giovedì 9 febbraio 2017

PEOPLE_Manolo Blahnik



Manolo Blahnik e le contaminazioni artistiche… Nel 1965 vuole dedicarsi all’arte tout court e va a Parigi; nel 1969 vuole diventare scenografo come Cecil Beaton e lo segue a Londra; ma solo nel 1970 – l’anno della svolta – trova la sua strada come creatore di calzature, complice lo zampino di Diana Vreeland, il mitico direttore di Vogue USA.
Nato nel 1942 a Santa Cruz de la Palma, isola delle Canarie, da madre spagnola e padre cecoslovacco, Manolo Blahnik si presenta alla Vreeland a New York per mostrarle i suoi bozzetti teatrali, ma lei apprezza in particolar modo uno schizzo di scarpe, tanto da suggerirgli di proseguire per quella strada.
Blahnik si avvicina così al mondo della produzione calzaturiera, visitando artigiani e studiando i macchinari dell’industria manifatturiera in modo da impararne tecniche e segreti. Correva l’anno 1971 e già iniziava a produrre calzature a Londra dove l’anno successivo il noto stilista Ossie Clark userà le sue creazioni per alcune collezioni. Nel 1973 apre il suo primo negozio a Chelsea, continuando, al contempo, a disegnare per altri stilisti come Jean Muir e Zandra Rhodes. Nel 1977 le sue creazioni vengono vendute dai grandi magazzini Bloomingdales, mentre nel 1979 viene aperta la prima boutique monomarca in Madison Avenue.
Dagli anni ’80 in poi, molte e prestigiose sono le collaborazioni fra lo stilista e alcuni grandi nomi del fashion system: dagli stilisti inglesi, come Rifat Ozbek, agli americani Calvin Klein, Isaac Mizrahi, Bill Blass, Carolina Herrera e Oscar de la Renta.
Tra le caratteristiche vincenti di Manolo Blahnik, vi è sicuramente l’aspetto di essere al contempo artigiano e artista della calzatura, dimostrando una raffinata sensibilità per la moda: le sue creazioni, veri e propri esercizi di stile e precisione, nascono dalla passione per il lavoro manuale e dall’estrema attenzione per l’equilibrio d’insieme.
La sua vena creativa s’ispira a fonti diverse: per esempio, all’architettura, evidente in modelli come Guge del 1976-1977 che rimanda all’opera di Frank Lloyd Wright. Allo stesso modo, anche i materiali utilizzati esplorano mondi differenti, come l’universo tecnologico dei sandali Avion (1982), estremamente stilizzati e leggeri grazie all’impiego dell’alluminio. Con John Galliano nel 1997, in occasione della prima collezione disegnata da quest’ultimo per Dior, Manolo Blahnik crea i sandali Masai, decorati come vuole la tradizione africana con un intreccio di fili di perline che fasciano la gamba fino al polpaccio.
Oltre ai numerosi riconoscimenti conferitigli negli anni, nel 2003 il Design Museum di Londra gli dedica una grande esposizione-tributo del suo lavoro trentennale: un evento che coincide con la pubblicazione del libro Drawings, una raccolta di bozzetti delle calzature più famose. Seguiranno altre pubblicazioni, tra le quali, nel 2005, Blahnik by Boman, un libro fotografico con un’introduzione a firma dell’amica Paloma Picasso.
La fama planetaria arriva però grazie al serial tv Sex and the City, complice una Carrie Bradshaw (alias Sarah Jessica Parker) innamorata pazza di questi piccoli gioielli, che non perde occasione per sfoggiarli fiera e orgogliosa così come di citarli: le “Manolos” diventano negli anni Zero un autentico fenomeno di costume, icona pop delle donne metropolitane.
Il successo di Manolo Blahnik viene ulteriormente validato nel 2005, quando disegna le calzature per il film Marie Antoinette diretto da Sofia Coppola, un cult del cinema storico in costume.

Ma è nel 2007 che, forse, arriva il riconoscimento più alto, ossia il titolo di membro onorario dell’Ordine dell’Impero Britannico, conferito dalla Regina Elisabetta. Si tratta di un ordine di cavalleria istituito da Re Giorgio nel 1917 per premiare coloro che hanno dato prestigio al Regno Unito in diversi ambiti.

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