inglese, soffiandolo al Quirinale e ai Savoia. Una volta giunto nella terra d’Albione, il musicista sapeva quanto poteva essere un tesoro un abito usato nell’Italia dell’epoca: da qui la decisione di inviare a parenti e amici giacche e abiti smessi. Questo comportava l’esigenza di stringerli, rimetterli a modello, rendere più esili le maniche, allungare i pantaloni. E così, gli abiti del paesano Tosti, in seguito nominato baronetto, finivano nella sartoria dei Caraceni. Domenico con amorevole dedizione li scuciva e li smontava interamente, studiandone il taglio, i punti e la tecnica. L’Inghilterra, considerata a ragion veduta la patria della sartoria maschile, divenne così la scuola per Domenico Caraceni, che s’impossessò dei suoi segreti, combinando quella tecnica spiccatamente inglese – affinata dallo studio di numerosi trattati – a quella italiana, che tendeva a essere più complicata e ricca di punti. A questa ricetta miracolosa, aggiunse una sana morbidezza mediterranea, modificando in sostanza il tracciato sartoriale britannico che vuole vestiti rigidi, un po’ sullo stile uniforme militare. Da qui, è divenuta abitudine affermare che un Caraceni abbia la leggerezza di un fazzoletto. Domenico, consapevole del suo lavoro e convinto di aver inventato qualcosa di nuovo, decise di depositarne il brevetto cui fu affidato il numero 28642. Ecco l’inizio di una storia. Di quella storia che ha dato vita alla scuola abruzzese, distinta da quella napoletana decisamente più marcata ed esasperata.
Nel 1933 Domenico decide di trasportare tutto quello che ha imparato e messo in pratica in un libro: nasce così il trattato Orientamenti nuovi nella tecnica e nell’arte del sarto. Per realizzarlo, crea una sorta di parallelismo con gli architetti razionalisti o funzionalisti che dir si voglia: nulla di strano dal momento che questi vestono la terra, mentre i sarti gli uomini che camminano sulla terra. Senza ombra di dubbio, il grande plauso da riconoscere a Caraceni consiste nell’aver avuto un sorprendente intuito del senso del tempo: pioniere nel suo campo, per primo intravide la necessità di studiare e realizzare forme e tagli che mettessero a proprio agio chi le indossava, agevolandoli nei movimenti e rendendo tutto molto più fluido e dinamico. Basta vestiti armature! Largo spazio, invece, a creazioni in sintonia con la persona, che ne enfatizzino i tratti e la interpretino, garantendo, al contempo, il massimo confort e la più autentica disinvoltura, e divenendo un tutt’uno con essa.

Morbidezza, leggerezza e flessibilità erano le qualità della sua lavorazione. In altre parole, la quintessenza della semplicità.

lunedì 2 febbraio 2015

PEOPLE_Kiton




Passione per la tradizione e istinto imprenditoriale sono le basi sulle quali si fonda il successo di Kiton, marchio di alta sartoria maschile napoletana, fondato da Ciro Paone nel 1968. Un’impresa dai numeri invidiabili – un giro d’affari di oltre 80 milioni di eurodi cui il 20% sul mercato italiano – e, al tempo stesso, consacrata al culto del dettaglio e alla perfezione autentica, tipici tratti distintivi dell’artigianalità partenopea. Chez Kiton nulla è lasciato al caso: ogni particolare contribuisce alla resa finale d’insieme, nel principio della composizione di un’armonia di fondo, ritmo cadenzato di una sinfonia che suona sulle note del buon gusto e dello stile.
Specializzato nella realizzazione di capispalla maschile, nel corso degli anni il marchio Kiton è andato ampliando la produzione, fino ad arrivare ad esprimere un lifestyle completo, volto a permeare ogni aspetto della quotidianità, e a incontrare le esigenze di una clientela sempre più sofisticata ma, al contempo, incline a sposare la confortevolezza. È così che nasce il concetto di un lusso informale, declinabile ad ogni circostanza, dalla più mondane alla più “friendly”. Per essere sempre all’altezza delle situazioni con disinvoltura ed eleganza ed imprimere, al contempo, un’impronta unica e inconfondibile.
Fiero della sua tradizione e sempre più attento alle esigenze della clientela, Kiton ha messo a punto negli anni tecniche produttive artigianali, realizzate interamente a mano e caratterizzate da un’esemplare meticolosità produttiva: caratteristiche che, di diritto, hanno consacrato il marchio nell’olimpo dei divini, al punto da divenire l’unico in grado di competere con la sartoria maschile londinese di Savile Row.

Complice la visibilità internazionale e un management lungimirante e visionario, Kiton è divenuto ambasciatore di stile e punto di riferimento dell’uomo di classe in cerca di personalità ma non di eccessi. Un esempio di bello e ben fatto italiano che grazie all’autenticità della propria vocazione e alla qualità delle lavorazioni ha conquistato il mondo intero.